KIM ARCALLI - MONTARE IL CINEMA

Kim Arcalli - Montare il cinema, di Enrico Ghezzi e Marco Giusti (a cura di)


Autore: Enrico Ghezzi, Marco Giusti (a cura di), Sergio Grmek Germani (con la collaborazione di)


Casa editrice:
Marsilio, Venezia, 1980


Collana:
Ricerche


Pagine:
171


Formato: 14,5 x 20,5


Prezzo:
16 €


Lingua:
Italiano

Indice:

Ancora Kim, di Roberto Ellero

Perchè Kim, di Bruno Torri

Introduzione

Alla ricerca di Kim

Come sistemare Kim Arcalli nel panorama del cinema italiano

Kim e i montatori

Sarà mai possibile smontare il montaggio?

Uccidete il maiale e montatelo, di Sergio Grmek Germani

Interviste e dichiarazioni

- Tinto Brass
- Giulio Questi
- Bernardo Bertolucci
- Giuseppe Bertolucci
- Liliana Cavani
- Eriprando Visconti
- Salvatore Samperi
- Michelangelo Antonioni
- Ottavio Fabbri
- Italo Moscati
- Enrico Medioli
- Arturo La Pegna

La stampa il giorno della morte

Filmografia

- Lungometraggi
- Cortometraggi
- I progetti


La lettura dell'indice aiuta a comprendere la profondità dell'operazione messa in atto dal presente volume: infatti, quale miglior omaggio al “monta(u)tore Kim” di un libro costruito accostando materiali eterogenei (arte in cui Arcalli eccelleva, come testimoniano i film da lui montati per Giulio Questi)?
Così, accanto al taglio saggistico, alla prospettiva storico-critica e alla teoria del cinema, troviamo le testimonianze di colleghi e amici cineasti: è proprio attraverso lo strabismo di questo campo-controcampo che emerge il ritratto di Arcalli come artista, come uomo e come mito.
Ma c'è di più: come sottolineano a più riprese gli stessi curatori, Kim Arcalli. Montare il cinema costituisce un montaggio arbitrario dei suddetti frammenti, la cui programmatica provvisorietà intende fornire al fruitore la possibilità di costruirsi un percorso personalizzato.
Si può prediligere il genio umile dell'artista schivo, oppure le sregolatezze di un personaggio bigger than life; aldilà dell'agiografia, il libro può considerarsi una pratica guida alla visione (soprattutto in vista della preziosa sezione filmografica “ragionata”), oppure un tentativo di applicare i paradigmi della politica autoriale al cinema di genere italiano sessantesco e settantesco.
In sostanza ci troviamo di fronte a una specie di “choose your own adventure book” travestito da saggio monografico; una ipernarrazione la cui migliore qualità, a mio avviso, è quella di spronare il cinefilo a fare cinema, non solo a guardarlo.


Michael Guarneri