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I FILM LIBERANO LA TESTA

I film liberano la testa, di R. W. Fassbinder


Autore: Rainer Werner Fassbinder


Casa editrice:
Ubulibri, Milano, 1988


Collana:
La Collanina


Pagine:
120


Formato: 14,5 x 18,5


Prezzo:
10 €


Lingua:
Italiano

Indice:

Imitation of Life

Se si ha l'amore in corpo

Otto ore non fanno un giorno

Molte ombre ma nessuna pietà

Aver dato-dover avere

Il cinema tedesco si arricchisce

A proposito della disperazione e del

coraggio

'Un anno con tredici lune'

'La terza generazione'

Esercizio alla sbarra: verticale, salto mortale chiusura riuscita

Risposte a domande di studenti

Le città dell'uomo e la sua anima

Premesse al progetto di film 'Cocaina'

Michael Curtiz: un anarchico a Hollywood?

Hanna Schygulla

Alexander Kluge deve aver compiuto gli anni

Note preliminari a 'Querelle de Brest'

Cannes dagli occhi tristi

Come immagino la mia attività professionale futura?

Lettera aperta a Franz Xaver Kroetz

A proposito di 'Der Mull, die Stadt und der Tod'

Oggetto: Premio federale per 'Germania in autunno'

Hit-parade del cinema tedesco

C'è ancora un futuro per il cinema?

Nota per il progetto di film 'Rosa Luxembourg'

Nota editoriale

Data la mia feroce “non-fassbinderianità”, ho potuto apprezzare questo libro unicamente come specchio dell'affettazione, dell'egocentrismo e dell'auto-sopravvalutazione del suo autore.
Prendiamo il primo articolo della raccolta: RWF applica la categoria baziniana di “cinema della crudeltà” alle opere di Douglas Sirk, ma – limitandosi a mapparla sulle trame – ne tralascia l'aspetto più decisivo, quello di uno “stile veicolo di contenuto”. Il risultato? Sei pagine di sinossi di film.
Il secondo pezzo, invece, è una specie di lungo aforisma in cui trionfa il trobar clus, il gusto per il paradosso (“Non avere utopie è già di per sé un'utopia”) e per gli effetti speciali della retorica.
Nell'intervista, poi, l'autore esibisce verso le domande degli studenti lo stesso atteggiamento di sufficienza adottato nei confronti di Wim Wenders in Chambre 666: troppo impegnato a recitare la parte del maudit per prendere sul serio gli interlocutori.
L'apice, però, lo si raggiunge con Hanna Schygulla, dove l'onnipresenza del pronome “io” fa nascere più di un dubbio sull'appropriatezza del titolo dell'articolo in rapporto al suo contenuto. Potrei continuare all'infinito, ma credo di aver reso l'idea: un libro masturbatorio e piuttosto inutile.

Michael Guarneri


NOTE SUL CINEMATOGRAFO

Note sul cinematografo, di Robert Bresson


Autore: Robert Bresson


Casa editrice:
Marsilio, Venezia, 2003


Collana:
Biblioteca


Pagine:
126


Formato: 16 x 21


Prezzo:
13 €


Lingua:
Italiano

Indice:

I. 1950-1958

II. 1960-1974 (ALTRE NOTE)

Note


Il volume raccoglie appunti stesi dal leggendario regista francese in un periodo compreso tra la lavorazione di Diario di un curato di campagna (1950) e quella di Lancillotto e Ginevra (1974).
Sebbene la dispositio segua un ordine cronologico rigorosamente progressivo, il testo non è assolutamente leggibile come resoconto autobiografico di una maturazione artistica: poiché ogni pellicola bressoniana – dal punto di vista stilistico – risulta perfettamente identica alle altre (cfr. il capitolo Bresson in Transcendental style in film di P. Schrader), l'autore non può che dare di sé un'immagine cristallizzata, mappando i propri incrollabili principi ispiratori sul corpus di opere realizzate in un quarto di secolo.
Bresson, quindi, si serve di penna e foglio per glossare il testo filmico: stimolato dal lavoro creativo sul set, il metteur en scène riflette sul medium cinema e sul suo “linguaggio specifico” (non è questa, in fondo, l'ossessione di ogni teorico del cinema?).
Non ci si attenda, però, la logica implacabile dell'argomentare ejzenstejniano.
Abbastanza sorprendentemente, il “cineasta sottrattivo” Bresson adotta la forma letteraria dell'accumulo: aforismi (precettistica o invettiva) e impennate liriche sono gli strumenti di un pensiero mistico che, coerentemente, preferisce la suggestione alla demonstratio.
In sostanza, Note sul cinematografo è un manifesto poetico i cui dogmi sono ripetuti con tale appassionata ostinazione da trasformare la teori(c)a del cinema in liturgia del cinematografo (1).

Michael Guarneri

(1) “Cinematografo” nel senso letterale di “scrittura con immagini in movimento e suoni”.


IL TRASCENDENTE NEL CINEMA - OZU, BRESSON, DREYER

Il transcendente nel cinema - Ozu, Bresson, Dreyer, di Paul Schrader


Autore: Paul Schrader


Casa editrice:
Donzelli, Roma, 2002


Collana:
Saggi, Arti e Lettere


Pagine:
194


Formato: 14,5 x 23


Prezzo:
17, 56 €


Lingua:
Italiano

Indice:

Introduzione


Ozu


Bresson


Dreyer


Conclusioni


Note


Bibliografia


Indice




Schrader intende dimostrare l'esistenza di uno “stile trascendentale” in grado di evocare l'Ineffabile e l'Invisibile (cioè l'irrisolvibile Mistero dell'esistenza umana) attraverso il linguaggio specifico del medium Cinema: il film come “preview of the incoming attractions of the Soul” (vedi il Cigarette burns carpenteriano).
Inoltre, questo stile si definisce “trascendentale” in quanto “forma espressiva condivisa”, esperanto audiovisivo che accomuna cineasti tra loro diversissimi per nazionalità, background culturale, religione professata, carriera, generi frequentati, eccetera.
L'autore del saggio è consapevole di essersi imbarcato in acque pericolose: lo testimoniano le mille precauzioni metodologiche e i doverosi distinguo terminologici dell'Introduction.
Ed è proprio la solidità di questa breve sezione iniziale che impedisce a Schrader di affondare nelle paludi dell'impressionismo letterario. Aldilà della discutibile tesi di partenza, l'argomentazione schraderiana non perde mai i caratteri della scientificità: Estetica, Analisi del film, Storia del Cinema, dell'Arte e delle Religioni sono chiamate al banco dei testimoni e interrogate per convincerci dell'esistenza di uno “stile trascendentale”.
In questo senso, l'apparato iconografico risulta particolarmente efficace nell'aiutare il lettore a cogliere le analogie tra Ozu e i pittori sumi-e, tra Bresson e l'arte bizantina.
Chi si aspetta un manifesto poetico della futura produzione cinematografica di Schrader rimarrà abbastanza deluso. Molto meglio abbandonarsi alla prosa cristallina e alle argomentazioni stringenti di un cinefilo che concepisce l'esercizio critico come “discorso su oggetti amati”.

Michael Guarneri

L'ETA' DELL'OCCHIO - IL CINEMA E LA CULTURA AMERICANA

L'ETA' DELL'OCCHIO - IL CINEMA E LA CULTURA AMERICANA, di Franco La Polla


Autore: Franco La Polla


Casa editrice:
Lindau, Torino, 2000


Collana:
Saggi


Pagine:
276


Formato:
14x22.5


Prezzo:
14,46 €


Lingua:
Italiano

Indice:

Premessa

Autori
- Alcune versioni di pastorale: Frank Capra e l’invenzione della “screwball comedy”
- La frequentazione delle tenebre: Orson Welles fra Ismaele e Barnum
- Dipendere da estranei: Elia Kazan e la letteratura americana
- Prepararsi in tempo: brevi note estetiche sul primo Roger Corman
- Corman e Poe: cronaca di una liberazione senza seguito
- Entropia e Apocalisse: Robert Altman e la cultura americana
- Russ Meyer: la realtà al grado esclamativo

Film
- “Daisy Miller” di Peter Bogdanovich
- “La via del tabacco” di John Ford
- “Non voglio perderti” di Mitchell Leisen
- “La saggezza nel sangue” di John Huston
- “Blade Runner” di Ridley Scott
- “La zona morta” di David Cronenberg
- “Il seme della follia” di John Carpenter
- “Texasville” di Peter Bogdanovich
- “Forrest Gump” di Robert Zemeckis
- “Quiz Show” di Robert Redford
- “Amistad” di Steven Spielberg

Questioni
- Storia e fantastoria: la diversità americana
- Fiction e realtà storica al cinema, ovvero: guardiamo la TV
- Negare il piacere: l’erotismo negli anni ’30 e ‘40
- Cinema e Beat Generation: il diritto alla storicizzazione
- Hollywood, droga e creatività, ovvero: usare il cervello
- Del parlar quando si è interrogati: cinema e umorismo ebraico-americano
- Il riso, la morte e i diavoli: ancora su Woody Allen e i fratelli Marx
- Parlare a Ninotchka, ovvero: quale remake?
- Dalla creazione al pregiudizio universale: la fantascienza televisiva negli anni ‘50
- “X-Files”: l’orrore del pensiero tra fantascienza e parodia
- L’iperrealismo trent’anni dopo

Indici
- Indice dei film
- Indice dei nomi


Quando si parla di cinema americano, non è possibile prescindere dall'enorme apporto critico e storiografico di Franco La Polla. Accademico senza accademismo, docente per oltre trent'anni di Letteratura Anglo-americana e di Storia del cinema nordamericano, La Polla, scomparso nel 2008, è stato senz'ombra di dubbio lo studioso italiano più autorevole in fatto di cinema e letteratura statunitensi, nonché uno dei più profondi conoscitori della cultura americana tout court. L'età dell'occhio, una delle sue raccolte critiche più significative, si propone di rileggere diversi momenti e autori del cinema Usa alla luce delle più varie interferenze letterarie, filosofiche e storiche che ne hanno plasmato le opere. Vicino ai Cultural Studies, disciplina accademica ancora poco o per nulla sviluppata nel nostro Paese, La Polla eccelle tanto nella precisione e nella padronanza dello sconfinato background culturale che gli pertiene quanto nella viva originalità del suo contributo teorico. L'invidiabile minuzia del filologo è evidente, ad esempio, quando nega all'idealista e jeffersoniano Capra la paternità della screwball comedy, genere eminentemente sovversivo e anarchico che della mitologia jeffersoniana voleva piuttosto essere la scettica parodia, o quando propone percorsi storico-critici di straordinaria erudizione riguardo le radici dell'umorismo ebraico-americano dei fratelli Marx e la tradizione del trickster, il confidence man melvilliano, nella poetica digressiva di Orson Welles. Originale, in secondo luogo, per molte riflessioni critiche decisamente innovative e coraggiose, come quando traccia i punti di tangenza tra Roger Corman e le figurazioni della pop-art, o tra Altman, l'entropia pynchoniana e l' "Apocalisse comica" di scrittori quali Vonnegut e Barthelme. Come se non bastasse, quella di La Polla era anche una delle penne critiche più godibili e lievi, priva di contorti ghirighori intellettualistici e sempre ficcante, cristallina ed essenziale. Il volume offre il meglio di sé soprattutto nelle sezioni “Autori” e “Questioni”, dove il pensiero critico di La Polla è più libero di spaziare nella trasversalità dei riferimenti culturali più vari, mentre la sezione “Film” soffre maggiormente la limitazione di dover trattare singoli titoli (generalmente non memorabili), seppur con qualche notevole eccezione come i lucidissimi interventi su Il seme della follia e Forrest Gump. L'età dell'occhio non è solo uno dei migliori florilegi di saggi sul cinema americano, con persino qualche riflessione profeticamente proiettata verso dibattiti più che attuali (cfr. il conclusivo L'iperrealismo trent'anni dopo), ma anche un modello di critica intelligente e illuminante.

Dario Stefanoni


ATTILIO BERTOLUCCI - RIFLESSI DA UN PARADISO - SCRITTI SUL CINEMA

RIFLESSI DA UN PARADISO - SCRITTI SUL CINEMA, Attilio Bertolucci, a cura di Gabriella Palli Baroni


Autori: Gabriella Palli Baroni (a cura di)

Casa editrice: Moretti & Vitali, Bergamo, 2009

Collana: I Volti di Hermes

Pagine: 509

Formato: 14,5x21

Prezzo: 25 €

Lingua: Italiano

Indice:

L'officina dei sogni e delle memorie


Nota


Premessa - Il cinema che ho amato


Cinema

- Recensioni di film prodotti dal 1945 al 1951


Cinema

- Recensioni di film prodotti dal 1952 al 1953


Bibliografia


Indici

- Indice alfabetico dei film e di Lanterna Magica

- Indice dei registi

- Indice degli attori

- Indice dei nomi degni di nota

E’ difficile che il cognome Bertolucci suoni nuovo ad un qualsiasi italiano. Per quasi tutti il riferimento immediato è Bernardo Bertolucci, vincitore, tra gli altri premi, di nove premi oscar con L’Ultimo Imperatore. Altri si ricorderanno anche del di lui fratello, Giuseppe, più sceneggiatore cinematografico che regista.
In pochi saranno, soprattutto dei più giovani, a ricordarsi di Attilio Bertolucci, padre dei due grandi uomini di cinema sopra citati e sicuramente colui che ha instillato l’amore per la settima arte in Bernardo e Giuseppe. Attilio Bertolucci, quasi sempre citato come il poeta Bertolucci, è stato in realtà molto più che un “semplice” scrittore di versi di rima. E’ stato l’incarnazione perfetta di quello che una volta veniva definito “animatore culturale”, essendosi occupato, e spesso distinto, ora di poesia, ora di cinema, ora di critica, ora di sceneggiatura, televisione, storia dell’arte e infine anche interpretariato e traduzione.
E’ nel 1925 che Attilio, poco più che quindicenne, scopre il mondo del cinema: l’iconografica immagine di un ragazzino sprofondato nelle poltrone delle sale buie e fumose dei cinema di allora, incantato davanti ad immagini in movimento che prima di allora non aveva mai nemmeno sognato di vedere, nel periodo del grande cinema muto e delle sue celeberrime dive, non è molto lontano da come ci immaginiamo il piccolo Bertolucci quando giorno dopo giorno andava ad ammirare i capolavori di Chaplin, Dreyer e Murnau. Fino a quando fa di questo amore, così puro ed incontaminato, il suo lavoro, o almeno parte del suo lavoro. All’attività di poeta affianca infatti quella di giornalista cinematografico, scrivendo quotidianamente su “Gazzetta di Parma” e “Giovedì” tra il 1945 e il 1953.
Gabriella Palli Baroni ripropone in questo voluminoso ed impegnativo tomo gran parte della sua attività di critico e recensore cinematografico, infarcendo il libro sia dei pezzi più estemporanei e all’impronta, scritti appunto per la “Gazzetta”, sia di quegli scritti più ragionati e di più ampio respiro pubblicati sul “Giovedì”. La magia di questa raccolta è doppia: da una parte dagli articoli riportati, completi di titolo originale, note a margine, data e luogo di pubblicazione, traspare tutto l’acume interpretativo e la capacità critica dell’autore di analizzare film dalle foggie più disparate, dall’altra riflettono la fervente passione dell’autore per la settima arte, che ha conosciuto come semplice spettatore negli anni del muto e che è chiamato a giudicare in uno dei momenti più fiorenti ed interessanti che il cinema abbia mai toccato. Sono gli anni di Arsenico e vecchi merletti, ma anche quelli di La dalia azzurra, di Dumbo, ma anche de Il tesoro della sierra madre e di Ladri di biciclette. E’ una felicità, una soddisfazione amarissima quella del lettore di Riflessi da un paradiso, curioso di seguire il percorso critico giornaliero di un illuminato critico, ma spossato dal gap con il proprio presente cinematografico: se Attilio Bertolucci ogni sera andava al cinema galvanizzato per recensire certi capolavori, ha ancora senso il mestiere del critico della settima arte, costretto a sorbirsi giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, l’ennesima polpetta dell’ultimo clone dell’ultimo Tornatore?
Non è un libro facile quello curato da Gabriella Palli Baroni. Non lo è per mole e per contenuti. Approcciare una raccolta di recensioni di oltre cinquecento pagine non è facile. E’ ancora meno facile leggerla dalla prima all’ultima pagina. Il mio consiglio è prenderla a spizzichi e bocconi, leggendone un paio di scritti per volta, magari ci si trova a rispolverare un Hitchcock che si voleva rivedere da tempo. Per potersi calare per qualche minuto nei panni di una figura ormai scomparsa: quella del recensore, sempre perennemente affascinato da quelle immagini in movimento che per noi sono diventate niente più che normalità.

Michelangelo Pasini

LUIGI COMENCINI - AL CINEMA CON CUORE 1938 - 1974

LUIGI COMENCINI - AL CINEMA CON CUORE 1938 - 1974, a cura di Adriano Aprà


Autori: Adriano Aprà (a cura di)


Casa editrice:
Il Castoro, Milano, 2007


Collana:
Quaderni Fondazione Cineteca Italiana


Pagine:
265


Formato:
17x24


Prezzo:
22€


Lingua:
Italiano

Indice:

Parte prima

- Comencini critico cinematografico


Come introduzione

- Domande ai critici

- I miei film "rubati"


Il cinema

- Il cinema è un'arte da scoprire

- Il monopolio dell'arte e del commercio

- La malattia del cinema italiano

- Intellettuali del cinema

- Cinecittà

- La nascita del cinema

- Il sonoro compie dieci anni

- Cinema a colori

- Clara Calamai

- Cinema e socialismo

- Il cinema a congresso

- Un po d'ordine al cinema

- Opportunismo e confusione

- Il cinema ha 50 anni

- Adesso o mai più

- Cinema e letteratura

- Pabst e l'arte del film

- Problemi di proiezione

- Arrischiare per vincere

- Il cinema, un'occhio aperto sulla vita

- Cattivo pubblico per il cinema

- I film americani si fanno così

- De Sica in riformatorio

- Qui nascono le immagini

- Che cosa vuole il pubblico

- Il museo del cinema

- Celluloide

- Per la Cineteca Italiana

- Lo spettatore vuoe film che abbiano una trama e personaggi

- Crisi e neorealismo

- 2056


I film - 50 anni di cinema

- Cretinetti

- Murnau: dieci anni di cinema

- Maciste

- Ugo Ceseri

- Due donne strabilianti

- Alberto Capozzi

- Due registi svedesi

- Saturnino farandola

- Tabù

- La febbre dell'oro

- Scoperta di un regista: Jean Vigo

- Perchè 50 anni di cinema

- Les enfants du paradis

- La tragedia della miniera

- La règle du jeu

- Zéro de conduite, La chienne

- La corazzata Potemkin, La fine di San Pietroburgo

- Bilancio di "50 anni di cinema"

- Il cinema si è fermato

- La madre al "circolo del cinema"

- Vigo al "circolo del cinema"

- Il circo di Alexandrof

- Dies Irae


Prime visioni

- Una romantica avventura

- Uomini sul fondo

- L'assedio dell'Alcazar

- Ombre rosse

- De Sica regista

- La corona di ferro

- Il compagno P.

- Ancora sul Compagno P. (1)

- Ancora sul Compagno P. (2)

- Il dittatore

- Roma città aperta (1)

- Roma città aperta (2)

- Due lettere anonime (1)

- Due lettere anonime (2)

- Due proiezioni

- Com'era verde la mia valle

- Un giorno nella vita

- Censura contro Fritz Lang

- I film sull'arte di Luciano Emmer

- I bersaglieri della signora

- Sette contro uno

- L'uomo del sud

- Paisà

- I misteri di Shangai


Parte seconda

- Il mio cinema, i miei film


Come introduzione

- In guisa di autoritratto


Il mio cinema


- Contributi a una dichiarazione

- Reazionario suo malgrado

- I miei anni cinquanta

- L'idea della morte

- La mia "resistenza"

- Io e la commedia

- Saluto a Gallea

- Il cinema di De Sica: uno specchio tenero e impietoso

- De Sica capiva i bambini


I miei film

- L'imperatore di Capri - Comencini e il film comico

- Pane amore e fantasia, Pane amore e gelosia - Semplicità di Pane amore e gelosia - Caro De Sica

- Mogli pericolose - Più sono pericolose più sono comiche

- Tutti a casa - Quattro poveracci proprio come noi

- A cavallo della tigre - Intervista a Luigi Comencini - A cavallo della tigre è anche una parabola

- La ragazza di Bube - La nascita di una coscienza - La ragazza di Bube: Carlo Cassola - Luigi Comencini

- Incompreso - Intervista a Luigi Comencini - Dibattito su Incompreso con Luigi Comencini e Francoise Dolto

- Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova Veneziano - La vita quotidiana di un giovane veneziano chiamato Casanova

- Lo scopone scientifico - Intervista a Luigi Comencini

- Le avventure di Pinocchio - Per il Pinocchio tv ho guardato nel fondo di me stesso - Tre anni di lavoro - Pinocchio reinventato

- Delitto d'amore - Una favola operaia - Intervista a Luigi Comencini

- Mio Dio, come sono caduta in basso" - Perchè Mio Dio, come sono caduta in basso"


Primo dei due libri che la Cineteca Italiana dedica a Luigi Comencini, un po' strumenti di approfondimento e studio della sua figura, un po' tributo postumo ad un regista bistrattato dalla critica nostrana.
In questo volume viene dato ampio spazio al Comencini critico cinematografico, mestiere che il Nostro ha svolto per anni, ma per il quale è sempre rimasto in ombra. Per chi è digiuno di storia della critica cinematografica italiana questa prima sezione evidenzia il gap che separa i critici che furono da quelli che leggiamo oggi: tra gli articoli di Comencini, così come in quelli di molti suoi colleghi, si può trovare un fil rouge che fa dell'autore un cosidetto "critico militante"; esprimersi sulla riuscita o meno di un film significava sostenere una certa idea di cinema, portare avanti una battaglia alla quale ogni "pezzo" aggiungeva un tassello. Così tra i diversi scritti di Comencini è facile individuare le sue tre battaglie principali: la difesa del cinema come arte, quella di un cinema libero da condizionamenti e quella per la preservazione del "vecchio" cinema. Non deve essere stato facile per Adriano Aprà, curatore del libro, districarsi tra la mole di materiale che aveva a disposizione (Comencini ha scritto per molti quotidiani e riviste per tanti anni) e soprattutto deve essere stato difficile scegliere articoli che fossero allo stesso tempo rappresentativi, interessanti se letti a 50 anni di distanza e capaci di formare un unico corpus, un'unica grande opera.
Nella seconda parte del volume Aprà studia le prime pellicole di Comencini attraverso gli scritti stessi del regista, i suoi commenti, i pensieri a caldo, attraverso alcune interviste e appunti e scritture private ripescate dall'Archivio Comencini.
Come approfondire lo studio su un uomo di cinema in maniera inconsueta, assolutamente non pedante e utilizzando tutte le fonti a propria disposizione

Michelangelo Pasini




LUIGI COMENCINI - IL CINEMA SECONDO ME - SCRITTI E INTERVISTE (1974-1992)

Luigi Comencini - IL CINEMA SECONDO ME - SCRITTI E INTERVISTE (1974-1992, a cura di Adriano Aprà

Autori: Adriano Aprà (a cura di)



Casa editrice: Il Castoro, Milano, 2008



Collana:
Quaderni Fondazione Cineteca Italiana



Pagine: 287



Formato:
17x24



Prezzo:
22€



Lingua:
Italiano

Indice:

Premessa, di Adriano Aprà


Come introduzione

- Filastrocca sull'importanza di credersi importante


Le grandi interviste

- Intervista a Luigi Comencini di Lorenzo Codelli

- Intervista a Luigi Comencini di Jean A. Gili

- Intervista a Luigi Comencini di Dominique Rabourdin e Jean Roy

- Intervista a Luigi Comencini di Aldo Tassone

- Due interviste a Luigi Comencini di Tullio Masoni e Paolo Vecchi


Sul cinema

- La caricatura del personaggio è diventata una legge

- Appunti per il convegno "Il cinema e lo stato"

- Il film d'autore: e cos'è mai? Intervista di Mino Monicelli

- Però al cinema ci si emoziona di più

- "Effetto Lumiere" e altri appunti

- Anno 2001: rapporto sul fenomeno del cinema clandestino a cura della commissione d'indagine nominata dall'Unesco

- Il tempo e l'immagine

- C'era una volta il cinema

- Il cinema, a mio avviso

- Musica da film


I miei film

L'amore in Italia

- Un disamore che si cambia in malessere

- Prefazione al volume L'amore in Italia

- Appunti sull'inchiesta


L'ingorgo

- Intervista a Luigi Comencini di Simon Mizrahi

- Intervista a Luigi Comencini di Lorenzo Codelli

- Intervista a Luigi Comencini di Jean A. Gili


Voltati Eugenio

- Rivedendo gli appunti di lavoro di Voltati Eugenio

- Intervista a Luigi Comencini

- Otto domande a Luigi Comencini di Lorenzo Codelli


Cercasi Gesù

- Com'è nata l'idea

- Intervista a Luigi Comencini di Simon Mizrahi


Il matrimonio di Caterina

- Questo La Cava mi ricorda Flaubert

- Intervista a Luigi Comencini di Jean A. Gili


Cuore

- Note su Cuore

- Al lettore

- Il mio Cuore non è tenero

- Il cuore televisivo. Intervista di Tullio Masoni e Milena Simoni

- Un Cuore fatto per sognare

- Eduardo


La Storia

- Dal romanzo al film

- Appunti su La Storia

- La mia Storia. Intervista di Piero Spila

- Intervista a Luigi Comencini di Jean A. Gili


Un ragazzo di Calabria

Autointervista


La Bohème

- La Bohème: fedeltà e originalità. Intervista di Michel Pazdo e Catherine Schapira


Tutti i bambini... di Comencini

- I miei film sull'infanzia


Marcellino pane e vino

- Una favola per grandi e piccini

- Intervista a Luigi Comencini di Jean A. Gili


A un anno dalla pubblicazione di Al cinema con il cuore 1938-1974, volume che ripercorreva la prima parte di carriera di Luigi Comencini, la Fondazione Cineteca Italiana dà alle stampe questo libro che altro non è che la continuazione del precedente. Il cinema, la vita, l'attività di critico e giornalista oltre che quella di regista, approfondita a partire dagli studi che i francesi hanno sempre svolto su uno dei nostri registi più celebri. Articoli e scritti apparsi su Positif, L'Avant-Scene Cinéma, Le Monde, Cinecritica, che, a differenza di quanto avveniva nel primo volume dedicato a Comencini, prediligono la forma "intervista" agli articoli firmati dal regista stesso. Ad un'impressionante serie di lunghi botta e risposta in apertura di volume (oltre cento pagine) seguono una serie di articoli generalisti ad opera di Comencini che ora si dipanano nella forma di appunti per conferenze e convegni, ora divengono ancora (auto)interviste. Il terzo capitolo è invece molto più vario, gli ultimi film del regista nato a Salò sono approfonditi in totale libertà: appunti di lavoro, interviste, stralci di recensioni, note a margine, impressioni a caldo, confessioni di un uomo non sempre soddisfatto delle etichette appiccicategli dalla critica, riflessioni sparse, estratti da press book promozionali.
Tributo a Luigi Comencini non solo regista, ma persona di cinema e cultura a tutto tondo, ma soprattutto uomo. Chi è alla ricerca spasmodica di materiale inedito storcerà il naso (anche se il dattiloscritto Tutti i bambini... di Comencini è una chicca niente male). Chi invece non è in possesso di tutti i numeri di tutte le riviste di cui questa raccolta si nutre, avrà pane per i suoi denti.

Michelangelo Pasini


COSE (MAI) DETTE - FUORI ORARIO DI FUORI ORARIO (LIBRORALE)

COSE (MAI) DETTE - FUORI ORARIO DI FUORI ORARIO, di Enrico Ghezzi

Autori: Enrico Ghezzi


Casa editrice: Bompiani, Milano, 1996


Collana: -


Pagine: 288


Formato: 15x21


Prezzo: 11,36€


Lingua: Italiano

Indice:

Ultimi bagliori di un crepuscolo

John Ford dichiara guerra

Tempesta su Washington

Giglio infranto (cuori di tenebra nel mondo di Bosnia)

Somalia anno zero

La luce contro le tenebre

Dalla nube alla resistenza

Heimat
, il tempo è durato troppo

Cinema che non difende mai nulla

Dichiarazione di v(u)oto

Lo zio di Brooklyn

'Cinica' è la notte

Noi/Them

Giappone trance mutazione

Matango il mostro

King Kong

Sulle spalle dei giganti

Echi da un regno oscuro

Regia: l'ago nel pagliaio. Omaggio a Claude Chabrol

La vie est a nous?

Musical della politica

Il mio caso

I piccoli teatri del cinema

Una notte di Antonioni

Hotel des apolides

Per Angelo Humouda

Il proiezionista

I vivi e i morti

Ginger e Fred

The Last Command

Essere o non Essere?

Salomè

La notte del piombo nelle ali

Terza generazione

Fuori orario Pasolini

Sade Sade. Elegia dei buoni sentimenti

Monsieur Barbablù il serial killer della luna di miele

Bianca

Baci neri

Cose dall'altro mondo

Il tempo dell'occhio

Umano, non umano

Vivre sa vie

Godard Prenom Carmen

Il diavolo probabilmente

Finalmente la notte (una notte di finali di film)

Nachalo

Cadaveri squisiti (una notte dada)

La lunga notte di Vent'anni prima

Il tempo della durata

Monza 1990

Finale di partita

Vertov su Vertoc sovvertov

'sci-nema'

fuori orario fuori orario

Prima della nouvelle vague

Cinema della nascita - Nascita del cinema

Acciaio

Ricordi della casa gialla

Notte Senza Fine

Documents Interdits: De l'autre cotè

Zero de conduite

La Magnifica Ossessione - cent'anni di invenzione senza futuro

Roberto Rossellini un'invezione senza futuro (il cinema)

Illibatezza e Roma città aperta

Il corpo delle idee e il corpo dei filosofi

Fino all'ultima parola

Sono nato, ma...

Luigi Moretti, L'onda e i bambini pesce dell'Amazzonia

Violent Cop

Come imparai ad amare la bomba (una notte di immagini atomiche e mutanti)

Burroughs, il linguaggio un virus venuto dallo spazio

La città verrà distrutta all'alba

La ferita

Il cinema è il cinema: Scimeca

Cinema sessuato

Masculin feminin

Passion. Le travail et l'amour

Cinema fermo?

Cronaca di Anna Magdalena Bach

Pianissimo. Una notte di variazioni Glenn Gould

Un piano (quasi) perfetto

Senza c(i)eli

Ci vorrebbe un ballo

Mon cas

Morte come pubblicità - pubblicità come morte

Terra gialla

Moravia, Colpa del sole

L'orma della vita. Il cinema di William Dieterle

King Vidor il cuore e il capitale

Divine: La signora di tutti

Orson Welles nella terra di Don Chisciotte

Stati del cinema

A Touch of Zen

Oltre Brigadoon

Rasoi

Marco Melani ladro di cinema


Fuori orario - (dal)le cose viste 1990-1996


Filmografia




Enrico Ghezzi allo stato puro. Nel senso che il mezzo libro qui non è altro che la propaggine del mezzo fuori orario. Cose (mai) dette è la raccolta parola per parola di quasi un centinaio dei celebri monologhi fuori sincrono con cui il critico ha deliziato le migliaia di appassionati cinematografici formatisi con le rarità trasmesse grazie al suo instancabile lavoro di ricerca e programmazione. In questo volume Ghezzi raccoglie i primi sette anni della sua creatura preferita (Fuori Orario nasce nel 1989) e lo fa nella maniera che gli è più congeniale: senza mediazione alcuna, senza un criterio apparentemente logico e con tutta la folle spontaneità che lo ha sempre contraddistinto. Introduzioni ai film e alle serate riportate integralmente, senza compromessi letterari. Unico appiglio per il lettore sembra essere il piccolo indice analitico a margine di ogni 'scritto' , nel quale sono riportati i richiami di testo per parole chiave, scelte, ovviamente, con metodo altamente personale.
Per Ghezzi maniaci.

Michelangelo Pasini


LA CRITICA CINEMATOGRAFICA - METODO, STORIA E SCRITTURA

La critica cinematografica - Metodo, storia, scrittura, di Claudio Bisoni

Autori: Claudio Bisoni



Casa editrice:
Archetipo Libri, Bologna, 2006



Collana:
I Prismi Cinema



Pagine:
319



Formato:
17x24



Prezzo:
34€



Lingua:
Italiano

Indice:

Profilo critico

- Premessa

- Metodologia

- Un termine generico

- Il campo della critica cinematografica

- La critica come mestiere. Il modello di analisi di David Bordwell

- Tipologie di significato

- Doppioni oppositivi e temi

- Vincoli e libertà: i limiti dell'interpretazione

- Storia della critica e storia della cultura: gli studi sulla ricezione

- Un po' di storia

- In francia dagl anni Dieci alla Seconda Guerra Mondiale

- Il secondo dopoguerra e la nascita della critica moderna

- La politique des auteurs

- La critica moderna tra novità e tradizione

- In Italia: dalle origini all'avvento del fascismo

- Tra anni Venti e anni Trenta

- Dagli anni Ottanta a oggi


La critica in pratica: testi

- Matilde Serao, "Chi si commuoverà, chi ammirerà"

- Louis Delluc, "Intolerance"

- Louis Delluc, "Da Oreste a Rio Jim"

- Ricciotto Canudo, "One exciting night"

- Alberto Cecchi, "Il nostro pane quotidiano"

- Giacomo Debenedetti, "Un giorno alle corse"

- Giuseppe De Santis, "Per un paesaggio italiano"

- Antonio Pietrangeli, "Analisi spettrale del film realista"

- Luigi Chiarini, "Tradisce il neorealismo"

- Guido Aristarco, "E' realismo"

- Mario Gromo, "Luci del varietà e Macbeth"

- André Bazin, "Rashomon"

- André Bazin, "Il delitto perfetto"

- Francois Truffaut, "Ali Babà e la politica degli autori"

- Francois Truffaut, "La finestra sul cortile"

- Jean-Luc Godard, "Supremazia e soggetto"

- Jean-Luc Godard, "Hollywood o morire"

- Eric Rohmer, "Stromboli"

- Eric Rohmer, "Di tre film e di una certa scuola"

- Jacques Rivette, "Mizoguchi visto da qui"

- Jacques Rivette, "Dell'abiezione"

- Luc Moullet, "La portinaia e il boscaiolo"

- Michel Mourlet, "La bellezza della conoscenza"

- Giuseppe Marotta, "Caduto nella piana di Michelangelo Antonioni"

- Giovanni Grazzini, "Viridiana"

- Pier Paolo Pasolini, "La dolce vita: per me si tratta di un film cattolico"

- Lino Miccicchè, "Marcia trionfale"

- Giuseppe Turroni, "Per favore non mordermi sul collo"

- Adriano Aprà, "Che c'è di nuovo? Jerry Lewis e un cinegiornale neorealistico (Apollon, una fabbrica occupata)"

- Goffredo Fofi, "Jean-Luc Godard: week-end e Francois Truffaut: il ragazzo selvaggio"

- Frieda Grafe, "Nicht versohnt"


- Roland Barhes, "Sade Pasolini"

- Rainer Werner Fassbinder. "Come le foglie al vento"

- Enzo Ungari, "Le ombre di un sogno da Huston a Wenders"

- Giovanni Buttafava, "Ultime disavventure dell'impostazione corretta"

- Jonathan Rosenbaum, "Rocky Horror/Playtime contro Centro Commerciale/Casa"

- Tania Modleski, "La donna e il labirinto: Rebecca di Alfred Hitchcock"

- Pauline Kael, "I cancelli del cielo"

- Serge Daney, "Un sogno lungo un giorno"

- Alberto Farassino, "Quando Adriano scese in terra"


La critica allo specchio

- Francois Truffaut, "I sette peccati capitali della critica"

- Francesco Casetti, "Semiotica, critica, lettura"

- Marcello Walter Bruno, "Critica atto puro"

- Gianni Canova, "Contro la cinefilia"

- Lorenzo Pellizzari, "La Trivialkritik"


Bibliografia


Indice dei nomi





La storia della critica cinematografica è materia enorme, intricata, controversa, e certo difficile da confinare in trecento pagine, a maggior ragione se in un solo volume si vogliono fornirne sia i cenni storici che analizzarne gli scritti fondamentali.
Il lavoro di Claudio Bisoni non si concentra tanto sulla scrittura del volume, quanto nella sua organizzazione, nel lavoro di cesello che mai come in questo caso si rende necessario. Decide quindi di dedicare solamente una cinquantina di pagine alla presentazione della critica cinematografica prima a livello teorico, poi a livello storico e passare poi a ragionare sul lavoro dei critici. La parte più consistente del volume è infatti dedicata all'analisi dei testi, delle recensioni di alcune tra le più importanti penne che abbiano mai animato il dibattito cinematografico a livello mondiale. Ogni scritto proposto è anticipato da una breve nota bibliografica (dove è indicata la pubblicazione originale dell'articolo) e seguito da un commento critico (che l'autore preferisce chiamare chiave di lettura) che contestualizza la recensione nel dibattito in cui si inserisce, fornisce qualche nota biografica dell'autore e ne dà un'interpretazione alla luce di quanto analizzato nella premesse teorica del libro. La selezione di articoli proposti si può definire polarizzata tra i critici appartenenti all'entourage dei Cahiers Du Cinema da una parte e le figure che hanno ruotato intorno al panorama neorealista italiano dall'altra. La terza porzione del libro è dedicata alla meta-critica, alla critica che parla di se stessa, si guarda allo specchio, si analizza, si loda o si schernisce, ma soprattutto alla critica che si interroga sul proprio ruolo e sulla propria legittimità. La scelta di ridurre questa sezione a 5 articoli lascia al lettore un po' l'amaro in bocca.
Nonostante l'infinita mole di materiale da cui pescare e nonostante il libro abbia un approccio più accademico e adatto allo studente universitario, il lavoro di selezione effettuato da Claudio Bisoni risulta eccellente nel mostrare le diverse sfumature e correnti che si sono contrapposte all'interno di correnti come quella dei giovani turchi e nel presentare al lettore una mappa, assolutamente e obbligatoriamente parziale, della storia di chi ha vissuto il cinema da spettatore (quasi)partecipante. Si soffre leggermente la brevità del commento critico ad ogni articolo riportato.
Grafica scarna, nessuna immagine, ma in questo caso importa veramente poco.

Michelangelo Pasini