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FILMUNIO HUNGARY









STAMPA ALTERNATIVA

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IGOR MOLINO EDITORE

Igor Molino Editore


Colori del buio, I - Il cinema thrilling italiano dal 1930 al 1979 - Luca Rea

Vizietti all'italiana - L'epoca d'oro della commedia sexy - Marco Bertolino, Ettore Ridola (con la partecipazione di Luca Rea e Riccardo Esposito)















IL CINEMA ARABO

IL CINEMA ARABO di ALDO NICOSIA


Autori: Aldo Nicosia



Casa editrice:
Carocci, Roma, 2007


Collana: Le bussole - Spettacolo



Pagine:
128



Formato:
12,5x20



Prezzo:
10 €



Lingua:
Italiano

Indice:

Premessa

Introduzione

1.Il cinema egiziano
- La nascita di Hollywood sul Nilo
- Da Nasser fino alla naksa
- Da Sadat agli anni ottanta
- Dall'autobiografia all'incontro con l'Altro
- Dal realismo degli anni novanta a oggi
- L'intellettuale, l'integralismo e il potere
- Per riassumere…

2.Il cinema siriano
- Il cinema al servizio del partito Ba‘th
- La fiction di Stato
- Il prodigio del settore privato
- La causa palestinese e l'antisionismo
- Il cinema d'autore degli anni ottanta
- Dagli anni novanta a oggi
- Per riassumere…

3.Il cinema del resto del Medio Oriente
- Il cinema in Palestina
- Il cinema in Libano
- Il cinema in Iraq e nei paesi del Golfo
- Per riassumere…

4.Il cinema del Maghreb
- Introduzione
- Il cinema in Algeria
- Il cinema in Tunisia
- Il cinema in Marocco
- Il cinema ai confini del Maghreb: Libia e Mauritania
- Per riassumere…

Conclusioni


Appendice


Bibliografia


Indice dei registi


Indice dei film

Allo studioso armato di buona volontà che intende divulgare il cinema arabo in Italia si parano davanti due scogli insormontabili contro i quali con buona stima andrà a cozzare. Il primo: in Europa, e in Italia ancora peggio, la conoscenza del cinema arabo è pari ad uno sparuto elenco di film (una dozzina, al massimo) e di autori (non più di cinque) che hanno conosciuto la grazia festivaliera della visibilità internazionale. Il secondo: nei paesi di lingua araba il cinema non è né un rito sociale né un'istituzione né una pratica culturale diffusa, ma un qualcosa di più evanescente difficilmente comprensibile ad un occidentale. Giunti a questo punto di solito si cita il fatto che in Arabia Saudita (25 milioni di abitanti) non esistono sale cinematografiche.
Pertanto uno studioso di cinema arabo deve possedere un bagaglio di strumenti, pratiche e capacità di ben diversa portata rispetto ai canoni storiografici sedimentati nel secolo appena trascorso. E Aldo Nicosia, autore de Il cinema arabo coraggiosamente edito da Carocci, parrebbe avere tutte le carte in regola: una profonda conoscenza dell'universo arabo che emerge in tutti gli snodi cruciali del volume, una passione fatta di dedizione per un cinema invisibile, un'indiscutibile competenza. Eppure questi ingredienti non bastano da soli.
Lo studio fa fatica ad approfondire i caratteri portanti del cinema arabo, limitandosi spesso a svolazzare di film in film per analogie cronologiche e tematiche oppure, operazione pur di gran valore, ad impastare storia politica e culturale per poi leggerne i riflessi nel cinema. Al discorso sull'autore, appena accennato soltanto per Shahin (o Chahine com'è più noto), viene privilegiato il discorso sul film, frequentemente presentato sotto forma di breve sinossi e brevissima analisi più sociologica che critica. Analoghe pecche condiscono il discorso più squisitamente storiografico: i dati latitano, la reale portata del fenomeno cinematografico permane sullo sfondo, il pubblico non è altro che un'entità impalpabile. È innegabile che l'autore meriti degli encomi, poiché comunque si tratta di un'apripista ed opera in situazioni a dir poco disagevoli, anche quando è la superficialità a farla da padrona. Superficialità che, seppur chiamata essenzialità, è la stessa collana – Le bussole – ad esigere categoricamente.
La notevole bibliografia – a maggioranza francese, com'è ovvio – tenta di riempire i buchi di un lavoro destinato ad essere superato.

Giuseppe Fidotta



BASTARDI SENZA GLORIA

BASTARDI SENZA GLORIA di QUENTIN TARANTINO


Autori:Quentin Tarantino



Casa editrice:
Bompiani, Milano, 2009



Collana: -



Pagine:
164



Formato:
15x21



Prezzo:
15 €



Lingua:
Italiano

Indice:

Capitolo Uno

Un tempo... nella Francia Occupata dai Nazisti



Capitolo Due

Inglorious Basterds



Capitolo Tre

Una serata tedesca a Parigi



Capitolo Quattro

Operazione Kino



Capitolo Cinque

La vendetta della faccia gigante

Di ogni film di Quentin Tarantino si parla e straparla finchè sia critica che pubblico arrivano ad esserne disgustati. Di Bastardi senza gloria si è scritto, se possibile, ancora di più. Perché il cineasta di Knoxville ha scritto e riscritto soggetto e sceneggiatura del film decine di volte, perché prima ha dichiarato di stare girando un vero e proprio remake di Quel maledetto treno blindato di Castellari e poi ha smentito dicendo di aver conservato del film solamente il titolo e qualche atmosfera ed idea interessante. Poi finalmente ha dato una svolta a tutto il chiacchiericcio che nel frattempo era montato rendendo disponibile in rete, nell’estate del 2008, la sceneggiatura che avrebbe poi composto l’impalcatura definitiva di Bastardi senza gloria.
La necessità di ritornare ai contenuti, ricominciare a legare ad una forma sempre impeccabile un plot solido e di relegare in secondo piano l’infinito gioco di citazioni che aveva ormai tipizzato il cinema di Tarantino, serpeggiava nell’aria. Bastava coglierla.
Il ritorno al cinema come “scrittura” giustifica quindi ampiamente l’uscita di un volume come questo che racchiude la sceneggiatura originale di Bastardi senza gloria. Il libro, in poco meno di duecento pagine, riporta scena per scena il film come lo abbiamo visto al cinema, fornendo al lettore la prova ulteriore del talento del regista di Kill Bill: il gap tra parola scritta ed effetto su grande schermo è qui più profondo che in qualsiasi altro raffronto tra la sceneggiatura ed il film che ne nasce. Questo libro quindi non è semplicemente una sceneggiatura rilegata, ma la prova lampante di come un uomo possa plasmare la parola scritta e farne un film tanto potente.
Bompiani riserva un'attenzione particolare alla grafica e all'estetica del volume, impreziosendone ulteriormente la copertina con una fascetta trasparente che riporta una mini introduzione di Enrico Ghezzi all'universo Tarantino.
Solo per fan sfegatati? Forse.


Michelangelo Pasini







Bompiani - Sito Internet



Bastardi senza Gloria - Quentin Tarantino

Conversazioni su di me e tutto il resto - Woody Allen con Eric Lax - Eric Lax

Cose (mai) dette - Fuoriorario di Fuoriorario (librorale) - Enrico Ghezzi


L'occhio del Novecento - Cinema, esperienza, modernità - Francesco Casetti



ATTILIO BERTOLUCCI - RIFLESSI DA UN PARADISO - SCRITTI SUL CINEMA

RIFLESSI DA UN PARADISO - SCRITTI SUL CINEMA, Attilio Bertolucci, a cura di Gabriella Palli Baroni


Autori: Gabriella Palli Baroni (a cura di)

Casa editrice: Moretti & Vitali, Bergamo, 2009

Collana: I Volti di Hermes

Pagine: 509

Formato: 14,5x21

Prezzo: 25 €

Lingua: Italiano

Indice:

L'officina dei sogni e delle memorie


Nota


Premessa - Il cinema che ho amato


Cinema

- Recensioni di film prodotti dal 1945 al 1951


Cinema

- Recensioni di film prodotti dal 1952 al 1953


Bibliografia


Indici

- Indice alfabetico dei film e di Lanterna Magica

- Indice dei registi

- Indice degli attori

- Indice dei nomi degni di nota

E’ difficile che il cognome Bertolucci suoni nuovo ad un qualsiasi italiano. Per quasi tutti il riferimento immediato è Bernardo Bertolucci, vincitore, tra gli altri premi, di nove premi oscar con L’Ultimo Imperatore. Altri si ricorderanno anche del di lui fratello, Giuseppe, più sceneggiatore cinematografico che regista.
In pochi saranno, soprattutto dei più giovani, a ricordarsi di Attilio Bertolucci, padre dei due grandi uomini di cinema sopra citati e sicuramente colui che ha instillato l’amore per la settima arte in Bernardo e Giuseppe. Attilio Bertolucci, quasi sempre citato come il poeta Bertolucci, è stato in realtà molto più che un “semplice” scrittore di versi di rima. E’ stato l’incarnazione perfetta di quello che una volta veniva definito “animatore culturale”, essendosi occupato, e spesso distinto, ora di poesia, ora di cinema, ora di critica, ora di sceneggiatura, televisione, storia dell’arte e infine anche interpretariato e traduzione.
E’ nel 1925 che Attilio, poco più che quindicenne, scopre il mondo del cinema: l’iconografica immagine di un ragazzino sprofondato nelle poltrone delle sale buie e fumose dei cinema di allora, incantato davanti ad immagini in movimento che prima di allora non aveva mai nemmeno sognato di vedere, nel periodo del grande cinema muto e delle sue celeberrime dive, non è molto lontano da come ci immaginiamo il piccolo Bertolucci quando giorno dopo giorno andava ad ammirare i capolavori di Chaplin, Dreyer e Murnau. Fino a quando fa di questo amore, così puro ed incontaminato, il suo lavoro, o almeno parte del suo lavoro. All’attività di poeta affianca infatti quella di giornalista cinematografico, scrivendo quotidianamente su “Gazzetta di Parma” e “Giovedì” tra il 1945 e il 1953.
Gabriella Palli Baroni ripropone in questo voluminoso ed impegnativo tomo gran parte della sua attività di critico e recensore cinematografico, infarcendo il libro sia dei pezzi più estemporanei e all’impronta, scritti appunto per la “Gazzetta”, sia di quegli scritti più ragionati e di più ampio respiro pubblicati sul “Giovedì”. La magia di questa raccolta è doppia: da una parte dagli articoli riportati, completi di titolo originale, note a margine, data e luogo di pubblicazione, traspare tutto l’acume interpretativo e la capacità critica dell’autore di analizzare film dalle foggie più disparate, dall’altra riflettono la fervente passione dell’autore per la settima arte, che ha conosciuto come semplice spettatore negli anni del muto e che è chiamato a giudicare in uno dei momenti più fiorenti ed interessanti che il cinema abbia mai toccato. Sono gli anni di Arsenico e vecchi merletti, ma anche quelli di La dalia azzurra, di Dumbo, ma anche de Il tesoro della sierra madre e di Ladri di biciclette. E’ una felicità, una soddisfazione amarissima quella del lettore di Riflessi da un paradiso, curioso di seguire il percorso critico giornaliero di un illuminato critico, ma spossato dal gap con il proprio presente cinematografico: se Attilio Bertolucci ogni sera andava al cinema galvanizzato per recensire certi capolavori, ha ancora senso il mestiere del critico della settima arte, costretto a sorbirsi giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, l’ennesima polpetta dell’ultimo clone dell’ultimo Tornatore?
Non è un libro facile quello curato da Gabriella Palli Baroni. Non lo è per mole e per contenuti. Approcciare una raccolta di recensioni di oltre cinquecento pagine non è facile. E’ ancora meno facile leggerla dalla prima all’ultima pagina. Il mio consiglio è prenderla a spizzichi e bocconi, leggendone un paio di scritti per volta, magari ci si trova a rispolverare un Hitchcock che si voleva rivedere da tempo. Per potersi calare per qualche minuto nei panni di una figura ormai scomparsa: quella del recensore, sempre perennemente affascinato da quelle immagini in movimento che per noi sono diventate niente più che normalità.

Michelangelo Pasini

NANNI MORETTI - CARO DIARIO

NANNI MORETTI. CARO DIARIO, di Federica Villa


Autori: Federica Villa

Casa editrice: Lindau, Torino, 2007

Collana : Universale film

Pagine: 110

Formato: 13,5x19

Prezzo:
12 €

Lingua:
Italiano

Indice:

Moretti, l'altrui cinema e il cinema italiano


Il film


Suddivisione delle sequenze


All'origine


Sinossi


«Caro diario», giro di boa


«In vespa»: scrittura comunque necessaria


«Isole»: un'antologia e un lascito


«Medici»: autobiografia disattesa


Dopo «Caro diario»


Antologia critica


Bibliografia

Certe collane editoriali, come i Castori cinema, sfornano a ritmi discreti dei prodotti caratterizzati primariamente da una struttura ed una forma fortemente standardizzate. Gli autori, anche i più apprezzati, si trovano ingabbiati in schemi obbligati e il rischio defaillance critica è sempre dietro l'angolo. L'Universale film di Lindau raddoppia il rischio richiedendo un'analisi di film generalmente celebrati che sia al tempo stesso di una certa originalità e per il grande pubblico. Una sfida non da poco. Ecco perché, all'interno di un già felice assortimento di autori, quello di Federica Villa, autrice assieme a Giulia Carluccio di diversi testi sull'analisi e la post-analisi, è un nome che non sfigura affatto.
Nanni Moretti - Caro diario scopre subito le carte e già da principio si propone di aggirare la classica analisi per una prospettiva eterodossa.
Certo, gli ingredienti tipici non mancano: ampi spazi sono dedicati alla sinossi, alla divisione in sequenze, all'ideazione, all'accoglienza da parte della critica. Ma nelle intenzioni l'autrice si candida ad andare oltre, dichiarando di voler dimenticare il film in quanto tale per preferirgli una visione allargata, centrata più sull'autore che sulla singola opera. Difatti per la Villa Caro diario è un momento-chiave nel percorso autoriale di Moretti talmente deflagrante da potersi considerare un nuovo inizio e, dunque, una rinnovata riflessione estetica e poetica. In questa maniera i tre episodi che compongono il film diventano, più che delle dichiarazioni di poetica, dei veri e propri saggi cinematografici: In vespa sulla scrittura filmica, Isole sulla messa in scena e Medici sul narratore e sul personaggio.
Da questa premessa il saggio prende il volo e punta ad analizzare il film con lo strabismo di volergli leggere addosso il passato e il futuro del suo autore, innescando un corto circuito che però rimane soltanto intenzionale, dal momento che alla resa dei fatti l'analisi non raggiunge gli obiettivi dichiarati ma si limita ad un'applicazione dei metodi normativi di chiara derivazione manualistica (come dimostra la scomposizione in sequenze e l'analisi delle singole unità minime di significato).
Se la correttezza dei presupposti teorici è innegabile e il metodo non privo di punti di forza, l'esito finale non si staglia oltre la superficie di un'analisi eccessivamente scolastica e didascalica, sebbene abbia qualche brillante intuizione. L'antologia critica, essendo composta unicamente da recensioni di quotidianisti scritte a ridosso dell'uscita in sala, si arriccia tutt'intorno alla trama, all'impressionismo e alla definizione/ridefinizione del “morettiano” a partire dalla quale, purtroppo, il saggio stesso si costituisce.

Giuseppe Fidotta

LA NOUVELLE VAGUE

LA NOUVELLE  VAGUE, di Michel Marie


Autori: Michel Marie

Titolo originale: La nouvelle vague: une école artistique

Edizione originale: Nathan, Paris, 1997

Casa editrice: Lindau, Torino, 2006

Collana : Strumenti

Pagine: 199

Formato: 12 x 16,5

Prezzo:
14,50 €

Lingua:
Italiano

Indice:

Introduzione


I. Uno slogan giornalistico, una nuova generazione

I.1 Una campagna di «L’Express»
I.2 Le riviste di critica cinematografica
I.3 Il convegno di La Napoule
I.4 Data di nascita: febbraio-marzo 1959
I.5 Una «giovane accademia» alquanto malinconica
I.6 Il cinema francese nel 1958: inventario


II. Un concetto critico

II.1 Una scuola critica
II.2 Il manifesto di Alexandre Astruc
II.3 Il «pamphlet» di François Truffaut
II.4 Le teorie dell’adattamento
II.5 Le prime pagine della rivista «Arts»
II.6 La politica degli autori
II.7 Il modello americano
II.8 La Nouvelle Vague, una «scuola artistica


III. Un modo di produzione e di distribuzione

III.1 Un concetto economico: il film a piccolo budget, mito o realtà?
III.2 Due piccoli budget «fuori sistema»
III.3 Una buona salute economica
III.4 Un cinema sovvenzionato
III.5 La denuncia delle superproduzioni
III.6 Film autoprodotti
III.7 Tre produttori
III.8 La carriera pubblica dei film dei «vecchi» e dei «nuovi»


IV. Una pratica tecnica, un’estetica

IV.1 L’estetica della Nouvelle Vague
IV.2 L’autore-regista
IV.3 La sceneggiatura-dispositivo
IV.4 Le tecniche di adattamento, il rapporto con la scrittura
IV.5 L’uscita dagli studi e la riscoperta dei luoghi
IV.6 Le tecniche di registrazione
IV.7 Il montaggio
IV.8 Il suono sincrono


V. Temi e corpi nuovi: personaggi e attori

V.1 Galanteria e «saganismo»: da Astruc a Kast e Doniol-Valcroze
V.2 L’universo degli autori
V.3 Una nuova generazione di attori
V.4 Le figure femminili della Nouvelle Vague


VI. L’influenza internazionale, l’eredità oggi

VI.1 I movimenti precursori
VI.2 L’influenza della Nouvelle Vague all’estero
VI.3 Nouvelle Vague, avanguardia e cinema sperimentale
VI.4 Le conseguenze storiche del movimento, la Nouvelle Vague oggi
VI.5 La perennità dei film


Cronologia


Bibliografia


Indice dei film


Il lettore che per la prima volta si approccia a La Nouvelle Vague di Michel Marie non può non lasciarsi avvolgere da una perplessità: può un libercolo tanto snello affrontare esaustivamente un argomento così problematico, dibattuto e spinoso come la Nouvelle Vague francese? Senza ombra di dubbio la risposta è sì, può.
Il movimento cinematografico forse più studiato ed amato in assoluto continua ancora oggi a trascinarsi dietro un'aura di mito, di rivoluzione compiuta, di rifondazione addirittura; come se tutto ciò che è innovativo e di qualità dalla fine degli anni '50 in poi non possa che essere targato Nouvelle Vague. Lo storico Marie mette dunque da parte la monumentale scultura (auto)prodotta e (auto)celebrata che il movimento ha fatto di se stesso per ripartire dalle definizioni basilari, dalla domanda più semplice: “Cos'è la Nouvelle Vague?”. Le direzioni che di volta in volta l'autore imbocca mirano alla tesi centrale che vuole la Nouvelle Vague come una vera e propria scuola, organizzata a partire da una teoria estetica, un manifesto, un corpo dottrinale, un programma estetico, un supporto editoriale, un sistema di promozione e degli avversari. Niente agiografia, però. Ma, anzi, una moderata via di mezzo tra la sfrenata celebrazione in stile Cahiers du Cinéma e l'astio dichiarato alla Positif (o, se si preferisce, alla Aldo Tassone), che guarda con rigore tanto alle influenze quanto alle contraddizioni, tanto alla fortuna quanto alle cadute.
L'analisi attenta e ben documentata, infatti, è uno dei caratteri strutturali di questo saggio, in cui nulla appare fuori posto: schede, tabelle, dati precisi, riferimenti puntuali e rimandi bibliografici contribuiscono alla riuscita del tentativo di fotografare uno dei momenti più complessi ed influenti di tutta la storia del cinema.
Sebbene di edizione in edizione la solitamente lodevole Lindau non disdegni di gonfiare il prezzo, la bilancia tende ancora tutta verso il piatto della qualità.

Giuseppe Fidotta