I FILM DI DARIO ARGENTO
![]() Autori: Roberto Lasagna, Lino Molinario
Formato: 11,5x16
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Semplicemente: i capitoli del libro corrispondono, più o meno, ai film diretti dal Dario nazionale e i due autori ne danno una rilettura personale e attenta a trattare il suo cinema con uno sguardo a metà tra quello del fan più sfegatato e del critico più pregiudizievole, tenendo sempre dritto il timone dell’intelleggibilità: stupisce infatti come il volume, compatto e tascabile a dire la verità, possa essere divorato con tanta facililtà, complice anche l’attenzione, a volte anche esagerata, per la trama di ogni singola pellicola. Da sottolineare l’interpretazione dei nuovi lavori argentiani: film come La Terza Madree Non Ho Sonno vengono infatti analizzati cercandone gli elementi di continuità con le altre pellicole del regista, superando spesso i limiti di analisi imposti da una critica più attenta a demolirne la figura che a riflettere su pregi e difetti di alcune opere non riuscitissime. Parlare dei lavori di Dario Argento soprassedendo sui loro finali sarebbe impossibile, quindi occhio agli spoiler. Michelangelo Pasini |
I MANIFESTI TIPOGRAFICI DEL CINEMA - LA COLLEZIONE DELLA FONDAZIONE CINETECA ITALIANA 1919-1939
![]() Autori: Roberto Della Torre ed Elena Mosconi (a cura di)
Formato: 17x24
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Giuseppe Fidotta |
LE GARZANTINE CINEMA
![]() Autori: Gianni Canova (a cura di)
| Indice: Premessa Dizionario del cinema Appendici Schede di approfondimento (nel corpus del Dizionario) Tavole fuori testo | Ventunesimo secolo. Gli anni di internet, di wikipedia, di google che digitalizza i libri e li mette a disposizione per la consultazione gratuita. 2009. La terza edizione della Garzantina Cinema. Un’operazione straordinariamente coraggiosa, in continuità con quanto la casa editrice milanese ha fatto in tutti questi anni. Oggi che il sapere sembra sempre più affidato alla rete e che soprattutto un mezzo di cultura popolare come il cinema sembra adattarsi perfettamente al media che sta spopolando su tutti gli altri, Gianni Canova rimane convinto della necessità di un’enciclopedia cinematografica su carta. E non si sbaglia affatto. La sua arma più potente contro la gratuità e l’immediatezza d’aggiornamento di internet? La precisione. Molti siti web, vuoi perchè molto spesso sono gestiti per hobby e passione, vuoi perchè sembra che ad una pagina internet si possano perdonare strafalcioni ed omissioni, sono molto carenti da questo punto di vista. Canova ed i suoi collaboratori, di edizione in edizione, rivedono, correggono ed ampliano migliaia di voci del loro lemmario, giunto ormai a quota 6500 definizioni. Senza la pretesa, per ovvie ragioni, di completismo, ma con l’obiettivo di fornire una mappa di navigazione al lettore che si trovasse a vagare in quel mare magnum che è il cinema mondiale, di ogni genere, paese e tempo. Attenzione, non troverete solo film nella Garzatina. Cinema a 360°, dai generi, alle maestranze, dalla critica ai termini tecnici e le teorie. Per contribuire a fornire al fruitore vere e proprie coordinate spazio-temporali dedicano le ultime pagine del volume alla cronologia cinematografica: per ogni anno, fin dalle sue origini, gli autori operano una breve selezione degli eventi più importanti (da diversi punti di vista: premi vinti, innovazioni tecnologiche, nascita di correnti o generi cinematografici) e li riportano in ordine cronologico. Orientamento, come Canova sottolinea nella premessa, come sempre eurocentrico, senza però dimenticare l’esistenza di cinematografie altre rispetto a quelle che da sempre fanno la figura del leone. Dizionari ed enciclopedie ci hanno da sempre abituati ad una qualità della carta davvero al risparmio, per pesantezza e grana: bello sfogliare le Garzantine e ricordarsi della classica eccezione a conferma della regola. Michelangelo Pasini |
SULLA CARTA - STORIA E STORIE DELLA SCENEGGIATURA IN ITALIA
![]() Autori: Mariapia Comand (a cura di)
| Indice: Prefazione di Nereo Battello | Brutto anatroccolo degli studi sul cinema, specialmente in Italia, la sceneggiatura ha negli ultimi anni ritrovato uno spazio sulla ribalta grazie al lavoro di giovani eccellenti ricercatori. Questa generazione di studiosi, nata a cavallo tra i '60 e i '70, si è ritrovata a condividere – dalle differenti torrette d'osservazione – la necessità di iniziare a ragionare sul ruolo specifico della sceneggiatura all'interno del processo di realizzazione (e nel contesto più ampio della storia del cinema italiano), da una prospettiva più lucida, depurata dei paradigmi teorici e ideologici con cui i loro predecessori si approcciavano alla materia. Fuori, dunque, dagli schemi semiologici e post-strutturalisti, liberi dalle maglie della teoria degli autori. Con Sulla carta Mariapia Comand chiama a raccolta parte della “meglio gioventù” degli studi cinematografici in merito: diviso per decenni il cinema italiano “scritto” viene sezionato dalle mani nient'affatto insicure di, tra gli altri, Silvio Alovisio (diventato in pochi anni un'autorità del muto italiano), Giacomo Manzoli ed Andrea Pergolari (entrambi, seppure da diverse prospettive, esperti di cinema popolare e di genere), Vito Zagarrio (forse l'unico che sappia districarsi negli inferni italiani degli ultimi tre decenni) e Federica Villa (studiosa torinese già autrice di importanti saggi sulla sceneggiatura). Ad incorniciare i contributi piuttosto fiacchi dei “vecchi” Battello, Tinazzi e Paolo D'Agostini. Singolarmente i contributi si mettono in evidenza per meriti storiografici (la ricerca inedita di Alovisio sulle carte della Itala), per prospettive di analisi interessanti (la Comand e Zagarrio sulla crisi del cinema italiano), per completezza (Manzoli) o per capacità di rinnovare un terreno tanto battuto (la Muscio con il neorealismo). Nel complesso il saggio, oltre ad essere lo studio più avanzato nel nostro paese, non difetta di leggerezza ed organicità. Giuseppe Fidotta |
TARKOVSKIJ - LA NOSTALGIA DELL'ARMONIA
![]() Autore: Francesca Pirani Casa Editrice: Le Mani Microart's, Genova, 2009 Collana: Extralights Pagine: 141 Formato: 23,5 x 28,5 Prezzo: € 12 Lingua: Italiano | Indice: Introduzione: la propria solitudine Andrej Rublev - L'eredità difficile - La storia - La storia | Nonostante Andrej Tarkovskij sia riconosciuto da tutte le storiografie di cinema quale uno dei più grandi cineasti della modernità, si parla sempre meno della sua opera, inspiegabilmente ridimensionata dal recente oblio critico e oscurata da un pregiudizio che vuole il regista russo autore di film insopportabilmente lenti e affettati, in netto anacronismo con i nostri tempi vitalistici e accelerati, dominati dal bulimico consumo d’immagini di videoclip e pubblicità. Si tratta certamente di un cinema dai tempi dilatati, marcato da un approccio contemplativo, filosofico, ma che resta a tutt’oggi evocativo e seminale, considerata anche l’influenza e la vicinanza stilistica che Tarkovskij conserva nei riguardi di molti dei cineasti più talentuosi della nostra epoca, da Aleksandr Sokurov a Bèla Tarr, da Carlos Reygadas a Tsai Ming-Liang, senza dimenticare l’omaggio tributatogli di recente da Von Trier con il suo ultimo Antichrist. Un’opera di soli sette lungometraggi in più di vent’anni di attività: pochi, pochissimi, per una voce artistica forte e innovativa, contraddistinta da un’impressionante cura per la composizione visiva, quasi pittorica, e un simbolismo magmatico e misterioso, che poco si presta a molesti sovrainterpretazionismi. Tra questi film, Francesca Pirani, regista e sceneggiatrice diplomatasi al Centro Sperimentale di Cinematografia, sceglie di concentrarsi su tre dei più celebri, Andrej Rubliov (1966), Stalker (1979) e Sacrificio (1986), designandoli come vertici di un’ideale trilogia poetica e filosofica. Tutti i tre film in questione vengono infatti analizzati dettagliatamente nelle scene-chiave e letti come allegorie oniriche capaci di far riaffiorare quella realtà dai contorni vaghi propria dei primi mesi di vita, in un sottile intreccio tra linguaggio della realtà e linguaggio del sogno, “occhio rivolto l’esterno” l’uno e “occhio rivolto verso l’interno” l’altro. Su questa tesi, indubbiamente suggestiva, si adagia questa sintetica riflessione critica che con “nostalgia dell’armonia” identifica proprio lo struggente rimpianto per la percezione pura e armoniosa dello stato neonatale, dove si è capaci di godere delle forme della natura senza le sovrastrutture psicologiche e percettive dell’irregimentazione adulta e dell’addomesticamento culturale. Grazie a questo saggio, nonostante sia appesantito da un sottotesto psicanalitico a tratti forzato e da argomentazioni leggermente ridondanti, i pregiudizi su Tarkovskij di cui in apertura risultano così pienamente e ironicamente ribaltati: mai ci fu cinema più ipnotico e coinvolgente del suo, rivolto quasi spiritualmente ai sensi più che al cervello, capace di esprimere con le sole immagini la supremazia della sensibilità sul pensiero razionale. Michelangelo Pasini |
AUDREY HEPBURN - UNA VITA DA COPERTINA
![]() Autore: Scott Brizel Casa Editrice: Magazzini Salani, Milano, 2009 Collana: - Pagine: 272 Formato: 23,5 x 28,5 Prezzo: € 28 Lingua: Italiano | Indice: Introduzione Cinema, moda e rivista L'infanzia e la guerra (1929-1947) Gli anni inglesi e la scoperta (1948-1952) Vacanze romane (1953) Sabrina (1964-1955) Ondine (1954), matrimonio e Premio Oscar Guerra e pace (1956) Cenerentola a Parigi (1957) Arianna e Mayerling (1957) La storia di una monaca (1958-1959) Verdi dimore e Gli inesorabili (1959-1960) Colazione da Tiffany (1961-1962) Quelle due, Sciarada e Insieme a Parigi (1962-1964) My fair Lady (1964-1965) Come rubare un milione di dollari e vivere felici e Due per la strada (1966-167) Da star del cinema a casalinga romana (1967-1975) Da casalinga romana ad ambasciatrice della speranza (1976-1993) Conclusione Ringraziamenti | Audrey Hepburn è l’eccezione che conferma la regola. Quella delle belle ma frivole, delle affascinanti ma prive di talento, quella insomma che il cinema contemporaneo (e non solo il cinema) sta tentando di propinarci. E di questo straordinario connubio tra propensione alla recitazione e un fascino totalmente fuori dal comune se ne accorsero immediatamente tutti: prima alla Paramount Pictures, quando al primo provino la preferirono a Elizabeth Taylor per il ruolo della Principessa Anna in Vacanze Romane, poi Cary Grant che si adoperò per cambiare i titoli di testa del film affinchè ai nomi di entrambi venisse data la stessa importanza, ed infine arrivarono anche gli Academy Awards, che le conferirono l’Oscar come migliore attrice alla prima prestazione importante sul grande schermo. Il libro curato da Scott Brizel studia questa trasformazione attraverso i legami e gli intrecci che cinema, moda e stampa hanno sviluppato nel corso dei decenni e che Audrey più di tante altre ha contribuito a creare. La carriera dell’attrice vista attraverso le copertine delle riviste di tutto il mondo, in un susseguirsi senza soluzione di continuità di immagini da quotidiani, settimanali e mensili provenienti da ogni angolo del globo. L’autore del volume è perfettamente conscio del significato di curatela di un libro fotografico, particolare che sembra sfuggire invece a diversi suoi colleghi. Non è infatti sufficiente eseguire un minuto lavoro di ricerca in biblioteche ed emeroteche dei quattro continenti e pubblicare i propri risultati in un libro con qualità di carta e stampa il più alta possibile. E’ condizione necessaria, certo, ma non assolutamente sufficiente. E’ infatti indispensabile prendere precise posizioni sulla parte testuale e didascalica del lavoro, nonchè sulla disposizione delle centinaia di fotografie selezionate. Scott Brizel capisce che deve prendere per mano il lettore attraverso il racconto della carriera dell’attrice, consapevole che per quanto celebre sia, è difficile che anche il fruitore più smaliziato possa conoscerne i risvolti della strada che l’ha portata al successo. Nel farlo però si rende conto di dover misurare il più possibile le parole, di dover riassumere e far divenire il testo semplicemente una traccia che apre il percorso verso ogni capitolo del cammino professionale della diva. Eccolo quindi far sentire la propria presenza ma in modo assolutamente discreto, fornire per ogni foto didascalie essenziali e chiare e soprattutto alternare le immagini in modo così elegante da sottolineare ulteriormente la bellezza dell’attrice. Il resto del lavoro lo fa la Hepburn, che con il suo sorriso dalle copertine di riviste italiane, statunitensi, giapponesi, cinesi, iraniane, e ancora malesi, francesi, brasiliane, fa di questo lavoro non un volume ma un vero e proprio oggetto d’arte e da collezione, venduto, tra l’altro, ad un prezzo discretamente contenuto. Sovracopertina, grande formato, pagine tutte a colori in carta lucida e pesante. Prezioso. Michelangelo Pasini |









