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I FILM DI DARIO ARGENTO

I FILM DI DARIO ARGENTO, Roberto Lasagna e Lino Molinario


Autori: Roberto Lasagna, Lino Molinario


Casa editrice:
Falsopiano, Alessandria, 2009


Collana:
Light


Pagine:
224

Formato: 11,5x16


Prezzo:
13 €


Lingua:
Italiano

Indice:

Introduzione
- Scorie del passato

L'immagine che rivela

Stilemi di morte

Visioni dal margine

Come dentro un tunnel

Il posto dell'oblio

Dimenticare

La fiaba ha inizio

Prima della rivalutazione

Sotto gli occhi dell'assassiono

Iper-sensibilità

Ad occhi aperti

Viaggio in America

Asia

Lo stato delle cose

Il fantasma della libertà

L'artista e il fumista

Il "riscatto"

Filmografia

Riferimenti bibliografici


Parlare di Dario Argento oggi non è affatto facile. Non lo è perchè le critiche che gli piovono addosso da oltre una decina d’anni sembrano essere quasi unanimi e le recensioni positive lette all’indomani de Il Cartaio o La Terza Madre sono davvero poche. Ma soprattutto non lo è perchè sul maestro del giallo all’italiana hanno scritto in tanti. Roberto Lasagna e Lino Molinario non cadono però nelle trappole dentro le quali sarebbero franati se solo avessero scritto con il preciso obiettivo di schivare le due difficoltà di cui sopra; gli autori optano per un approccio il più possibile intellettualmente onesto all’universo argentiano e questo è indubbiamente il metodo più corretto. Non pretendono infatti di essere originali per forza e quindi di aggirare il rischio di sfociare nel già detto con l’utilizzo di analisi esageratamente virate sul versante semiotico.

Semplicemente: i capitoli del libro corrispondono, più o meno, ai film diretti dal Dario nazionale e i due autori ne danno una rilettura personale e attenta a trattare il suo cinema con uno sguardo a metà tra quello del fan più sfegatato e del critico più pregiudizievole, tenendo sempre dritto il timone dell’intelleggibilità: stupisce infatti come il volume, compatto e tascabile a dire la verità, possa essere divorato con tanta facililtà, complice anche l’attenzione, a volte anche esagerata, per la trama di ogni singola pellicola. Da sottolineare l’interpretazione dei nuovi lavori argentiani: film come La Terza Madree Non Ho Sonno vengono infatti analizzati cercandone gli elementi di continuità con le altre pellicole del regista, superando spesso i limiti di analisi imposti da una critica più attenta a demolirne la figura che a riflettere su pregi e difetti di alcune opere non riuscitissime.

Parlare dei lavori di Dario Argento soprassedendo sui loro finali sarebbe impossibile, quindi occhio agli spoiler.

Michelangelo Pasini


I MANIFESTI TIPOGRAFICI DEL CINEMA - LA COLLEZIONE DELLA FONDAZIONE CINETECA ITALIANA 1919-1939

I MANIFESTI TIPOGRAFICI DEL CINEMA- LA COLLEZIONE DELLA FONDAZIONE CINETECA ITALIANA 1919-1939, a cura di Roberto Della Torre ed Elena Mosconi


Autori: Roberto Della Torre ed Elena Mosconi (a cura di)


Casa editrice:
Il Castoro, Milano, 2001


Collana:
Il Castoro Cinema


Pagine:
158

Formato: 17x24


Prezzo:
14 €


Lingua:
Italiano

Indice:

Premessa di Elena Mosconi e Roberto Della Torre

Il manifesto lungo le vie del cinema di Fabio Radaelli

Il manifesto tipografico: struttura e funzioni di Roberto Della Torre

Pubblicità e affissioni di Roberto Della Torre

Scheda. Profilo di una sala cinematografica: il cine X di Giulia Marcora

Lo spettacolo cinematografico di Gianluca Casadei

Scheda. Tra cinema e varietà: Anna Fougez e Polidor di Gianluca Casadei

“Sublime interpretazione di...”: incursioni nel divismo attraverso i manifesti tipografici milanesi di Raffaele De Berti

Scheda. Un autore-divo: Lucio D'Ambra di Stefania Mignoli

Il genere e le pratiche comunicative: il testo verbale dei manifesti e le strutture testuali di genere di Roberta Marasco

Scheda. Il genere storico nei manifesti tipografici di Savinia Colombo

Il pubblico tra manifesti e film di Elena Mosconi

Quattro chiacchiere con gli esercenti. Intervista a Ulderico Bonfanti e Ambrogio Moro di Roberto Della Torre

L'esperienza dello spettatore attraverso le cartoline del Cinematografo Centrale di Francesco Casetti

Tracce di modernità nelle cartoline del cinema Centrale di Lorena Iori

Glossario

Appunti d'archivio


Durante gli anni Settanta le cineteche italiane si aprono, tra meraviglia ed ammirazione, ad una sostanziale acquisizione di materiali non filmici disparati e di diversissima provenienza: archivi fotografici, fondi privati, archivi di colonne sonore e di locandine, diari e lettere. L'equazione cinema uguale film, già in forma non proprio smagliante, subisce una decisiva incrinatura. In questo contesto la Cineteca Italiana, ente semi-privato milanese fondato dal gruppo di Corrente (Rognoni, i Comencini, Lattuada, Luigi Veronesi, ecc.), acquistò un importante fondo di 120.000 manifesti non illustrati relativi alla programmazione di più di 150 sale cittadine dal 1919 al 1939. Come dire l'intero spettacolo cinematografico milanese di due decenni.
Purtroppo, però, i materiali non filmici acquisiti dalle cineteche hanno vita infausta, condannati come sono a scaffali polverosi dai quali vengono rimossi nella migliore delle ipotesi per una mostra. A meno che non abbiano la fortuna di suscitare l'interesse di un gruppo di ricerca che, come in questo caso l'Università Cattolica, ne rileva il valore storico e provvede ad un'opportuna valorizzazione. Il tutto affidato alla guida di Elena Mosconi e Roberto Della Torre, due esperti da prospettive diverse (ricercatrice lei e archivista lui) di spettacolo e spettatorialità cinematografica, e composto da studenti specializzandi e dottorandi.
I manifesti tipografici, specialmente se raccolti in un così ampio fondo, rappresentano una chiave d'argento per orientarsi tra i cunicoli della storia locale, senza contare le fruttuose deviazioni che un'attenta analisi lascia intravedere (come dimostrato da Raffaele De Berti e Roberta Marasco).
Così, in un complicato intreccio di leggi di mercato e autorappresentazione, i manifesti si fanno fonte plurale e polisemica, specchio infedele e risorsa preziosissima. Gioco d'interpretazione e di rilettura, dunque, che richiede mani abili, forse a volte più di quelle dei giovani ricercatori della Cattolica.
Il volume rimane comunque, anche con le sue cadute dovute più alla poca consistenza di alcuni interventi (compreso il farraginoso saggio della Mosconi) che non ad una mancanza globale, un caso unico, sia per i manifesti tipografici – ovviamente – che per lo sperimentalismo di un lavoro costruito tutto su una collezione parafilmica, utilizzata come un grimaldello per forzare più di un avamposto (il pubblico ma anche i generi, la pubblicistica, il divismo, la legislazione e l'esercizio).
In appendice Francesco Casetti e, ancor meglio, Loretta Iori analizzano le stupende cartoline del Cinematografo Centrale, la mitica sala della Galleria.

Giuseppe Fidotta


LE GARZANTINE CINEMA

LE GARZANTINE CINEMA a cura di Gianni Canova


Autori: Gianni Canova (a cura di)


Casa editrice:
Garzanti, Milano, 2009


Collana:
Le Garzantine


Pagine:
1582


Formato:
14 x 21


Prezzo:
39 €



Lingua:
Italiano

Indice:

Premessa


Dizionario del cinema

- Registi, attori, sceneggiatori, scenografi, costumisti e compositori; generi e correnti, critici e storici, case di produzione, festival, scuole, riviste; teorie, tecniche, linguaggi


Appendici



Premi cinematografici

- Oscar

- Mostra internazionale del Cinema di Venezia

- Festival di Cannes


Schede di approfondimento (nel corpus del Dizionario)

- Decine di voci


Tavole fuori testo

Indice dei nomi


Ventunesimo secolo. Gli anni di internet, di wikipedia, di google che digitalizza i libri e li mette a disposizione per la consultazione gratuita. 2009. La terza edizione della Garzantina Cinema. Un’operazione straordinariamente coraggiosa, in continuità con quanto la casa editrice milanese ha fatto in tutti questi anni. Oggi che il sapere sembra sempre più affidato alla rete e che soprattutto un mezzo di cultura popolare come il cinema sembra adattarsi perfettamente al media che sta spopolando su tutti gli altri, Gianni Canova rimane convinto della necessità di un’enciclopedia cinematografica su carta. E non si sbaglia affatto.
La sua arma più potente contro la gratuità e l’immediatezza d’aggiornamento di internet? La precisione. Molti siti web, vuoi perchè molto spesso sono gestiti per hobby e passione, vuoi perchè sembra che ad una pagina internet si possano perdonare strafalcioni ed omissioni, sono molto carenti da questo punto di vista. Canova ed i suoi collaboratori, di edizione in edizione, rivedono, correggono ed ampliano migliaia di voci del loro lemmario, giunto ormai a quota 6500 definizioni. Senza la pretesa, per ovvie ragioni, di completismo, ma con l’obiettivo di fornire una mappa di navigazione al lettore che si trovasse a vagare in quel mare magnum che è il cinema mondiale, di ogni genere, paese e tempo. Attenzione, non troverete solo film nella Garzatina. Cinema a 360°, dai generi, alle maestranze, dalla critica ai termini tecnici e le teorie. Per contribuire a fornire al fruitore vere e proprie coordinate spazio-temporali dedicano le ultime pagine del volume alla cronologia cinematografica: per ogni anno, fin dalle sue origini, gli autori operano una breve selezione degli eventi più importanti (da diversi punti di vista: premi vinti, innovazioni tecnologiche, nascita di correnti o generi cinematografici) e li riportano in ordine cronologico.
Orientamento, come Canova sottolinea nella premessa, come sempre eurocentrico, senza però dimenticare l’esistenza di cinematografie altre rispetto a quelle che da sempre fanno la figura del leone. Dizionari ed enciclopedie ci hanno da sempre abituati ad una qualità della carta davvero al risparmio, per pesantezza e grana: bello sfogliare le Garzantine e ricordarsi della classica eccezione a conferma della regola.


Michelangelo Pasini


SULLA CARTA - STORIA E STORIE DELLA SCENEGGIATURA IN ITALIA

SULLA CARTA - STORIA E STORIE DELLA SCENEGGIATURA IN ITALIA, di Mariapia Comand


Autori: Mariapia Comand (a cura di)


Casa editrice:
Lindau, 2006, Torino


Collana:
Saggi


Pagine:
320


Formato:
14 x 21


Prezzo:
22 €



Lingua:
Italiano

Indice:

Prefazione di Nereo Battello

Introduzione. Carta canta di Mariapia Comand

1. La sceneggiatura, zona di mezzo di Giorgio Tinazzi
- 1.1. Il caso Cerami

2. Scenari. La sceneggiatura nel cinema muto di Silvio Alovisio
- 2.1 Dalle origini agli anni '20: una proposta di periodizzazione
- 2.2 Scrittori e cinema: alcuni modelli di relazione
- 2.3 Le prime assunzioni e l'istituzione dell'Ufficio soggetti
- 2.4 L'iter della sceneggiatura
- 2.5 Le forme della scrittura
- 2.6 Sceneggiatore e direttore di scena
- 2.7 Scrittura per il cinema e messa in scena
- 2.8 La scrittura delle didascalie
- 2.9 Un nuovo lessico professionale
- 2.10 I dialoghi e la recitazione
- 2.11 La progettazione scritta della scena

3. Prima e dopo l'immagine: percorsi tra testo letterario e filmico nel cinema degli anni '30 di Luca Mazzei
- 3.1 «Si gira!», quindi si stampi. La Cines-Pittaluga e i primi soggetti pubblicati
- 3.2 Figli di «N.N.»
- 3.3 La fabbrica dello sceneggiatore
- 3.4 Dialogico, quindi ferreo
- 3.5 Teoria e pratica dell'Ufficio soggetti
- 3.6 Prima del film e dopo la sceneggiatura
- 3.7 La creazione collettiva e il problema dell'autorialità
- 3.8 Dopo l'immagine: lo sceneggiatore come spettatore

4. Le ceneri di Balzac. Sceneggiatura e sceneggiatori nel neorealismo di Giuliana Muscio
- 4.1 La lezione di Barbaro
- 4.2 Lo sceneggiatore neorealista
- 4.3 Dal 1945 alla spaccatura del 1948
- 4.4 Amidei, Zavattini, Fellini, Pinelli
- 4.5 Gli ex di «Cinema»
- 4.6 In neorealismo della maturità
- 4.7 Esordi illustri

5. Cordoglio ed euforia. La sceneggiatura negli anni '50 di Federica Villa
- 5.1 L'osservanza del lutto
- 5.2 Riti di passaggio
- 5.3 Funerale all'italiana

6. Al servizio dell'autore. La sceneggiatura nel cinema dei «Maestri» degli anni '60 e '70 di Giacomo Manzoli
- 6.1 La modernizzazione come crisi sugli schermi italiani
- 6.2 Botteghe di scrittura al servizio degli Autori
- 6.3 Costruire l'impegno
- 6.4 Il caso Pasolini
- 6.5 Verso il declino

7. Commedia e dintorni. La scrittura di genere negli anni '60 e '70 di Andrea Pergolari
- 7.1 Una necessaria premessa
- 7.2 La commedia e i suoi autori
- 7.3 La luminosa scia di Age e Scarpelli
- 7.4 Adepti e seguaci
- 7.5 Solitari, irregolari e non integrati
- 7.6 Il caso Sonego
- 7.7 Ai margini del genere
- 7.8 Fuori dal genere
- 7.9 Il cinema comico
- 7.10 Gli anni '70: manierismo, disimpegno e pecoreccio
- 7.11 Gli sberleffi di Benvenuti e De Bernardi
- 7.12 Le ultime proposte

8. Morte e rinascita del «mestiere». Sceneggiatori e sceneggiature anni '80 e '90 di Vito Zagarrio
- 8.1 La sceneggiatura inesistente
- 8.2 Gli anni '80
- 8.3 Il grande imbuto televisivo
- 8.4 I veterani
- 8.5 I novissimi
- 8.6 Gli anni '90
- 8.7 Per una mappatura degli sceneggiatori anni '90
- 8.8 Conclusioni

9. Finale aperto. Narrazioni di fine millennio di Mariapia Comand
- 9.1 L'ennesima primavera del cinema italiano
- 9.2 Migrazioni e trasfigurazioni. La «grammatica della sospensione»
- 9.3 La sceneggiatura, avanguardia della memoria
- 9.4 Storie «glocal», discorsi aperti

10. Il romanzo popolare di Paolo D'Agostini
- 10.1 Su «La meglio gioventù» di Rulli e Petraglia

Bibliografia

Indice dei nomi


Brutto anatroccolo degli studi sul cinema, specialmente in Italia, la sceneggiatura ha negli ultimi anni ritrovato uno spazio sulla ribalta grazie al lavoro di giovani eccellenti ricercatori. Questa generazione di studiosi, nata a cavallo tra i '60 e i '70, si è ritrovata a condividere – dalle differenti torrette d'osservazione – la necessità di iniziare a ragionare sul ruolo specifico della sceneggiatura all'interno del processo di realizzazione (e nel contesto più ampio della storia del cinema italiano), da una prospettiva più lucida, depurata dei paradigmi teorici e ideologici con cui i loro predecessori si approcciavano alla materia. Fuori, dunque, dagli schemi semiologici e post-strutturalisti, liberi dalle maglie della teoria degli autori. Con Sulla carta Mariapia Comand chiama a raccolta parte della “meglio gioventù” degli studi cinematografici in merito: diviso per decenni il cinema italiano “scritto” viene sezionato dalle mani nient'affatto insicure di, tra gli altri, Silvio Alovisio (diventato in pochi anni un'autorità del muto italiano), Giacomo Manzoli ed Andrea Pergolari (entrambi, seppure da diverse prospettive, esperti di cinema popolare e di genere), Vito Zagarrio (forse l'unico che sappia districarsi negli inferni italiani degli ultimi tre decenni) e Federica Villa (studiosa torinese già autrice di importanti saggi sulla sceneggiatura). Ad incorniciare i contributi piuttosto fiacchi dei “vecchi” Battello, Tinazzi e Paolo D'Agostini. Singolarmente i contributi si mettono in evidenza per meriti storiografici (la ricerca inedita di Alovisio sulle carte della Itala), per prospettive di analisi interessanti (la Comand e Zagarrio sulla crisi del cinema italiano), per completezza (Manzoli) o per capacità di rinnovare un terreno tanto battuto (la Muscio con il neorealismo). Nel complesso il saggio, oltre ad essere lo studio più avanzato nel nostro paese, non difetta di leggerezza ed organicità.



Giuseppe Fidotta


TARKOVSKIJ - LA NOSTALGIA DELL'ARMONIA

TARKOVSKIJ - LA NOSTALGIA DELL'ARMONIA


Autore: Francesca Pirani


Casa Editrice: Le Mani Microart's, Genova, 2009


Collana: Extralights


Pagine: 141


Formato: 23,5 x 28,5


Prezzo: € 12


Lingua: Italiano

Indice:

Introduzione: la propria solitudine


Andrej Rublev

- L'eredità difficile
- La storia e il racconto: di cosa parla il film?
- La storia
- Il racconto
- La prospettiva rovesciata e l'abbandono del controcampo

Stalker

- La storia
- Lo Scrittore, lo Scienziato, lo Stalker: tre forme di esistenza mancata
- La Zona: mondo fantastico o mondo irreale?
- L'assenza del controcampo: se ora ci fosse il vuoto?
- La perdita dell'armonia: la donna, lo Stalker, la figlia mutante

Offret/Sacrificio

- La storia
- In principio era il Verbo: un film di idee e di parole
- Dall'incertezza al dubbio: da Boriska ad Alexander
- La donna pagana, la bambina mutante, la strega buona: esiti dell'immagine femminile

Conclusioni. Il tempo si spegne nella mente: una fine annunciata

Filmografia

Bibliografia essenziale


Nonostante Andrej Tarkovskij sia riconosciuto da tutte le storiografie di cinema quale uno dei più grandi cineasti della modernità, si parla sempre meno della sua opera, inspiegabilmente ridimensionata dal recente oblio critico e oscurata da un pregiudizio che vuole il regista russo autore di film insopportabilmente lenti e affettati, in netto anacronismo con i nostri tempi vitalistici e accelerati, dominati dal bulimico consumo d’immagini di videoclip e pubblicità. Si tratta certamente di un cinema dai tempi dilatati, marcato da un approccio contemplativo, filosofico, ma che resta a tutt’oggi evocativo e seminale, considerata anche l’influenza e la vicinanza stilistica che Tarkovskij conserva nei riguardi di molti dei cineasti più talentuosi della nostra epoca, da Aleksandr Sokurov a Bèla Tarr, da Carlos Reygadas a Tsai Ming-Liang, senza dimenticare l’omaggio tributatogli di recente da Von Trier con il suo ultimo Antichrist.
Un’opera di soli sette lungometraggi in più di vent’anni di attività: pochi, pochissimi, per una voce artistica forte e innovativa, contraddistinta da un’impressionante cura per la composizione visiva, quasi pittorica, e un simbolismo magmatico e misterioso, che poco si presta a molesti sovrainterpretazionismi. Tra questi film, Francesca Pirani, regista e sceneggiatrice diplomatasi al Centro Sperimentale di Cinematografia, sceglie di concentrarsi su tre dei più celebri, Andrej Rubliov (1966), Stalker (1979) e Sacrificio (1986), designandoli come vertici di un’ideale trilogia poetica e filosofica. Tutti i tre film in questione vengono infatti analizzati dettagliatamente nelle scene-chiave e letti come allegorie oniriche capaci di far riaffiorare quella realtà dai contorni vaghi propria dei primi mesi di vita, in un sottile intreccio tra linguaggio della realtà e linguaggio del sogno, “occhio rivolto l’esterno” l’uno e “occhio rivolto verso l’interno” l’altro. Su questa tesi, indubbiamente suggestiva, si adagia questa sintetica riflessione critica che con “nostalgia dell’armonia” identifica proprio lo struggente rimpianto per la percezione pura e armoniosa dello stato neonatale, dove si è capaci di godere delle forme della natura senza le sovrastrutture psicologiche e percettive dell’irregimentazione adulta e dell’addomesticamento culturale. Grazie a questo saggio, nonostante sia appesantito da un sottotesto psicanalitico a tratti forzato e da argomentazioni leggermente ridondanti, i pregiudizi su Tarkovskij di cui in apertura risultano così pienamente e ironicamente ribaltati: mai ci fu cinema più ipnotico e coinvolgente del suo, rivolto quasi spiritualmente ai sensi più che al cervello, capace di esprimere con le sole immagini la supremazia della sensibilità sul pensiero razionale.


Michelangelo Pasini

AUDREY HEPBURN - UNA VITA DA COPERTINA

AUDREY HEPBURN - UNA VITA DA COPERTINA


Autore: Scott Brizel


Casa Editrice: Magazzini Salani, Milano, 2009


Collana: -


Pagine: 272


Formato: 23,5 x 28,5


Prezzo: € 28


Lingua: Italiano

Indice:

Introduzione


Cinema, moda e rivista


L'infanzia e la guerra (1929-1947)


Gli anni inglesi e la scoperta (1948-1952)


Vacanze romane (1953)


Sabrina (1964-1955)


Ondine (1954), matrimonio e Premio Oscar


Guerra e pace (1956)


Cenerentola a Parigi (1957)


Arianna e Mayerling (1957)


La storia di una monaca (1958-1959)


Verdi dimore e Gli inesorabili (1959-1960)


Colazione da Tiffany (1961-1962)


Quelle due, Sciarada e Insieme a Parigi (1962-1964)


My fair Lady (1964-1965)


Come rubare un milione di dollari e vivere felici e Due per la strada (1966-167)


Da star del cinema a casalinga romana (1967-1975)


Da casalinga romana ad ambasciatrice della speranza (1976-1993)


Conclusione


Ringraziamenti


Audrey Hepburn è l’eccezione che conferma la regola. Quella delle belle ma frivole, delle affascinanti ma prive di talento, quella insomma che il cinema contemporaneo (e non solo il cinema) sta tentando di propinarci. E di questo straordinario connubio tra propensione alla recitazione e un fascino totalmente fuori dal comune se ne accorsero immediatamente tutti: prima alla Paramount Pictures, quando al primo provino la preferirono a Elizabeth Taylor per il ruolo della Principessa Anna in Vacanze Romane, poi Cary Grant che si adoperò per cambiare i titoli di testa del film affinchè ai nomi di entrambi venisse data la stessa importanza, ed infine arrivarono anche gli Academy Awards, che le conferirono l’Oscar come migliore attrice alla prima prestazione importante sul grande schermo. Il libro curato da Scott Brizel studia questa trasformazione attraverso i legami e gli intrecci che cinema, moda e stampa hanno sviluppato nel corso dei decenni e che Audrey più di tante altre ha contribuito a creare. La carriera dell’attrice vista attraverso le copertine delle riviste di tutto il mondo, in un susseguirsi senza soluzione di continuità di immagini da quotidiani, settimanali e mensili provenienti da ogni angolo del globo.
L’autore del volume è perfettamente conscio del significato di curatela di un libro fotografico, particolare che sembra sfuggire invece a diversi suoi colleghi. Non è infatti sufficiente eseguire un minuto lavoro di ricerca in biblioteche ed emeroteche dei quattro continenti e pubblicare i propri risultati in un libro con qualità di carta e stampa il più alta possibile. E’ condizione necessaria, certo, ma non assolutamente sufficiente. E’ infatti indispensabile prendere precise posizioni sulla parte testuale e didascalica del lavoro, nonchè sulla disposizione delle centinaia di fotografie selezionate. Scott Brizel capisce che deve prendere per mano il lettore attraverso il racconto della carriera dell’attrice, consapevole che per quanto celebre sia, è difficile che anche il fruitore più smaliziato possa conoscerne i risvolti della strada che l’ha portata al successo. Nel farlo però si rende conto di dover misurare il più possibile le parole, di dover riassumere e far divenire il testo semplicemente una traccia che apre il percorso verso ogni capitolo del cammino professionale della diva. Eccolo quindi far sentire la propria presenza ma in modo assolutamente discreto, fornire per ogni foto didascalie essenziali e chiare e soprattutto alternare le immagini in modo così elegante da sottolineare ulteriormente la bellezza dell’attrice. Il resto del lavoro lo fa la Hepburn, che con il suo sorriso dalle copertine di riviste italiane, statunitensi, giapponesi, cinesi, iraniane, e ancora malesi, francesi, brasiliane, fa di questo lavoro non un volume ma un vero e proprio oggetto d’arte e da collezione, venduto, tra l’altro, ad un prezzo discretamente contenuto. Sovracopertina, grande formato, pagine tutte a colori in carta lucida e pesante. Prezioso.



Michelangelo Pasini