.

  • news1”
  • news1”

TRE DIARI

Tre Diari, Ingmar Bergman


Autori: Ingmar Bergman, Maria von Rosen, Ingrid von Rosen



Casa editrice:
Iperborea, Milano, 2008



Collana:
-



Pagine:
264



Formato:
10x20



Prezzo:
15,50€



Lingua:
Italiano

Indice:

Premessa, di Ingmar [Bergman]


Premessa di Maria [von Rosen]


I tre diari


Postfazione, di Goffredo Fofi


Nel 1994 ad Ingrid von Rosen, quinta ed ultima moglie di Ingmar Bergman, viene diagnosticato un cancro allo stomaco, già in fase avanzata. Questo libro è la fedele raccolta dei tre diari tenuti simultaneamente in quel triste periodo dalla von Rosen, da suo marito e dalla loro figlia Maria, all’epoca già 35enne. Il calvario durò circa 7 mesi, prima dell’inevitabile fine; ma solo dopo 9 anni Bergman e la figlia decisero di riprendere in mano quelle pagine dolorose e renderle pubbliche, come parte di una personale elaborazione del lutto che sfugge ad una logica tradizionale. Bergman e la von Rosen ebbero una relazione molto lunga, che -pur con qualche pausa- durò per quasi 40 anni. Nessun’altra donna può dire di essere stata vicina al grande regista svedese così a lungo, e fino alla fine. Bergman definì quest’opera non come un libro, ma bensì come una testimonianza: ed è difficile negare che la lettura sia molto dolorosa, piena com’è di stati d’animo e di dettagli che la buona creanza vorrebbe rimanessero personali. Eppure qualcosa sulla capacità di comprendere il dolore da parte di Bergman qua e là filtra, in mezzo ad innumerevoli episodi di vita quotidiana e tanta, disperata tristezza. Praticamente impossibile per un suo spettatore non rivedere mentalmente alcune scene di Sussurri e grida, tanto per fare un esempio. E' importante rilevare come i tre diari del titolo siano intrecciati assieme: per ogni singolo giorno ci infatti sono le annotazioni di tutti e tre gli autori, o comunque di chi quel giorno aveva scritto o appuntato qualcosa; questa semplice idea rende la lettura molto più agevole, anche se la voglia di proseguire nella lettura provoca quasi un leggero senso di colpa, come se non si sapesse già come andrà a finire la vicenda. Insomma si tratta di una lettura svelta, ma di argomento evidentemente molto pesante di suo. Lode alla casa editrice Iperborea, già attiva nel campo della letteratura nord europea, che ha deciso di pubblicare quest’opera nel nostro paese, per la traduzione di Renato Zatti.

Andrea Martinenghi


IL TERRORISTA DEI GENERI - TUTTO IL CINEMA DI LUCIO FULCI

Il terrorista dei generi, tutto il cinema di Lucio Fulci, di Paolo Albiero e Giacomo Cacciatore


Autori: Paolo Albiero, Giacomo Cacciatore



Casa editrice:
Un Mondo A Parte, Roma, 2004



Collana:
-



Pagine:
1008



Formato:
24x32



Prezzo:
32€



Lingua:
Italiano

Indice:

Prefazione

- Il terrorista dei generi. Tutto il cinema di Lucio Fulci, di Marcello Garofalo


Introduzione

- Un libro di sangue, di Antonella Fulci


Premessa

- Il cinema di genere italiano: dalle stalle alle stelle


Film

- Dalla sinistra di Via Veneto alla destra di Steno

- I ladri

- "I musicarelli"

- Colpo gobbo all'italiana

- Franco, Ciccio e Fulci (Parte 1a)

- Le colt cantarono e fu... tempo di massacro

-
Franco, Ciccio e Fulci (Parte 2a)

- Operazione San Pietro

- Una sull'altra

- Beatrice Cenci

- Una lucertola con la pelle di donna

- Nonostante le apparenze... e purchè la nazione non lo sappia... All'onorevole piacciono le donne

- Non si sevizia un paperino

- Zanna Bianca

- I quattro dell'apocalisse

- Il cavaliere Costante Nicosia demoniaco, ovvero... Dracula in Brianza

- La pretora

-
Sette note in nero

- Sella d'argento

- Zombi 2

- Luca il contrabbandiere

- Paura nella città dei morti viventi

- Black Cat (Gatto nero)

- ... e tu vivrai nel terrore! L'aldilà

- Quella villa accanto al cimitero

- Lo squartatore di New York

- Manhattan Baby

- Conquest

- I guerrieri dell'anno 2072

- Murderock uccide a passo di danza

- Il mile del diavolo

- Aenigma

- Zombi 3

- Sodoma's Ghost

- Quando Alice ruppe lo specchio

- La casa nel tempo

- La dolce casa degli orrori

- Demonia

- Un gatto nel cervello (I volti del terrore)

- Urla dal profondo

- Le porte del silenzio

- Maschera di cera


Comparsate, genericate, interpretazioni di Lucio Fulci


Appendice

- Intervista a Sergio Salvati

- Intervista a Giannetto De Rossi

- Intervista a Roverto Giandalia

- Intervista a Massimo Lentini

- Intervista a Maurizio Trani

- Intervista a Sergio D'Offizi

- Intervista a Claudio Carabba


Bibliografia selezionata su Lucio Fulci



"C'eravamo tanto odiati": Lucio Fulci e la Censura



Filmografia di Lucio Fulci


Note


Se esistono libri che alla loro uscita pongono la parola fine a tutta la letteratura sull'argomento che si sarebbe potuta produrre in seguito, Il terrorista dei generi ne è sicuramente l'esempio più lampante. Questo volume è il frutto di una vita spesa a raccogliere informazioni, interviste, pareri, articoli e dati su uno dei registi più controversi che abbia mai attraversato il panorama cinematografico italiano. Lucio Fulci, considerato dalla critica ufficiale poco più che un mestierante, un regista di serie b, non ha solamente scritto la storia del cinema di genere italiano, ma ha influenzato gran parte di quello a venire, anche oltre i confini del belpaese
Paolo Albiero e Giacomo Cacciatore scrivono la biografia definitiva sul cineasta romano, un libro enorme sia dal punto di vista strettamente quantitativo (a stupire non sono tanto le 400 pagine, ma il formato del volume e la quantità di dati ed informazioni che gli autori sono riusciti ad infilare in ogni pagina), sia da quello qualitativo. Ogni film di Lucio Fulci è analizzato sotto ogni aspetto, partendo da quello produttivo, per arrivare a quello critico e metacinematografico. Di ogni film vengono riportate non solo una selezione delle recensioni dell'epoca (quasi sempre contrariate dalla violenza e morbosità di certe sequenze), ma estratti da frasi e opinioni del regista e soprattutto le testimonianze degli oltre ottanta personaggi intervistati al fine di reperire informazioni, aneddoti e curiosità sul terrorista dei generi. Di ogni film una lunghissima scheda scritta con piglio storico e spirito di ricerca accademico, ma con un approccio che rispetta lo spirito, per niente pedante ed anti-intellettualoide, del regista.
Anche la sete insaziabile del fan più accanito del regista verrà saziata dal fiume inesauribile di dati riportati dai due autori. Considerato che tutti gli aspetti del cinema del regista sono approfonditi senza soluzione di continuità, ogni ulteriore studio sull'argomento dovrà obbligatoriamente tener conto di una pietra miliare come questa; un libro italiano che si impone, senza dubbio alcuno, come una delle migliori pubblicazioni (se non la migliore) in merito anche a livello internazionale.
Vincitore del premio speciale "Efebo d'oro" 2004.




STRACULT - DIZIONARIO DEI FILM ITALIANI

Stracult, di Marco Giusti

Autori: Marco Giusti



Casa editrice:
Frassinelli, Milano, 2004



Collana:
-



Pagine:
1008



Formato:
14x21



Prezzo:
29,50€



Lingua:
Italiano

Indice:

Introduzione


Film


Indice dei registi


Stracult, ovvero uno dei libri più discussi del panorama editoriale cinematografico italiano degli ultimi vent'anni. Chi se non Marco Giusti avrebbe potuto realizzare quest'opera monumentale sul cinema di genere che ha fatto la fortuna della settima arte del belpaese ma che è sempre stato bistrattato dalla critica?
Più di 2500 film recensiti, tutto il meglio e il peggio del nostro cinema bis, dai polizieschi con Tomas Milian ai lacrima movie con Renatino Cestiè, dai rip off di Indiana Jones agli horror di Lucio Fulci, porno nazi, hard, pierino movie, tutto ciò che la critica mondiale ha da sempre rifiutato ma che ha riempito per due decenni buoni le sale cinematografiche italiane ed è stato venduto in paesi di mezzo mondo. Giusti recensisce tutto il recensibile ed è proprio questa ricerca della completezza a farlo cadere spesso in fallo: i lettori, visto il tema di nicchia quasi tutti appassionati e fan, non gli perdonano nè le piccole sbavature nè tantomeno gli errori molto meno veniali e additano il libro come pressapochista. Nel giro di qualche anno (la prima edizione è del 1999) l'autore riprende in mano parecchie schede, le corregge e amplia il volume, inserendo recensioni dei film che nel frattempo si sono resi reperibili grazie alla diffusione dei programmi di peer-to-peer e del dvd. Tanti errori rimangono, altrettanti vengono eliminati. Non cambia però, fortunatamente, la sostanza: Giusti scrive soverchiando tutte le regole della critica ufficiale, è aneddotico fino allo sfinimento, riporta citazioni e stralci di interviste spesso senza citarne le fonti, si fa prendere da considerazioni estremamente personali, trasuda passione, è financo volgare e rozzo. Ma proprio per questo non solo si legge benissimo ed risulta molto divertente, ma è completamente in linea con la materia da lui analizzata.
Per quanto possa essere stato contestato, per quanto zeppo di imprecisioni, Stracult rimane l'opera più completa che tratti "tutto il cinema italiano da amare senza distinzione tra alto e basso, arte e spazzatura". le altre rimangono chiacchiere.

Michelangelo Pasini





SOGNO E REALTA' AMERICANA NEL CINEMA DI HOLLYWOOD

Sogno e realtà americana nel cinema di Hollywood

Autori: Franco La Polla



Casa editrice:
Il Castoro, Milano, 2004



Collana:
-



Pagine:
408



Formato:
17x24



Prezzo:
35 €



Lingua:
Italiano

Indice:

Premessa


Introduzione

- Silenzio, sussurri e grida: dal muto al sonoro


Capitolo primo - Gli anni Trenta: basse pressioni?

- La depressione c'è ma non si vede
- Operazioni doganali: gli espatriati europei
- All'ovest niente di nuovo
- John Ford e il New Deal in ritardo
- Angeli e diavoli: il melodramma
- Miseria e nobiltà: il musical e il gangster film
- La leggerezza del topo d'albergo e altri tocchi: la commedia
- I baffi di Groucho
- Il gorilla e la Margherita: l'horr film


Capitolo secondo - Gli anni Quaranta: comincia il XX Secolo!

- La riscoperta dell'individuo
- La filosofia del tempo: Orson Welles e il New Deal
- La potenza del "nero"
- Ancora sul "nero": la città come cifra
- Morto che parla: la voce fuori campo
- La forza del Destino: il nuovo melodramma
- A proposito di tutte quelle signore. La figura della donna
- La musica cambia
- Un leone nella strada: Val Lewton e il nuovo orrore
- Che cosa è un americano: il film di guerra
- La frontiera interiore: il western
- Angelo buon diavolo: il film metafisico
- Fantasia come metafora: le avventure erotiche e gli orrori in arrivo


Capitolo terzo - Gli anni Cinquanta: in cerca di rifugi

- Maccartismo e altre cose da fantascienza
- Lo stile nevrotico
- I vantaggi della schizofrenia, ovvero: arriva la tv
- Coppia di fanti con regina: Dean, Brando e la Monroe
- La grande commedia e la sua crisi
- Entrano i clown: dalla commedia ai comici
- Fine del musical, fine del cinema
- La morale come esercizio di stile: il melodramma
- Terre indiane e altri personaggi al tramonto
- Duelli nel pacifico
- Finzione della democrazia: il kolossal
- Dal Tempo storico al Tempo ciclico: le differenze del "nero"


Capitolo quarto - Gli anni Sessanta: la fine del mito

- Un autore venuto dal muto: Hitchcock
- La nostalgia: prime avvisaglie
- Il realismo come angoscia
- Fantapolitica e altre inquietudini
- Western e musical: cala il sipario
- Realtà (transitoriamente) di cartone: la commedia
- Metamorfosi del film bellico
- Jerry Lewis: l'astrazione e la regola
- Roger Corman: il realismo dell'oggetto
- Ritorno alla ritualità: il concerto rock
- La dissoluzione dei generi: il melodramma
- La dissoluzione dei generi: continuazione


Capitolo quinto - Gli anni Settanta e oltre: New Hollywood ed era televisiva

- Rinnovamento?
- Si, rinnovamento
- Decalogo del nuovo cinema
- Un Gershwin della macchina da presa: Woody Allen
- Ancora sul "cinema umano": la moda e Cassavetes
- Una, due, tre Hollywood
- Quando hai visto un'astronave di plastica le hai viste tutte
- Superproduzione e cinema di consumo
- Ossessioni: la paranoia post-kennedyana
- Ossessioni: lo spazio
- Ossessioni: il passato
- Rinnovamenti a metà
- Dietro la maschera: il "new horror"
- Riscoperta del corpo: la "fantasy"
- Riscoperta del corpo: il pornofilm
- La vita è maestra di scuola
- Il corpo visto troppo da vicino: la nuova commedia
- Concretezza dell'astratto: gli anni Ottanta
- Ombre nell'acqua


Hollywood fin de siécle: sogno e realtà americana nell'era della globalizzazione di Michele Fadda

- Paradossi del globale
- Mondi (im)perfetti: o del sogno della famiglia
- Orientalismi: o che fine hanno fatto gli eroi
- Hollywood endings: la Storia, l'Apocalisse



Indice dei film


Indice dei nomi


Questo volume altro non è che la riedizione riveduta, aggiornata e corretta dell'omonimo libro uscito nel 1987, sempre, ovviamente, scritto da Franco La Polla. Lo studioso, l'appassionato, il ricercatore cinematografico non potrà non riconoscere a La Polla il merito di essere stata una delle più indiscusse autorità in materia di storia del cinema statunitense. Quest'opera, forse tra i suoi lavori più riusciti ed apprezzati, riesce nell'arduo compito di accorpare cinquant'anni di storia degli Studios di Hollywood con un'organicità fuori del comune. Lla nascita, la crescita, l'affermazione ed il lento declino di ogni genere che ha fatto la fortuna degli Studios, Le peculiarità di ogni decennio cinematografico sono sezionate ed analizzate senza dimenticare quanto la settima arte, soprattutto negli Usa, sia stata influenzata (ed abbia poi massicciamente influenzato) da ogni cambiamento storico, culturale e sociale vissuto dal nuovo continente. Così La Polla, docente prima che di Storia del Cinema Americano anche di Letteratura e Cultura Americana, intreccia la sua analisi cinematografica con i grandi cambiamenti vissuti dagli Stati Uniti nel Ventesimo Secolo.
Un lavoro monumentale, un'opera definitiva, un manuale in grado di tracciare decise pennellate nel tentativo, decisamente riuscito, di lasciare al lettore molto più di una traccia delle vicissitudini vissute dal cinema di Hollywood dal muto all'era della globalizzazione e della televisione.
Un volume che riprende, riscrive, sviluppa ed inserisce in un contesto più ampio articoli molto spesso già apparsi su "Cineforum", "Cinema & Cinema", "Filmcritica" e diverse altre pubblicazioni e cataloghi.
Probabilmente la migliore lettura sull'argomento. Imperdibile, necessaria, ma non sempre agevolissima.

Michelangelo Pasini


CINEMA POLIZIESCO FRANCESE

Cinema poliziesco francese, di Mauro Gervasini

Autori: Mauro Gervasini



Casa editrice:
Le Mani - Microart's, Genova, 2003



Collana:
Cinema



Pagine:
215



Formato:
14x21



Prezzo:
15€



Lingua:
Italiano

Indice:

Polar perchè


Memorie dal Milieu

- Il feuilleton nero

- Il genio del crimine

- Il fantasma nel cinema

- L'invenzione di Maigret

- Maigret e il cinema


Fronte del noir

- La mitologia del fallimento

- Pepè-le-Moko: metafisica del genere

- Jean Gabin

- Il sole non è per loro

- I polar della Continental

- L'anarchico Malet

- Dédée d'Anvers, fine di un epoca


Parigi Calibro 9

- La Série Noire

- La "serie nera" al cinema

- Touchez pas au grisbi

- Rififi chez les hommes

- Il ritorno di H-G. Clouzot

- Libri e film della Noire époque

- José Giovanni

- Il buco

- Asfalto che scotta


Melville

- Il giocatore e lo spione

- L'evaso e l'ispettore

- Il samurai

- Le guardie e i ladri

- Il regista


Anni di piombo

- Il polar ai tempi della Nouvelle Vague

- Il polar come mezzo di trasporto: Claude Chabrol

- Un genere di destra

- Jacques Deray

- Manchette e il neopolar


Casino totale

- Il polar d'autore

- Il polar estetizzante

- Jean-Claude Izzo e il noir mediterraneo


Bibliografia cronologica


Filmografia cronologica


Se l'unico scopo di una recensione fosse quello di valutare, positivamente o meno, un libro, un film, un quadro, non sarebbe necessario spendere parole per parlare dei volumi scritti e curati da Mauro Gervasini, in quanto tutti dalla fattura impeccabile. Prendendo questa come una tautologia parlare del 'Cinema poliziesco francese' significa descriverlo, non recensirlo.
L'autore nella prefazione avverte immediatamente il lettore: questo libro non vuole essere "un'antologia di libri e film", come a dire di non aspettarsi un libro dizionaristico e classificatorio quanto un insieme di scritti che possano ricostruire la storia del polar francese e contestualizzarne il fenomeno all'interno di un panorama più ampio come quello del noir cinematografico generale.
Ancora nella prefazione, Gervasini precisa che non sarebbe stato possibile parlare del 'Cinema poliziesco francese' senza dare più di un accenno alle sue origini letterarie e a quanto questo genere abbia tratto la propria linfa vitale dalla letteratura d'oltralpe. Ecco perchè quest'opera è un continuo gioco ad incastro tra romanzi e film, tra feuilleton e serie tv ad essi ispirate, tra sceneggiatori, scrittori, registi, poliziotti che diventano grandi narratori e malavitosi che si redimono e diventano fini cineasti.
Forse per rendersi il lavoro più facile, forse perchè unico modo per organizzare razionalmente la pubblicazione, l'autore sceglie di procedere cronologicamente partendo dalle origini del polar per arrivare ai più moderni, e decisamente diversi, polizieschi à la Luc Besson. Ad interrompere una scrittura che procede anno dopo anno, il capitolo su Jean-Pierre Melville, che, nonostante sia stato inserito in ordine cronologico, segna, anche per il lettore, un momento spartiacque, una svolta totale. Come sottolinea lo stesso Gervasini, l'importanza del regista nella cinematografia noir mondiale ha reso obbligatoria la scelta di dedicargli un intero capitolo, nonostante il volume si fosse mosso fino a quel momento in territori più generalisti, meno specifici.
Di testi sul genere in Italia ce ne sono davvero pochi, ragione in più per apprezzare questo lavoro del critico di Varese.

Michelangelo Pasini


OMBRE ELETTRICHE - CENTO ANNI DI CINEMA CINESE 1905-2005

Ombre Elettriche, cento anni di cinema cinese, a cura di Marco Müller ed Elena Pollacchi

Autori: Marco Müller, Elena Pollacchi (a cura di)



Casa editrice:
Mondadori Electa, Milano, 2005



Collana:
La Biennale di Venezia



Pagine:
311



Formato:
17x24



Prezzo:
34€



Lingua:
Italiano

Indice:

Introduzione, di Marco Müller


Prima parte: 1905-1949

- La Seconda Generazione: scelte coraggiose in un'epoca di sconvolgimenti, di Yang Yuanying

- Le ambiguità politiche del cinema di sinistra (1932-1937), di Xiao Zhiwei

- Xia Yan: "Non dimenticare il passato, trarne insegnamento per il futuro", di Peggy Kames

- La lotta per la donna moderna tra cinema sentimentale e cinema realista nella Shanghai degli anni Trenta, di Zhang Zhen

- Sun Mongjin e il primo cinema documentario cinese, di Zhu Ying e Zhang Tongdao

- Storia fotografica del cinema cinese (1905-1959)


Seconda parte: 1949-2005

- "Piangi piangi, ridi ridi": i piaceri segreti del pubblico cinematografico della Rivoluzione Culturale, di Paul Clark

- Xie Jin: politica d'autore prima del Nuovo Cinema (1957-1980), di Marco Muller

- Stretti dal tempo: i registi della Quarta generazione, di Yang Yuanying

- Donna e nazione: la diva nel cinema cinese, di Chris Berry

- La nascita del cinema indipendente: la sesta generazione, di Ning Dai

- Dal grande al piccolo schermo: il cinema documentario cinese contemporaneo, di Paola Voci

- Il cinema digitale: le prime immagini libere di Cui Zi'en

- Storia fotografica del cinema cinese (1960-2005)

- Il cinema di carta: il manifesto cinematografico in Cina, di Federico Greselin

- Storia del cinema cinese attraverso i manifesti


Documenti

- Il cinema cinese, questo sconosciuto, di Ugo Casiraghi


Apparati

- Cronologia

- Gli autori


Una retrospettiva dedicata ad un lasso di tempo così lungo (cento anni, come recita appunto il titolo del volume in esame), così come un libro che ne accompagna ed impreziosisce il lavoro, non può e non deve aver certo pretese filologiche e di completismo. Quando Marco Müller ed i suoi collaboratori hanno programmato l'omaggio alla "Storia segreta al cinema cinese", in occasione della 62. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia devono essersi preoccupati di come tratteggiare un universo intero con i pochi tratti a loro disposizione. Eccoli allora lavorare prima di macete, poi di scalpello, per selezionare periodi, correnti, generi, registi e figure influenti di una cinematografia enorme come la nazione che rappresenta. Questo inevitabile lavoro di selezione e di sottrazione si riflette nel volume "Ombre Elettriche - Cento Anni di Cinema Cinese 1995-2005": poco più di trecento pagine a disposizione degli autori per incuriosire ed interessare i meno avvezzi alla cinematografia cinese, ma contemporaneamente approfondire alcuni temi e di conseguenza accontentare chi la settima arte del colosso asiatico la mastica da qualche tempo. Trecento pagine in cui infilare sei generazioni di registi, le avanguardie, i rapporti tra cinema-censura-regime-rivoluzione culturale-e chi più ne ha più ne metta, trecento pagine che siano anche belle a vedersi, dotate quindi di un apparato iconografico in linea con i contenuti e lo stile, pomposo e curato allo stesso tempo, del Festival di Venezia.
Müller e la Pollacchi dividono allora questi cento anni di cinema in due lunghi periodi, inevitabilmente pre e post fondazione della Repubblica Popolare Cinese, e assoldano docenti, critici, storici, studiosi di mezzo mondo (Italia, Cina e Stati Uniti in primis), affidando loro saggi che hanno un taglio a metà tra quello storico, di costume e sociale. Scritti capaci ora di infilare una generazione intera di registi in dieci pagine, ora in grado di analizzare le nuove correnti (documentaristiche e indipendenti prima di tutto) e, perchè no, compiere un'attenta analisi del rapporto tra pubblico e rivoluzione culturale.
I curatori riescono a trovare, in tutto questo, lo spazio per tre lunghi capitoli dedicati solo ed esclusivamente alle immagini: i primi due raccontano, per cenni, per volti, per scatti rubati sul set, la storia dei lunghi periodi cinematografici sopra indicati, il terzo ripercorre l'evoluzione della settima arte in Cina attraverso i suoi manifesti, divenuti famosi molto spesso più per il loro valore propagandistico che per il film che promuovono.
Come tutti i cataloghi veneziani copertina semirigida, carta patinata, apparato iconografico che alterna al colore il bianco e nero e, unico piccolissimo neo, qualche errore di battitura che infastidirà solo il perfezionista.

Michelangelo Pasini


E NEL CIELO NUVOLE COME DRAGHI - HONG KONG TRA STORIA E LEGGENDA

E nel cielo nuvole come draghi, Hong Kong tra storia e leggenda, di Stefano Di Marino

Autori: Stefano Di Marino



Casa editrice:
Touring Editore, Milano, 2006



Collana:
Reportage 2000



Pagine:
205



Formato:
13x18



Prezzo:
14€



Lingua:
Italiano

Indice:

Una parola prima di partire


In picchiata tra i grattacieli


Kowloon, un primo approccio


Espatriati, taipan e trafficanti d'oppio


Un'avventura a Sheung Wan


Diecimila passioni sotto il cielo


Spadaccine, concubine, eunuchi e cavalieri erranti


Briganti, libertini e femmine incantate


Ombre Elettriche e acque cristalline


Una notta a Mong Kok


Parola di John Woo


Eroi per una notte


Passeggiata tra i grattacieli e case da té


Vento su acqua e altre magie


La maledizione del drago


Due itinerari irrinunciabili


Quando soffia il Grande Vento


Il libro di Stefano Di Marino, conosciuto anche come Stephen Gunn, ovvero lo pseudonimo con cui firma le avventure dedicate a "Il professionista" suo personaggio più celebre, è un reportage di viaggio, il racconto delle avventure vissute dallo scrittore durante i tanti pellegrinaggi ad Hong Kong. Nonostante questo il cinema ha un ruolo fondamentale, in tutte le duecento pagine del libro in esame. Da sempre appassionato di arti marziali, di cinema e letteratura orientale, Stefano Di Marino non può esimersi dal raccontare la sua Hong Kong, filtrata attraverso gli occhi di chi si è innamorato della città attraverso i libri e i film ambientati nel "Porto Fragrante". E nel cielo nuvole come draghi si trasforma immediatamente e da semplice resoconto di viaggio si trasforma nel racconto di una vita, di una passione, di una città, della sua storia, della sua arte e soprattutto del suo cinema, tra "Spadaccine, concubine, eunuchi e cavalieri erranti", come recita appunto il titolo di un capitolo del volumetto.
La prosa di Stefano Di Marino è coinvolgente, avvolgente, personalissima e scorrevole e il libro è la classica lettura rapida per far passare una notte insonne. Non è uno scritto puramente cinematografico, ma se la settima arte cantonese non avesse appassionato lo scrittore, probabilmente il volume non ci sarebbe mai stato.
Volendo trovare un difetto, E nel cielo nuvole come draghi si può definire un po' troppo autoreferenziale; ma, considerate le premesse di cui sopra, come sarebbe potuto essere diversamente?

Michelangelo Pasini




MICHAEL MANN

Michael Mann, di Feeney, Paul Duncan

Autori: F. X. Feeney, Paul Duncan



Casa editrice:
Taschen, Colonia, 2006



Collana:
Cinema



Pagine:
194



Formato:
24x29



Prezzo:
19,99€



Lingua:
Italiano

Indice:

Parte prima

- Così va il mondo 1943-1979


Parte seconda

- Cacciatori e cercatori 1981-1986


Parte terza

- Banco di prova


Parte quarta

- Dire la verità al potere 1992-2001

- Dov Hoenig su Michael Mann

- Anatomia di una scena


Parte quinta

- Un uomo del prossimo millennio 2004-2006


Cronologia


Filmografia


Bibliografia


Terzo libro su Michael Mann pubblicato in Italia. Questo volume ottimizza allo stesso tempo uno dei punti di forza che da sempre ha contraddistinto la Taschen e le peculiarità del regista americano cui si dedica: la ricerca della resa e dell'inquadratura perfetta su grande schermo non poteva infatti che essere enfatizzata dalla piacevolmente ossessiva corsa alla qualità fotografica da sempre ricercata dalla casa editrice fondata da Benedikt Taschen. Enormi e spesso inedite immagini a tutta pagina compongono l'ossatura del volume, mentre la partitura testuale è, come da tradizione per la casa editrice nata quasi trent'anni fa in Germania, semplice e breve (le parole occupano un sesto del volume).
La pubblicazione però si fa meno squisitamente ludica e più approfondita quando la ricerca iconografica operata dagli autori si volge ad analizzare l'aspetto tecnico del cinema di Michael Mann, regista divenuto celebre anche e soprattutto per la consapevolezza del mezzo con cui si rapporta; è il cineasta stesso a fornire a Feeney e Duncan gli storyboard con i quali prepara le inquadrature, le fotografie e gli schizzi grazie ai quali riesce a visionare meglio la scena in divenire, le pagine di sceneggiatura continuamente ritoccate ed elaborate: documenti inediti e fondamentali per capire la cura maniacale con cui Mann prepara ogni singolo ciak, non solo in fase di ripresa. Gioia per gli occhi (foto di scena a qualità impressionante, formato gigante, copertina rigida e sovracoperta), per il cuore (oltre trent'anni di carriera vissuta anche attraverso scatti di vita quotidiana), per la mente (storyboard, scene analizzate frame per frame).


Michelangelo Pasini




MICHAEL MANN

Michael Mann - Pier Maria Bocchi

Autori: Pier Maria Bocchi



Casa editrice:
Il Castoro, Milano, 2002



Collana:
Il Castoro Cinema



Pagine:
141



Formato:
15x16



Prezzo:
10,90€



Lingua:
Italiano

Indice:

In completa libertà. Intervista con Michael Mann


L'ultimo uomo sulla terra

- L'inizio della corsa: Jericho Mile - Evasione

- Le crepe sotto la superficie: Strade violente

- Il pericolo dell'avvento: La fortezza

- Manhunter - Frammenti di un omicidio e del postmoderno

- La tivù del futuro: "Miami Vice" e "Crime Story"

- Il caos e il romanticismo classico: L'ultimo dei Mohicani

- Il gigantismo di una sceneggiatura e di una visione: L.A. Takedown e Heat

- Welcome to the world: Insider - Dietro la verità

- Alì: guardare per (cercar di) essere e sapere

- Note conclusive


Filmografia


Nota bibliografica


Si sente spesso dire che i famosi castorini, nel loro formato originale, non hanno più senso di esistere, perchè troppo semplicistici e orientati ad una consultazione (vedi il lungo spazio riservato alla trama di ogni film analizzato) pre- diffusione di internet. Se questo discorso può essere vero in qualche caso, non lo è assolutamente se si analizza il volume che Pier Maria Bocchi ha dedicato a Michael Mann.
Introdotto da un'intervista breve ma piena di domande sagaci e bonariamente provocatorie (come il paragone tra Heat e Organized Crime & Triad Bureau, che scatena un'invettiva di Mann contro il cinema cantonese), il libro si concentra poi, come da tradizione castorini, sull'analisi di tutti i film girati dal cineasta di Chicago. Ma nonostante il "format" quasi obbligato, introduzione-trama-commento critico, lo stile di analisi e di scrittura di Bocchi, tra le migliori penne del panorama giornalistico italiano, traspare a più riprese. Attento a rilevare i tratti caratteristici della filmografia di Michael Mann, lo scrittore non disdegna l'uso di immagini e grafici esplicativi che ad una prima occhiata potrebbero realmente sembrare forzature semiotiche (vedi il cono con cui schematizza la struttura di Heat - La sfida), ma che a ben vedere non sono altro che un ulteriore strumento nella mani di un critico che non si accontenta di fare analisi puramente teoriche.
Nonostante sia quindi costretto a muoversi su binari già stabiliti, il libro di Pier Maria Bocchi è la migliore pubblicazione italiana (tre volumi in tutto) su Michael Mann. Vista la passione che lega l'autore al regista, che trasuda da ogni pagina di questo volume, è lecito pensare ad una seconda futura pubblicazione ad integrazione di questa, ferma purtroppo al 2001.

Michelangelo Pasini



MICHAEL MANN

Michael Mann, di Alessandro Borri

Autori: Alessandro Borri



Casa editrice:
Edizioni Falsopiano, Alessandria, 2000



Collana:
Cinema



Pagine:
271



Formato:
13x21



Prezzo:
15€



Lingua:
Italiano

Indice:

Introduzione

- I cavalieri della Nuova Hollywood

- Chi è Michael Mann e perchè parlano male di lui

- Il Mann touch


Cap. I - Piccolo, grande schermo: Jericho Mile

- I primi anni

- Film carcerario, film sportivo

- Tv e (o) cinema


Cap. II - Soggettiva criminale: Strade violente

- Sul post-noir

- Il crimine: lavoro e mito

- Sguardi, blocchi, suites


Cap. III - Sul perturbante: La fortezza

- A Film Apart

- La mescolanza dei generi

- La forma inquietante


Cap. IV - Blow-up di un omicidio: Manhunter

- A proposito di draghi rossi

- Identificazione di (con) un assassino

- Segmenti e frantumi


Cap. V - La reinvenzione del serial: Miami Vice e Crime Story


Cap. VI - Le sorgenti del mito: L'Ultimo dei Mohicani

- Sul neo-western

- Nascita dell'America e del romance

- La riscoperta del classicismo


Cap. VII - Il thriller wagneriano: Heat

- La summa del genere

- Il crimine: tecnica e rito

- La visione globale


Cap. VIII - Lo splendore del vero: Insider

- La coscienza gerita dell'America

- L'action interiore

- Un tocco di zen


Filmografia


Elenco dei film citati nel testo


Bibliografia essenziale


Nel 2000 Alessandro Borri scrive il primo volume pubblicato in Italia su Michael Mann, quasi vent'anni dopo il debutto cinematografico del regista. Un lasso di tempo enorme senza che nessuno si interessasse in modo approfondito del cineasta che oggi in molti non esitano a considerare l'ultimo dei classicisti hollywoodiani.
L'introduzione dell'autore è illuminante per quanti non abbiano mai riconosciuto nelle opere di Mann il loro effettivo valore: il regista, autore sui generis e fuori tempo massimo per appartenere alla New Hollywood, ma con la quale ha in comune la volontà di sfruttare i mezzi faraonici degli studios senza però farsi omologare da essi, è stato effettivamente per molti anni sottovalutato da pubblico e critica.
Alessandro Borri, attraverso una continua e (forse troppo) lunga lista di paragoni, confronti e rimandi, riesce finalmente non solo a conferire al cinema di Mann il posto che merita all'interno del panorama attuale, ma riconosce in lui quella morale della visione caratteristica solo dei grandi cineasti. Attraverso l'analisi approfondita, talvolta un po' troppo forzata, dei film e dei lavori televisivi del regista, l'autore pone finalmente la prima pietra (italiana) per la costruzione della letteratura sul cineasta di Chicago: con intelligenza critica e conoscenza cinematografica enciclopedica riesce a sintetizzare il cinema manniano nella sua essenza di rielaborazione personale dei classici hollywoodiani: "Se Strade violente dura due ore invece degli 80 minuti medi di quei classici della violenza (gangster anni '30, ndr) è perché in mezzo c'è stato il filtro della contemplazione, dell'indugio, del tempo morto, insegnato agli americani da Antonioni per primo".
Il volume, nonostante sia un ottimo inizio, può risultare ora leggermente datato, soprattutto alla luce delle nuove opere di Mann, capaci di aggiungere tasselli ad un corpus, unico ed organico ma talmente complesso da rendere necessario un aggiornamento critico pellicola dopo pellicola.
Copertina e apparato iconografico interno da dimenticare.

Michelangelo Pasini




JEAN-PIERRE MELVILLE

Jean-Pierre Melville, a cura di Mauro Gervasini, Emanuela Martini

Autori: Mauro Gervasini, Emanuela Martini (a cura di)



Casa editrice:
Il Castoro, Milano, 2008



Collana:
Il Castoro in collaborazione con Torino Film Festival



Pagine:
160



Formato:
21x24



Prezzo:
20€



Lingua:
Italiano

Indice:

L'amico americano, di Emanuela Martini


The director wore in black

- Cose di Bob (Bob le flambeur), di Sandro Toni

- Mentire, morire (Le doulos), di Matteo Bortolotti

- Il primogenito dei Maudet (L'ain des Ferchaux), di Marcello Fois

- Facce da milieu (le deuxieme souffle), di Massimo Carlotto

- Il tempo della visione (Le samourai), di Giancarlo De Cataldo

- Il rosso cerchio del destino (Le cercle rouge), di Alan D. Altieri

- La linea d'ombra (Un flic), di Nicoletta Vallorani


Dalla nouvelle vague alla resistenza

- Quando leggerai queste righe, di Olivier Bohler

- Il ragazzo terribile, intervista di Claude Beylie e Bertrand Tavernier a Jean-Pierre Melville

- Mauvais souvenirs!, di Claudio G. Fava


L'armata delle ombre

- Il genere Melville, di Mauro Gervasini

- Un bavero da rialzare quando piove, di Gianluca Gibilaro

- Come arma, le forbici, di Olivier Bohler

- John Woo VS Jpm: tecnica e rito del killer, di Giorgio Gosetti


La vita e i film

- La vita, a cura di Mauro Gervasini

- I film, a cura di Mauro Gervasini

- Bibliografia


Il Torino Film Festival per la sua 26esima edizione omaggia, tra gli altri, Jean-Pierre Melville, dedicandogli una delle sue retrospettive. Immancabile il catalogo che, come prassi, si propone di essere una raccolta di scritti, di idee, di pensieri e di materiale, più che un approfondimento vero e proprio. Mauro Gervasini ed Emanuela Martini, che del libro e della retrospettiva sono i curatori, sembrano essersi assicurati che ogni saggio contenuto nel libro avesse una spiccata componente autobiografica a volte, personale altre, ma sempre e comunque una struttura diversa, libera, dipendente solo dal film e dall'argomento toccato, non imbrigliata in uno schema prefissato.
Prima parte dedicata a personali riflessioni su alcuni film del regista, pellicole che alcuni definirebbero le più rappresentative, ma alle quali altri guarderebbero come selezionate con lo stesso spirito che tiene insieme le pagine del libro, passione, approfondimento e sperimentazione. Tanti autori, tanti stili differenti, con esiti altrettanto diversi. Spicca Sandro Toni con il suo breve ed autobiografico saggio su Bob le flambeur.
Seconda parte più storica con tanto di intervista a Melville tratta dai Cahiers du Cinèma n. 124 dell'Ottobre 1961 e di brevi pillole e citazioni in ordine cronologico dedicate al rapporto prima di filiazione poi controverso tra i giovani turchi e Jpm.
Seguono quattro saggi dedicati alle tematiche del regista francese, tra i quali spicca quello in cui Giorgio Gosetti fa il punto sul debito che John Woo ha da sempre pagato al cinema di Jean-Pierre Melville.
A concludere bio e filmografia.
Bibliografia interessante e curatissima.
Libro evidentemente pensato (e riuscito) per l'appassionato di Melville o per chi, almeno, ne abbia seguito la retrospettiva durante il festival. Farebbe bene ad evitarlo chi si voglia avvicinare per la prima volta al cinema del cineasta francese; lo troverebbe un po' troppo frammentario.

Michelangelo Pasini


MANUALE DEL FILM - LINGUAGGIO, RACCONTO, ANALISI

Manuale del film, di Gianni Rondolino e Dario Tomasi

Autori: Gianni Rondolino, Dario Tomasi



Casa editrice:
Utet, Torino, 2007



Collana:
Cinema



Pagine:
330



Formato:
14x21



Prezzo:
21€



Lingua:
Italiano

Indice:

Sceneggiatura e racconto

- Che cosa è una sceneggiatura

- Che cosa è un racconto

- Il racconto cinematografico

- Narrazione e rappresentazione

- Lo spazio del racconto

- Il tempo del racconto

- Sapere e vedere


L'inquadratura

- Il profilmico

- L'ambiente e la figura

- La luce e il colore

- Il filmico

- La scala dei primi piani e il volto umano

- Angolazione e dintorni

- La cornice e i due spazi

- Soggettività e sguardo

- I movimenti di macchina


Il montaggio

- Che cosa è il montaggio

- Spazio e tempo

- Forme, funzioni e ideologie del montaggio

- Il montaggio narrativo e il découpage classico

- Il montaggio connotativo

- Il montaggio formale

- Il montaggio discontinuo

- Il montaggio proibito: profondità di campo e piano sequenza


Il suono, l'immagine

- Le funzioni del suono

- Suono e spazio

- Suono e tempo

- Suono e racconto: il punto d'ascolto

- Parole e voci

- Musiche

- Rumori


L'analisi del film

- Le caratteristiche

- Gli strumenti e criteri

- Tre esempi di analisi

- L'evidenza e il codice

- Retorica del testo speculare

- Narrazione e significazione


Il Manuale del film è uno di quei pochi libri di cui si potrebbe parlare anche con un approccio a priori: basterebbe infatti leggere i nomi degli autori per aver conferma del fatto che si tratta di un prodotto più che valido. Gianni Rondolino ha un curriculum di tutto rispetto, nel quale l’attività accademica non è che la punta di un iceberg ben più ampio; Dario Tomasi, anche lui docente universitario, ha il merito di essere uno dei più grandi esperti italiani di cinema giapponese classico, al quale ha dedicato pubblicazioni su Ozu Yasujiro, Mizoguchi Kenji e Kurosawa Akira.
Tanta preparazione da parte dei due autori si riflette anche in una versatilità fuori dal comune: questo agile volume è la base di teoria e prassi del cinema più facile e scorrevole che possa essere scritta. Il libro scompone “il film” nei suoi elementi essenziali, vale a dire sceneggiatura, inquadratura, montaggio e sonoro, ai quali dedica un capitolo a testa: è attraverso l’uso di esempi di classici intramontabili, sezionati ed analizzati inquadratura per inquadratura, che gli autori sottolineano le differenze tra découpage classico e montaggio connotativo, tra filmico e profilmico, tra luce diegetica ed extradiegetica. Il libro ha il merito di riassumere in trecento pagine la teoria e prassi cinematografica, sintetizzando e rielaborando i testi fondamentali in merito (Bazin su tutti), con la rarissima capacità di farlo con la semplicità adatta a chi cerca un libro da leggere prima di addormentarsi. Il quinto capitolo “Analisi del film” è un veloce riassunto di quella che è stata questa discliplina negli ultimi quarant’anni: gli autori prendono tre colonne portanti del cinema come Il grande sonno di Howard Hawks, Ombre rosse di John Ford e Quarto potere di Orson Welles e ne sezionano la sequenza più emblematica; analizzando le peculiarità tecniche e stilistiche di ognuno dei frammenti narrativi provano a generalizzare il discorso di analisi all’intera pellicola. Tre esempi semplici e calzanti, anche se un po' troppo comuni nel panorama dell'analisi filmica.
Ad un apparato iconografico che grida vendetta (analizzare le inquadrature facendo riferimento a foto piccole, buie e sgranate non è il massimo) risponde il cd-rom interattivo che riprende l’indice del libro, associando ad ogni tema trattato una clip con la breve sequenza di cui nel libro si possono vedere solo gli sbiaditi fotogrammi.
In sostanza il libro non è da consigliare, per il suo approccio forzatamente e volutamente leggero, a chi abbia già studiato a fondo teoria e prassi della settima arte, mentre è invece una lettura indispensabile per il cinefilo formatosi solo attraverso la visione: un'ottima occasione per puntualizzare concetti da sempre nell’aria, ma magari mai analizzati con l’approccio razionale adatto.

Michelangelo Pasini


A VIOLENT PROFESSIONAL - THE FILMS OF LUCIANO ROSSI

A violent professional - The films of Luciano Rossi, di Kier-La Janisse

Autori: Kier-La Janisse



Casa editrice:
Fab Press, Godalming, 2007



Collana:
Cinema Classic Collection



Pagine:
127



Formato:
14x19



Prezzo:
5,99£



Lingua:
Inglese

Indice:

Introduction


Biography


The films


Questo volumetto edito da Fab Press nasce come un paradosso: quello che lega una giornalista americana, una casa editrice inglese ed uno dei caratteristi più bizzarri che il cinema di genere italiano abbia mai sfornato.E’ necessario quindi muoversi dagli Stati Uniti verso la Terra D’Albione per poter scrivere di chi ha attraversato mezza cinematografia italiana tra gli anni ’60 e i primi anni ’80. Incredibile.
Il libro, completamente in inglese , purtroppo, spiazza più per questa bizzarra gestazione produttiva che per i suoi contenuti: Kier-la Janisse si limita a scrivere una biografia, forse la parte più interessante ed approfondita dell’intero lavoro, e una recensione, sempre abbastanza superficiale, di ogni pellicola interpretata da Luciano Rossi, caratterista cresciuto professionalmente grazie allo spaghetti western, poi abilmente riciclatosi prestando il volto ad una folta schiera di sadici e folli sempre presenti nei polizieschi ed horror nostrani. Il volume, completamente a colori, sopperisce agli evidenti limiti dal punto di vista contenutistico con un apparato iconografico mai cosi nitido, che si compone di locandine e screenshot con una resa grafica ben oltre gli standard a cui siamo abituati. La scrittrice ci tiene a ribadire che questo libro è fatto “by a fan for fans”, come a consigliare preventivamente l’acquisto solo a chi ha già il violent professional nel cuore.
Nonostante il volume sia molto probabilmente da intendere più come oggetto da collezione che come vero e proprio strumento di ricerca, ne consigliamo l'acquisto visto anche il prezzo irrisorio a cui è reperibile.

Michelangelo Pasini


ERNST LUBITSCH

Ernst Lubitsch, di Marco Salotti

Autori: Marco Salotti



Casa editrice:
Le Mani - Microarts', Genova, 1997



Collana:
Cinema



Pagine:
236



Formato:
14x21



Prezzo:
12,91€



Lingua:
Italiano

Indice:

Cinema muto tedesco (1913-1922)


Cinema muto americano (1923-1928)


Cinema sonoro americano (1929-1947)


Nota biografica


Filmografia


Bibliografia essenziale


Indice dei nomi e dei film


Marco Salotti, docente di Storia del cinema all'Università di Genova, decide di trattare la filmografia di Ernst Lubitsch con una progressione quasi cronologica, nonostante le continue assonanze e rimandi che ogni opera del cineasta di origine tedesca possiede in relazione a quelle precedenti e successive. Decide quindi di accettare la macro divisione tra cinema muto (diviso a sua volta in periodo tedesco e periodo americano) e cinema sonoro, facendo seguire al suo volume la naturale evoluzione della filmografia di Lubitsch. Ai primi quindici anni del lavoro del maestro della commedia sofisticata, periodo muto tedesco e muto americano appunto, decide però di dedicare un'attenzione molto minore: le trenta pagine che trattano ognuno di questi due momenti sono un unico lungo saggio nel quale i titoli dei film, le situazioni, i protagonisti e le tematiche si intrecciano creando un solo corpus che evita di soffermarsi troppo su un film rispetto all'altro. Nei primi due capitoli le pellicole che vanno a comporre anno dopo anno il substrato sopra il quale si svilupperanno i film a venire sono citati e sfiorati, ma mai approfonditi singolarmente; la scelta dell'autore è evidentemente quella di privilegiare il periodo più celebre del cinema di Lubitsch, gli anni in cui il cineasta ha firmato capolavori intramontabili come Mancia competente, Scrivimi fermo posta, Vogliamo vivere e decine di altri. Nel capitolo dedicato appunto al cinema sonoro americano del regista, Salotti si sofferma a studiare pellicola per pellicola, fornendo per ciascuna opera un'analisi puntuale e dettagliata, che di tanto in tanto ha l'unico difetto di fondarsi troppo sugli snodi narrativi, risultando così di difficile (e quasi inutile) lettura per chi non avesse visto questa o quella pellicola.
Intelligentemente l'autore dedica solamente una manciata di pagine alla biografia del regista, descrivendone il percorso che lo ha portato dal ruolo di commesso a regista e produttore tra i più celebri nella hollywood degli anni Trenta.
La sezione finale del libro, dedicata alle schede di ogni film è sorprendentemente attuale anche alla luce dell'emorragia di informazioni dell'epoca di internet: dati come il metraggio della pellicola, giorno, città e cinema della prima del film, tagli censorei vari, sono spesso irreperibili nei diversi siti internet dedicati al cinema del regista.

Michelangelo Pasini


NON E' TEMPO DI EROI - IL CINEMA DI JOHNNIE TO

Non è tempo di eroi. Il cinema di Johnnie To

Autori: Matteo Di Giulio, Fabio Zanello (a cura di)



Casa editrice:
Edizioni Il Foglio, Piombino, 2008



Collana:
Cinema - Split Screen



Pagine:
261



Formato:
15x21



Prezzo:
15€



Lingua:
Italiano

Indice:

- Approcciare uno spirito puro, di Matteo Di Giulio



Parte prima - Introduzione a Johnnie To

- Il 'brand' di Johnnie To, di Sergio Di Lino

- Ai confini della via lattea, di Matteo Di Giulio


Parte seconda - Generi

- La notte più lunga - Il noir secondo Johnnie To, di Emanuele Sacchi

- Tante strade per essere felici - Johnnie To e la commedia

- Dal Rosso al nero, di Andrea Bruni

- Sfida alle origini - Wuxia e tradizione, di Stefano Locati

- Elementi Melò, di Fabio Zanello



Parte Terza - Temi

- Alla ricerca del tempo - La durata e l'attesa nel cinema di Johnnie To, di Michele Raga e Mariolina Diana

- Geometrie significanti - La gestione dello spazio nel cinema di Johnnie To, di Andrea Fontana

- Attori, corpi e costumi ovvero come salvare il cinema di Hong Kong e l'arte della recitazione, di Leung Wing-Fai

- La cinefilia istintiva, di Alessandro Borri

- I suoni del caso, di Pier Paolo Vigevani

- Ieri, ancora una volta, ossia come Kei-Fung imparò a combattere misurando il proprio gesto, di Giona A. Nazzaro

- Ptu, o dell'immanenza del montaggio notturno, di Davide Tarò

- Pratiche elettive - Politica e triadi a Hong Kong, di Stefano Locati

- Hong Kong-Udine-Cannes, di Andrea Fornasiero


Parte quarta - Opere

- Film di Johnnie To, di Roberto Curti, Matteo Di Giulio, Sergio Di Lino, Stefano Locati, Emanuele Sacchi


Bibliografia


Il primo volume italiano dedicato al cinema di Johnnie To, cineasta che ha contribuito a tenere alta la bandiera cantonese in un periodo non proprio fiorente della sua storia e che ha ulteriormente avvicinato i festival del vecchio continente al cinema orientale, ha sicuramente diverse frecce al suo arco, ma al contempo non è esente da difetti. Il primo, veniale a dir la verità, riguarda la sua veste grafica: copertina e foto interne dimostrano che l'attenzione di autori e casa editrice si è decisamente mossa verso altri lidi. Peccato, perchè un capitolo come Geometrie significanti, interessantissimo studio sulla composizione del quadro nel cinema di To, avrebbe meritato un apparato iconografico più chiaro e nitido, a supporto di un saggio di indubbio valore. Uno dei meriti che bisogna riconoscere ai curatori del libro è quello di essere riusciti a scomporre la vastissima filmografia del regista (ad oggi oltre cinquanta film) ed organizzarla per macro-argomenti, capaci di andare oltre la mera divisione per generi. Altro punto a favore dei curatori è sicuramente quello di aver riunito alcune delle penne più capaci, informate e forbite dell'intero panorama giornalistico italiano, tra cui spiccano il solito Giona A. Nazzaro e l'imprevedibile Andrea Bruni. La scelta di affidare ogni paragrafo del libro ad una persona diversa si è però rivelata anche un'arma a doppio taglio: i saggisti, forse perchè poco informati sul lavoro dei loro colleghi, si sono ritrovati più volte a riproporre il medesimo ragionamento e concetto espresso da un altro autore qualche pagina prima. Questo causa, di tanto in tanto, ripetizioni che appesantiscono la lettura di un libro altrimenti molto scorrevole.
Precisa e puntuale la sezione dedicata alle schede dei film diretti, scritti e prodotti da To e dalla sua Milkyway Image, con tanto di cast, informazioni tecniche, sinossi e una breve recensione.
Un volume che riesce ad essere contemporaneamente sintetico e completo nonostante il panorama tanto vasto che si propone di coprire, e che per questo è consigliatissimo a chi si avvicina per la prima volta al cinema del maestro cantonese. Chi è già avvezzo alle sue pellicole troverà invece un volume capace di teorizzarne i concetti base, senza brillare particolarmente per originalità ed intuizioni.
Bibliografia completa e curatissima.


Michelangelo Pasini


JOHN CASSAVETES

John Cassavetes, a cura di Jim Healy, Emanuela Martini

Autori: Jim Healy, Emanuela Martini (a cura di)



Casa editrice:
Il Castoro, Milano, 2007



Collana:
Il Castoro in collaborazione con Torino Film Festival



Pagine:
226



Formato:
21x25



Prezzo:
26€



Lingua:
Italiano

Indice:

L'eterna illusione di Emanuela Martini


New York 1959

- Mekas VS Cassavetes

- Un modo di vivere, intervista di Andrè S. Labarthe a John Cassavetes

- Il caterpillar, intervista di Jim Healy ad Al Ruban


Tra New York e Hollywood

- Il teatro di una rivoluzione, di Franco La Polla

-
Quattro film in dieci anni, intervista di Joseph Gelmis a John Cassavetes

- Lavorare per gli studios, di Jim Healy

- Un fratello maggiore, intervista di Jim Healy a Seymour Cassel


Scie d'amore

- Life is man and woman, di Paola Malanga

- L'emozione e la tecnica, intervista di Michel Ciment e Michael Henry a John Cassavetes

- Gena, di Beverly Walker

- Tra attori, di Ben Gazzara


Post scriptum

- Il primo Ombre e A woman of mistery, di Jonathan Rosenbaum

- Due o tre cose che so di Cassavetes, di Jonathan Lethem


La vita e i film

- La vita

- I film, a cura di Roberto Manassero


Bibliografia, a cura di Roberto Manassero


Se da sempre uno dei punti di forza del Torino Film Festival sono le retrospettive dedicate ai registi, il “catalogo” che le completa ed accompagna è decisamente la ciliegina sulla torta. Questo libro, uscito appunto a corredo del grande omaggio dedicato a John Cassavetes durante l’ultima edizione numero 25 della manifestazione, è qualcosa di cui non è affatto facile parlare.
Molto spesso quando si approccia una monografia su un regista, uno sceneggiatore o un attore si è alla ricerca di una completezza ed un’organicità che invece nel libro a cura di Jim Healy ed Emanuela Martini manca completamente. Ma questa volta è proprio il caso di dire: per fortuna. E’ evidente, infatti, come nelle intenzioni degli autori non ci fosse quella di scrivere l’opera definitiva sul cinema di una delle figure più interessanti mai transitate per Hollywood, ma semplicemente quella di presentare John Cassavetes nel modo in cui a lui sarebbe andato più a genio. Ecco allora Emanuela Martini e Jim Healy lavorare di sottrazione evitando accuratamente ogni scritto puramente filologico, per lasciare invece spazio alla parola dei suoi collaboratori. Lui, così eccentrico, passionale, anarchico, quanto avrebbe gradito un rigido compendio in rigoroso ordine cronologico che andasse a sezionare la sua vasta ed anticonvenzionale filmografia?! Poco oserei dire. Gli autori colgono perfettamente l’urgenza di improvvisazione del regista, la sua volontà di lasciare lo spazio necessario affinchè gli attori potessero dare libero sfogo alla propria creatività e ne fanno la loro bandiera in questo lavoro che è più di raccolta e ricerca che di scrittura.
Nel libro trovano così spazio tre interviste a John Cassavetes, diverse testimonianze di chi ha lavorato con lui e una manciata di saggi; il breve scritto di Franco La Polla, che già nel suo titolo “Il teatro di una rivoluzione” condensa tutto il cinema del Nostro, varrebbe da solo l’acquisto del volume. Ma il libro è anche l’ode sperticata a Gena Rowlands (tratta da Film Comment 1989) ad opera di Beverly Walker e soprattutto un commosso ed ultimo saluto (tratto dai Cahiers Du Cinema 1989) da parte di Ben Gazzara, amico e collaboratore di Cassavetes, al “... solo uomo che abbia saputo affrontare le esigenze della sua arte con tanto coraggio”. La consueta filmografia, redatta in modo ineccepile anche per quel che riguarda la produzione televisiva del regista, ed un comparto iconografico, a colori ed in bianco e nero, impreziosiscono ulteriormente l’opera.
La struttura voluta da Healy e la Martini non ha solo il pregio di essere perfettamente in linea con il personaggio che analizza ma rende la lettura estremamente agevole e veloce. Il che è un pregio non da poco considerando le mattonate che certi autori ci costringono ad affrontare perchè troppo influenzati da una disciplina come la semiotica che, quando si avvicina al cinema porta buoni frutti, quando si sovrappone ad esso, invece, non può che nuocergli.

Michelangelo Pasini


FANT'ASIA - IL CINEMA FANTASTICO DELL'ESTREMO ORIENTE

Fant'Asia - Il cinema fatastico dell'estremo oriente, di Max Della Mora e Massimo Monteleone

Autori: Riccardo Esposito, Max Della Mora, Massimo Monteleone



Casa editrice:
Granata Press, Bologna, 1994



Collana:
Ombre Elettriche



Pagine:
320



Formato:
17x24



Prezzo:
40.000 lire



Lingua:
Italiano

Indice:

Troppo lungo per essere riportato interamente, vengono indicati i paesi analizzati ed i principali argomenti


Premessa


Parte prima: Giappone

Il Kaidan, New Horror in video, Il Kaiju Eiga e la fantascienza, Eros & Fantastique, Horror black humor, bio-filmografie di (tra gli altri) Shigeru Amachi, Ishiro Honda, Akio Jissoji, Kinji Fukasaku, Nobuo Nakagawa, Takashi Shimura, Shinya Tsukamoto


Parte seconda: Hong Kong

I primi film, il soprannaturale, Wuxiapian-fantastique, Gli anni'70, Sex & Fantastique, Tsui Hark e gli effetti speciali all'americana, Cortigiane sesso e gongfu, Jiangshi (vampiri saltellanti), donne fantasma & Co, bio-filmografie di (tra gli altri) Cao Dahua, Chen Baozhu, Chen Gang, Ching Siu-Tung, He Menghua, Lam Cheng-Ying, Xu Feng, Zhang Che


Parte terza: Cina

Spettri, demoni-volpe e vampiri, la novella-wuxia, i primi film (1905-1931), il master of horror del cinema cinese: Maxu Weibang, ritorna il cinema di genere (1983-1993)


Parte quarta: Filippine

Folklore e tradizioni teatrali, Josè Nepomuceno e gli albori del cinema filippino, i favolosi anni Cinquanta, Gerardo De Leon, Horror in coproduzione Wip, il nuovo cinema fantastique filippino


Parte quinta: Indonesia

Dagli albori fino all'indipendenza (1949): olandesi e cinesi padroni dello schermo, dagli anni '50 ai '70: si delina il genere Mystic-Fantasy, i fantastici anni '80: Sword and Sorcery, Special Effects, e ibride imitazioni dell'horror occidentale


Parte sesta: gli altri paesi

Corea, Malesia, Tailandia, Taiwan





Volume pioneristico e dall'importanza, ancora oggi, seminale. Prima della diffusione capillare di internet, prima quindi dei forum di discussione, degli acquisti online e del download di film da ogni angolo del globo, prima quindi che il concetto di rarità di una pellicola venisse reinterpretato dallo sviluppo tecnologico, scrivere un libro che trattasse del cinema fantastico (mostri, fantasmi, magia, spiriti, demoni, vampiri e chi più ne ha più ne metta) asiatico sembrava un lavoro impossibile, tanto più se gli autori avessero avuto intenzione di dedicarsi non solo ai colossi cinematografici orientali (Giappone, Cina, Corea del Sud ed Hong Kong), ma se avessero voluto approcciare anche il fantastique di cinematografie minori come quelle di Filippine, Indonesia, e Malesia. Il primo merito del volume scritto a sei mani da Esposito, Della Mora e Monteleone è quindi quello di aver posto le basi per uno studio ulteriore e approfondito, praticabile, di lì a pochi anni, grazie soprattutto ai nuovi e moderni strumenti di ricerca a disposizione di studiosi e cinefili.
Attenzione però, Fant'Asia non è da considerare un manuale storico ma ormai superato: è una fonte inesauribile di informazioni, dati, curiosità, una miniera d'oro per l'appassionato e per il cultore iconografico (decine e decine di foto di scena in bianco e nero, locandine, poster, ritratti, disegni), una lettura piacevolmente appassionante e mai pedante.
Certamente non esente da difetti ed inesattezze propri soprattutto degli anni che porta sul groppone, il volume in questione sta diventando, oltretutto, anche un oggetto da collezione, un tomo da avere, un libro che si sta colorando, anno dopo anno, di un'aura mitica.

Michelangelo Pasini


FANNY E ALEXANDER - UN ROMANZO





Fanny e Alexander, Ubulibri, Ingmar Bergman

Autori: Ingmar Bergman


Casa editrice: Ubulibri, Milano, 1987


Collana: I libri bianchi


Pagine: 145


Formato: 15x22


Prezzo: 15,49€


Lingua: Italiano

Indice:

Fanny e Alexander



Prologo



Il Natale




Morte e funerale




La partenza




Gli avvenimenti dell’estate




I Demoni




Epilogo




Fanny e Alexander, il film






E’il breve romanzo scritto da Bergman in funzione del film che avrebbe poi girato nel 1982. Ricco di dialoghi e di minuziose descrizioni ambientali, è senz’altro interessante, almeno per chi ha amato la pellicola, da molti considerata il più bel film del regista svedese in assoluto.
Uno degli aspetti più interessanti di questa lettura è rilevare le piccole e grandi discrepanze tra il libro e quanto è stato poi adattato per il grande schermo: la prima differenza che salta all’occhio è la figura di Amanda, sorella di Fanny e Alexander, personaggi che Bergman decise successivamente di eliminare del tutto dalla sceneggiatura. Nelle prima pagine l’autore elenca tutti i personaggi che troveremo nel romanzo, dividendoli in categorie (la famiglia Ekdahl, la compagnia del teatro, la famiglia del perfido pastore Vergerus); quindi –nel prologo- fornisce una precisa descrizione degli ambienti e del tono generale, il tutto in meno di 11 pagine. Inizia poi la narrazione vera e propria, che come sarà nel film ha il suo inizio nella grande residenza invernale di nonna Helena in occasione del Natale. Nel libro, uscito più di vent’anni fa ma fortunatamente ancora reperibile sul sito web della casa editrice, sono riprodotti anche alcuni disegni di Marik Vos-Lundh, costumista che vinse il premio Oscar proprio per il suo lavoro nel film.
Non trattandosi di un romanzo in senso stretto ma più di un lavoro preparatorio alla pellicola, solo chi ha già visto ed amato il film può apprezzare in toto il volume: successivamente, a libro terminato, è quasi impossibile resistere alla tentazione di andare a ripescare la pellicola di Bergman e fruirne nuovamente in modo ancora più consapevole.

Andrea Martinenghi


IL DIZIONARIO DEI FILM DI HONG KONG

Il dizionario dei film di Hong Kong

Autori: Giona A. Nazzaro, Andrea Tagliacozzo



Casa editrice:
Universitaria Editrice, Chieti, 2005



Collana:
-



Pagine:
464



Formato:
17x23



Prezzo:
39,90€



Lingua:
Italiano

Indice:

Premessa


Prefazione di Lorenzo De Luca


Introduzione di Giona A. Nazzaro


Breve glossario


Note linguistiche


Il dizionario dei film


Antologia





Negli anni ’80, quando il cinema viveva una stagione ben più fiorente di quella odierna, non era raro sentire più di un critico, illuminato, affermare che il cinema di Hong Kong fosse in quel determinato periodo storico il “più bello del mondo”. Oggi, che ad Hollywood è rimasto solo il guerrilla marketing e che anche l’Europa scarseggia di talenti, l’ex colonia britannica riesce ancora, anche se non così frequentemente, a stupire il cinemaniaco più navigato ed esigente. Non che siano in molti, con grande rammarico dei pochi, a pensarla così, purtroppo. Questo trova conferma anche nelle parole di Giona A. Nazzaro e Andrea Tagliacozzo, autori del libro in oggetto, che nell’introduzione a questa vera e propria bibbia di prodotti in celluloide ne raccontano la difficile gestazione, dettata soprattutto dal rapporto con diversi editori per niente convinti del loro progetto. E pensare che il duo critico una certa credibilità in merito se l’era costruita prima con Hong Kong – Spade, kung fu, pistole e fantasmi, progenitore di questo ben più ampio dizionario, poi con John Woo – La nuova leggenda del cinema d’azione, volume dedicato ad uno dei pochi registi cantonesi ad essersi imposto anche al grande pubblico occidentale. Dopo anni di lavoro, visioni e catalogazioni l’impresa è però compiuta: oltre 850 film schedati per un’opera che al momento, e chissà per quanto ancora, in Italia non ha rivali. La maniacale cura e ricerca filologica con cui il dizionario è scritto è evidente fin dal lavoro svolto sul titolo di ogni pellicola recensita: il titolo originale scritto in ideogrammi segue quello internazionale e precede la traslitterazione prima in cantonese poi in mandarino. Note di produzione, regia, cast, incasso (che manna dal cielo per i maniaci delle statistiche!) e giudizio sintetizzato con il classico sistema delle stelline completano la parte tecnica di ogni scheda. Poi, a ruota, il corpo della recensione: attraverso il commento critico e le curiosità più varie Nazzaro e Tagliacozzo tentano di contestualizzare ogni pellicola non solo nel nebuloso panorama cinematografico di Hong Kong, ma inserendola anche in un contesto più globale. Nelle quasi 500 pagine esplode l’orgia creativa di un cinema che senza la paura di esagerare, prendersi in giro, ripetersi, accumulare e reinventare, riesce, ancora e come nessun’altra cinematografia nel mondo, ad abbinare qualità e box office, ad essere quindi autoriale e popolare allo stesso tempo.
E’ possibile affermare con spavalda sicurezza che un libro tanto di nicchia possa in realtà essere pane per i denti di qualunque appassionato della settima arte?! Considerata l’influenza che il cinema cantonese ha avuto e sta avendo anche attualmente sull’intera cinematografia occidentale (i combattimenti di Matrix sono l’esempio che viene citato più spesso) e la curiosità generata dalle poche pellicole prodotte ad Hong Kong che passano il fittissimo filtro operato dalle case distributrici di casa nostra, la risposta non può essere che positiva.
Un solo cruccio: per ovvi motivi editoriali (altrimenti la mole del libro sarebbe cresciuta a dismisura) il periodo preso in esame è limitato alla produzione hongkonghese degli ultimi 25 anni. Speriamo in un seguito che colmi questa lacuna.
Non ci si faccia spaventare dal prezzo: il libro vale ogni singolo euro speso.

Michelangelo Pasini


LA CRITICA CINEMATOGRAFICA

La critica cinematografica, Alberto Pezzotta, Carocci

Autori: Alberto Pezzotta


Casa editrice: Carocci, Roma, 2007


Collana: Le Bussole - Spettacolo


Pagine: 128


Formato: 13x20


Prezzo: 9,50€


Lingua: Italiano

Indice:

Premessa

1.Funzioni e leggende della critica
- "Professione ingrata, difficile e poco nota"
- Un'identità incerta tra storia e teoria
- "Inutile ma necessaria"
- Tra gli autori e il pubblico

2.La critica in Italia dalle origini a internet
- La nascita della critica
- Gli anni Trenta e Quaranta
- I dibattiti del dopoguerra e gli anni Cinquanta
- Gli anni Sessanta e Settanta
- Dagli anni Ottanta a oggi

3.I luoghi e i generi della critica
- La recensione
- Altri generi
- Nell'epoca multimediale
- Usi impropri
- Nell'epoca dell'home video: un po' di filologia

4.La critica come argomentazione
- Retorica e generi di discorso
- Le basi dell'argomentazione
- Premesse e gerarchie di valori
- Interpretazione e selezione dei dati

5.Le forme del ragionamento
- Tecniche di argomentazione
- L'associazione
- Il paragone
- L'analogia e la metafora
- La dissociazione
- Criteri di verificabilità

6.Lo stile della critica
- La dispositio
- L'elocutio

7.Metodi, temi e miti
- Metodi
- Temi
- Il mito dell'autore
- I generi
- L'autoriflessività

8.Le oscillazioni del giudizio
- L'attribuzione di valore
- Dinamiche della rivalutazione
- La stroncatura

Bibliografia



Poche pagine per presentare ad un lettore praticamente neofita la storia, le funzioni e le dinamiche della critica cinematografica. Taglio spiccatamente formativo, paragrafi brevi, prosa lineare e riassuntini a fine capitolo. Il lavoro di Pezzotta è tanto rigoroso quanto evidentemente gli è stato richiesto per assecondare gli obiettivi del volumetto in questione. Alla semplicità dei temi e della struttura e alla brevità del lavoro fa però da contrappunto una chiarezza che lo rende una traccia interessante anche per i più navigati.
Per ragioni di spazio l'autore sceglie di limitare i cenni sulla storia della critica cinematografica alla sola penisola italiana, mettendo in secondo piano gli altri paesi in cui il dibattito cinematografico è stato particolarmente sviluppato.
Intelligente ed indispensabile l'analisi della nuova critica figlia di internet, dei blog e della diffusione del dvd.
Costretto per vincoli editoriali (Le Bussole della Carocci sono sempre libri molto brevi) a limitarsi a narrare storia e prassi della critica cinematografica attraverso l'analisi teorica, impossibilitato quindi a riportare interamente brani e recensioni a sostegno della sua tesi, Alberto Pezzotta dissemina il volume di centinaia di citazioni che partono da Bazin e arrivano a Kezich, riuscendo, nonostante lo spazio che gli è concesso, a dar voce anche alla parole dei critici..

Michelangelo Pasini