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I MANIFESTI TIPOGRAFICI DEL CINEMA - LA COLLEZIONE DELLA FONDAZIONE CINETECA ITALIANA 1919-1939

I MANIFESTI TIPOGRAFICI DEL CINEMA- LA COLLEZIONE DELLA FONDAZIONE CINETECA ITALIANA 1919-1939, a cura di Roberto Della Torre ed Elena Mosconi


Autori: Roberto Della Torre ed Elena Mosconi (a cura di)


Casa editrice:
Il Castoro, Milano, 2001


Collana:
Il Castoro Cinema


Pagine:
158

Formato: 17x24


Prezzo:
14 €


Lingua:
Italiano

Indice:

Premessa di Elena Mosconi e Roberto Della Torre

Il manifesto lungo le vie del cinema di Fabio Radaelli

Il manifesto tipografico: struttura e funzioni di Roberto Della Torre

Pubblicità e affissioni di Roberto Della Torre

Scheda. Profilo di una sala cinematografica: il cine X di Giulia Marcora

Lo spettacolo cinematografico di Gianluca Casadei

Scheda. Tra cinema e varietà: Anna Fougez e Polidor di Gianluca Casadei

“Sublime interpretazione di...”: incursioni nel divismo attraverso i manifesti tipografici milanesi di Raffaele De Berti

Scheda. Un autore-divo: Lucio D'Ambra di Stefania Mignoli

Il genere e le pratiche comunicative: il testo verbale dei manifesti e le strutture testuali di genere di Roberta Marasco

Scheda. Il genere storico nei manifesti tipografici di Savinia Colombo

Il pubblico tra manifesti e film di Elena Mosconi

Quattro chiacchiere con gli esercenti. Intervista a Ulderico Bonfanti e Ambrogio Moro di Roberto Della Torre

L'esperienza dello spettatore attraverso le cartoline del Cinematografo Centrale di Francesco Casetti

Tracce di modernità nelle cartoline del cinema Centrale di Lorena Iori

Glossario

Appunti d'archivio


Durante gli anni Settanta le cineteche italiane si aprono, tra meraviglia ed ammirazione, ad una sostanziale acquisizione di materiali non filmici disparati e di diversissima provenienza: archivi fotografici, fondi privati, archivi di colonne sonore e di locandine, diari e lettere. L'equazione cinema uguale film, già in forma non proprio smagliante, subisce una decisiva incrinatura. In questo contesto la Cineteca Italiana, ente semi-privato milanese fondato dal gruppo di Corrente (Rognoni, i Comencini, Lattuada, Luigi Veronesi, ecc.), acquistò un importante fondo di 120.000 manifesti non illustrati relativi alla programmazione di più di 150 sale cittadine dal 1919 al 1939. Come dire l'intero spettacolo cinematografico milanese di due decenni.
Purtroppo, però, i materiali non filmici acquisiti dalle cineteche hanno vita infausta, condannati come sono a scaffali polverosi dai quali vengono rimossi nella migliore delle ipotesi per una mostra. A meno che non abbiano la fortuna di suscitare l'interesse di un gruppo di ricerca che, come in questo caso l'Università Cattolica, ne rileva il valore storico e provvede ad un'opportuna valorizzazione. Il tutto affidato alla guida di Elena Mosconi e Roberto Della Torre, due esperti da prospettive diverse (ricercatrice lei e archivista lui) di spettacolo e spettatorialità cinematografica, e composto da studenti specializzandi e dottorandi.
I manifesti tipografici, specialmente se raccolti in un così ampio fondo, rappresentano una chiave d'argento per orientarsi tra i cunicoli della storia locale, senza contare le fruttuose deviazioni che un'attenta analisi lascia intravedere (come dimostrato da Raffaele De Berti e Roberta Marasco).
Così, in un complicato intreccio di leggi di mercato e autorappresentazione, i manifesti si fanno fonte plurale e polisemica, specchio infedele e risorsa preziosissima. Gioco d'interpretazione e di rilettura, dunque, che richiede mani abili, forse a volte più di quelle dei giovani ricercatori della Cattolica.
Il volume rimane comunque, anche con le sue cadute dovute più alla poca consistenza di alcuni interventi (compreso il farraginoso saggio della Mosconi) che non ad una mancanza globale, un caso unico, sia per i manifesti tipografici – ovviamente – che per lo sperimentalismo di un lavoro costruito tutto su una collezione parafilmica, utilizzata come un grimaldello per forzare più di un avamposto (il pubblico ma anche i generi, la pubblicistica, il divismo, la legislazione e l'esercizio).
In appendice Francesco Casetti e, ancor meglio, Loretta Iori analizzano le stupende cartoline del Cinematografo Centrale, la mitica sala della Galleria.

Giuseppe Fidotta


LE GARZANTINE CINEMA

LE GARZANTINE CINEMA a cura di Gianni Canova


Autori: Gianni Canova (a cura di)


Casa editrice:
Garzanti, Milano, 2009


Collana:
Le Garzantine


Pagine:
1582


Formato:
14 x 21


Prezzo:
39 €



Lingua:
Italiano

Indice:

Premessa


Dizionario del cinema

- Registi, attori, sceneggiatori, scenografi, costumisti e compositori; generi e correnti, critici e storici, case di produzione, festival, scuole, riviste; teorie, tecniche, linguaggi


Appendici



Premi cinematografici

- Oscar

- Mostra internazionale del Cinema di Venezia

- Festival di Cannes


Schede di approfondimento (nel corpus del Dizionario)

- Decine di voci


Tavole fuori testo

Indice dei nomi


Ventunesimo secolo. Gli anni di internet, di wikipedia, di google che digitalizza i libri e li mette a disposizione per la consultazione gratuita. 2009. La terza edizione della Garzantina Cinema. Un’operazione straordinariamente coraggiosa, in continuità con quanto la casa editrice milanese ha fatto in tutti questi anni. Oggi che il sapere sembra sempre più affidato alla rete e che soprattutto un mezzo di cultura popolare come il cinema sembra adattarsi perfettamente al media che sta spopolando su tutti gli altri, Gianni Canova rimane convinto della necessità di un’enciclopedia cinematografica su carta. E non si sbaglia affatto.
La sua arma più potente contro la gratuità e l’immediatezza d’aggiornamento di internet? La precisione. Molti siti web, vuoi perchè molto spesso sono gestiti per hobby e passione, vuoi perchè sembra che ad una pagina internet si possano perdonare strafalcioni ed omissioni, sono molto carenti da questo punto di vista. Canova ed i suoi collaboratori, di edizione in edizione, rivedono, correggono ed ampliano migliaia di voci del loro lemmario, giunto ormai a quota 6500 definizioni. Senza la pretesa, per ovvie ragioni, di completismo, ma con l’obiettivo di fornire una mappa di navigazione al lettore che si trovasse a vagare in quel mare magnum che è il cinema mondiale, di ogni genere, paese e tempo. Attenzione, non troverete solo film nella Garzatina. Cinema a 360°, dai generi, alle maestranze, dalla critica ai termini tecnici e le teorie. Per contribuire a fornire al fruitore vere e proprie coordinate spazio-temporali dedicano le ultime pagine del volume alla cronologia cinematografica: per ogni anno, fin dalle sue origini, gli autori operano una breve selezione degli eventi più importanti (da diversi punti di vista: premi vinti, innovazioni tecnologiche, nascita di correnti o generi cinematografici) e li riportano in ordine cronologico.
Orientamento, come Canova sottolinea nella premessa, come sempre eurocentrico, senza però dimenticare l’esistenza di cinematografie altre rispetto a quelle che da sempre fanno la figura del leone. Dizionari ed enciclopedie ci hanno da sempre abituati ad una qualità della carta davvero al risparmio, per pesantezza e grana: bello sfogliare le Garzantine e ricordarsi della classica eccezione a conferma della regola.


Michelangelo Pasini

PENTAGRAMMA DI LUCE - FILM, STORIA E CURIOSITA' SULLA "MUSICA" NEL CINEMA

Pentagramma di luce, di Giuseppe Colangelo


Autori: Giuseppe Colangelo


Casa editrice:
Book Time, Milano, 2009


Collana:
Cinema


Pagine:
140


Formato:
14,5x21


Prezzo:
12 €


Lingua:
Italiano

Indice:


Introduzione

Premessa

- Ballo, danza e musical

- Jazz e blues

- Musica classica e opera

- Rock

Indice dei registi

Indice dei titoli

Bibliografia

Crediti fotografici




Una delle tante rivoluzioni dell'immaginario cinematografico avvenne nel 1927, anno in cui vide la luce Il cantante di Jazz di Alan Crosland, primo film sonoro della storia del cinema. Al Jolson, attore e cantante su cui era cucito l'intero film, concludeva con una battuta emblematica e dal tono profetico: “Wait a minute, you ain't heard nothin' yet! ”. Quello fu solo l'inizio, infatti, di una lunga storia in cui cinema e musica andavano a contaminarsi: tra musical, musicarelli, film-opera, biopic di musicisti e cartoons musicali, i generi e le pellicole sull'argomento diverranno di lì a poco innumerevoli.
Questo sottile dizionario illustrato tenta di mapparli tutti, dividendo i titoli secondo il genere musicale a cui appartengono: classica, jazz, blues, rock, opera e danza. Lo spirito di maniacale completismo è lo stesso che stava alle base anche di Ciak si abbaia! e Macchine di celluloide, i precedenti volumi di Giuseppe Colangelo, docente di storia del cinema e giornalista free-lance per L'Unità, Airone e Argos. Pentagramma di luce, infatti, non è che l'ultima pubblicazione di una serie di dizionari ragionati che raccoglie la storia del cinema in vari compartimenti tematici (tra i i prossimi in via di pubblicazione, anche un volume dedicato alle grandi civiltà del passato).
Non manca nessun titolo: si va da Bolero di Pabst a Tano da Morire di Roberta Torre (“Ballo, danza e musical”), da Hallelujah di King Vidor a Mo' better Blues di Spike Lee (“Jazz e blues”), da Un grande amore di Beethoven di Gance a Mosè e Aronne di Straub (“Musica classica e opera”) e dal vecchio Rock around the Clock al recente biopic su Johnny Cash Walk the line (“Rock”). Tra tutte, la voce meglio curata e più godibile da consultare è il capitolo rivolto alla musica classica, che suddivide la vasta filmografia secondo il compositore di riferimento e si snoda in una quarantina di profili filmografici, da Johann Sebastian Bach a Kurt Weill, passando per Liszt e Schubert.
Il copioso elenco di titoli, che sottolinea le produzioni italiane in grassetto e al titolo aggiunge solo anno e regista, è interrotto di tanto in tanto da alcune curiosità (come una divertente digressione sui jazz cartoon, con apposita filmografia) e da dodici schede dedicate ai migliori film di ciascun genere, complete di cast, trama e premi; tra queste, anche titoli poco noti e degni di riscoperta, come Baby Snakes di Frank Zappa, insospettabile cineasta, e Let's Get Lost di Bruce Weber.
Non privo di una certa praticità ideale per collezionisti e cinefili ossessivi, il libro conserva però gli stessi difetti del precedente Macchine di celluloide: un numero di pagine eccessivamente modesto per l'ampio argomento (solo 86 pagine, esclusi gli indici) e scarsa cura della qualità di stampa.

Michelangelo Pasini


CHE COS'È IL CINEMA

Che cos'è il cinema, di Fernaldo di Giammatteo


Autori: Fernaldo Di Giammatteo



Casa editrice:
Bruno Mondadori, Milano, 2002



Collana:
Economica


Pagine:
240



Formato:
13x22



Prezzo:
11,50€



Lingua:
Italiano

Indice:

- La natura del cinema. Una storia di equivoci



- Dizionario



Indice dei nomi


Intitolare un libro "Che cos'è il cinema?" è una scelta a dir poco ambiziosa, anche per uno dei più grandi critici italiani di tutti i tempi nonché padre della collana Castoro cinema. Eppure che cos'è il cinema Di Giammatteo riesce a spiegarlo, e pure molto bene. O meglio, riesce a navigare con intelligenza tra le definizioni che in un secolo di discorsi sul cinema si sono accavallate. In una duplice modalità poiché, fondamentalmente, sono due i libri contenuti in "Che cos'è il cinema?": un saggio e un dizionario.
Il saggio iniziale è una ricognizione storica delle teorie cinematografiche dalle origini ai giorni nostri, da Bergson a Casetti, da Luciani a Vanoye. Incredibilmente, Di Giammatteo concentra in una sessantina di pagine un sapere che ha fatto versare litri di inchiostro a ben più titolati storici ed intellettuali che, nel farlo, quasi mai hanno raggiunto la fluidità e la completezza di queste paginette. In un percorso che ruota attorno agli assi portanti dei "discorsi alti" sul cinema (lo specifico filmico, il rapporto con le arti, il montaggio, il realismo, la semiotica, il digitale), l'autore rende digeribile ciò da cui generalmente il neofita tende a rifuggire e trasforma l'ostico in appassionante.
Il dizionario va anche oltre. Le definizioni, raramente di poche righe, sono il campo di battaglia in cui emergono le diverse anime di Di Giammatteo: lo storico che analizza l'evoluzione del melodramma, il tecnico che spiega con semplicità i segreti del Panavision o del morphing, il critico che parla di leitmotiv. Il tutto è condito da esempi molto puntuali, generalmente tratti da film noti. Il tecnicismo, anche quando di tecnicismi si parla, è un pericolo sempre evitato.
Se il progetto di spiegare cosa sia il cinema può dirsi realizzato parte del merito va, oltre che ad una conoscenza ammirevole del cinema in ogni sua sfumatura, ad una prosa semplice ed elegante, effervescente, intelligente, che consente di avvicinare senza alcuna difficoltà qualsiasi argomento. Ma, lontano dalle apparenze, questo piccolo gioiello è rivolto anche al lettore più navigato, con il quale intesse un dialogo serrato continuamente in bilico tra teoria e tecnica.
Il prezzo contenuto e la grafica sobria contribuiscono a rendere "Che cos'è il cinema?" di Fernaldo Di Giammatteo uno di quei libri che sarebbe sempre meglio avere nella propria biblioteca.

Giuseppe Fidotta



DIZIONARIO DEL WESTERN ALL'ITALIANA

DIZIONARIO DEL WESTERN ALL'ITALIANA, di Marco Giusti


Autori: Marco Giusti



Casa editrice:
Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2007



Collana:
Oscar Varia



Pagine:
697



Formato:
15,5x23



Prezzo:
18€



Lingua:
Italiano

Indice:

Introduzione - Spaghetti western


Dizionario del western all'italiana


Filmografia


Progetti western mai realizzati


Caroselli western


Di critiche il precedente dizionario curato da Marco Giusti ne aveva ricevute parecchie, ma nonostante questo il critico grossetano decide di non cambiare impostazione alla sua nuova, imponente, creatura. Sfruttando l'onda alta della retrospettiva veneziana dedicata allo spaghetti western da lui stesso curata, da alle stampe un volume che ha il sapore dell'opera definitiva.
Il Dizionario del western all'italiana si apre con un’ampia panoramica introduttiva sul genere che analizza il rapporto del western nostrano con quello d’oltreoceano, snocciola uno ad uno i topoi del genere e intrattiene il lettore con un'efficacissima e riuscita ricostruzione dello sgangherato universo produttivo che era alla base di queste pellicole. Il tutto nello stile a cui Giusti ci ha abituati, diretto, scorrevole, pulito, con quel gusto per l’aneddoto che molte penne ultimamente hanno smarrito in luogo di una più efficace masturbazione letteraria.
Dopo questo cappello introduttivo, da leggere tutto d'un fiato, il dizionario vero e proprio, più di 800 film schedati con tanto di credits (che in questo caso, sia per la quantità di informazioni raccolte, sia per la rarità di molte di queste, non sono semplicemente un corredo necessario ma non sufficiente alla recensione, ma ne diventano parte integrante) e commento critico e storico (a volte ripreso dal suo Stracult). Ancora una volta informazioni, curiosità e recensioni dell'epoca prendono il posto di pistolotti intellettuali. Tra le pellicole analizzate non solo spaghetti western, ma anche pellicole turche, spagnole, messicane, che con il genere italiano sono parzialmente imparentate.
A chiudere il libro due brevi appendici dedicate alle serie di caroselli a tematica completamente western e i tanti film progettati ma mai realizzati.
Bibliografia che sancisce definitivamente l'importanza del testo.
Ad onor del vero bisogna sottolineare come l'urgenza da completista di Giusti lo porti inevitabilmente a commettere qualche errore che se fosse stato più misurato si sarebbe probabilmente risparmiato.
Ultima nota positiva: volume di nicchia, quasi settecento pagine, diciotto euro. Chi ha orecchie per intendere...

Michelangelo Pasini



STRACULT - DIZIONARIO DEI FILM ITALIANI

Stracult, di Marco Giusti

Autori: Marco Giusti



Casa editrice:
Frassinelli, Milano, 2004



Collana:
-



Pagine:
1008



Formato:
14x21



Prezzo:
29,50€



Lingua:
Italiano

Indice:

Introduzione


Film


Indice dei registi


Stracult, ovvero uno dei libri più discussi del panorama editoriale cinematografico italiano degli ultimi vent'anni. Chi se non Marco Giusti avrebbe potuto realizzare quest'opera monumentale sul cinema di genere che ha fatto la fortuna della settima arte del belpaese ma che è sempre stato bistrattato dalla critica?
Più di 2500 film recensiti, tutto il meglio e il peggio del nostro cinema bis, dai polizieschi con Tomas Milian ai lacrima movie con Renatino Cestiè, dai rip off di Indiana Jones agli horror di Lucio Fulci, porno nazi, hard, pierino movie, tutto ciò che la critica mondiale ha da sempre rifiutato ma che ha riempito per due decenni buoni le sale cinematografiche italiane ed è stato venduto in paesi di mezzo mondo. Giusti recensisce tutto il recensibile ed è proprio questa ricerca della completezza a farlo cadere spesso in fallo: i lettori, visto il tema di nicchia quasi tutti appassionati e fan, non gli perdonano nè le piccole sbavature nè tantomeno gli errori molto meno veniali e additano il libro come pressapochista. Nel giro di qualche anno (la prima edizione è del 1999) l'autore riprende in mano parecchie schede, le corregge e amplia il volume, inserendo recensioni dei film che nel frattempo si sono resi reperibili grazie alla diffusione dei programmi di peer-to-peer e del dvd. Tanti errori rimangono, altrettanti vengono eliminati. Non cambia però, fortunatamente, la sostanza: Giusti scrive soverchiando tutte le regole della critica ufficiale, è aneddotico fino allo sfinimento, riporta citazioni e stralci di interviste spesso senza citarne le fonti, si fa prendere da considerazioni estremamente personali, trasuda passione, è financo volgare e rozzo. Ma proprio per questo non solo si legge benissimo ed risulta molto divertente, ma è completamente in linea con la materia da lui analizzata.
Per quanto possa essere stato contestato, per quanto zeppo di imprecisioni, Stracult rimane l'opera più completa che tratti "tutto il cinema italiano da amare senza distinzione tra alto e basso, arte e spazzatura". le altre rimangono chiacchiere.

Michelangelo Pasini




IL DIZIONARIO DEI FILM DI HONG KONG

Il dizionario dei film di Hong Kong

Autori: Giona A. Nazzaro, Andrea Tagliacozzo



Casa editrice:
Universitaria Editrice, Chieti, 2005



Collana:
-



Pagine:
464



Formato:
17x23



Prezzo:
39,90€



Lingua:
Italiano

Indice:

Premessa


Prefazione di Lorenzo De Luca


Introduzione di Giona A. Nazzaro


Breve glossario


Note linguistiche


Il dizionario dei film


Antologia





Negli anni ’80, quando il cinema viveva una stagione ben più fiorente di quella odierna, non era raro sentire più di un critico, illuminato, affermare che il cinema di Hong Kong fosse in quel determinato periodo storico il “più bello del mondo”. Oggi, che ad Hollywood è rimasto solo il guerrilla marketing e che anche l’Europa scarseggia di talenti, l’ex colonia britannica riesce ancora, anche se non così frequentemente, a stupire il cinemaniaco più navigato ed esigente. Non che siano in molti, con grande rammarico dei pochi, a pensarla così, purtroppo. Questo trova conferma anche nelle parole di Giona A. Nazzaro e Andrea Tagliacozzo, autori del libro in oggetto, che nell’introduzione a questa vera e propria bibbia di prodotti in celluloide ne raccontano la difficile gestazione, dettata soprattutto dal rapporto con diversi editori per niente convinti del loro progetto. E pensare che il duo critico una certa credibilità in merito se l’era costruita prima con Hong Kong – Spade, kung fu, pistole e fantasmi, progenitore di questo ben più ampio dizionario, poi con John Woo – La nuova leggenda del cinema d’azione, volume dedicato ad uno dei pochi registi cantonesi ad essersi imposto anche al grande pubblico occidentale. Dopo anni di lavoro, visioni e catalogazioni l’impresa è però compiuta: oltre 850 film schedati per un’opera che al momento, e chissà per quanto ancora, in Italia non ha rivali. La maniacale cura e ricerca filologica con cui il dizionario è scritto è evidente fin dal lavoro svolto sul titolo di ogni pellicola recensita: il titolo originale scritto in ideogrammi segue quello internazionale e precede la traslitterazione prima in cantonese poi in mandarino. Note di produzione, regia, cast, incasso (che manna dal cielo per i maniaci delle statistiche!) e giudizio sintetizzato con il classico sistema delle stelline completano la parte tecnica di ogni scheda. Poi, a ruota, il corpo della recensione: attraverso il commento critico e le curiosità più varie Nazzaro e Tagliacozzo tentano di contestualizzare ogni pellicola non solo nel nebuloso panorama cinematografico di Hong Kong, ma inserendola anche in un contesto più globale. Nelle quasi 500 pagine esplode l’orgia creativa di un cinema che senza la paura di esagerare, prendersi in giro, ripetersi, accumulare e reinventare, riesce, ancora e come nessun’altra cinematografia nel mondo, ad abbinare qualità e box office, ad essere quindi autoriale e popolare allo stesso tempo.
E’ possibile affermare con spavalda sicurezza che un libro tanto di nicchia possa in realtà essere pane per i denti di qualunque appassionato della settima arte?! Considerata l’influenza che il cinema cantonese ha avuto e sta avendo anche attualmente sull’intera cinematografia occidentale (i combattimenti di Matrix sono l’esempio che viene citato più spesso) e la curiosità generata dalle poche pellicole prodotte ad Hong Kong che passano il fittissimo filtro operato dalle case distributrici di casa nostra, la risposta non può essere che positiva.
Un solo cruccio: per ovvi motivi editoriali (altrimenti la mole del libro sarebbe cresciuta a dismisura) il periodo preso in esame è limitato alla produzione hongkonghese degli ultimi 25 anni. Speriamo in un seguito che colmi questa lacuna.
Non ci si faccia spaventare dal prezzo: il libro vale ogni singolo euro speso.

Michelangelo Pasini


AT THE HONG KONG MOVIES - 600 REVIEWS FROM 1988 TILL THE HANDOVER

At the Hong Kong movies, di Paul Fonoroff

Autori: Paul Fonoroff


Casa editrice: Film Biweekly, Hong Kong, 1999


Collana: -


Pagine: 656


Formato: 15x20


Prezzo: 27,50 €


Lingua: Inglese

Indice:

Preface

Chronological list of reviewed films

Films reviews

Index of reviewed films (english)

Index of reviewed films (chinese)


Il voluminoso tomo è la raccolta degli articoli di Paul Fonoroff scritti sul South China Morning Post tra il 1988 e il 1997. E' la narrazione degli ultimi anni del cosiddetto ventennio d'oro del cinema di Hong Kong raccontata proiezione dopo proiezione, giorno dopo giorno, attraverso il commento a caldo di uno dei giornalisti più celebri della storia del cinema cantonese.
Se At the Hong Kong movies è da una parte una vera e propria manna dal cielo per la quantità e la difficile reperibilità dei titoli analizzati, dall'altra delude sotto il profilo prettamente stilistico e contenutistico. E' sicuramente uno strumento fondamentale perchè spesso è l'unica risorsa (anche su internet è impossibile trovare giudizi e trame di molti film di cui Fonoroff parla nel libro) da cui attingere per avere informazioni su determinate pellicole prodotte ad Hong Kong tra il 1988 e il 1997. E' inoltre un prodotto che soffre dei vincoli imposti da un giornale generalista, non specializzato in cinema. Paul Fonoroff infatti scrive in modo semplice e diretto, ma anche poco approfondito e superficiale e spesso e volentieri gli accenni sulla trama del film analizzato diventano la parte più sostanziosa della recensione. Scrivere per il South China Morning Post, di contro, offre al critico la possibilità di abbandonarsi a considerazioni sociali che in altro tipo di pubblicazioni mancano completamente e che sono invece fondamentali per capire il cinema cantonese in un periodo critico e di transizione come quello pre-handover.
Il giudizio che viene dato a molte delle pellicole recensite sembra affrettato, pregiudiziale ed è spesso poco condivisibile.
Contraddizioni di un testo tanto fondamentale quanto discutibile.
Brutta l'impaginazione e la grafica interna del libro.

Michelangelo Pasini