I FILM LIBERANO LA TESTA
NOTE SUL CINEMATOGRAFO
Autore: Robert Bresson
Formato: 16 x 21
| Indice: I. 1950-1958 | Il volume raccoglie appunti stesi dal leggendario regista francese in un periodo compreso tra la lavorazione di Diario di un curato di campagna (1950) e quella di Lancillotto e Ginevra (1974). Sebbene la dispositio segua un ordine cronologico rigorosamente progressivo, il testo non è assolutamente leggibile come resoconto autobiografico di una maturazione artistica: poiché ogni pellicola bressoniana – dal punto di vista stilistico – risulta perfettamente identica alle altre (cfr. il capitolo Bresson in Transcendental style in film di P. Schrader), l'autore non può che dare di sé un'immagine cristallizzata, mappando i propri incrollabili principi ispiratori sul corpus di opere realizzate in un quarto di secolo. Bresson, quindi, si serve di penna e foglio per glossare il testo filmico: stimolato dal lavoro creativo sul set, il metteur en scène riflette sul medium cinema e sul suo “linguaggio specifico” (non è questa, in fondo, l'ossessione di ogni teorico del cinema?). Non ci si attenda, però, la logica implacabile dell'argomentare ejzenstejniano. Abbastanza sorprendentemente, il “cineasta sottrattivo” Bresson adotta la forma letteraria dell'accumulo: aforismi (precettistica o invettiva) e impennate liriche sono gli strumenti di un pensiero mistico che, coerentemente, preferisce la suggestione alla demonstratio. In sostanza, Note sul cinematografo è un manifesto poetico i cui dogmi sono ripetuti con tale appassionata ostinazione da trasformare la teori(c)a del cinema in liturgia del cinematografo (1). Michael Guarneri (1) “Cinematografo” nel senso letterale di “scrittura con immagini in movimento e suoni”. |
IL TRASCENDENTE NEL CINEMA - OZU, BRESSON, DREYER
L'ETA' DELL'OCCHIO - IL CINEMA E LA CULTURA AMERICANA
Autore: Franco La Polla
| Indice: | Quando si parla di cinema americano, non è possibile prescindere dall'enorme apporto critico e storiografico di Franco La Polla. Accademico senza accademismo, docente per oltre trent'anni di Letteratura Anglo-americana e di Storia del cinema nordamericano, La Polla, scomparso nel 2008, è stato senz'ombra di dubbio lo studioso italiano più autorevole in fatto di cinema e letteratura statunitensi, nonché uno dei più profondi conoscitori della cultura americana tout court. L'età dell'occhio, una delle sue raccolte critiche più significative, si propone di rileggere diversi momenti e autori del cinema Usa alla luce delle più varie interferenze letterarie, filosofiche e storiche che ne hanno plasmato le opere. Vicino ai Cultural Studies, disciplina accademica ancora poco o per nulla sviluppata nel nostro Paese, La Polla eccelle tanto nella precisione e nella padronanza dello sconfinato background culturale che gli pertiene quanto nella viva originalità del suo contributo teorico. L'invidiabile minuzia del filologo è evidente, ad esempio, quando nega all'idealista e jeffersoniano Capra la paternità della screwball comedy, genere eminentemente sovversivo e anarchico che della mitologia jeffersoniana voleva piuttosto essere la scettica parodia, o quando propone percorsi storico-critici di straordinaria erudizione riguardo le radici dell'umorismo ebraico-americano dei fratelli Marx e la tradizione del trickster, il confidence man melvilliano, nella poetica digressiva di Orson Welles. Originale, in secondo luogo, per molte riflessioni critiche decisamente innovative e coraggiose, come quando traccia i punti di tangenza tra Roger Corman e le figurazioni della pop-art, o tra Altman, l'entropia pynchoniana e l' "Apocalisse comica" di scrittori quali Vonnegut e Barthelme. Come se non bastasse, quella di La Polla era anche una delle penne critiche più godibili e lievi, priva di contorti ghirighori intellettualistici e sempre ficcante, cristallina ed essenziale. Il volume offre il meglio di sé soprattutto nelle sezioni “Autori” e “Questioni”, dove il pensiero critico di La Polla è più libero di spaziare nella trasversalità dei riferimenti culturali più vari, mentre la sezione “Film” soffre maggiormente la limitazione di dover trattare singoli titoli (generalmente non memorabili), seppur con qualche notevole eccezione come i lucidissimi interventi su Il seme della follia e Forrest Gump. L'età dell'occhio non è solo uno dei migliori florilegi di saggi sul cinema americano, con persino qualche riflessione profeticamente proiettata verso dibattiti più che attuali (cfr. il conclusivo L'iperrealismo trent'anni dopo), ma anche un modello di critica intelligente e illuminante. Dario Stefanoni |
ATTILIO BERTOLUCCI - RIFLESSI DA UN PARADISO - SCRITTI SUL CINEMA
Autori: Gabriella Palli Baroni (a cura di) | Indice: Nota Premessa - Il cinema che ho amato Cinema Cinema Bibliografia Indici | E’ difficile che il cognome Bertolucci suoni nuovo ad un qualsiasi italiano. Per quasi tutti il riferimento immediato è Bernardo Bertolucci, vincitore, tra gli altri premi, di nove premi oscar con L’Ultimo Imperatore. Altri si ricorderanno anche del di lui fratello, Giuseppe, più sceneggiatore cinematografico che regista. Michelangelo Pasini |
LUIGI COMENCINI - AL CINEMA CON CUORE 1938 - 1974
Autori: Adriano Aprà (a cura di) | Indice: Come introduzione Il cinema I film - 50 anni di cinema Prime visioni Parte seconda Come introduzione Il mio cinema - Contributi a una dichiarazione I miei film | Primo dei due libri che la Cineteca Italiana dedica a Luigi Comencini, un po' strumenti di approfondimento e studio della sua figura, un po' tributo postumo ad un regista bistrattato dalla critica nostrana. In questo volume viene dato ampio spazio al Comencini critico cinematografico, mestiere che il Nostro ha svolto per anni, ma per il quale è sempre rimasto in ombra. Per chi è digiuno di storia della critica cinematografica italiana questa prima sezione evidenzia il gap che separa i critici che furono da quelli che leggiamo oggi: tra gli articoli di Comencini, così come in quelli di molti suoi colleghi, si può trovare un fil rouge che fa dell'autore un cosidetto "critico militante"; esprimersi sulla riuscita o meno di un film significava sostenere una certa idea di cinema, portare avanti una battaglia alla quale ogni "pezzo" aggiungeva un tassello. Così tra i diversi scritti di Comencini è facile individuare le sue tre battaglie principali: la difesa del cinema come arte, quella di un cinema libero da condizionamenti e quella per la preservazione del "vecchio" cinema. Non deve essere stato facile per Adriano Aprà, curatore del libro, districarsi tra la mole di materiale che aveva a disposizione (Comencini ha scritto per molti quotidiani e riviste per tanti anni) e soprattutto deve essere stato difficile scegliere articoli che fossero allo stesso tempo rappresentativi, interessanti se letti a 50 anni di distanza e capaci di formare un unico corpus, un'unica grande opera. Nella seconda parte del volume Aprà studia le prime pellicole di Comencini attraverso gli scritti stessi del regista, i suoi commenti, i pensieri a caldo, attraverso alcune interviste e appunti e scritture private ripescate dall'Archivio Comencini. Come approfondire lo studio su un uomo di cinema in maniera inconsueta, assolutamente non pedante e utilizzando tutte le fonti a propria disposizione Michelangelo Pasini |
LUIGI COMENCINI - IL CINEMA SECONDO ME - SCRITTI E INTERVISTE (1974-1992)
Autori: Adriano Aprà (a cura di) | Indice: Come introduzione Le grandi interviste Sul cinema I miei film L'ingorgo Voltati Eugenio Cercasi Gesù Il matrimonio di Caterina Cuore La Storia Un ragazzo di Calabria La Bohème Tutti i bambini... di Comencini Marcellino pane e vino | A un anno dalla pubblicazione di Al cinema con il cuore 1938-1974, volume che ripercorreva la prima parte di carriera di Luigi Comencini, la Fondazione Cineteca Italiana dà alle stampe questo libro che altro non è che la continuazione del precedente. Il cinema, la vita, l'attività di critico e giornalista oltre che quella di regista, approfondita a partire dagli studi che i francesi hanno sempre svolto su uno dei nostri registi più celebri. Articoli e scritti apparsi su Positif, L'Avant-Scene Cinéma, Le Monde, Cinecritica, che, a differenza di quanto avveniva nel primo volume dedicato a Comencini, prediligono la forma "intervista" agli articoli firmati dal regista stesso. Ad un'impressionante serie di lunghi botta e risposta in apertura di volume (oltre cento pagine) seguono una serie di articoli generalisti ad opera di Comencini che ora si dipanano nella forma di appunti per conferenze e convegni, ora divengono ancora (auto)interviste. Il terzo capitolo è invece molto più vario, gli ultimi film del regista nato a Salò sono approfonditi in totale libertà: appunti di lavoro, interviste, stralci di recensioni, note a margine, impressioni a caldo, confessioni di un uomo non sempre soddisfatto delle etichette appiccicategli dalla critica, riflessioni sparse, estratti da press book promozionali. Tributo a Luigi Comencini non solo regista, ma persona di cinema e cultura a tutto tondo, ma soprattutto uomo. Chi è alla ricerca spasmodica di materiale inedito storcerà il naso (anche se il dattiloscritto Tutti i bambini... di Comencini è una chicca niente male). Chi invece non è in possesso di tutti i numeri di tutte le riviste di cui questa raccolta si nutre, avrà pane per i suoi denti. Michelangelo Pasini |
COSE (MAI) DETTE - FUORI ORARIO DI FUORI ORARIO (LIBRORALE)
Autori: Enrico Ghezzi Casa editrice: Bompiani, Milano, 1996 Collana: - Pagine: 288 Formato: 15x21 Prezzo: 11,36€ Lingua: Italiano | Indice: Ultimi bagliori di un crepuscolo Fuori orario - (dal)le cose viste 1990-1996 Filmografia | Enrico Ghezzi allo stato puro. Nel senso che il mezzo libro qui non è altro che la propaggine del mezzo fuori orario. Cose (mai) dette è la raccolta parola per parola di quasi un centinaio dei celebri monologhi fuori sincrono con cui il critico ha deliziato le migliaia di appassionati cinematografici formatisi con le rarità trasmesse grazie al suo instancabile lavoro di ricerca e programmazione. In questo volume Ghezzi raccoglie i primi sette anni della sua creatura preferita (Fuori Orario nasce nel 1989) e lo fa nella maniera che gli è più congeniale: senza mediazione alcuna, senza un criterio apparentemente logico e con tutta la folle spontaneità che lo ha sempre contraddistinto. Introduzioni ai film e alle serate riportate integralmente, senza compromessi letterari. Unico appiglio per il lettore sembra essere il piccolo indice analitico a margine di ogni 'scritto' , nel quale sono riportati i richiami di testo per parole chiave, scelte, ovviamente, con metodo altamente personale. Per Ghezzi maniaci. Michelangelo Pasini |
LA CRITICA CINEMATOGRAFICA - METODO, STORIA E SCRITTURA
Autori: Claudio Bisoni | Indice: Profilo critico La critica in pratica: testi La critica allo specchio Bibliografia Indice dei nomi | La storia della critica cinematografica è materia enorme, intricata, controversa, e certo difficile da confinare in trecento pagine, a maggior ragione se in un solo volume si vogliono fornirne sia i cenni storici che analizzarne gli scritti fondamentali. Il lavoro di Claudio Bisoni non si concentra tanto sulla scrittura del volume, quanto nella sua organizzazione, nel lavoro di cesello che mai come in questo caso si rende necessario. Decide quindi di dedicare solamente una cinquantina di pagine alla presentazione della critica cinematografica prima a livello teorico, poi a livello storico e passare poi a ragionare sul lavoro dei critici. La parte più consistente del volume è infatti dedicata all'analisi dei testi, delle recensioni di alcune tra le più importanti penne che abbiano mai animato il dibattito cinematografico a livello mondiale. Ogni scritto proposto è anticipato da una breve nota bibliografica (dove è indicata la pubblicazione originale dell'articolo) e seguito da un commento critico (che l'autore preferisce chiamare chiave di lettura) che contestualizza la recensione nel dibattito in cui si inserisce, fornisce qualche nota biografica dell'autore e ne dà un'interpretazione alla luce di quanto analizzato nella premesse teorica del libro. La selezione di articoli proposti si può definire polarizzata tra i critici appartenenti all'entourage dei Cahiers Du Cinema da una parte e le figure che hanno ruotato intorno al panorama neorealista italiano dall'altra. La terza porzione del libro è dedicata alla meta-critica, alla critica che parla di se stessa, si guarda allo specchio, si analizza, si loda o si schernisce, ma soprattutto alla critica che si interroga sul proprio ruolo e sulla propria legittimità. La scelta di ridurre questa sezione a 5 articoli lascia al lettore un po' l'amaro in bocca. Nonostante l'infinita mole di materiale da cui pescare e nonostante il libro abbia un approccio più accademico e adatto allo studente universitario, il lavoro di selezione effettuato da Claudio Bisoni risulta eccellente nel mostrare le diverse sfumature e correnti che si sono contrapposte all'interno di correnti come quella dei giovani turchi e nel presentare al lettore una mappa, assolutamente e obbligatoriamente parziale, della storia di chi ha vissuto il cinema da spettatore (quasi)partecipante. Si soffre leggermente la brevità del commento critico ad ogni articolo riportato. Grafica scarna, nessuna immagine, ma in questo caso importa veramente poco. Michelangelo Pasini |