.

  • news1”
  • news1”
Visualizzazione post con etichetta Pubblicazioni legate a festival. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pubblicazioni legate a festival. Mostra tutti i post

GUY MADDIN

Guy Maddin, Bergamo Film Meeting 2004, a cura di Pier Maria Bocchi e Bruno Fornara



Autori: Pier Maria Bocchi, Bruno Fornara (a cura di)



Casa editrice:
Edizioni di Cineforum, Bergamo, 2003



Collana:
Monografie Bergamo Film Meeting



Pagine:
79



Formato:
16x23



Prezzo:
15€ (Esaurito)



Lingua:
Italiano


Indice:

Silenzio in sala. L'inutilità della parola e l'equilibrio temporale dello sguardo, di Pier Maria Bocchi

C'era una volta? Vecchie favole postmoderne, di Bruno Fornara


Guy Maddin nudo e crudo. Intervista, a cura di Pier Maria Bocchi

Piaceri colpevoli, di Guy Maddin


Trapianto, consunzione e morte. La malattia, la consunzione e la deperibilità nel cinema di Guy Maddin, di Roberto Curti


Wake up, Canada! Sogni, amnesia, propaganda... or how to get lost into Maddinesque, di Paolo Bertolin


La mise en scène et le Grand Guignol Mètaphisyque. Erich von Stroheim, Guy Maddin: apologia di due maghi erranti e del loro cinema “impossibile”, di Andrea Bruni


Note biografiche


Filmografia


Il Bergamo Film Meeting ha saputo spiccare nel panorama dei festival italiani grazie a focus dedicati a cineasti contemporanei altrimenti tacciati di marginalità, come Jan Švankmajer (edizione del '97), i fratelli Quay ('99), Béla Tarr ('02) e Roy Andersson ('03). Tutti cineasti poco o per nulla studiati e distribuiti, soprattutto nel nostro paese, e che il BFM ha permesso di (ri)scoprire degni di ben altra considerazione critica. I cataloghi di queste retrospettive, vere e proprie monografie, hanno spesso rappresentato dei casi pressochè unici, e non solo a livello nazionale, di letteratura critica su tali cineasti.
E' questo anche il caso del canadese Guy Maddin, 'il più grande regista di film muti in bianco e nero del XXI secolo' (Ny Times), dall'opera prolifica (una trentina di film in vent'anni) e inimitabile per stile e temi, che ha saputo imporsi come uno dei cineasti più radicali e inventivi dei nostri tempi. La sua opera consta infatti di un connubio filmico inedito e personalissimo, che fonde iconografie e tòpoi del cinema muto a forsennati digitalismi, melodrammi improbabili ad un senso del grottesco fieramente surrealista, barocchismi diy ad un inesausto vitalismo tecnico à la Gance.
I saggi, tutti impeccabili, dissezionano le ossessioni principe dell'opera maddiniana, dalla diffidenza nel potere della parola (e del cinema sonoro tutto) sino ai leitmotifs della memoria e della malattia. Il vero cuore della sottile ma densissima monografia è però costituito da un'esemplare intervista a Maddin e da alcuni suoi articoli, insieme spassosi e acuti (su tutti il suggestivo brano su Lon Chaney e la caustica stroncatura di Tom Cruise in Minority Report) apparsi sulle pagine di Village Voice, Film Comment e Cinema Scope.
Lodevole operazione, quindi, consigliata a chiunque sia incuriosito dalla sgangherata filmografia di Maddin, peraltro doviziosamente illustrata in chiusura del volume, con sinossi e stralci di recensioni.
Un gran numero di rare illustrazioni e un prezzo tutto sommato adeguato all'eccezionalità del testo rendono il libro ancora più apprezzabile e meritevole di ristampa (poiché già fuori catalogo).
Il solo, inevitabile rammarico è l'esclusione da questa monografia, risalente al 2004, delle due opere con cui più di tutte Maddin ha saputo superarsi, il memoir My Winnipeg (2007) e il capolavoro Brand Upon the Brain! (2006), che aspettano ancora un approfondimento critico adeguato alla loro grandezza.


Dario Stefanoni

BRITISH RENAISSANCE - GIOVENTU', AMORE E RABBIA NEL CINEMA INGLESE DEGLI ANNI OTTANTA

RITISH RENAISSANCE - GIOVENTU', AMORE E RABBIA NEL CINEMA INGLESE DEGLI ANNI OTTANTA, a cura di Emanuela Martini


Autori: Emanuela Martini (a cura di)



Casa editrice:
Il Castoro, Milano, 2008



Collana:
Il Castoro in collaborazione con Torino Film Festival



Pagine:
174



Formato:
21x24



Prezzo:
20€



Lingua:
Italiano

Indice:

L'aria del tempo


Da una piccola isola

- In England's green and pleasant land, di Alberto Crespi

- Revolution rock (It's a brand new rock), di Federico Guglielmi

- Racconti migranti. Narratori e commediografi, di Masolino D'Amico

- Un film è un film è un film. Il cinema della televisione, di Kenith Trodd

- Slave to the rhythm. La moda e la performance, di Pier Maria Bocchi

- Space Oddity. Il mondo di Dennis Potter


Belle speranze

- Grazie, signora Thatcher, di Emanuela Martini


I film della rassegna, a cura di Arturo Invernici


Bibliografia, a cura di Roberto Manassero


British Renaissance è il titolo di una delle retrospettive che il Torino Film Festival, edizione numero ventisette, ha voluto dedicare ai suoi spettatori. Ma è soprattutto l’epiteto con cui vengono classificate una serie di pellicole inglesi che hanno fatto la loro comparsa tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta; è l’etichetta appiccicata su un (non)movimento e una (non)corrente cinematografica, giovane, ribelle, vitale e rabbiosa. A cavallo tra i due decenni registi come Neil Jordan, Peter Greenaway e Stephen Frears, talentuosi cineasti spesso al soldo delle televisioni britanniche, alzano il loro grido di protesta nei confronti dell’amministrazione conservatrice di Margaret Thatcher, creando un fiume di pellicole destinato prima di tutto a fare incetta di premi, poi, qualche anno più tardi, ad essere salutato come la rinascita del cinema inglese. Una retrospettiva, quella, che è ben conscia di non poter essere altro che un’introduzione al cinema dei sobborghi londinesi, accompagnata da un libro, questo, che ne segue i precetti: non più di un film per regista (fatte poche, dovute, eccezioni), per dare allo spettatore prima e al lettore poi una panoramica la più ampia possibile sul fenomeno, mettendolo nelle condizioni di sapersi muovere all’interno della rinascita, lasciandogli in bocca quella curiosità che lo guiderà poi ad un ulteriore approfondimento. Così sembra aver ragionato Emanuela Martini, curatrice sia della retrospettiva che del volume in questione. Aprono il libro decine di brevi scritti dei registi, pillole di pensiero che lette una dopo l’altra sembrano il manifesto di un (non)movimento mai nato e allo stesso tempo, quindi, mai morto. Poi oltre venti pagine di immagini pure, completamente incentrate sui protagonisti della British Renaissance: volti di operai, di alcolizzati, di giovani dalle belle speranze perdute, di sportivi, di punk e di ribelli. E poi i saggi, sette in tutto, come fulmini a squarciare le infinite sequenze di volti e situazioni che fanno bella mostra dalle foto, splendide, del volume: brevi e liberissimi scritti (si veda quello di Pier Maria Bocchi) che hanno come intento principale quello di fotografare un’epoca, un periodo, una realtà ed una società a cui i vari Frears e Greenaway si sono prima ispirati, poi ribellati. Come a dire che prima di parlare di questo cinema è necessario parlare di quell’Inghilterra. Solo una volta fatti propri certi scenari è possibile parlare e guardare le pellicole che li raccontano. Non è un caso quindi che il saggio di Emanuela Martini, il più cinematografico di tutti, sia posto a chiosa degli altri sei. Arturo Invernici, soltanto nelle ultimissime pagine, fornisce al lettore la traccia più completa: l’elenco di tutti i film presentati durante la retrospettiva, che poi altro non è che una ispirata cernita tra tutti i film (più di ottanta) che possono essere ascritti al filone.
Il lettore è ora pronto per diventare uno spettatore: ha le basi storico-sociali e un elenco di ciò che dovrà vedere. Ad un libro del genere non si può chiedere veramente di più.

Michelangelo Pasini


ASSOCIAZIONI IMPREVEDIBILI – IL CINEMA DI WALERIAN BOROWCZYK

UASSOCIAZIONI IMPREVEDIBILI – IL CINEMA DI WALERIAN BOROWCZYK, di Alberto Pezzotta


Autori: Alberto Pezzotta, (a cura di)



Casa editrice:
Lindau, Torino, 2009



Collana:
La via lattea



Pagine:
204



Formato:
17x24



Prezzo:
22€



Lingua:
Italiano

Indice:

Introduzione, di Alberto Pezzotta


Dopo Borò il diluvio, di Valerio Caprara


Diseguale metodicamente, di Marina Pierro


La filigrana polacca, di Pascal Vimenet


Crepino gli artisti!
Walerian Borowczyk cineasta polacco d'animazione, di Federico Rossin


Rituali d'amore. Mendiargues e Borowczyk, dalla pagina allo schermo, di Roberto Curti


Borowczyk e le censure, di Alberto Pezzotta


Rivedo Boro..., di Michael Levy


Quattro interviste (e una dichiarazione), di Walerian Borowzyck


Born in the Box. Intervista tardiva con Walerian Borowczyk, di Bertrand Mandico


Filmografia, a cura di Alberto Pezzotta con la collaborazione di Federico Rossin e Roberto Curti


Bibliografia essenziale


Note sugli autori


La corposa e densa monografia curata da Pezzotta è stata pubblicata in occasione del Trieste Film Festival, dov'è stata dedicata una retrospettiva completa al maestro polacco. Il volume, elegantemente impaginato e illustrato, è strutturato in saggi di diversi autori che ben illuminano la duplice anima artistica di Boro, maestro d'animazione stop-motion negli anni '50 e '60 e raffinato interprete di un erotismo di evidente marca surrealista nei decenni successivi. Tra i contributi è particolarmente interessante l'intervento di Federico Rossin, che analizza nel dettaglio la produzione d'animazione con precisione storica e grande ricchezza di riferimenti iconografici, sempre appropriati e ficcanti nella loro trasversalità (si va dalle “cine-tassonomie” di Greenaway alle immagini “ciselées” dei lettristi, da Svankmajer a Hollis Frampton). Imprescindibile poi la parte dedicata alle interviste, con un lungo e illuminante entretien con Rivette e una divertita schermaglia sul tema della censura tratta dalle pagine de L'Europeo; molto curata anche la filmografia, dove spiccano tra le critiche dell'epoca le parole appassionate di Alberto Moravia.
Il volume, dal prezzo forse leggermente eccessivo, vanta infine un prezioso apparato iconografico a colori di 16 pagine, rivolto, e questo è un peccato, unicamente alle sue opere extracinematografiche: dipinti, sculture, illustrazioni, collages e manifesti.

Dario Stefanoni


PATRICK TAM: DAL CUORE DELLA NEW WAVE

PATRICK TAM: DAL CUORE DELLA NEW WAVE

Autori: Alberto Pezzotta (a cura di)



Casa editrice:
Centro Espressioni Cinematografiche, Udine, 2007



Collana:
Catalogo retrospettiva Udine Far East Film 2007



Pagine:
426



Formato:
20x20



Prezzo:
25€



Lingua:
Italiano, Inglese

Indice:

Premessa


Saggi

- L'evoluzione e il contributo di Patrick Tam, di Law Kar

- Patrick Tam e la "new woman", di Mary Wong

- L'opera televisiva di Patrick Tam. Un primo sguardo, di Alberto Pezzotta

- The Sword, di Stefano Locati

- Love Massacre, di Stefan Borsos

- Nomad, di Matteo Di Giulio

- Cherie, di Pier Maria Bocchi

- Final Victory, di Roberto Curti

- Burning Snow, di Alberto Pezzotta

- My Heart is That Eternal Rose, di Giona A. Nazzaro

- After This Our Exile, di Roger Garcia

- Alla ricerca della precisione. Una conversazione con Patrick Tam


Testimonianze

- L'arte del dettaglio: intervista con Shu Kei, di Tim Youngs

- Lo spirito della New Wave: intervista con Stanley Kwan, di Tim Youngs

- Così diverso, così vicino: intervista con Tsui Hark, di Tim Youngs

- "... Ma quando abbiamo visto il film, lo abbiamo adorato tutti": intervista con Eric Tsang, di Maria Barbieri


Scritti di Patrick Tam

- Sul colore

- Recensioni


Filmografia: televisione

- Superstar Special

- C.I.D.

- Seven Women

- Social Worker

- 13

- The Underdogs


Filmografia: cinema

- The Sword

- Love Massacre

- Nomad

- Cherie

- Final Victory

- Burning Snow

- My Heart is That Eternal Rose

- After This Our Exile


Collaborazioni e altro


Bibliografia


Udine Far East Film Festival non è solo una manifestazione imprescindibile per ogni appassionato di cinema orientale, ma è anche un'occasione unica per lo studio di autori che troppo spesso sono rimasti incastrati, almeno in Italia, nelle pieghe della distribuzione da sempre orientata solo al mainstream. Per questo la retrospettiva dedicata a Patrick Tam dall'evento udinese non ha solo un valore qualitativo e di ricerca, ma è sintomo che anche nella nostra penisola il fermento culturale è ancora molto attivo, basta lasciarlo sfogare, agire.
Il libro, che accompagna l'omaggio tributato ad uno dei registi imprescindibili della new wave cantonese e curato da Alberto Pezzotta è costellato di foto e sequenze di fotogrammi che, una volta ogni tanto, non hanno solamente funzione di contorno o puramente estetica, ma sono parte integrante del volume in questione. Coerentemente con la poetica di Patrick Tam, da sempre un cultore del cinema come immagine, Alberto Pezzotta analizza l'opera omnia del regista cantonese dal punto di vista del linguaggio filmico e della tecnica cinematografica come pilastro fondante di una visione personale ed appassionata della (propria) settima arte. Per questo i saggi e le interviste ad opera dei vari collaboratori del volume suonano molto spesso come un vero e proprio commento all'immagine, un'analisi del cinema di Tam certamente come corpus unico, ma anche come insieme di fotogrammi certosinamente studiati uno ad uno. Vietato però pensare che ad un approccio tanto tecnico corrisponda un'inevitabile pesantezza nella lettura, che anzi risulta poco monotona, complice anche la pluralità di voci coinvolte dal sagace curatore del volume. Interessanti in questo senso anche le recensioni riportate nel libro, traduzioni da articoli in cantonese usciti a suo tempo sulla stampa di Hong Kong.
Libro in italiano con traduzione inglese a fronte, anche per questo abbastanza voluminoso.
Prima pubblicazione completamente dedicata a Patrick Tam.

Michelangelo Pasini


OMBRE ELETTRICHE - CENTO ANNI DI CINEMA CINESE 1905-2005

Ombre Elettriche, cento anni di cinema cinese, a cura di Marco Müller ed Elena Pollacchi

Autori: Marco Müller, Elena Pollacchi (a cura di)



Casa editrice:
Mondadori Electa, Milano, 2005



Collana:
La Biennale di Venezia



Pagine:
311



Formato:
17x24



Prezzo:
34€



Lingua:
Italiano

Indice:

Introduzione, di Marco Müller


Prima parte: 1905-1949

- La Seconda Generazione: scelte coraggiose in un'epoca di sconvolgimenti, di Yang Yuanying

- Le ambiguità politiche del cinema di sinistra (1932-1937), di Xiao Zhiwei

- Xia Yan: "Non dimenticare il passato, trarne insegnamento per il futuro", di Peggy Kames

- La lotta per la donna moderna tra cinema sentimentale e cinema realista nella Shanghai degli anni Trenta, di Zhang Zhen

- Sun Mongjin e il primo cinema documentario cinese, di Zhu Ying e Zhang Tongdao

- Storia fotografica del cinema cinese (1905-1959)


Seconda parte: 1949-2005

- "Piangi piangi, ridi ridi": i piaceri segreti del pubblico cinematografico della Rivoluzione Culturale, di Paul Clark

- Xie Jin: politica d'autore prima del Nuovo Cinema (1957-1980), di Marco Muller

- Stretti dal tempo: i registi della Quarta generazione, di Yang Yuanying

- Donna e nazione: la diva nel cinema cinese, di Chris Berry

- La nascita del cinema indipendente: la sesta generazione, di Ning Dai

- Dal grande al piccolo schermo: il cinema documentario cinese contemporaneo, di Paola Voci

- Il cinema digitale: le prime immagini libere di Cui Zi'en

- Storia fotografica del cinema cinese (1960-2005)

- Il cinema di carta: il manifesto cinematografico in Cina, di Federico Greselin

- Storia del cinema cinese attraverso i manifesti


Documenti

- Il cinema cinese, questo sconosciuto, di Ugo Casiraghi


Apparati

- Cronologia

- Gli autori


Una retrospettiva dedicata ad un lasso di tempo così lungo (cento anni, come recita appunto il titolo del volume in esame), così come un libro che ne accompagna ed impreziosisce il lavoro, non può e non deve aver certo pretese filologiche e di completismo. Quando Marco Müller ed i suoi collaboratori hanno programmato l'omaggio alla "Storia segreta al cinema cinese", in occasione della 62. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia devono essersi preoccupati di come tratteggiare un universo intero con i pochi tratti a loro disposizione. Eccoli allora lavorare prima di macete, poi di scalpello, per selezionare periodi, correnti, generi, registi e figure influenti di una cinematografia enorme come la nazione che rappresenta. Questo inevitabile lavoro di selezione e di sottrazione si riflette nel volume "Ombre Elettriche - Cento Anni di Cinema Cinese 1995-2005": poco più di trecento pagine a disposizione degli autori per incuriosire ed interessare i meno avvezzi alla cinematografia cinese, ma contemporaneamente approfondire alcuni temi e di conseguenza accontentare chi la settima arte del colosso asiatico la mastica da qualche tempo. Trecento pagine in cui infilare sei generazioni di registi, le avanguardie, i rapporti tra cinema-censura-regime-rivoluzione culturale-e chi più ne ha più ne metta, trecento pagine che siano anche belle a vedersi, dotate quindi di un apparato iconografico in linea con i contenuti e lo stile, pomposo e curato allo stesso tempo, del Festival di Venezia.
Müller e la Pollacchi dividono allora questi cento anni di cinema in due lunghi periodi, inevitabilmente pre e post fondazione della Repubblica Popolare Cinese, e assoldano docenti, critici, storici, studiosi di mezzo mondo (Italia, Cina e Stati Uniti in primis), affidando loro saggi che hanno un taglio a metà tra quello storico, di costume e sociale. Scritti capaci ora di infilare una generazione intera di registi in dieci pagine, ora in grado di analizzare le nuove correnti (documentaristiche e indipendenti prima di tutto) e, perchè no, compiere un'attenta analisi del rapporto tra pubblico e rivoluzione culturale.
I curatori riescono a trovare, in tutto questo, lo spazio per tre lunghi capitoli dedicati solo ed esclusivamente alle immagini: i primi due raccontano, per cenni, per volti, per scatti rubati sul set, la storia dei lunghi periodi cinematografici sopra indicati, il terzo ripercorre l'evoluzione della settima arte in Cina attraverso i suoi manifesti, divenuti famosi molto spesso più per il loro valore propagandistico che per il film che promuovono.
Come tutti i cataloghi veneziani copertina semirigida, carta patinata, apparato iconografico che alterna al colore il bianco e nero e, unico piccolissimo neo, qualche errore di battitura che infastidirà solo il perfezionista.

Michelangelo Pasini


JEAN-PIERRE MELVILLE

Jean-Pierre Melville, a cura di Mauro Gervasini, Emanuela Martini

Autori: Mauro Gervasini, Emanuela Martini (a cura di)



Casa editrice:
Il Castoro, Milano, 2008



Collana:
Il Castoro in collaborazione con Torino Film Festival



Pagine:
160



Formato:
21x24



Prezzo:
20€



Lingua:
Italiano

Indice:

L'amico americano, di Emanuela Martini


The director wore in black

- Cose di Bob (Bob le flambeur), di Sandro Toni

- Mentire, morire (Le doulos), di Matteo Bortolotti

- Il primogenito dei Maudet (L'ain des Ferchaux), di Marcello Fois

- Facce da milieu (le deuxieme souffle), di Massimo Carlotto

- Il tempo della visione (Le samourai), di Giancarlo De Cataldo

- Il rosso cerchio del destino (Le cercle rouge), di Alan D. Altieri

- La linea d'ombra (Un flic), di Nicoletta Vallorani


Dalla nouvelle vague alla resistenza

- Quando leggerai queste righe, di Olivier Bohler

- Il ragazzo terribile, intervista di Claude Beylie e Bertrand Tavernier a Jean-Pierre Melville

- Mauvais souvenirs!, di Claudio G. Fava


L'armata delle ombre

- Il genere Melville, di Mauro Gervasini

- Un bavero da rialzare quando piove, di Gianluca Gibilaro

- Come arma, le forbici, di Olivier Bohler

- John Woo VS Jpm: tecnica e rito del killer, di Giorgio Gosetti


La vita e i film

- La vita, a cura di Mauro Gervasini

- I film, a cura di Mauro Gervasini

- Bibliografia


Il Torino Film Festival per la sua 26esima edizione omaggia, tra gli altri, Jean-Pierre Melville, dedicandogli una delle sue retrospettive. Immancabile il catalogo che, come prassi, si propone di essere una raccolta di scritti, di idee, di pensieri e di materiale, più che un approfondimento vero e proprio. Mauro Gervasini ed Emanuela Martini, che del libro e della retrospettiva sono i curatori, sembrano essersi assicurati che ogni saggio contenuto nel libro avesse una spiccata componente autobiografica a volte, personale altre, ma sempre e comunque una struttura diversa, libera, dipendente solo dal film e dall'argomento toccato, non imbrigliata in uno schema prefissato.
Prima parte dedicata a personali riflessioni su alcuni film del regista, pellicole che alcuni definirebbero le più rappresentative, ma alle quali altri guarderebbero come selezionate con lo stesso spirito che tiene insieme le pagine del libro, passione, approfondimento e sperimentazione. Tanti autori, tanti stili differenti, con esiti altrettanto diversi. Spicca Sandro Toni con il suo breve ed autobiografico saggio su Bob le flambeur.
Seconda parte più storica con tanto di intervista a Melville tratta dai Cahiers du Cinèma n. 124 dell'Ottobre 1961 e di brevi pillole e citazioni in ordine cronologico dedicate al rapporto prima di filiazione poi controverso tra i giovani turchi e Jpm.
Seguono quattro saggi dedicati alle tematiche del regista francese, tra i quali spicca quello in cui Giorgio Gosetti fa il punto sul debito che John Woo ha da sempre pagato al cinema di Jean-Pierre Melville.
A concludere bio e filmografia.
Bibliografia interessante e curatissima.
Libro evidentemente pensato (e riuscito) per l'appassionato di Melville o per chi, almeno, ne abbia seguito la retrospettiva durante il festival. Farebbe bene ad evitarlo chi si voglia avvicinare per la prima volta al cinema del cineasta francese; lo troverebbe un po' troppo frammentario.

Michelangelo Pasini


JOHN CASSAVETES

John Cassavetes, a cura di Jim Healy, Emanuela Martini

Autori: Jim Healy, Emanuela Martini (a cura di)



Casa editrice:
Il Castoro, Milano, 2007



Collana:
Il Castoro in collaborazione con Torino Film Festival



Pagine:
226



Formato:
21x25



Prezzo:
26€



Lingua:
Italiano

Indice:

L'eterna illusione di Emanuela Martini


New York 1959

- Mekas VS Cassavetes

- Un modo di vivere, intervista di Andrè S. Labarthe a John Cassavetes

- Il caterpillar, intervista di Jim Healy ad Al Ruban


Tra New York e Hollywood

- Il teatro di una rivoluzione, di Franco La Polla

-
Quattro film in dieci anni, intervista di Joseph Gelmis a John Cassavetes

- Lavorare per gli studios, di Jim Healy

- Un fratello maggiore, intervista di Jim Healy a Seymour Cassel


Scie d'amore

- Life is man and woman, di Paola Malanga

- L'emozione e la tecnica, intervista di Michel Ciment e Michael Henry a John Cassavetes

- Gena, di Beverly Walker

- Tra attori, di Ben Gazzara


Post scriptum

- Il primo Ombre e A woman of mistery, di Jonathan Rosenbaum

- Due o tre cose che so di Cassavetes, di Jonathan Lethem


La vita e i film

- La vita

- I film, a cura di Roberto Manassero


Bibliografia, a cura di Roberto Manassero


Se da sempre uno dei punti di forza del Torino Film Festival sono le retrospettive dedicate ai registi, il “catalogo” che le completa ed accompagna è decisamente la ciliegina sulla torta. Questo libro, uscito appunto a corredo del grande omaggio dedicato a John Cassavetes durante l’ultima edizione numero 25 della manifestazione, è qualcosa di cui non è affatto facile parlare.
Molto spesso quando si approccia una monografia su un regista, uno sceneggiatore o un attore si è alla ricerca di una completezza ed un’organicità che invece nel libro a cura di Jim Healy ed Emanuela Martini manca completamente. Ma questa volta è proprio il caso di dire: per fortuna. E’ evidente, infatti, come nelle intenzioni degli autori non ci fosse quella di scrivere l’opera definitiva sul cinema di una delle figure più interessanti mai transitate per Hollywood, ma semplicemente quella di presentare John Cassavetes nel modo in cui a lui sarebbe andato più a genio. Ecco allora Emanuela Martini e Jim Healy lavorare di sottrazione evitando accuratamente ogni scritto puramente filologico, per lasciare invece spazio alla parola dei suoi collaboratori. Lui, così eccentrico, passionale, anarchico, quanto avrebbe gradito un rigido compendio in rigoroso ordine cronologico che andasse a sezionare la sua vasta ed anticonvenzionale filmografia?! Poco oserei dire. Gli autori colgono perfettamente l’urgenza di improvvisazione del regista, la sua volontà di lasciare lo spazio necessario affinchè gli attori potessero dare libero sfogo alla propria creatività e ne fanno la loro bandiera in questo lavoro che è più di raccolta e ricerca che di scrittura.
Nel libro trovano così spazio tre interviste a John Cassavetes, diverse testimonianze di chi ha lavorato con lui e una manciata di saggi; il breve scritto di Franco La Polla, che già nel suo titolo “Il teatro di una rivoluzione” condensa tutto il cinema del Nostro, varrebbe da solo l’acquisto del volume. Ma il libro è anche l’ode sperticata a Gena Rowlands (tratta da Film Comment 1989) ad opera di Beverly Walker e soprattutto un commosso ed ultimo saluto (tratto dai Cahiers Du Cinema 1989) da parte di Ben Gazzara, amico e collaboratore di Cassavetes, al “... solo uomo che abbia saputo affrontare le esigenze della sua arte con tanto coraggio”. La consueta filmografia, redatta in modo ineccepile anche per quel che riguarda la produzione televisiva del regista, ed un comparto iconografico, a colori ed in bianco e nero, impreziosiscono ulteriormente l’opera.
La struttura voluta da Healy e la Martini non ha solo il pregio di essere perfettamente in linea con il personaggio che analizza ma rende la lettura estremamente agevole e veloce. Il che è un pregio non da poco considerando le mattonate che certi autori ci costringono ad affrontare perchè troppo influenzati da una disciplina come la semiotica che, quando si avvicina al cinema porta buoni frutti, quando si sovrappone ad esso, invece, non può che nuocergli.

Michelangelo Pasini