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BREVE STORIA DEL CINEMA TEDESCO

BREVE STORIA DEL CINEMA TEDESCO, di Bernard Eisenschitz


Autori: Bernard Eisenschitz

Titolo originale: Le cinéma allemand

Edizione originale: Nathan, Paris, 1999

Casa editrice: Lindau, Torino, 2001

Collana : Strumenti

Pagine: 184

Formato: 12 x 16,5

Prezzo:
9,30 €

Lingua:
Italiano

Indice:

Introduzione

I. 1895-1918 Un'industria sotto l'Impero

- Gli inizi di un'industria
- Star e autori
- Guerra e cinema

II. 1919-1925 Lo Schermo Demoniaco

- Il cinema e il suo tempo
- Il Gabinetto del Dottor Caligari
- I misteri dell'anima
- Le ambiguità dello schermo demoniaco
- Carl Mayer e il kammerspiel
- F. W. Murnau
- Fritz Lang
- L'anno 1925

III. 1926-1929 Gli ultimi anni del muto

- Concentrazione, emigrazione, rinnovamento
- La Nuova Oggettività
- Impadronirsi del cinema

IV. 1929-1933 Il passaggio al sonoro e la fine della Repubblica

- Il mondo nel teatro di posa
- Il mondo in crisi
- M, il mostro di Dusseldorf
- Bertolt Brecht, Max Ophuls
- Un testamento

V. 1933-1945 Il cinema secondo Goebbels

- Mettersi al passo
- L'industria con Goebbels
- Leni Riefenstahl e le avanguardie
- Guerra e cinema (bis)

VI. 1933-1945 L'altra Germania: i cineasti in esilio

- Terre d'accoglienza?
- Hollywood

VII. 1945-1962 Il cinema di papà (RFT)

- Tra le rovine
- La Germania di Adenauer: «È colpa di Hitler»
- Il ritorno
- Il cinema dei distributori
- Il piacere della volgarità

VIII. 1945-1989 A est (RDT e zona sovietica)

- Risorta dalle rovine
- Il primo Stato tedesco operaio e contadino
- 1953-1961: dall'insurrezione al Muro
- La generazione degli anni '60
- La fine
- Il documentario

IX. 1962-1980 Il giovane cinema tedesco (RFT)

- Straub, Kluge e qualcun altro
- Il cinema di papà non è morto
- 1968 e dopo
- Il Nuovo Cinema tedesco

X. 1980-1989 Post scriptum

- Gli anni '80
- Gli anni '90

Bibliografia

Indice dei nomi



Attraversare la storia del cinema tedesco significa aggirarsi con diseguale difficoltà tra età dell'oro celebratissime (Weimar, il Giovane e il Nuovo cinema tedesco) e medioevi frequentati quasi in esclusiva da studi specialistici (il pre-Caligari, l'epoca nazista, il cinema della RDT), dunque far convivere in uno stesso luogo il trito e l'inesplorato. A tale difficoltà Bernard Eisenschitz risponde delineando uno scenario in cui si incrociano, bilanciandosi, la completezza e la sommarietà, adottando la pratica metodologica del sorvolare tutto senza fermarsi mai.
Illuminato da uno stile asciutto ed essenziale e sorretto dai contributi di Kracauer, Eisner, Brecht e Daney, il saggio si propone sin da subito come un'introduzione sufficientemente esaustiva, non perdendo mai occasione per guardare con occhio critico ai legami tra storia e politica. La Germania ritratta è una nazione che rinegozia la propria identità: ambiguità e fratture riportate anche nella struttura del volume nella scelta di trattare due o più tipologie di cinema nazionale in contrasto dialettico (avanguardia/commerciale, nazisti/esiliati, cinema-di-papà/nuovo-cinema, RDT/RFT), sempre allo scopo di restituire un quadro, o come le dimensioni richiedono: una miniatura, completa e precisa.
L'edizione francese, a cui la Cinématheque parigina ha assegnato il rinomato Prix Philippe Arnaud, presenta un aggiornamento al 1999 – che Lindau riporta – nel quale l'autore condensa due decenni estremamente problematici per il cinema tedesco, i disastrosi anni '80 e '90, in un distillato superficiale ed irrisolto. Più felice, invece, la bibliografia, essenziale e versatile, che racchiude i cardini del discorso attorno al cinema tedesco, inglobando anche testi non propriamente cinematografici, ma comunque fondamentali (tra cui i filosofi di Francoforte e la storiografia più essenziale attorno al Novecento tedesco.

Giuseppe Fidotta



JACQUES RIVETTE

JACQUES RIVETTE, di Goffredo  De Pascale


Autori: Goffredo De Pascale

Casa editrice: Il Castoro, Milano, 2003

Collana : Il Castoro Cinema

Pagine: 155

Formato: 15x16,5

Prezzo:
10,90 €

Lingua:
Italiano

Indice:

Rivette par Rivette

Jacques Rivette, le metteur en scène

- A Parigi "pour faire du cinéma"
- Saint Just, l'eminenza grigia
- L'assalto al cinema
- In nome della modernità
- Blanchot, Bataille, Paulhan e gli altri
- Al di là del realismo
- Mise en scène e mise en abime
- Un nuovo modello produttivo
- In quattro per quattro giovedì
- Scacco matto, è arrivata la Nouvelle Vague
- La politica di un autore
- La scure della censura
- I progetti fantasma
- La composizione in profondità
- L'arte dell'invenzione
- I figli del sole e della luna
- In viaggio con Rivette
- I gruppi di un solitario
- Le donne
- L'innocenza

I film

- Le coup du berger (1956)
- Paris nous appartient (1960)
- Susanna Simonin, la religiosa (1966)
- L'amour fou (1968)
- Out 1: noli me tangere (1970)
- Céline et Julie vont en bateau (1974)
- Duelle (1976)
- Noroît (1976)
- Merry-Go-Round (1978)
- Le pont du Nord (1981)
- L'amore in pezzi (1983)
- Hurlevent (1985)
- Una recita a quattro (1988)
- La bella scontrosa (1991)
- Giovanna D'Arco (1994)
- Alto basso fragile (1995)
- Une aventure de Ninon (1995)
- Secret défense (1997)
- Chi lo sa? (2001)
- La storia di Marie e Julien (2003)

Filmografia

Nota bibliografica



Non è un azzardo dire che Jacques Rivette è il meno studiato dei maestri della Nouvelle Vague, il più invisibile e sperimentale dei giovani turchi. La monografia di De Pascale arriva a disturbare un oblio bibliografico rotto, in Italia, in due sole altre occasioni: nel 1974, con il catalogo della retrospettiva tributatagli in quell'anno dalla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, e nel 1991, con la pubblicazione del volume collettivo Jacques Rivette. La règle du jeu per i tipi del Museo del Cinema di Torino. Al di fuori di queste edizioni, certo ben poca cosa per uno dei padri del cinema moderno, la filmografia rivettiana non è mai stata analizzata nella sua complessità e originalità, preferendone trattare la produzione critica ai tempi dei Cahiers du Cinéma, come nel caso degli articoli, spesso antologizzati, sul concetto di mise en scène e la celeberrima stroncatura di Kapo' di Pontecorvo. Assolutamente necessario quindi questo tardivo Castoro, che, ricorrendo all'abituale struttura della collana, esordisce con una breve intervista d'apertura (datata 2002), forse troppo sintetica considerate le grandi doti affabulatorie del raffinato interlocutore. A seguire, un'approfondita introduzione critica, tipica dei Castorini, rivela la poetica del più pynchoniano dei cineasti contemporanei, a lungo snobbato da pubblico e distribuzione per via dei suoi film fluviali (si va dalla media di 150 minuti per lungometraggio alle sei ore di Giovanna d'Arco e alle dodici del film-monstre Out 1: Noli Me Tangere). De Pascale passa in rassegna molti dei leitmotifs rivettiani (il coinvolgimento degli attori nella scrittura, l'uso del pianosequenza, la politique altamente morale del suo sguardo) e dei risvolti biografici meno noti, come le vicissitudini censorie di Susanna Simonin, la religiosa e l'intenso confronto con le avanguardie teatrali e musicali degli anni '70. Infine, a coronamento del volume, il consueto apparato filmografico con sinossi dettagliate e analisi molto accurate sul piano della diegesi, ma meno coraggiose a livello interpretativo. Molto utile l'inclusione nella bibliografia conclusiva, doviziosa come da tradizione Castoro, della cronologia completa di tutti gli scritti e interventi dello stesso Rivette apparsi su Gazette du cinéma, Cahiers du Cinema e L'Avant-scène du Cinéma.

Dario Stefanoni



PLAYTIME

PLAYTIME, di Giorgio Cremonini


Autori: Giorgio Cremonini


Casa editrice: Lindau, Torino, 2000


Collana : Saggi


Pagine: 216


Formato: 14x22


Prezzo:
12,91 €


Lingua:
Italiano

Indice:

Premessa

I. La forma comica del pensiero: una introduzione
- Pensare comicamente il mondo
- Aporia e spaesamento
- Caricatura e dintorni
- L'impossibilità di essere i modelli
- Il doppio e lo scambio
- La parola impazzita
- La particolare narratività del comico
- I bambini ci guardano
- Le molte facce del comico
- Il comico, la storia e la cultura
- Il comico è un pensiero laico

II. Comici, film, mondi
- Mondo “slapstick”: Mack Sennet & Co.
- Cronotipi in evoluzione
- La doppia maturazione di Chaplin
- Buster e le macchine
- La fuga nel sogno: da Harry Langdon a Danny Kaye
- Harold Lloyd e la conquista della felicità
- W.C. Fields o la gradazione alcolica dell'ottimismo
- Due: una folla – ovvero Laurel & Hardy e altre coppie
- La trinità laica dei fratelli Marx
- Jacques Tati, o la “plongée” nostalgica
- Viaggio a Cartoonia: Tex Avery
- «Behind the Screen»
- I “cinema days” di Woody Allen
- Diario di un italiano: Nanni Moretti
- Roberto Benigni e la sessualità infantile
- La difficile età dell'oro: Massimo Troisi
- Totò il cattivo
- A proposito di cattiveria: lo specchio di Mr. Bean
- Breve incontro: Sellers & Kubrick
- La nuova fine di mondo: Dante, Levinson, Burton

III. Ridere e sorridere, commedia e dispersioni
- La commedia è femmina
- “Esprit de finesse”: René Clair
- Maschere e celluloide: Billy Wilder
- Angeli e demoni (parentesi su Lubitsch)
- Rifare Wilder e Capra: Blake Edwards e Stephen Frears
- La commedia all'italiana
- Dopo tutte le rivoluzioni: il nuovo “humour” inglese
- Ateo, grazie a Dio: Luis Bunuel
- Emigranti: Roman Polanski e Otar Ioseliani
- Alain Resnais: la vita delle meduse

IV. Postilla: il comico involontario, ovvero il mondo

Nota autobibliografica


Il cinema comico, passo dopo passo, uno sdoganamento dopo l'altro, è uscito negli ultimi tre decenni dal guscio in cui una pratica critica intellettualistica e aristocratica l'aveva rinchiuso. Oggi, dunque, un discorso rigoroso sul cinema comico non teme affatto di sporcarsi le mani con le torte in faccia e i travestimenti più beceri. Da questa legittimità parte un uomo di scienza prestato al cinema come Giorgio Cremonini, docente di biologia all'Università di Bologna, nella sua esplorazione del genere che non manca di coinvolgere ed affascinare.
La divisione interna al testo è netta: se nella prima parte si introduce il comico nei suoi elementi teorici, nella seconda si esplorano autori e momenti della storia del comico e nella terza, dopo un leggero cambiamento di angolazione, si replica con la commedia. La quarta parte, un'insipida invettiva moralista sull'intrinseca ridicolezza del mondo, non può che considerarsi un'occasione mancata.
Senza dubbio è al momento teorico che bisogna riservare maggiore attenzione, tant'è denso di riflessioni organiche che hanno il merito di ricollocare gli assi portanti della teoria del comico. Con metodo scientifico, Cremonini seziona gli elementi del genere (l'incongruità, lo spaesamento, la deformazione, il doppio, la maschera, ecc.) e li passa sotto analisi, cogliendone il valore strutturale in una trasversalità di riferimenti che va da Bachtin a Lyotard, da Cavell a Berger (il cui Homo ridens mostra più di un'influenza). La lettura di questa parte, nonostante lo stile dinamico e la moltitudine di riferimenti filmici, potrebbe procedere con difficoltà, ma il valore del testo merita tutti gli sforzi.
Il capitolo sul comico non manca dell'acutezza critica e del rigore che dominano su tutto il testo. Altrettanto bene la deviazione sulla commedia, seppure soffra (ma in misura non molto rilevante) di una scelta molto arbitraria degli autori e di un'impostazione teorica più superficiale.
La vera macchia, quasi un crimine, che compromette il livello complessivo dell'opera è la totale assenza di un apparato bibliografico, tanto più grave quanto spesso le note risultano lacunose e frammentari. Ma nel complesso, perdonato un certo snobismo (peraltro condivisibile) che di tanto in tanto traspare, Playtime è una lettura importante, di ampio respiro, tutta concentrata nella sfida di spingere in avanti il discorso attorno al comico. Sfida, bisogna riconoscerlo, vinta.

Giuseppe Fidotta




QUENTIN TARANTINO - ASFALTO NERO E ACCIAIO ROSSO SANGUE

UENTIN TARANTINO - ASFALTO NERO E ACCIAIO ROSSO SANGUE, di Simona Brancati


Autori: Simona Brancati


Casa editrice: Le Mani, Genova, 2008


Collana : Extralights


Pagine:
190


Formato:
11,5x13,5


Prezzo:
12 €


Lingua:
Italiano

Indice:

Prefazione di Renato Venturelli


Il caso - Vita in pellicola


Sopralluogo nei dintorni del "post-moderno"


Metamorfosi di un omicidio


L'interrogatorio: realtà o 35 mm?

- L'alibi

- I complici del "pasticcio"


L'arma: la scrittura

- Lancette impazzite

- Architetture senza luoghi

- 7 note per uccidere

- Re Leone


I reperti

- Donne da osteria e amori al sangue

- Cavalieri pallidi

- Bagni "sporchi"

- Macinati iperreali


Filmografia


Bibliografia


Mi chiedo spesso: chiamato a scrivere su Quentin Tarantino, come mi comporterei? Priviligerei le prime pellicole, dalle quali il suo genio scaturisce prepotentemente, o mi getterei a punzecchiarlo per i nuovi lavori dove traspare il mago del marketing che è in lui e la sua genialità vira verso gli scomodi lidi della gigioneria? Questa domanda in realtà ne cela una molto più profonda, nascosta tra le pieghe del cinema di Tarantino e che si potrebbe riassumere nel dubbio di affrontare il regista con un'occhio da fan o con un atteggiamente prettamente critico. Ognuno di questi due approcci sarebbe limitativo nei confronti dell'altro aspetto del lavoro del regista pulp per eccellenza, che da sempre si destreggia tra i due mondi sopra delineati. Pare che anche Simona Brancati si sia fatta più o meno la stessa domanda prima e durante la stesura di questo testo. Dovessi riassumere il mio giudizio con una sola parola, definirei il libro in questione misurato. Nel senso che comincia parlando del "fenomeno Tarantino" analizzandolo ora con approccio socio-culturale, ora cantandone sperticamente le lodi, costruisce poi le schede di ogni singolo film non dimenticandosi di aneddoti divertenti, numeri e cifre curiose e rilevanti, ma infarcendo il tutto con una buona e puntuale dose di analisi filmica, dove le sequenze più celebri del cinema del Nostro sono smontate e contestualizzate. A chiudere il volume, una serie di brevi saggi che attraversano la filmografia di Tarantino trasversalmente. A ciò si aggiunga: una spruzzata di ironia in qua e in là (vedi titoli dei capitoli e sottocapitoli) e la lunghezza giusta per un libro del genere (finisce quando deve finire, non ammorba, non dimentica quasi niente nella sua intenzione di essere solo un tassello in un'analisi che deve per forza essere più ampia). Formato pocket, comodo e grazioso, e foto di altissima qualità che dividono in due il libro, fanno il resto.

Michelangelo Pasini




FANTOZZI UNA MASCHERA ITALIANA

FANTOZZI UNA MASCHERA ITALIANA, di Fabrizio Buratto


Autori: Fabrizio Buratto


Casa editrice: Lindau, Torino, 2003


Collana:
Il Pesce Volante


Pagine:
188


Formato:
14x20,5


Prezzo:
16,50 €


Lingua:
Italiano

Indice:

Egregio Signor Villaggio

Premessa

Prima di Fantozzi

Dalla cellulosa alla celluloide

L'impiegato Villaggio

L'impiegato Fantozzi

Fantozzi "contro"

"Come è umano, lei..."

Fantozzi, essere umano o cartone animato?

Ufficio, casa e Filini

Dal "politico" al "sociale"

L'ultimo Fantozzi, più "buono" ma più pessimista

La lunga saga fantozziana

Fantozzi, maschera tragicomica

Interviste
- Paolo Villaggio
- Milena Vukotic
- Anna Mazzamauro

I film
- Fantozzi
- Il secondo tragico Fantozzi
- Fantozzi contro tutti
- Fantozzi subisce ancora
- Superfantozzi
- Fantozzi va in pensione
- Fantozzi alla riscossa
- Fantozzi in paradiso
- Fantozz i- Il ritorno
- Fantozzi 2000 - La clonazione

Apparati
- Bibliografia
- Indice dei film
- Indice dei nomi


A lungo oggetto di snobismo culturale, la saga di Fantozzi ha dovuto aspettare molto prima di essere considerata parte della tradizione della commedia all'italiana. Un ostracismo critico messo finalmente a tacere da questo libro, che sviluppa una tesi di laurea vincitrice del premio internazionale Filippo Sacchi, conferito dal S.N.G.C.I (Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani) per la miglior tesi ad argomento cinematografico. Il pregio immediatamente percepibile del volume è la trasversalità nell'accogliere i molti spunti offerti dalla serie del celeberrimo impiegato, siano essi letterari, politici o sociologici. Se in primo luogo una marcata attenzione va ai precedenti letterari di Fantozzi, come il Bartleby melvilliano o i diversi personaggi creati dalle penne di Cechov, Gogol e Bulkagov, e in Dalla cellulosa alla celluloide si analizza nel dettaglio il particolare adattamento dei libri di Villaggio (definito da Evtusenko “il Gogol italiano”), Buratto passa in seguito alla disamina delle caratteristiche più strettamente cinematografiche del mito fantozziano, come il confronto con gli epigoni (il capitolo Varianti di Fantozzi) o lo studio sulla cartoonizzazione progressiva del personaggio e delle sue gag (che con i sequel di Neri Parenti si faranno sempre più meccaniche a discapito dell'intelligenza drammaturgica e dell'acume politico). In misura minore vengono problematizzate anche le tematiche sociali e politiche della serie, presenti soprattutto nei primi due capitoli di Salce, con il difetto, però, di limitare la riflessione ai riferimenti culturali più evidenti e risaputi (come i viluppi burocratici dei mondi distopici prospettati da Kafka e Orwell).
Alla parte saggistica del libro, che si compone di capitoli sintetici e di piacevole lettura, seguono le interviste, non molto esaurienti, ai tre interpreti principali della serie (con l'eccezione di Gigi Reder, scomparso nel 1998); infine, un'utile filmografia dettagliata e approfondita, con una sinossi di quattro-cinque pagine per film. Primo testo a esaminare criticamente la serie di Fantozzi, il libro di Buratto offre una panoramica generale sui principali temi della saga, passando in rassegna molti aspetti ma senza andare molto in profondità nella loro analisi, compito che spetterà agli ulteriori studi che, ce lo auspichiamo, verranno ad approfondire un argomento ancora troppo trascurato in sede critica.

Dario Stefanoni




LUIGI COMENCINI - AL CINEMA CON CUORE 1938 - 1974

LUIGI COMENCINI - AL CINEMA CON CUORE 1938 - 1974, a cura di Adriano Aprà


Autori: Adriano Aprà (a cura di)


Casa editrice:
Il Castoro, Milano, 2007


Collana:
Quaderni Fondazione Cineteca Italiana


Pagine:
265


Formato:
17x24


Prezzo:
22€


Lingua:
Italiano

Indice:

Parte prima

- Comencini critico cinematografico


Come introduzione

- Domande ai critici

- I miei film "rubati"


Il cinema

- Il cinema è un'arte da scoprire

- Il monopolio dell'arte e del commercio

- La malattia del cinema italiano

- Intellettuali del cinema

- Cinecittà

- La nascita del cinema

- Il sonoro compie dieci anni

- Cinema a colori

- Clara Calamai

- Cinema e socialismo

- Il cinema a congresso

- Un po d'ordine al cinema

- Opportunismo e confusione

- Il cinema ha 50 anni

- Adesso o mai più

- Cinema e letteratura

- Pabst e l'arte del film

- Problemi di proiezione

- Arrischiare per vincere

- Il cinema, un'occhio aperto sulla vita

- Cattivo pubblico per il cinema

- I film americani si fanno così

- De Sica in riformatorio

- Qui nascono le immagini

- Che cosa vuole il pubblico

- Il museo del cinema

- Celluloide

- Per la Cineteca Italiana

- Lo spettatore vuoe film che abbiano una trama e personaggi

- Crisi e neorealismo

- 2056


I film - 50 anni di cinema

- Cretinetti

- Murnau: dieci anni di cinema

- Maciste

- Ugo Ceseri

- Due donne strabilianti

- Alberto Capozzi

- Due registi svedesi

- Saturnino farandola

- Tabù

- La febbre dell'oro

- Scoperta di un regista: Jean Vigo

- Perchè 50 anni di cinema

- Les enfants du paradis

- La tragedia della miniera

- La règle du jeu

- Zéro de conduite, La chienne

- La corazzata Potemkin, La fine di San Pietroburgo

- Bilancio di "50 anni di cinema"

- Il cinema si è fermato

- La madre al "circolo del cinema"

- Vigo al "circolo del cinema"

- Il circo di Alexandrof

- Dies Irae


Prime visioni

- Una romantica avventura

- Uomini sul fondo

- L'assedio dell'Alcazar

- Ombre rosse

- De Sica regista

- La corona di ferro

- Il compagno P.

- Ancora sul Compagno P. (1)

- Ancora sul Compagno P. (2)

- Il dittatore

- Roma città aperta (1)

- Roma città aperta (2)

- Due lettere anonime (1)

- Due lettere anonime (2)

- Due proiezioni

- Com'era verde la mia valle

- Un giorno nella vita

- Censura contro Fritz Lang

- I film sull'arte di Luciano Emmer

- I bersaglieri della signora

- Sette contro uno

- L'uomo del sud

- Paisà

- I misteri di Shangai


Parte seconda

- Il mio cinema, i miei film


Come introduzione

- In guisa di autoritratto


Il mio cinema


- Contributi a una dichiarazione

- Reazionario suo malgrado

- I miei anni cinquanta

- L'idea della morte

- La mia "resistenza"

- Io e la commedia

- Saluto a Gallea

- Il cinema di De Sica: uno specchio tenero e impietoso

- De Sica capiva i bambini


I miei film

- L'imperatore di Capri - Comencini e il film comico

- Pane amore e fantasia, Pane amore e gelosia - Semplicità di Pane amore e gelosia - Caro De Sica

- Mogli pericolose - Più sono pericolose più sono comiche

- Tutti a casa - Quattro poveracci proprio come noi

- A cavallo della tigre - Intervista a Luigi Comencini - A cavallo della tigre è anche una parabola

- La ragazza di Bube - La nascita di una coscienza - La ragazza di Bube: Carlo Cassola - Luigi Comencini

- Incompreso - Intervista a Luigi Comencini - Dibattito su Incompreso con Luigi Comencini e Francoise Dolto

- Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova Veneziano - La vita quotidiana di un giovane veneziano chiamato Casanova

- Lo scopone scientifico - Intervista a Luigi Comencini

- Le avventure di Pinocchio - Per il Pinocchio tv ho guardato nel fondo di me stesso - Tre anni di lavoro - Pinocchio reinventato

- Delitto d'amore - Una favola operaia - Intervista a Luigi Comencini

- Mio Dio, come sono caduta in basso" - Perchè Mio Dio, come sono caduta in basso"


Primo dei due libri che la Cineteca Italiana dedica a Luigi Comencini, un po' strumenti di approfondimento e studio della sua figura, un po' tributo postumo ad un regista bistrattato dalla critica nostrana.
In questo volume viene dato ampio spazio al Comencini critico cinematografico, mestiere che il Nostro ha svolto per anni, ma per il quale è sempre rimasto in ombra. Per chi è digiuno di storia della critica cinematografica italiana questa prima sezione evidenzia il gap che separa i critici che furono da quelli che leggiamo oggi: tra gli articoli di Comencini, così come in quelli di molti suoi colleghi, si può trovare un fil rouge che fa dell'autore un cosidetto "critico militante"; esprimersi sulla riuscita o meno di un film significava sostenere una certa idea di cinema, portare avanti una battaglia alla quale ogni "pezzo" aggiungeva un tassello. Così tra i diversi scritti di Comencini è facile individuare le sue tre battaglie principali: la difesa del cinema come arte, quella di un cinema libero da condizionamenti e quella per la preservazione del "vecchio" cinema. Non deve essere stato facile per Adriano Aprà, curatore del libro, districarsi tra la mole di materiale che aveva a disposizione (Comencini ha scritto per molti quotidiani e riviste per tanti anni) e soprattutto deve essere stato difficile scegliere articoli che fossero allo stesso tempo rappresentativi, interessanti se letti a 50 anni di distanza e capaci di formare un unico corpus, un'unica grande opera.
Nella seconda parte del volume Aprà studia le prime pellicole di Comencini attraverso gli scritti stessi del regista, i suoi commenti, i pensieri a caldo, attraverso alcune interviste e appunti e scritture private ripescate dall'Archivio Comencini.
Come approfondire lo studio su un uomo di cinema in maniera inconsueta, assolutamente non pedante e utilizzando tutte le fonti a propria disposizione

Michelangelo Pasini





NATO COL BOTTO

NATO COL BOTTO di Steve Martin


Autori: Steve Martin


Casa editrice:
Excelsior 1881, Milano, 2009


Collana:
Ars Vivendi


Pagine:
206


Formato:
13x19,5


Prezzo:
18,50 €


Lingua:
Italiano

Indice:

Per cominciare


Coffe and Confusione


I comici alla radio


Disneyland


Il Bird Cage


La televisione


Sulla strada


Verso il successo


Si spengono le luci



Il rapporto empatico con un libro è spesso una questione di gusto. Ma molto frequentemente prima del gusto, della soggettività di giudizio, entra in gioco un fattore che ha un aspetto decisamente più oggettivo, vale a dire il retaggio socio-culturale del lettore. Questa autobiografia di Steve Martin (che lui preferisce definire “la biografia di qualcuno che conosco molto bene”) rischia seriamente di essere l'esempio lampante di come per gustare completamente un libro sia necessario entrare in relazione con esso, ma anche di come spesso per farlo siano necessarie conoscenze pregresse ed un immersione totale nell'universo descritto dall'autore. Per questo è legittimo pensare che Nato col botto possa risultare un'opera alquanto tiepida per un pubblico italiano che conosce Steve Martin, protagonista e autore delle vicende narrate, solamente per pellicole come “Il padre della sposa” o “La pantera rosa” ed il suo seguito, ignorandone magari gli esordi cinematografici de “Lo straccione”. Ma anche il cinefilo più attento potrà trovarsi in difficoltà nel comprendere il mondo in cui gran parte dei comici statunitensi più apprezzati oggi, sono stati costretti a muoversi durante i primi venti, spesso trent'anni di gavetta. Stiamo parlando del mondo della comicità televisiva del “Saturday Night Live”, di tutti i programmi che ne hanno preceduto e seguito il successo, e soprattutto di tutte le migliaia di spettacoli di “stand-up” che popolano gli oscuri, ora squallidi ora più chic, localini americani, da New York a San Francisco.
Il modo di Steve Martin di raccontare ogni singolo episodio, ogni particolare, ogni battuta, dà per scontata una profonda conoscenza del milieu comico dei locali notturni statunitensi. E' questa precondizione a permettere allo scrittore di lasciarsi andare in puntigliose e piuttosto lunghe descrizioni di ogni singolo aspetto dei suoi “numeri comici di gioventù”, citando per filo e per segno battute, gag, filastrocche e canzoni che hanno contribuito, anno dopo anno, spettacolo dopo spettacolo, a renderlo famoso in tutta la nazione. Per il lettore italiano, che molto probabilmente questo universo non l'ha mai conosciuto, è difficile calarsi nel buio fumoso dei localetti sopra descritti, e proprio per questo le lunghe gag riportate in Nato col botto possono risultare un'autocelebrazione fine a sé stessa. Per un pubblico più vicino alla giungla dello “stand-up” invece l'autobiografia di Steve Martin è l'ennesima variazione sul tema dell'american dream narrata con stile particolarmente brioso e divertente. Come vuole tradizione, Steve Martin principia il suo volume descrivendo i suoi primissimi spettacoli e lo finisce proprio all’alba del successo, infarcendo il tutto con sporadici flashback e flashforward a raccontarne il prima e il dopo; in alcuni passi più personali Nato col botto si tinge di un realismo tale (vedi rapporto con il padre) da sfiorare un sincero quanto amaro cinismo.

Michelangelo Pasini


CHITARRE E LUCCHETTI - IL CINEMA ADOLESCENTE DA MORANDI A MOCCIA

CHITARRE E LUCCHETTI - IL CINEMA ADOLESCENTE DA MORANDI A MOCCIA, di Davide Boero


Autori: Davide Boero


Casa editrice:
Le Mani - Microart's, Genova, 2009


Collana:
-


Pagine:
133


Formato:
14x21


Prezzo:
14 €


Lingua:
Italiano

Indice:

Introduzione


Adolescenti negli anni Settanta


In attesa dell'esame


Non si scherza con l'amore


Intervallo


Disimpegno o partecipazione


Fuggire dall'insoddisfazione


Dopo gli esami... un viaggio


La fine dei giovani


Filmografia


Bibliografia


Indice dei nomi



Il merito di aver pubblicato per la prima volta un saggio sul fenomeno del cinema giovanilistico (o adolescenziale) italiano va equamente diviso tra Davide Boero e l'ormai rodata ditta Pulici-Gomarasca di Nocturno Cinema. Il primo per aver scritto il Chitarre e lucchetti in oggetto, i secondi per aver dedicato, quasi un anno prima, un dossier monografico dedicato al genere che ha obbligato i critici a rivedere la nozione (parlando di box office) di crisi della settima arte in italia.
Il compito di Boero non e' solo oltremodo arduo perche' sostenuto da una bibliografia precedente praticamente pari a zero, ma anche in quanto il filone cinematigrafico in questione, bistrattato fin dall'inizio dalla critica, poco si presta ad un analisi prettamente teorica. Il giovane autore, forse proprio per mettere le mani avanti nei confronti dei colleghi, dichiara immediatamente di non scrivere con intento celebrativo nei confronti del genere oggetto di studio. Il suo interesse e' piuttosto quello di trovare la chiave di lettura che possa accomunare una sequela di pellicole che fanno seguito al successo di Tre metri sopra al cielo prima e di Notte prima degli esami poi. Senza chiaramente la presunzione di individuare una cifra stilistica comune, ma con l'obiettivo di studiare i giovani attraverso i film che li descrivono, che amano e nei quali, causa e non effetto, si identificano. Una sorta di percorso a ritroso che parte dai film per arrivare all'oggetto dipinto in essi e quindi, per forza di cose visto il successo mediatico di certe pellicole, al loro reale universo. Le citazioni ed i parallelismi suggeriti da Davide Boero (da Bunuel a Truffaut) suggeriscono la natura, precisa e approfondita, dello studio operato, nonostante il registro si mantenga per tutto il libro dalle parti della trasparenza ed intelleggibilita' totale. Inevitabile ma forse troppo breve il capitolo iniziale dedicato agli antenati di Vaporidis e Moccia; un po' confusionaria la struttura del libro che fino all'ultimo non chiarisce la volonta' di procedere a schede di approfondimento di ogni film o quella di individuare temi e sottogeneri all'interno del filone giovanilistico. Chitarre e lucchetti non e' l'opera definitiva sul cinema giovanilistico italiano (ce ne sara' mai il bisogno?), ma resta un ottimo primo approccio ad una cinematografia ancora in completo divenire. Peccato per il prezzo, forse un po' troppo alto per le 133 pagine totali.

Michelangelo Pasini


L'OCCHIO DEL NOVECENTO - CINEMA, ESPERIENZA, MODERNITA'

L'OCCHIO DEL NOVECENTO - CINEMA, ESPERIENZA, MODERNITA', di Francesco Casetti


Autori: Francesco Casetti


Casa editrice:
Bompiani, Milano, 2005


Collana:
Studi


Pagine:
323



Formato:
14x22



Prezzo:
21 €



Lingua:
Italiano

Indice:

Cent'anni, un secolo

1. Lo sguardo di un'epoca
- Vedere
- Corrispondenze
- De l'art et du trafic
- Se Oreste diventa Rio Jim
- Laideur et bauté
- Cinema, Novecento


2. Inquadrare il mondo
- Di più, di meno
- L'aquila, la mosca, l'imperatore
- Che fine ha fatto l'uomo nero?
- Ad occhi chiusi
- Nostalgia di una cosa

3. La doppia visione
- La proprietà dello sguardo
- Che ne sai tu di lui?
- Un volto, gli occhi
- La legge, il fucile e la memoria
- Constatare, ricostruire, inventare
- Esercizi di riconoscimento
- La posta in gioco dell'occhio


4. L'occhio di vetro
- Il meccanismo della vita
- La scimmia con la macchina da presa
- Diario di M. K., operatore
- King Kong a Broadway
- La resistenza della luce
- La belva e la marionetta


5. Sensazioni forti
- L'intensificazione della vita nervosa
- Correre contro il tempo
- Il sesso di Marfa
- Ragioni e sensazioni
- Costruire emozioni


6. Il posto dell'osservatore
- Dentro il cuore delle cose
- La lezione di Josh
- John Sims in platea
- Thomas che guarda
- La posizione perduta


7. Glosse, ossimori e disciplina
- Il circuito dei discorsi sociali
- La messa in forma negoziata
- La disciplina dell'occhio
- Un decalogo


Quel che resta del giorno

Bibliografia essenziale

Indice dei nomi, dei film e dei termini



Francesco Casetti, classe 1947, è un nome che agli iniziati suona come quello di Umberto Eco, Carlo Ginzburg o Norberto Bobbio. Onnipresente negli scaffali degli studenti e nelle discussioni più importanti, esordisce nella riflessione semiologica sotto l'ala di Christian Metz. Con L'occhio del Novecento Casetti firma il proprio capolavoro, l'opera che lo consacra in serie A. Una riflessione a tutto tondo sul ruolo del cinema nel Novecento: medium, costruttore di riti e miti, spazio di negoziazione delle diverse istanze della modernità. In un itinerario che attraversa il secolo trascorso – il secolo del cinema, appunto – le istanze contrapposte della modernità (frammentazione/unità, soggettivo/oggettivo, ebbrezza/ordine, immersione/distacco) vengono ricucite dal lavoro di negoziazione e di creazione di senso del cinema. La conclusione, assai drammatica, pone il vecchio occhio del Novecento all'interno di uno scenario post-novecentesco in cui esso arranca per stare dietro alle sfide che fatica ad affrontare, essendo ormai privo di tutte le capacità negoziali di cui era in possesso.
L'analisi di Casetti è puntuale, ben argomentata e gode di un vastissimo repertorio a cui rifarsi: tanto le sequenze filmiche quanto gli estratti teorici vengono utilizzati con dovizia per penetrare orizzonti di indagine ben verificati. Ricche e preziose le note a fine capitolo, altrettanto la bibliografia.
Il metodo è encomiabile, innovativo nell'uso spregiudicato che fa del discorso cinematografico tout court.
Inoltre, le illustrazioni, poche ed essenziali, supportano l'analisi delle sequenze, venendo ulteriormente in soccorso al lettore meno competente.
La lettura, seppur non proprio avvincente, è doverosa per tutti coloro che non si spaventano di fronte alla teoria cinematografica (che, detto per inciso, con questo volume si eleva ancora un po' di più).

Giuseppe Fidotta