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KIM ARCALLI - MONTARE IL CINEMA

Kim Arcalli - Montare il cinema, di Enrico Ghezzi e Marco Giusti (a cura di)


Autore: Enrico Ghezzi, Marco Giusti (a cura di), Sergio Grmek Germani (con la collaborazione di)


Casa editrice:
Marsilio, Venezia, 1980


Collana:
Ricerche


Pagine:
171


Formato: 14,5 x 20,5


Prezzo:
16 €


Lingua:
Italiano

Indice:

Ancora Kim, di Roberto Ellero

Perchè Kim, di Bruno Torri

Introduzione

Alla ricerca di Kim

Come sistemare Kim Arcalli nel panorama del cinema italiano

Kim e i montatori

Sarà mai possibile smontare il montaggio?

Uccidete il maiale e montatelo, di Sergio Grmek Germani

Interviste e dichiarazioni

- Tinto Brass
- Giulio Questi
- Bernardo Bertolucci
- Giuseppe Bertolucci
- Liliana Cavani
- Eriprando Visconti
- Salvatore Samperi
- Michelangelo Antonioni
- Ottavio Fabbri
- Italo Moscati
- Enrico Medioli
- Arturo La Pegna

La stampa il giorno della morte

Filmografia

- Lungometraggi
- Cortometraggi
- I progetti


La lettura dell'indice aiuta a comprendere la profondità dell'operazione messa in atto dal presente volume: infatti, quale miglior omaggio al “monta(u)tore Kim” di un libro costruito accostando materiali eterogenei (arte in cui Arcalli eccelleva, come testimoniano i film da lui montati per Giulio Questi)?
Così, accanto al taglio saggistico, alla prospettiva storico-critica e alla teoria del cinema, troviamo le testimonianze di colleghi e amici cineasti: è proprio attraverso lo strabismo di questo campo-controcampo che emerge il ritratto di Arcalli come artista, come uomo e come mito.
Ma c'è di più: come sottolineano a più riprese gli stessi curatori, Kim Arcalli. Montare il cinema costituisce un montaggio arbitrario dei suddetti frammenti, la cui programmatica provvisorietà intende fornire al fruitore la possibilità di costruirsi un percorso personalizzato.
Si può prediligere il genio umile dell'artista schivo, oppure le sregolatezze di un personaggio bigger than life; aldilà dell'agiografia, il libro può considerarsi una pratica guida alla visione (soprattutto in vista della preziosa sezione filmografica “ragionata”), oppure un tentativo di applicare i paradigmi della politica autoriale al cinema di genere italiano sessantesco e settantesco.
In sostanza ci troviamo di fronte a una specie di “choose your own adventure book” travestito da saggio monografico; una ipernarrazione la cui migliore qualità, a mio avviso, è quella di spronare il cinefilo a fare cinema, non solo a guardarlo.


Michael Guarneri

IL FIGLIO PIU' PICCOLO

Il Figlio piu piccolo, Pupi Avati


Autore: Pupi Avati


Casa editrice:
Garzanti, Milano, 2010


Collana:
-


Pagine:
191


Formato:
13x20


Prezzo:
14 €


Lingua:
Italiano

Indice:



Il libro di Pupi Avati (che nella trasposizione filmica diventerà la terza parte di una trilogia iniziata con La cena per farli conoscere e continuata con Il papà di Giovanna, incentrata sulla figura della paternità) ha come forza motrice il protagonista, Luciano Baietti. Definito nel risvolto del volume un faccendiere della commedia dell’arte italiana, il personaggio è di quelli che tutti hanno invidiato almeno una volta nella vita. Perennemente in bilico, doppiogiochista, esagerato con le donne, negli affari e nelle amicizie, sempre sull’orlo del precipizio, sempre ad un passo dal baratro, ma costantemente salvato da fortuna, ingegno, amicizie e destino. E’ il personaggio dalla vita che non dorme mai, con l’adrenalina che ogni impiegato sogna mentre è seduto alla sua scrivania, postazione di lavoro più solida e rilassante rispetto a quella di Luciano Baietti, ma sicuramente molto meno affascinante. Ambientato nella Bologna dei primi anni novanta Il figlio più piccolo è, come il regista-scrittore ci ha da sempre abituato, tanto la fotografia di un particolare, la descrizione di un manipolo di personaggi privi di scrupoli ma allo stesso tempo bonaccioni e divertenti, quanto un vero e proprio spaccato di storia dell’Italia, uno spicchio del nostro mondo che non possiamo rischiare di perdere e di cui sarebbe meglio fermarci a subirne la bizzarra fascinazione.
Il figlio più piccolo è il classico libro da due notti insonni: il regalo che abbiamo impilato sotto gli altri perchè lo scrittore non suonava anglofono; un bel giorno, o sarebbe meglio dire notte, accendiamo la televisione per provare a prendere sonno, e quando il trailer del film ci martella, ci ricordiamo di quello strano libro con una chitarra elettrica e scarpe da ginnastica in copertina, lo prendiamo in mano, e allora sì che il sonno passa sul serio. Dialoghi e situazioni serrate, scrittura scorrevole, poco spazio alle descrizioni, il narrare di Avati scorre, come dice Kezich, come “un rubinetto aperto”. Probabilmente la mattina arriverà troppo presto, sarà necessaria un’altra notte insonne per finire il volume. E buttarsi poi, e solo poi, sul film.

Michelangelo Pasini

DIETRO I NOSTRI OCCHI

DIETRO I NOSTRI OCCHI di Luc Dardenne


Autori: Luc Dardenne


Casa Editrice: Isbn, Milano, 2009


Collana:


Pagine: 336


Formato: 14x 22


Prezzo: € 16,50


Lingua: Italiano

Indice:

Dietro i nostri occhi (1991 - 2005)


Opere citate


Sceneggiature

- Il figlio

- L'enfant

- Il matrimonio di Lorna

Luc Dardenne è il fratello minore di Jean-Pierre. I fratelli Dardenne sono ormai una solidissima realtà del panorama cinematografico autoriale europeo. Le loro opere sono totalizzanti, nel senso che pongono lo spettatore davanti ad un bivio amore-odio a cui non si può sottrarre. Certamente i numeri ed i riconoscimenti stanno dalla loro parte: vincere nel giro di tre anni a Cannes prima la Palma d’oro con “L’enfant” (2005) poi il premio per la miglior sceneggiatura con “Il matrimonio di Lorna” (2008) non è affare di tutti i giorni.

Luc ha iniziato a tenere un diario nel periodo più buio della sua carriera cinematografica: a cavallo tra il 1991 e il 1992 esce “Je pense à vous”, un film poco riuscito che arriva a mettere in discussione l’intera struttura artistica e mentale dei fratelli Dardenne. “Cosa fare? Bisogna continuare a voler filmare? A fare dei film? Perché mai! Il brutto film che abbiamo appena girato dovrebbe guarirci definitivamente da questa illusione, da questa pretesa”. Luc teneva il diario pubblicato da ISBN da neanche un mese quando scrive queste parole, poche righe che descrivono sapientemente la situazione di tumulto interiore che lo sconvolgeva. E’ questa l’occasione migliore per appuntarsi idee, pensieri, letture e visioni quotidiane. E’ con questo spirito, critico, lacerato, dubbioso che inizia il diario che Luc Dardenne ha tenuto per quasi quindici anni e che si conclude, guardacaso, qualche mese prima dell’uscita, trionfante, di “L’enfant” nelle sale di tutto il mondo. Nelle sue pagine appunti, sensazioni, brevi e brevissimi scritti, piccole recensioni di film visti e di libri letti, parole che ci restituiscono il Luc Dardenne uomo e non solo uomo di cinema. Parole che, per stessa ammissione del regista, servono a migliorarsi, prima dal punto di vista umano poi dal punto di vista artistico.

La seconda parte del volume è dedicata, come già avveniva nell’edizione francese del volume intitolata “Au dos de nos images”, alle sceneggiature originali di “Il figlio”, “L’enfant” e “Il matrimonio di Lorna”, ultimi tre lungometraggi diretti dai fratelli Dardenne.


Un libro come questo è più un atto di amore e di coraggio che un’operazione commerciale. Perché se è vero che Luc e Jean-Pierre Dardenne sono diventati i paladini di un cinema europeo autoriale, di scrittura, che si oppone alle roboanti maestosità di Hollywood, e se è vero che le loro pellicole hanno ricevuto così tanti riconoscimenti in giro per il mondo, è anche vero che il loro cinema non è per nulla facile. Né da vedere, né, di conseguenza e a maggior ragione, da leggere. Per apprezzare completamente le parole del diario di Luc è necessario entrare in empatia con lui e per farlo è condizione necessaria, ma si badi bene non sufficiente, aver già metabolizzato le sue opere da regista. Non apprezzarle, ma per lo meno aver provato a dialogare con esse. Così come l’autore del diario ha voluto dialogare prima con sé stesso, nel momento della scrittura, poi con il suo pubblico nel momento della diffusione della sua opera più intima. Questo diario. Che raccoglie vita, cinema, letteratura, teatro, amore e disperazione.


Michelangelo Pasini

BASTARDI SENZA GLORIA

BASTARDI SENZA GLORIA di QUENTIN TARANTINO


Autori:Quentin Tarantino



Casa editrice:
Bompiani, Milano, 2009



Collana: -



Pagine:
164



Formato:
15x21



Prezzo:
15 €



Lingua:
Italiano

Indice:

Capitolo Uno

Un tempo... nella Francia Occupata dai Nazisti



Capitolo Due

Inglorious Basterds



Capitolo Tre

Una serata tedesca a Parigi



Capitolo Quattro

Operazione Kino



Capitolo Cinque

La vendetta della faccia gigante

Di ogni film di Quentin Tarantino si parla e straparla finchè sia critica che pubblico arrivano ad esserne disgustati. Di Bastardi senza gloria si è scritto, se possibile, ancora di più. Perché il cineasta di Knoxville ha scritto e riscritto soggetto e sceneggiatura del film decine di volte, perché prima ha dichiarato di stare girando un vero e proprio remake di Quel maledetto treno blindato di Castellari e poi ha smentito dicendo di aver conservato del film solamente il titolo e qualche atmosfera ed idea interessante. Poi finalmente ha dato una svolta a tutto il chiacchiericcio che nel frattempo era montato rendendo disponibile in rete, nell’estate del 2008, la sceneggiatura che avrebbe poi composto l’impalcatura definitiva di Bastardi senza gloria.
La necessità di ritornare ai contenuti, ricominciare a legare ad una forma sempre impeccabile un plot solido e di relegare in secondo piano l’infinito gioco di citazioni che aveva ormai tipizzato il cinema di Tarantino, serpeggiava nell’aria. Bastava coglierla.
Il ritorno al cinema come “scrittura” giustifica quindi ampiamente l’uscita di un volume come questo che racchiude la sceneggiatura originale di Bastardi senza gloria. Il libro, in poco meno di duecento pagine, riporta scena per scena il film come lo abbiamo visto al cinema, fornendo al lettore la prova ulteriore del talento del regista di Kill Bill: il gap tra parola scritta ed effetto su grande schermo è qui più profondo che in qualsiasi altro raffronto tra la sceneggiatura ed il film che ne nasce. Questo libro quindi non è semplicemente una sceneggiatura rilegata, ma la prova lampante di come un uomo possa plasmare la parola scritta e farne un film tanto potente.
Bompiani riserva un'attenzione particolare alla grafica e all'estetica del volume, impreziosendone ulteriormente la copertina con una fascetta trasparente che riporta una mini introduzione di Enrico Ghezzi all'universo Tarantino.
Solo per fan sfegatati? Forse.


Michelangelo Pasini



NATO COL BOTTO

NATO COL BOTTO di Steve Martin


Autori: Steve Martin


Casa editrice:
Excelsior 1881, Milano, 2009


Collana:
Ars Vivendi


Pagine:
206


Formato:
13x19,5


Prezzo:
18,50 €


Lingua:
Italiano

Indice:

Per cominciare


Coffe and Confusione


I comici alla radio


Disneyland


Il Bird Cage


La televisione


Sulla strada


Verso il successo


Si spengono le luci



Il rapporto empatico con un libro è spesso una questione di gusto. Ma molto frequentemente prima del gusto, della soggettività di giudizio, entra in gioco un fattore che ha un aspetto decisamente più oggettivo, vale a dire il retaggio socio-culturale del lettore. Questa autobiografia di Steve Martin (che lui preferisce definire “la biografia di qualcuno che conosco molto bene”) rischia seriamente di essere l'esempio lampante di come per gustare completamente un libro sia necessario entrare in relazione con esso, ma anche di come spesso per farlo siano necessarie conoscenze pregresse ed un immersione totale nell'universo descritto dall'autore. Per questo è legittimo pensare che Nato col botto possa risultare un'opera alquanto tiepida per un pubblico italiano che conosce Steve Martin, protagonista e autore delle vicende narrate, solamente per pellicole come “Il padre della sposa” o “La pantera rosa” ed il suo seguito, ignorandone magari gli esordi cinematografici de “Lo straccione”. Ma anche il cinefilo più attento potrà trovarsi in difficoltà nel comprendere il mondo in cui gran parte dei comici statunitensi più apprezzati oggi, sono stati costretti a muoversi durante i primi venti, spesso trent'anni di gavetta. Stiamo parlando del mondo della comicità televisiva del “Saturday Night Live”, di tutti i programmi che ne hanno preceduto e seguito il successo, e soprattutto di tutte le migliaia di spettacoli di “stand-up” che popolano gli oscuri, ora squallidi ora più chic, localini americani, da New York a San Francisco.
Il modo di Steve Martin di raccontare ogni singolo episodio, ogni particolare, ogni battuta, dà per scontata una profonda conoscenza del milieu comico dei locali notturni statunitensi. E' questa precondizione a permettere allo scrittore di lasciarsi andare in puntigliose e piuttosto lunghe descrizioni di ogni singolo aspetto dei suoi “numeri comici di gioventù”, citando per filo e per segno battute, gag, filastrocche e canzoni che hanno contribuito, anno dopo anno, spettacolo dopo spettacolo, a renderlo famoso in tutta la nazione. Per il lettore italiano, che molto probabilmente questo universo non l'ha mai conosciuto, è difficile calarsi nel buio fumoso dei localetti sopra descritti, e proprio per questo le lunghe gag riportate in Nato col botto possono risultare un'autocelebrazione fine a sé stessa. Per un pubblico più vicino alla giungla dello “stand-up” invece l'autobiografia di Steve Martin è l'ennesima variazione sul tema dell'american dream narrata con stile particolarmente brioso e divertente. Come vuole tradizione, Steve Martin principia il suo volume descrivendo i suoi primissimi spettacoli e lo finisce proprio all’alba del successo, infarcendo il tutto con sporadici flashback e flashforward a raccontarne il prima e il dopo; in alcuni passi più personali Nato col botto si tinge di un realismo tale (vedi rapporto con il padre) da sfiorare un sincero quanto amaro cinismo.

Michelangelo Pasini


IN VIAGGIO CON ALBERTO - PAROLE, STORIE E RICETTE DELLA BUZZICONA CHE INCANTO' IL GRANDE SORDI

In viaggio con Alberto - Parole, storie e ricette della buzzicona che incantò il grande Sordi, di Anna Longhi


Autori: Anna Longhi


Casa editrice:
Aliberti Editore, Reggio Emilia, 2009


Collana:
Clio


Pagine:
156



Formato:
14,5x21



Prezzo:
15 €



Lingua:
Italiano

Indice:

Io so' io


Nannarè, in questo film tu sei mia moglie


La felicità è una piccola cosa


Dolce Vita


Albertone


Il Tassinaro


Un tassinaro a New York


Me manca tanto, signò


Tanto prima o poi ce ne annamo tutti


C'è ancora tanta vita


Appendice - Spaghetto tu m'hai provocato e io me te magno. Le ricette di Anna Longhi

- A me il microonde me dà fastidio

- Tagliolini all'ovo

- Ravioli alla ricotta

- Gnocchi

- Rigatoni de Roma

- Riso e patate

- Coda alla vaccinara

- Frittata di patate

- Polpette

- Fagioli in umido con le cotiche

- Trippa

- Animelle

- Cuore trifolato

- Melanzane

- Carciofi alla giudia

- Cipolle al forno

- Puntarelle

- Broccoli soffocati nel vino

- Ciambellone


Filmografia

- Film

- Cortometraggi

- Serie televisive

- Premi e riconoscimenti


Ringraziamenti


Biografia, autobiografia, appunti, pensieri al vento o cos'altro? Ci prova il sottotitolo, mai così esplicativo, a far capire al lettore cosa si trova fra le mani: “Parole, storie e ricette della buzzicona che incantò il grande Sordi”. Perché un bel giorno, quarant’anni suonati, un passato fatto di instancabile lavoro come camerinista all’interno dello stabilimento cinematografico Rizzoli, Nannarè è apostrofata da Alberto Sordi che la desidera provinare per la parte della moglie in “Le vacanze intelligenti”, segmento del film corale “Dove vai in vacanza”. Da quel momento tra i due è amore incondizionato e platonico. Nannarè diventa partner fissa dei film di Sordi (“Mi trovava un ruolo anche quando non era previsto dal copione), ma anche una sorta di angelo custode, una figura a metà tra l’amica, la collega e l’assistente. E’ divertente e divertita Anna Longhi quando prova, con quel suo accento romanesco che vuole perdere neanche tra le pagine di un libro, a descrivere il suo rapporto con Sordi: passare da attrice a confidente dell’attore, ora nei panni dell’amica, ora in quelli della sua tuttofare, vestirlo e stirargli i vestiti un giorno e quello dopo fargli da spalla comica in un film come “Il tassinaro” non sarebbe stato facile per nessun altro. Una confusione di ruoli che chiunque avrebbe vissuto con perfido arrivismo, ma che per Nannarè non è stata altro che la storia bizzarra di chi è stata scelta, per fortuna e per caso, per fare qualcosa che non avrebbe mai pensato di fare.

Mai come in questo libro la struttura e la prosa riflettono il carattere dell’autore: capitoli brevi e divertenti, quadri stilizzati, abbozzati, personalità descritte con poche parole, descrizioni di sensazioni, qui si rifugge il romanzo, ci si allontana da qualsivoglia approfondimento. Nannarè nella sua dolcissima ingenuità può parlare di Jack Lemmon, Philippe Leroy, Claudia Cardinale, Pier Paolo Pasolini, con la levità di un bambino, scrivendo che “Orson Welles era grosso, come Gerard Depardieu” con naturale franchezza e animo puro. Lo stesso animo di cui Albertone pare si fosse invaghito. Di quell’amore inconsueto, amicale, incomprensibile a chi non l’abbia vissuto.
In viaggio con Alberto più che un libro, che una biografia, è un susseguirsi di pensieri in totale libertà. Basti pensare alle pagine dedicate alle ricette romane raccontate dall'autrice.
Un ciclone divertente, dolceamaro, anarchico quanto basta per passare dai camerini della Rizzoli ai set di pellicole hollywodiane, quasi non accorgersene, e restare ancora “romana de Roma”.
Idea regalo per i curiosi a 360°.




CINEMA E CINEMA

Cinema e Cinema, di Vladimir Majakovskij


Autori: Vladimir Majakovskij


Casa editrice: Stampa Alternativa, Viterbo, 2006


Collana: Margini


Pagine: 78


Formato: 10,5x16,9


Prezzo: 7 €


Lingua: Italiano

Indice:

Troppo rivoluzionario, di Alessandro Bruciamonti

Il teatro cinematografo e il futurismo

Il cinematografo distrugge il teatro

La posizione del teatro odierno e del cinematografo nei confronti dell'arte

Cinema e Cinema

Cinecontagio

Aiuto!

Il cuore del cinema


Se la produzione poetica di Majakovskij è universalmente nota, meno celebre e percorsa è la sua attività di critico, teorico e sceneggiatore per il cinema.
Cinema e cinema è un collage di scritti critici, poesie e soggetti cinematografici scritte dal poeta iniziatore nel 1914 (con il manifesto "Schiaffo al gusto del pubblico") del cubofuturismo russo.
I primi tre testi contenuti sono i più prescindibili dell'antologia, componendosi in invettive da pamphlet datate nei toni e nelle argomentazioni; in essi si sottolinea una diversità ontologica del mezzo cinematografico rispetto alle altre arti, in quanto mera produzione industriale. A differenza di tanti teorici coevi a Majakovskij, non si tratta però del tipico abbrivio per una condanna del cinema nelle sue ambizioni intellettuali, ma anzi se ne sottolinea la portata rivoluzionaria nella possibilità di frantumare un certo naturalismo di stampo teatrale (l'evidente idolo polemico è il Teatro d'Arte di Stanislavskij) e di emanciparne l'attore, imbrigliato da un ipocrita mimetismo, grazie anche alla registrazione fedele dell'attualità permessa dalla nuova tecnologia (le rivendicazioni vertoviane non sono distanti). A questa parte saggistico-teorica, seguono due brevi poesie: Cinema e Cinema, celebre elogio della settima arte ("Per voi il cinema è spettacolo. Per me è quasi una concezione del mondo.") e Cinecontagio, una poesia futurista dedicata a Charlie Chaplin.
Infine, la vera perla del libricino (minuto sia nel formato che nel numero di pagine): la sceneggiatura inedita Il cuore del cinema, "fantasia-fatto in quattro parti con prologo ed epilogo", un'allegoria di amour fou e ossessioni cinefile che non sarebbe spiaciuta ad Andrè Breton, un giocoso coacervo di prestigiosi cammeo (tra i personaggi, Douglas Fairbanks Chaplin, Rodolfo Valentino, Harold Lloyd) che sembra legarsi ad un inconsueto e ante-litteram gusto avantpop.
Una pregevole curiosità altrimenti introvabile.


Dario Stefanoni


LANTERNA MAGICA- L’AUTOBIOGRAFIA DEL MAESTRO DEL CINEMA

LANTERNA MAGICA- L’AUTOBIOGRAFIA DEL MAESTRO DEL CINEMA, di Ingmar Bergman


Autori: Ingmar Bergman



Casa editrice:
Garzanti, Milano, 2008



Collana:
-



Pagine:
260



Formato:
15x22



Prezzo:
16,60€



Lingua:
Italiano

Indice:

Non presente

L’autobiografia di Ingmar Bergman, scritta dal regista nel 1986, è una miniera di informazioni di grande interesse per chiunque voglia approfondire la sua visione della vita e del cinema. Da una parte infatti l’autore indulge in lunghi, nostalgici, racconti della sua infanzia (rievocata con una memoria a dir poco impressionante), e che mostrano molte assonanze con quanto Bergman scriverà nelle sue sceneggiature; dall’altra il regista descrive alcuni momenti della sua vita privata, spesso dolorosi se non addirittura umilianti. Bergman è sincero, impietoso e non sembra per nulla interessato ad apparire una persona migliore di quanto fosse in realtà: sia quando narra dei rapporti con gli elementi delle sue troupe, che quando entra nei dettagli della sua tempestosa vita familiare. Dagli scontri col padre, pastore autoritario e spesso anche violento, al rapporto con i nove figli, avuti da cinque donne diverse e citati nel libro solo raramente ed in modo generico; il che lascia intendere che forse il regista non sia stato un padre migliore di quello che gli era toccato in sorte. Leggendo i ricordi di quand’era bambino nella casa della nonna circondato dai parenti in occasione di qualche festività, è praticamente impossibile non pensare a Fanny & Alexander, il film forse più esplicitamente autobiografico del regista, in cui convivono felicemente realtà vera e realtà romanzata. Molto spazio è dedicato alla vicenda giudiziaria che Bergman dovette affrontare per motivi fiscali nel 1976 e che costò al regista un forte esaurimento nervoso, oltre che un sostanziale esilio dalla Svezia durato qualche anno.
Il libro riesce ad essere interessante sia quando parla del passato più recente che quando si tuffa nei ricordi d’infanzia degli anni ’20 e ’30, grazie soprattutto alla qualità che più di tutte va riconosciuta a Bergman, quella di essere un grandissimo narratore.

Andrea Martinenghi


TRE DIARI

Tre Diari, Ingmar Bergman


Autori: Ingmar Bergman, Maria von Rosen, Ingrid von Rosen



Casa editrice:
Iperborea, Milano, 2008



Collana:
-



Pagine:
264



Formato:
10x20



Prezzo:
15,50€



Lingua:
Italiano

Indice:

Premessa, di Ingmar [Bergman]


Premessa di Maria [von Rosen]


I tre diari


Postfazione, di Goffredo Fofi


Nel 1994 ad Ingrid von Rosen, quinta ed ultima moglie di Ingmar Bergman, viene diagnosticato un cancro allo stomaco, già in fase avanzata. Questo libro è la fedele raccolta dei tre diari tenuti simultaneamente in quel triste periodo dalla von Rosen, da suo marito e dalla loro figlia Maria, all’epoca già 35enne. Il calvario durò circa 7 mesi, prima dell’inevitabile fine; ma solo dopo 9 anni Bergman e la figlia decisero di riprendere in mano quelle pagine dolorose e renderle pubbliche, come parte di una personale elaborazione del lutto che sfugge ad una logica tradizionale. Bergman e la von Rosen ebbero una relazione molto lunga, che -pur con qualche pausa- durò per quasi 40 anni. Nessun’altra donna può dire di essere stata vicina al grande regista svedese così a lungo, e fino alla fine. Bergman definì quest’opera non come un libro, ma bensì come una testimonianza: ed è difficile negare che la lettura sia molto dolorosa, piena com’è di stati d’animo e di dettagli che la buona creanza vorrebbe rimanessero personali. Eppure qualcosa sulla capacità di comprendere il dolore da parte di Bergman qua e là filtra, in mezzo ad innumerevoli episodi di vita quotidiana e tanta, disperata tristezza. Praticamente impossibile per un suo spettatore non rivedere mentalmente alcune scene di Sussurri e grida, tanto per fare un esempio. E' importante rilevare come i tre diari del titolo siano intrecciati assieme: per ogni singolo giorno ci infatti sono le annotazioni di tutti e tre gli autori, o comunque di chi quel giorno aveva scritto o appuntato qualcosa; questa semplice idea rende la lettura molto più agevole, anche se la voglia di proseguire nella lettura provoca quasi un leggero senso di colpa, come se non si sapesse già come andrà a finire la vicenda. Insomma si tratta di una lettura svelta, ma di argomento evidentemente molto pesante di suo. Lode alla casa editrice Iperborea, già attiva nel campo della letteratura nord europea, che ha deciso di pubblicare quest’opera nel nostro paese, per la traduzione di Renato Zatti.

Andrea Martinenghi


E NEL CIELO NUVOLE COME DRAGHI - HONG KONG TRA STORIA E LEGGENDA

E nel cielo nuvole come draghi, Hong Kong tra storia e leggenda, di Stefano Di Marino

Autori: Stefano Di Marino



Casa editrice:
Touring Editore, Milano, 2006



Collana:
Reportage 2000



Pagine:
205



Formato:
13x18



Prezzo:
14€



Lingua:
Italiano

Indice:

Una parola prima di partire


In picchiata tra i grattacieli


Kowloon, un primo approccio


Espatriati, taipan e trafficanti d'oppio


Un'avventura a Sheung Wan


Diecimila passioni sotto il cielo


Spadaccine, concubine, eunuchi e cavalieri erranti


Briganti, libertini e femmine incantate


Ombre Elettriche e acque cristalline


Una notta a Mong Kok


Parola di John Woo


Eroi per una notte


Passeggiata tra i grattacieli e case da té


Vento su acqua e altre magie


La maledizione del drago


Due itinerari irrinunciabili


Quando soffia il Grande Vento


Il libro di Stefano Di Marino, conosciuto anche come Stephen Gunn, ovvero lo pseudonimo con cui firma le avventure dedicate a "Il professionista" suo personaggio più celebre, è un reportage di viaggio, il racconto delle avventure vissute dallo scrittore durante i tanti pellegrinaggi ad Hong Kong. Nonostante questo il cinema ha un ruolo fondamentale, in tutte le duecento pagine del libro in esame. Da sempre appassionato di arti marziali, di cinema e letteratura orientale, Stefano Di Marino non può esimersi dal raccontare la sua Hong Kong, filtrata attraverso gli occhi di chi si è innamorato della città attraverso i libri e i film ambientati nel "Porto Fragrante". E nel cielo nuvole come draghi si trasforma immediatamente e da semplice resoconto di viaggio si trasforma nel racconto di una vita, di una passione, di una città, della sua storia, della sua arte e soprattutto del suo cinema, tra "Spadaccine, concubine, eunuchi e cavalieri erranti", come recita appunto il titolo di un capitolo del volumetto.
La prosa di Stefano Di Marino è coinvolgente, avvolgente, personalissima e scorrevole e il libro è la classica lettura rapida per far passare una notte insonne. Non è uno scritto puramente cinematografico, ma se la settima arte cantonese non avesse appassionato lo scrittore, probabilmente il volume non ci sarebbe mai stato.
Volendo trovare un difetto, E nel cielo nuvole come draghi si può definire un po' troppo autoreferenziale; ma, considerate le premesse di cui sopra, come sarebbe potuto essere diversamente?

Michelangelo Pasini




FANNY E ALEXANDER - UN ROMANZO





Fanny e Alexander, Ubulibri, Ingmar Bergman

Autori: Ingmar Bergman


Casa editrice: Ubulibri, Milano, 1987


Collana: I libri bianchi


Pagine: 145


Formato: 15x22


Prezzo: 15,49€


Lingua: Italiano

Indice:

Fanny e Alexander



Prologo



Il Natale




Morte e funerale




La partenza




Gli avvenimenti dell’estate




I Demoni




Epilogo




Fanny e Alexander, il film






E’il breve romanzo scritto da Bergman in funzione del film che avrebbe poi girato nel 1982. Ricco di dialoghi e di minuziose descrizioni ambientali, è senz’altro interessante, almeno per chi ha amato la pellicola, da molti considerata il più bel film del regista svedese in assoluto.
Uno degli aspetti più interessanti di questa lettura è rilevare le piccole e grandi discrepanze tra il libro e quanto è stato poi adattato per il grande schermo: la prima differenza che salta all’occhio è la figura di Amanda, sorella di Fanny e Alexander, personaggi che Bergman decise successivamente di eliminare del tutto dalla sceneggiatura. Nelle prima pagine l’autore elenca tutti i personaggi che troveremo nel romanzo, dividendoli in categorie (la famiglia Ekdahl, la compagnia del teatro, la famiglia del perfido pastore Vergerus); quindi –nel prologo- fornisce una precisa descrizione degli ambienti e del tono generale, il tutto in meno di 11 pagine. Inizia poi la narrazione vera e propria, che come sarà nel film ha il suo inizio nella grande residenza invernale di nonna Helena in occasione del Natale. Nel libro, uscito più di vent’anni fa ma fortunatamente ancora reperibile sul sito web della casa editrice, sono riprodotti anche alcuni disegni di Marik Vos-Lundh, costumista che vinse il premio Oscar proprio per il suo lavoro nel film.
Non trattandosi di un romanzo in senso stretto ma più di un lavoro preparatorio alla pellicola, solo chi ha già visto ed amato il film può apprezzare in toto il volume: successivamente, a libro terminato, è quasi impossibile resistere alla tentazione di andare a ripescare la pellicola di Bergman e fruirne nuovamente in modo ancora più consapevole.

Andrea Martinenghi