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ITALIA ODIA - IL CINEMA POLIZIESCO ITALIANO

IITALIA ODIA - IL CINEMA POLIZIESCO ITALIANO, di Roberto Curti


Autori: Roberto Curti


Casa editrice:
Lindau, Torino, 2006


Collana:
Le Comete


Pagine:
431



Formato:
14x21



Prezzo:
15 €



Lingua:
Italiano

Indice:

Ringraziamenti


Introduzione


Avvertenza


- Italia nera. Il poliziesco italiano da Mussolini a "Un maledetto imbroglio"

- Storie di banditi

- Al di sopra di ogni sospetto: poliziesco e impegno civile

- Grazie (poli)zia: il poliziottesco, 1972-198

- Italia odia. Le mille facce del poliziottesco

- Dalla parte sbagliata. Il "nero" anni '70

- Tutti figli di Mammasantissima

- Anatomia di un filone

- Quello che non c'è. Il poliziesco al cinema e in tv, 1980-2005


Bibliografia


Indice dei film


Indice dei nomi


Maledetti pregiudizi. Dal primo momento in cui ho appreso che Roberto Curti avrebbe realizzato per Lindau un libro dedicato al poliziesco italiano anni '70 ho iniziato a pensare all'ennesima minestra riscaldata. Mi chiedevo che bisogno ci fosse di andare ulteriormente ad approfondire un genere così ampiamente sviscerato. Ora, con il libro in mano, mi trovo invece a far due calcoli e a dover ammettere che, nonostante di polizieschi se ne parli ovunque, i libri, quelli validi, quelli veri, dedicati all'argomento si contano davvero sulla punta delle dita. Forse sono anche meno. E' quindi evidente che questo volume di Curti non sia assolutamente una ridondanza di letteratura sull'argomento. Ad avvallare questa tesi è anche l'impostazione del libro, antitetica rispetto a quanto si era letto fino ad oggi in Italia. L'autore abbandona infatti la struttura a recensioni che accomunava libri come Città Violente prima e Cinici, infami e violenti poi, per dedicarsi ad un vero e proprio studio storico del cinema poliziesco italiano. Dalle pellicole prodotte durante il ventennio fascista, ai nuovissimi film per la tv che impazzano i palinsesti odierni. Una disamina storico-sociologica che verrebbe da definire acritica, se con questa parola si vuole intendere una visione il più possibile distaccata (e quindi lontano dal fanatismo che accompagna certi recensori di cinema di genere), e con un'attenzione impressionante alle fonti. Un lunghissimo saggio pronto a smentire gran parte degli stereotipi su cui la fama del poliziesco italiano aveva costruito parte della propria fortuna tra gli appassionati ("Fra il poliziesco e la crtitica è disamore a prima vista? Non esattamente").
Nel piglio di Curti si possono notare di tanto in tanto assonanze, assolutamente positive, con il Brunetta delle storie del cinema italiano. E un volume con uno studio di questo calibro vale più di mille crociate combattute a suon di "non esiste cinema di serie A e cinema di serie B".
Si astengano dalla lettura coloro che pensano che l'anima del poliziesco italiano sia da ricercarsi nelle pernacchie e parolacce sparate a raffica da Milian nei panni del Monnezza.

Michelangelo Pasini






IN VIAGGIO CON ALBERTO - PAROLE, STORIE E RICETTE DELLA BUZZICONA CHE INCANTO' IL GRANDE SORDI

In viaggio con Alberto - Parole, storie e ricette della buzzicona che incantò il grande Sordi, di Anna Longhi


Autori: Anna Longhi


Casa editrice:
Aliberti Editore, Reggio Emilia, 2009


Collana:
Clio


Pagine:
156



Formato:
14,5x21



Prezzo:
15 €



Lingua:
Italiano

Indice:

Io so' io


Nannarè, in questo film tu sei mia moglie


La felicità è una piccola cosa


Dolce Vita


Albertone


Il Tassinaro


Un tassinaro a New York


Me manca tanto, signò


Tanto prima o poi ce ne annamo tutti


C'è ancora tanta vita


Appendice - Spaghetto tu m'hai provocato e io me te magno. Le ricette di Anna Longhi

- A me il microonde me dà fastidio

- Tagliolini all'ovo

- Ravioli alla ricotta

- Gnocchi

- Rigatoni de Roma

- Riso e patate

- Coda alla vaccinara

- Frittata di patate

- Polpette

- Fagioli in umido con le cotiche

- Trippa

- Animelle

- Cuore trifolato

- Melanzane

- Carciofi alla giudia

- Cipolle al forno

- Puntarelle

- Broccoli soffocati nel vino

- Ciambellone


Filmografia

- Film

- Cortometraggi

- Serie televisive

- Premi e riconoscimenti


Ringraziamenti


Biografia, autobiografia, appunti, pensieri al vento o cos'altro? Ci prova il sottotitolo, mai così esplicativo, a far capire al lettore cosa si trova fra le mani: “Parole, storie e ricette della buzzicona che incantò il grande Sordi”. Perché un bel giorno, quarant’anni suonati, un passato fatto di instancabile lavoro come camerinista all’interno dello stabilimento cinematografico Rizzoli, Nannarè è apostrofata da Alberto Sordi che la desidera provinare per la parte della moglie in “Le vacanze intelligenti”, segmento del film corale “Dove vai in vacanza”. Da quel momento tra i due è amore incondizionato e platonico. Nannarè diventa partner fissa dei film di Sordi (“Mi trovava un ruolo anche quando non era previsto dal copione), ma anche una sorta di angelo custode, una figura a metà tra l’amica, la collega e l’assistente. E’ divertente e divertita Anna Longhi quando prova, con quel suo accento romanesco che vuole perdere neanche tra le pagine di un libro, a descrivere il suo rapporto con Sordi: passare da attrice a confidente dell’attore, ora nei panni dell’amica, ora in quelli della sua tuttofare, vestirlo e stirargli i vestiti un giorno e quello dopo fargli da spalla comica in un film come “Il tassinaro” non sarebbe stato facile per nessun altro. Una confusione di ruoli che chiunque avrebbe vissuto con perfido arrivismo, ma che per Nannarè non è stata altro che la storia bizzarra di chi è stata scelta, per fortuna e per caso, per fare qualcosa che non avrebbe mai pensato di fare.

Mai come in questo libro la struttura e la prosa riflettono il carattere dell’autore: capitoli brevi e divertenti, quadri stilizzati, abbozzati, personalità descritte con poche parole, descrizioni di sensazioni, qui si rifugge il romanzo, ci si allontana da qualsivoglia approfondimento. Nannarè nella sua dolcissima ingenuità può parlare di Jack Lemmon, Philippe Leroy, Claudia Cardinale, Pier Paolo Pasolini, con la levità di un bambino, scrivendo che “Orson Welles era grosso, come Gerard Depardieu” con naturale franchezza e animo puro. Lo stesso animo di cui Albertone pare si fosse invaghito. Di quell’amore inconsueto, amicale, incomprensibile a chi non l’abbia vissuto.
In viaggio con Alberto più che un libro, che una biografia, è un susseguirsi di pensieri in totale libertà. Basti pensare alle pagine dedicate alle ricette romane raccontate dall'autrice.
Un ciclone divertente, dolceamaro, anarchico quanto basta per passare dai camerini della Rizzoli ai set di pellicole hollywodiane, quasi non accorgersene, e restare ancora “romana de Roma”.
Idea regalo per i curiosi a 360°.





GALLUCCI EDITORE




PHILIPPE GARREL

PHILIPPE GARREL, di Stefano Della Casa e Roberto Turigliatto (a cura di)


Autori: Stefano Della Casa, Roberto Turigliatto (a cura di)


Casa editrice:
Lindau, Torino, 1994


Collana:
Universale/ Cinema


Pagine:
196



Formato:
14x22



Prezzo:
9,81 €



Lingua:
Italiano

Indice:

Presentazione, di Stefano Della Casa e Roberto Turigliatto

L'arte del ritratto, di Jean Douchet

La maturità di Garrel, di Adriano Aprà

Anno uno, premiéres notes, di Bernard Eisenschitz

Un innovatore di vent'anni, di Jean Narboni

Attenzione poesia, di Jean-Louis Bory

Journal, Nico, di Carmelo Marabello

L'enfant secret, di Serge Daney

Guardate i nostri film, si avanza senza armi, a mani nude, di Stefano Della Casa

Storie di famiglia, di Alain Philippon

La non essenza dell'amore, di Enrico Ghezzi

La liturgia dei corpi, di Gilles Deleuze

I ministeri dell'arte, di Philippe Garrel

Filiazioni e maestri. Philippe Garrel visto da Henri Langlois, Jacques Rivette, Eric Rohmer, Jean-Luc Godard

Dialogo, di Philippe Garrel e Serge Daney

Artisti e modelle

Pre-sceneggiatura di ”L'enfant secret”

I film

Bibliografia


La sola monografia italiana che omaggi il maestro di J'entends plus la guitare e La cicatrice intérieur risale ormai a dodici anni fa, all'epoca della retrospettiva tributatagli dal Torino Film Festival (che alla sua dodicesima edizione si chiamava ancora Festival Cinema Giovani). I curatori della retrospettiva, Turigliatto e Della Casa, hanno pensato così di realizzare il migliore dei cataloghi possibili. Philippe Garrel, infatti, è l'impareggiabile collage saggistico delle firme critiche più celebri e acute degli ultimi trent'anni (Daney, Aprà, Douchet, Ghezzi, Narboni) nonchè summa multiforme del pensiero e dell'estetica garrelliana espresse in prima persona dallo stesso cineasta nella lunga serie di scritti e interviste che punteggiano il volume (tra le quali brilla l'entretien al solito profondo e illuminante con Serge Daney). Il ricco menu' non difetta né del celebre capitolo de L'immagine-tempo in cui Deleuze erige Garrel a cantore della “liturgia dei corpi” né di un breve ma necessario confronto con i maestri dichiarati (Godard, Rohmer, Rivette), che ricambiano la stima e il sostegno nei confronti dell'enfant prodige con giudizi altrettanto lusinghieri.
Oltre i contributi critici, il libro può vantare tra le sue grazie anche la pregevole pre-sceneggiatura di L'enfant secret (1979) e lo scrupoloso apparato filmografico, accompagnato a sua volta da un'attenta rassegna critica e dalle testimonianze dello stesso regista.
Indicato anche per i fan più esigenti e arricchito da una gradevole tavola iconografica di 20 pagine, Philippe Garrel è senz'altro meritevole di una ristampa aggiornata e accresciuta che permetta di trattare anche i cinque film successivi a La nassaince de l'amour (1993), dove si ferma l'analisi filmografica del libro.

Dario Stefanoni


IL CINEMA EUROPEO

IL CINEMA EUROPEO, di Mariapia Comand e Roy Menarini


Autori: Mariapia Comand, Roy Menarini


Casa editrice:
Editori Laterza, 2006, Bari-Roma


Collana:
Biblioteca Universale Laterza


Pagine:
204



Formato:
14 x 21



Prezzo:
16 €



Lingua:
Italiano

Indice:

Prefazione, di Pierre Sorlin

1. L'identità e la tradizione
- Il cinema, l'identità
- Un cinema tradizionalmente europeo?
- Migrazioni dall'Europa all'America e ritorno

2. America, «americans» e americanate: Hollywood secondo gli europei
- L'immagine (mitizzata) del Nuovo Mondo
- Americanate

3. La forma realista: il cinema europeo e la sfida del reale
- Per un cinema della realtà
- Questo film parla di noi. Il realismo dei temi e dei contenuti
- Tra cinema e civiltà. Il realismo storicizzato
- La macchina della realtà. Il realismo del dispositivo
- Lo spazio vero. Il realismo del documentario

4. Dalla forma al concetto
- Per un cinema astratto, contro la realtà
- L'occhio e la linea. Le avanguardie storiche europee
- Dalle forme alla sinfonia. Il cinema urbano e la divulgazione moderna
- Le ombre della storia. L'espressionismo cinematografico tedesco.
- La costruzione del senso. La scuola del montaggio sovietico.
- Il linguaggio espanso. Le nuove avanguardie

5. L'onda del nuovo nel Vecchio Continente: nuovo cioè free, nouvelle, neuer, novo, novà
- Le rabbie cockney del Free Cinema
- I jeunes turcs della Nouvelle Vague
- L'onda del rinnovamento dell'Est: Nova Vlna e dintorni
- La Neue Welle tedesca: dal Giovane cinema tedesco al Nuovo cinema tedesco

6. Lo specchio del passato, lo spettro del presente: i generi autoctoni
- Commedia all'italiana: the dark side of the boom
- Whisky, tè e pappagalli: le eccentricità vittoriane delle commedie Ealing
- Abissi gotici: gli horror Hammer
- Nostalgie delle altezze perdute: gli Heimatfilme
- La mitologia del fallimento nel polar

7. Verso un modello ideale: i generi d'imitazione
- Il cinema che voleva essere altro
- Vamos a matar: il grande western italiano ed europeo
- Il regno della paura: horror e thriller
- Tra Alphaville e il paese dei balocchi. Fantascienza e tecnologia
- In cerca dei generi, anno zero

8. Poeta, artista, genio: l'autore nel cinema europeo
- Nel nome del padre. L'autore cinematografico e il film europeo
- Il silenzio di Dio e la voce dell'autore. Ingmar Bergman
- Il rigore dei gesti. Robert Bresson
- L'onirismo dei sensi. Federico Fellini
- L'autore come trasgressore. Pedro Almodòvar
- L'ego dell'autore. Nanni Moretti

9. Incontri, osmosi, simbiosi. Le coppie d'autori
- Gli inquietanti scenari espressionisti di Fritz Lang e Thea von Harbou
- Un movimento unico: Michel Carné e Jacques Prévert
- Come il caffè e il latte: il neorealismo di Cesare Zavattini e Vittorio De Sica
- The Archers. «Scritto, prodotto e diretto da Michael Powell e Emeric Pressburger»
- La scrittura surrealista di Luis Bunuel e Jean-Claude Carrière
- Krzysztof Piesiwicz e Krzysztof Kieslowki: la drammaturgia della realtà dentro i fili del telefono

10. Pubblico, industrie e utopie
- Fasti e primi nefasti
- Il silenzio è rotto: dal sonoro allo scoppio della guerra
- Dagli anni d'oro agi anni bui
- Nuovi scenari e vecchie utopie

Bibliografia generale

Indice dei nomi

Indice dei film


La questione è tanto antica quanto annosa: esiste, non soltanto in senso meramente geografico, un cinema che possa dirsi europeo? Oppure, si può obiettare, non è che un'invenzione storiografica o un ingranaggio produttivo da opporre al tetragono cinema made in USA?
Il duo Comand-Menarini, coppia d'assi del DAMS di Gorizia, si lascia poco sedurre – per la fortuna del lettore – da simili questioni, limitandosi ad un capitoletto iniziale che sbroglia sbrigativamente gli assunti teorici. Per i restanti nove capitoletti (di massimo quindici pagine) gli autori, come dichiarato nella nota d'apertura, inseguono “le linee invisibili attraverso cui l'identità europea prende forma attraverso il cinema o viene disegnata dagli stessi cineasti, dagli storici o dagli spettatori”. Una dichiarazione d'intenti che potrebbe scoraggiare, far temere una summa di cinema ed Europa virata verso l'accademismo più esasperante.
Invece, proprio al contrario, la ricerca delle linee invisibili ha come principio-guida la semplicità: dello stile, dei discorsi, dei contenuti, della struttura. Il lettore è condotto per mano nella grande casa del cinema europeo tramite un'esplorazione che non disdegna di frugare tra cantine stipate di cianfrusaglie (il cinema popolare) e vecchie stanze poco frequentate (il cinema dell'Est Europa).
Eppure proprio la semplicità e la leggerezza intaccano la qualità dell'opera che, pur evitando cadute di qualsiasi genere, non riesce ad essere molto di più di un'introduzione estremamente piacevole al cinema europeo. Così, coscienti dei limiti della loro creatura, i due autori hanno corredato ogni capitoletto con una bibliografia di riferimento divisa per argomenti.
La prefazione del prestigioso Pierre Sorlin ha più il sapore di una patente o di una benedizione: di per sé incolore, tocca dei punti che nel volume saranno superati ed approfonditi.
Caldamente consigliato ai novizi: alcune università lo hanno adottato per i corsi di storia del cinema.

Giuseppe Fidotta


CINÉ

CINÉ, di Vittorio Giacci


Autori: Vittorio Giacci (a cura di)


Casa editrice:
Gallucci, Roma, 2008


Collana:
-


Pagine:
355



Formato:
24x31



Prezzo:
48 €



Lingua:
Italiano, Francese

Indice:

Prefazione, di Vittorio Giacci

Sorelle latine, di Vittorio Giacci

Coppie indimenticabili, di Gilles Jacob

Paris, Roma, Nice, Torino, Marseille, Milano, Napoli..., Jean A. Gili

Neorealismo e Nouvelle Vague. Una storia di amicizia di lotte, di Jean-Michel Frodon

Il calore dell'abbraccio tra cinema italiano e cinema francese, di Carlo Lizzani

Paris-Roma: un bel viaggio di cinema, di Serge Toubiana

Testimonianze
- Gaetano Blandini
- Veronique Cayla
- Pierre Viot
- Paolo e Vittorio Taviani

Bibliografia

“Io penso – scrive Zavattini in Neorealismo ecc. – che queste due cinematografie [italiana e francese] vadano l'una verso l'altra, che l'una si arricchisca dell'esempio dell'altra, pur conservando la loro tipicità”. Questa la tesi: Ciné a cura di Vittorio Giacci, già direttore generale dell'Ente Cinema e di Cinecittà International, ne è la dimostrazione.
Il volume, nato nel seno delle istituzioni, approfondisce l'esperienza delle coproduzioni tra Italia e Francia, pratica felicissima che, soprattutto tra i Cinquanta e i Settanta, ha infiammato gli schermi mondiali con una sequela di immensi capolavori.
Il lavoro di Giacci continua e colma il discorso aperto quindici anni fa da Tassone e Gili con Parigi-Roma (1995, ed. Castoro), mantenendone in alcuni casi persino le voci (come Gili, autore di un'interessante ricerca sulle coproduzioni ante litteram del primo Novecento) ed ampliandone la portata – inedita è l'impostazione costruita sugli assi portanti di Neorealismo e Nouvelle Vague, e non sulle produzioni destinate al grande pubblico, che propongono sia Giacci che Frodon, direttore dei Cahiers du Cinéma. Sempre Giacci, inoltre, è autore di un intervento prezioso che riesce a sintetizzare la storia delle cinematografie sorelle in una ventina di pagine.
Più leggeri e aneddotici gli interventi di Jacob, direttore del festival di Cannes, di Lizzani, che racconta la sua esperienza da protagonista, e di Toubiana.
Grazie agli interventi finali e ad una completa raccolta di dati economici e legislativi, il volume gode di un innegabile valore accademico. A tal proposito si segnala anche il CD in allegato, nel quale il trio Tassone-Gili-Grossi analizza nel dettaglio tutta la filmografia delle coproduzioni dal 1947 al 2008.
Ma la perla, il vero fiore all'occhiello di quest'opera già di per sé encomiabile, è una sezione iconografica titanica e incantevole: l'appassionato di cinema rischia la sindrome di Stendhal.

Giuseppe Fidotta


IL FILM NOIR AMERICANO

Il film noir americano, di Leonardo Gandini


Autori: Leonardo Gandini



Casa editrice:
Lindau, Torino, 2001


Collana:
Strumenti


Pagine:
144



Formato:
12x16,5



Prezzo:
8,26 €



Lingua:
Italiano

Indice:

Il noir e la critica

Il noir e la letteratura di genere

- Il mistero del falco
- La fiamma del peccato
- Addio, mia amata/ L'ombra del passato
- Il grande sonno


Il noir e il sogno

Spazio e tempo nel noir

Post-noir e neo-noir

Bibliografia

Indice dei nomi



Nella non nutrita bibliografia italiana dedicata al noir (5 titoli in tutto), la monografia firmata da Leonardo Gandini è senza dubbio tra quelle che spiccano per maggior rigore critico e precisione filologica. In primo luogo Gandini pensa a delimitare con cura il concetto di noir al cinema, ne ammette la denominazione d'etichetta a posteriori ma liquida chi denigra il genere accusandolo di essere una mera creazione critica (come Marc Vernet, che ha definito il noir “ready made cinefilo”); dall'altra ridimensiona anche la politica per così dire “espansionista” di Schrader e Durgnat, che rispecchia la concezione comune di un noir inteso come categoria nebulosa e generica in cui poter inserire pressochè qualsiasi film ad ambientazione criminale, compresi i gangster movie degli anni '50 e i cosiddetti post-noir dei decenni successivi.
Gandini preferisce designare con precisione le marche stilistiche e strutturali del genere (il disturbante onirismo, l'incertezza strutturale del soggetto tra realtà e allucinazione, il contrasto espressionista di luci e ombre, il viluppo indistinto tra bene e male) limitandolo, almeno per i primi quattro capitoli, ai soli film noir “classici” degli anni '40, tra i quali vengono passati in rassegna una ventina di titoli esemplari. Anche il secondo capitolo è mosso dal piglio severo del filologo, molto rigoroso ma anche poco indicato per chi cerchi una lettura introduttiva e disimpegnata: in quattro esempi si analizzano le differenze strutturali tra alcuni romanzi hardboiled e i rispettivi adattamenti cinematografici, dimostrando così come il cinema noir abbia saputo formarsi come linguaggio riconoscibile e autonomo anche rispetto alle proprie origini letterarie, da cui si distacca per un ulteriore lavoro di decostruzione temporale e di messa in crisi del soggetto e della realtà in cui si inscrive. Fondamentali i due capitoli centrali, che indagano in modo più tradizionale, ma anche più godibile per il lettore medio, tutti i leitmotifs tematici e stilistici del genere e la particolare concezione dello spaziotempo. Infine, un'appendice che definisce il post-noir come filiazione infedele del genere (un manicheismo decisamente più netto, una messa in scena più controllata, nel complesso “la rivincita della luce sull'ombra”) ritrovando lo spirito noir in ben altri titoli contemporanei che sembrano calzare a pennello nelle condizioni espresse nei precedenti capitoli: Fight Club, Strade Perdute e Velluto Blu (dove l'elemento grazie a cui Lynch riesce ad innovare il genere è proprio quello che ne aveva determinato la morte: il colore).
Solo apparentemente svelto per pagine e dimensioni, Il film noir americano (ristampato nel 2008 con 20 pagine in più), non è da confondersi per un'introduzione semplicistica al genere, considerata la profondità delle riflessioni e la vastità di riferimenti teorici e critici che vi sono contenuti. La lettura non è resa agevolissima dai caratteri di stampa molto piccoli e dalla totale assenza di corredo iconografico, ma a questo punto si tratta davvero di peccati veniali.


Dario Stefanoni


IL CINEMA POSTMODERNO

Il cinema postmoderno, di Laurent Jullier


Autori: Laurent Jullier



Casa editrice:
Edizioni Kaplan, Torino, 2006 (Prima edizione: L'ècran post-moderne. Un cinèma de l'allusion e du feu d'artifice, 1997)


Collana:
One Pm (1)


Pagine:
174



Formato:
13,5x21



Prezzo:
16 €



Lingua:
Italiano

Indice:

Prefazione, di Simone Arcagni

Introduzione: "Parliamo di calcio"

1. Qualche nozione sulla postmodernità

La postmodernità come contesto
- La modernità in crisi
- Doppio gioco
- Una riscrittura del passato

La postmodernità come stile
- Allusioni e strizzatine d'occhio
- Una finta innocenza

La postmodernità come modalità analitica

2. Film-concerto e immagini digitali

L'immagine-traccia
- Concezione sottrattiva del cinema
- Credere alle immagini

Digitale e sintetico
- Basi tecnologiche
- Sintesi e morphing
- Immagini composite e ritoccate

La tecnologia del suono e luce
- Un bagno di suoni
- L'immagine come supplemento facoltativo del suono

Arte e film-concerto
- Aura e riproduzione meccanica
- Arte e tecnologie del doppio esatto

3. Le figure dell'immersione

Basi tecniche e storiche

Zoom e sightseeing: il corpo assente

Travelling: il corpo sollecitato
- Nuovi movimenti di macchina
- Nuovi standard di proiezione

Immagini da esplorare: il corpo presente
- La realtà virtuale
- Oltre il fuori campo, oltre il montaggio

4. La crisi del racconto classico

Racconto e causalità
- Il concetto di racconto
- Causalità e raccolta dei dati

Quali contenuti per un racconto "a-causale"?
- Caso e accumulo
- Lontano dalla "lezione di vita"
- Un presente continuo

Una filiazione nella storia del cinema? L'avanguardia degli anni Venti-Trenta
- Il cinema puro
- I tentativi "impressionisti"

5. L'effetto di rimando

Nuovo spettatore e cinema "del campo"
- Alla ricerca della sensazione perduta
- La figura della violenza

Le immagini del mondo sotto l'influenza del film-concerto
- Dal lato della fabbricazione: influenza stilistica
- Dal lato della ricezione: crisi della credenza

6. Analisi dei prodotti postmoderni
- Guerre stellari
- Le grand bleu
- Rosso sangue
- Nikita
- Balla coi lupi
- Dancer in the Dark
- Video Runaway
- Video Children
- Una visita a Disneyland

Bibliografia

Filmografia

Indice dei nomi e dei film citati



Nonostante sia giunto in Italia con un colpevole ritardo di 9 anni, L'ècran postmoderne era già noto nel nostro Paese come uno dei testi più citati (se non saccheggiati) dell'intera bibliografia teorica dedicata al cinema contemporaneo, un saggio d'importanza seminale le cui riflessioni sono state poi raccolte, in Italia, da fini osservatori del sisma postmoderno come Vincenzo Buccheri e Gianni Canova. Molti i concetti innovativi espressi da Jullier, tutti destinati a far scuola; tra questi si staglia la teorizzazione del film-concerto, "fuoco d'artificio" audiovisivo di cui risultano fondanti le particolari condizioni di proiezione e l'intensità del "bagno sonoro" della fruizione, a discapito della definizione dell'immagine e della sua comprensione (su cui prevale il cieco “sentire”).
La prospettiva teorica di Jullier sa essere aperta e trasversale (esemplare la cristallina definizione a tutto tondo della condizione postmoderna contenuta nel primo capitolo) riuscendo ad evitare ottusità semiotiche per adottare un attento approccio estetico che arriva a lambire i territori della psicologia della percezione, della sociologia del cinema e della filosofia (Bazin e Deleuze ovvi punti di partenza per dispiegare il dissolvimento dell'immagine-tempo nell'immagine di sintesi digitale). Dal punto di vista analitico, in accordo con lo spirito postmoderno di cui tratta, non si esclude nessuna forma di cinema, popolare o d'autore che sia aggiornando Debord, Baudrillard e Serge Daney all'epoca del morphing e dei registi-manager Spielberg e Lucas (identificati come i primi registi postmoderni in strictu senso). Più macchinoso e prescindibile invece l'ultimo capitolo, forse per la scelta di esempi di postmoderno già datati e superati e per l'inevitabile ripetizione di concetti già esaustivamente illustrati nei capitoli precedenti.
Ad ogni modo, lo stile di scrittura, brillante e mai banale, riesce sempre a mantenersi su toni pienamente intelligibili e su un vocabolario chiaro e alla portata di tutti i cinefili. Jullier, docente di estetica del cinema alla Sorbona, è un accademico anomalo (tra i suoi studi, Star Wars, anatomie d'une saga e un saggio sul rapporto tra Aphex Twin e Lyotard) ma sempre illuminante anche negli interventi più ironici e popular. In questo senso, non fa eccezione la spassosa introduzione scritta dallo stesso Jullier per l'edizione italiana (per l'occasione riveduta, corretta e integrata del capitolo su Dancer in the Dark), una divertente e acuta metafora sulla distinzione tra classicismo, modernità e postmodernità al cinema.

Dario Stefanoni



FEDERICO FELLINI - A CINEMA GREATMASTER

FEDERICO FELLINI - A CINEMA GREATMASTER, di Gordiano Lupi


Autori: Gordiano Lupi



Casa editrice:
Mediane, Assago, 2009


Collana:
Cine Cult


Pagine:
305



Formato:
21x21



Prezzo:
25€



Lingua:
Italiano, Inglese

Indice:

Introduzione


Infanzia e adolescenza a Rimini


La nuova vita a Roma


Primi lavori per il cinema


Fellini regista, il periodo giovanile


La svolta de La dolce vita


Il capolavoro di Otto e mezzo


Lo sperimentalismo e la libertà espressiva del Satyricon


Il ritorno all'autobiografismo


L'autobiografia lirica di Amarcord


Il mondo femminile secondo Fellini


Le pellicole polemiche e le allegorie sociali


Film non realizzati che diventano fumetti


Le ultime pellicole


Oscar alla carriera e morte di un genio


Fellini tra pubblico e privato


Se c’è un regista italiano che non ha assolutamente bisogno di presentazioni è Federico Fellini. E’ celebre e celebrato a tal punto che molte star di Hollywood, interrogate su quale sia il loro film preferito indicano “La Strada”, pellicola diretta nel 1954 dal talento visionario che più ci hanno invidiato oltreoceano. E’ il regista metacinematografico e autobiografico per eccellenza, è il cineasta che ha sempre portato i suoi sogni nella settima arte, non dimenticandosi di infestare le sue pellicole più blasonate di ben più di un suo incubo ricorrente.
Quando un cinefilo prende in mano un qualsiasi nuovo libro su Federico Fellini la prima domanda che si pone è sicuramente, perché? Perché lo scrittore ha sentito il bisogno di cimentarsi, nuovamente e dopo una letteratura così ampia dedicata al regista di “8 ½”, sull’opera omnia di un regista come il maestro romagnolo? Domanda che si fa il lettore ma che, inevitabilmente, è balenata prima nella mente di chi il libro ha voluto scrivelo. Gordiano Lupi un motivo per scrivere nuovamente del cineasta lo aveva: la scintilla che lo ha messo all’opera non è stata certo una nuova intuizione su chissà quale tematica già dibattuta, quanto piuttosto il desiderio di pubblicare un così vasto numero di fotografie che ritraggono Fellini non solo sui set dei suoi film, ma in tutte quelle situazioni che sono cinema senza essere il momento delle riprese. Conferenze stampa che lo vedono al fianco di Luchino Visconti, un faccia a faccia con Ingmar Bergman, il momento di una dolce coccola fatta ad Anita Ekberg, la sua faccia stupita mentre viene fotografato a Ciampino con il mano la statuetta di un Oscar fresco fresco: più di centocinquanta immagini, quasi tutte in bianco e nero e dalla qualità egregia, riempiono la metà di un tomo che per il restante cinquanta percento è una cavalcata più storica che critica su vita e film di Federico Fellini. Il comparto iconografico stavolta non è un corollario ma la vera ossatura di un libro che per il resto è l’indolore racconto (sia in italiano che in inglese) di una brillantissima carriera, scritto con un interessante piglio aneddotico.

Michelangelo Pasini


SPIKE LEE - TUTTI I COLORI DEL CINEMA

Spike Lee - Tutti i colori del cinema, a cura di Giona A. Nazzaro


Autori: Giona A. Nazzaro (a cura di)


Casa editrice: Stefano Sorbini Editore, Roma, 1996


Collana: Sentieri Selvaggi


Pagine: 160


Formato: 21x15


Prezzo: 22 €


Lingua: Italiano

Indice:


Introduzione,
di Federico Chiacchiari


Spike Lee: Musica Per Gli Occhi, di Demetrio Salvi


Joe's Bed-Stuy Barbershop: We Cut Heads, di Rinaldo Censi


Lola Darling, di Michele Fadda


School Daze, di Giuseppe Gariazzo


Fa’ La Cosa Giusta, di Demetrio Salvi


Mo’ Better Blues, di Marco Martani


Jungle Fever, di Federico Chiacchieri


Malcom X, di Giona A. Nazzaro


Crooklyn, di Massimo Causo


Clockers, di Rinaldo Censi


Girl 6, di Giona A. Nazzaro


Spike Lee Attore, di Michele Fadda


Percorsi del Black Cinema, di Rinaldo Censi


Bibliografia, di Giona A. Nazzaro


Questo volume uscito nel 1996 per gli agguerriti appassionati di Sentieri Selvaggi si concentra sul lavoro di Spike Lee sino all'anno di Girl 6. Si analizza adeguatamente anche la filmografia dagli esordi (il primo film preso in considerazione è Joe's Bed-Stuy Barbershop: We Cut Heads del 1983), si passa per i successi di Fà La Cosa Giusta (Do The Right Thing) del 1989 e l’immenso (202 minuti di durata) biopic Malcom X: in tutto quindici preziose schedine che ci aiutano a entrare nelle tematiche e nelle storie narrate da Lee.
Si descrive nei dettagli l’inarrestabile ascesa di uno dei primi autori neri della storia del cinema, divenuto ormai una credibile coscienza critica della cultura afroamericana tout court. Nell’agile volume si punta il dito, oltre che sulla bravura tecnica, anche sulle straordinarie doti di businessman che gli hanno permesso di primeggiare in differenti campi artistici oltre il cinema: videoclip, spot pubblicitari, libri, gadget, dischi, ecc…
Non solo autore di cinema politico e di rivolta quindi, rivoluzionario nella sua militanza black, ma anche un imprenditore di se stesso quanto mai lucido, sveglio e consapevole.
Prima della classica bibliografia finale, troviamo due articoletti, uno su Spike attore e uno piuttosto interessante sulla blaxploitation intitolato Percorsi del Black Cinema. Forse mai come oggi nei suoi film si può percepire l’humus obamiano, gli assolo di Coltrane e Ellington, la sex machine, la superiorità sessuale negra, i colori di Basquiat, i canestri di Jordan, la danza di Muhammad Ali, la filosofia della Nazione dell’Islam e delle Black Panthers, l’Hip Hop dei Public Enemy, gli schemi liberi del free di Coleman e Cherry, modelli che col passare degli anni si sono sempre più standardizzati e professionalizzati nella sua filmografia successiva.
Ad impreziosire il tutto anche un ricco corredo fotografico.


Marcello Consonni


I FILM DI FEDERICO FELLINI

I film di Federico Fellini, di Claudio G. Fava e Aldo Viganò


Autori: Claudio G. Fava, Aldo Viganò


Casa editrice: Gremese Editore, Roma, 1995 (Prima edizione 1981)


Collana: Effetto Cinema


Pagine: 208


Formato: 21,4x27,6


Prezzo:24,95 €


Lingua: Italiano

Indice:


La madre di tutte le prefazioni


La solitudine del felliniano di fondo. Intervista semi-immaginaria con Federico


Prefazione alla seconda edizione


Prefazione alla terza edizione


Biografia


I film

- Luci del varietà (1950)

- Lo sceicco bianco (1952)

- I vitelloni (1953)

- L'amore in città (1953)

- La strada (1954)

- Il bidone (1955)

- Le notti di Cabiria (1957)

- La dolce vita (1960)

- Boccaccio 70 (1962)

- Otto e mezzo (1963)

- Giulietta degli spiriti (1965)

- Tre passi nel delirio (1968)

- Block-notes di un regista (1969)

- Fellini Satyricon (1969)

- I clowns (1970)

- Roma (1972)

- Amarcord (1973)

- Il Casanova di Federico Fellini (1976)

- Prova d'orchestra (1979)

- E la nava va (1983)

- Ginger e Fred (1985)

- Intervista (1987)

- La voce della luna (1990)


Bibliografia


Primo volume di cinema pubblicato da Gremese, anno 1981, il Fellini di Claudio G. Fava può considerarsi più che una monografia, un lavoro preparatorio o un insieme molto ordinato di appunti. Nel corpo centrale del volume Aldo Viganò, qui nel ruolo di ricercatore, setaccia la stampa - prevalentemente quotidiana - alla ricerca delle migliori recensioni sulle opere fellniane e le incasella una dopo l'altra a seguire la dettagliatissima scheda tecnica; in mezzo la nota critica di Fava che non lesina aneddoti e autobiografismi nel tentativo di introdurre con completezza ogni film. L'attenzione riservata ai quotidianisti, quindi ad una riflessione poco sedimentata e piuttosto impressionista, potrebbe sembrare un difetto non da poco ma, sia per il target non specializzato a cui questo libro è destinato sia per le brillanti scelte di Viganò, l'analisi dei film si mantiene ad un buon livello. Idem la bibliografia, anche questa a firma Viganò, quattro pagine fitte fitte di saggi, interviste, sceneggiature e articoli di riviste specializzate.
Tutto il lavoro di Fava, uno di quei critici vecchio stampo il cui nome si associa indissolubilmente ad una testata (nello specifico, il genovese Corriere mercantile), consiste in un lungo intervento iniziale, frizzante e splendidamente scritto, in cui si raccontano sostanzialmente vita e opera del maestro riminese viste dagli occhi di Claudio G. Fava: una punta di simpaticissimo egocentrismo critico pressochè unico che non manca di divertire. Alla successiva biografia, la parte più curata del volume, ha collaborato Fellini stesso, rendendola così ricca di inediti e notizie biografiche più private, dunque - conoscendo il tipo - per niente attendibili. Alla grandiosa sezione iconografica, che comprende circa trecento foto di cui un cinquantina inedite, hanno collaborato Ugo Casiraghi e Aldo Bernardini.
La collana Effetto Cinema di Gremese, qui inaugurata, dichiara fin da subito di voler fare concorrenza ai castorini di poco più vecchi. Il risultato è una vittoria schiacciante per la sezione iconografica e per la coralità critica, un'umiliazione per grafica e prezzo. Parità.
La quarta edizione è aggiornata a pochi mesi dopo la morte di Fellini, quindi completa. Su GoogleDocs le prime 45 pagine.
Per un pubblico di bocca buona e per studiosi pigri.

Giuseppe Fidotta


CINEMA E CINEMA

Cinema e Cinema, di Vladimir Majakovskij


Autori: Vladimir Majakovskij


Casa editrice: Stampa Alternativa, Viterbo, 2006


Collana: Margini


Pagine: 78


Formato: 10,5x16,9


Prezzo: 7 €


Lingua: Italiano

Indice:

Troppo rivoluzionario, di Alessandro Bruciamonti

Il teatro cinematografo e il futurismo

Il cinematografo distrugge il teatro

La posizione del teatro odierno e del cinematografo nei confronti dell'arte

Cinema e Cinema

Cinecontagio

Aiuto!

Il cuore del cinema


Se la produzione poetica di Majakovskij è universalmente nota, meno celebre e percorsa è la sua attività di critico, teorico e sceneggiatore per il cinema.
Cinema e cinema è un collage di scritti critici, poesie e soggetti cinematografici scritte dal poeta iniziatore nel 1914 (con il manifesto "Schiaffo al gusto del pubblico") del cubofuturismo russo.
I primi tre testi contenuti sono i più prescindibili dell'antologia, componendosi in invettive da pamphlet datate nei toni e nelle argomentazioni; in essi si sottolinea una diversità ontologica del mezzo cinematografico rispetto alle altre arti, in quanto mera produzione industriale. A differenza di tanti teorici coevi a Majakovskij, non si tratta però del tipico abbrivio per una condanna del cinema nelle sue ambizioni intellettuali, ma anzi se ne sottolinea la portata rivoluzionaria nella possibilità di frantumare un certo naturalismo di stampo teatrale (l'evidente idolo polemico è il Teatro d'Arte di Stanislavskij) e di emanciparne l'attore, imbrigliato da un ipocrita mimetismo, grazie anche alla registrazione fedele dell'attualità permessa dalla nuova tecnologia (le rivendicazioni vertoviane non sono distanti). A questa parte saggistico-teorica, seguono due brevi poesie: Cinema e Cinema, celebre elogio della settima arte ("Per voi il cinema è spettacolo. Per me è quasi una concezione del mondo.") e Cinecontagio, una poesia futurista dedicata a Charlie Chaplin.
Infine, la vera perla del libricino (minuto sia nel formato che nel numero di pagine): la sceneggiatura inedita Il cuore del cinema, "fantasia-fatto in quattro parti con prologo ed epilogo", un'allegoria di amour fou e ossessioni cinefile che non sarebbe spiaciuta ad Andrè Breton, un giocoso coacervo di prestigiosi cammeo (tra i personaggi, Douglas Fairbanks Chaplin, Rodolfo Valentino, Harold Lloyd) che sembra legarsi ad un inconsueto e ante-litteram gusto avantpop.
Una pregevole curiosità altrimenti introvabile.


Dario Stefanoni


JIM JARMUSCH -IL FASCINO DELLA MALINCONIA

Jim Jarmusch - il fascino della malinconia


Autori: Chiara Renda


Casa editrice:
Le Mani Microart's , Genova, 2008


Collana:
Extralights


Pagine:
124


Formato:
11,5x16,5


Prezzo:
10 €



Lingua:
Italiano

Indice:

Introduzione

Osservare il quotidiano da una prospettiva sbilenca

Stranieri in cerca di un “paradiso”

Ibridazione e dispersione: un discorso sui generi

I Film

- Permanent Vacation
- Stranger than Paradise
- Down by law - Daunbailò
- Mystery Train - Martedì notte a Memphis
- Night on Earth - Taxisti di notte
Los Angeles New York Parigi Roma Helsinki
- Dead Man - Year of the Horse
- Ghost Dog - Il codice del samurai
- Coffee and Cigarettes
- Broken Flowers

Filmografia

Bibliografia



Nella penuria di testi critici dedicati ad uno dei cineasti americani più originali degli ultimi vent'anni, il libro in esame è senza dubbio il più aggiornato: nella filmografia, oltre alla produzione spesso trascurata di videoclip, è infatti segnalato anche The Limits of Control, presentato a Cannes 2009 e ancora inedito in Italia.
Scritto da una giovane studiosa (classe '81), il libro si sofferma soprattutto sui temi cardine e già fittamente dibattuti della poetica jarmuschiana, quali l'interesse per le figure apolidi e marginali (dalla Renda definito a più riprese, e in modo piuttosto discutibile, “spirito democratico”), il leitmotiv dell'erranza da flaneur postmoderno e le affinità di sguardo con il collega e amico Wenders, di cui si citano numerosi scritti. Se una certa attenzione è posta anche sulle ascendenze letterarie e pittoriche di Jarmusch, da Robert Frost a Edward Hopper (da cui il cineasta di Akron mutua la poesia visiva della “stasi del quotidiano”), di maggiore interesse e originalità critica risulta il paragrafo dedicato al controverso rapporto con i generi, demitizzati e détournati in senso anti-eroico e anti-retorico.
La seconda parte del libro sembra invece aderire alla struttura-tipo dei Castorini, per il suo concentrarsi nel dettaglio sulla sinossi dei singoli film, e con la pecca di un'eccessiva sintesi per quanto riguarda l'analisi critica, limitata a tre-quattro pagine per film.
Seppure sia impreziosito da invitanti suggestioni letterarie (le molte citazioni poste in esergo ad ogni paragrafo) e da rade note culturali che si vorrebbero più approfondite (è il caso dell'America secondo Baudrillard), il libro non azzarda percorsi critici originali, limitandosi a ribadire in molti passaggi quanto già trattato esaustivamente da Umberto Mosca nel suo Castorino, di cui si sfiora la riscrittura non necessaria, considerando la frequenza un po' eccessiva dei passaggi citati.
Una leggera e disimpegnata introduzione alla poetica jarmuschiana, quindi, dal formato tascabile e arricchita da quindici pagine di tavole illustrate a colori (ottima la qualità di stampa).

Dario Stefanoni


IL CINEMA DI VITTORIO DE SETA

Il cinema di Vittorio De Seta, Alessandro Rais (a cura di)


Autori: Alessandro Rais (a cura di)


Casa editrice:
Giuseppe Maimone Editore, Catania, 1995


Collana:
Cinema


Pagine:
384


Formato:
15x21


Prezzo:
12.91




Lingua:
Italiano

Indice:

Presentazione, di Leonardo Pandolfo

Presentazione, di Antonino Scimemi

Introduzione, di Alessandro Rais

Il metodo verghiano di De Seta, di Vincenzo Consolo

Il suono delle immagini, di Vittorio De Seta

De Seta: la Grande Forma del documentario, di Alberto Farassino

La crisi e il silenzio, di Goffredo Fofi

La pazienza di Vittorio De Seta, di Luigi M. Lombardi Satriano

L'arcaico e la trasmissione della conoscenza, di Marco Maria Gazzano

Il terzo escluso, di Antonio Costa

L'influsso di Jung e il materialismo storico, di Vittorio De Seta

A proposito di Un uomo a metà, di Ennio Morricone

Durate, finzioni e tagli nel tempo/set del Diario di un maestro, di Michele Mancini

Ricordo di Bruno, di Vittorio De Seta

La Sicilia di De Seta: cinema come antropologia del tempo, di Renato Tomasino

In Calabria, di Jean-Louis Comolli

Appendice

- Biografia
- Filmografia e antologia critica
- Tracce fotografiche del progetto della Vita di Paolo di Tarso
- Bibliografia selezionata
- Indice delle illustrazioni


«Una rivelazione», così Les Lettres Françaises su Vittorio De Seta e i suoi corti documentari degli anni '50. Ma una rivelazione è anche Il cinema di Vittorio De Seta, curato da Alessandro Rais ed edito da Giuseppe Maimone con il patrocinio della Regione Sicilia.
Rivelazione per tre motivi. Uno: la Sicilia, terra ingrata e smemorata, celebra (ante mortem!) uno dei suoi figli dimenticati, tanto schivo quanto dissidente. Due: al coro, già di per sé intonatissimo, degli studiosi di cinema italiano chiamati a partecipare alla stesura del volume (Farassino, Costa e Fofi) si uniscono antropologi, letterati e intellettuali uniti dall'amore per il cineasta palermitano (Comolli, Satriano, Consolo, Tomasino; con scritti antologizzati di Douchet, Pasolini, Moravia, ecc.). Tre: la litania del De Seta dimenticato e tenuto in scarsa considerazione dall'intellighenzia cozza contro questa monografia del 1995 – lei sì, dimenticata – acuta, puntuale e mai priva di rigore critico, che ha il merito di anticipare di più di un decennio la rivalutazione autoriale a cui stiamo assistendo in questi anni.
In tale caveau di diamanti tre sono gli interventi che brillano di più.
Il primo, Consolo, traccia un solido parallelismo tra De Seta e Verga, rimarcando una comunanza di sentimenti, sguardi, ideali ed amori.
Antonio Costa, da parte sua, spulcia la produzione eretica ed intimista di De Seta (Un uomo a metà, L'invitata) rintracciando la coerenza che non riuscirono a trovare, ai tempi, quei critici ciechi – compreso l'autocritico Fofi – che denunciarono il doppio tradimento (del marxismo e del cinema impegnato socialmente) dell'autore di Banditi a Orgosolo.
Farassino, nell'intervento forse più bello, parte addirittura da Deleuze e dalla distinzione, applicata al documentario prima e alla tradizione italiana poi, tra Piccola Forma e Grande Forma, per giungere ad incuneare il cinema di De Seta sotto il segno dell'opera lirica.
Notevolissime la bibliografia, comprendente anche tesi di laurea, le oltre cinquanta illustrazioni e l'antologia critica. Un'eccellente monografia il cui unico difetto è una relativa irreperibilità.

Giuseppe Fidotta