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PENTAGRAMMA DI LUCE - FILM, STORIA E CURIOSITA' SULLA "MUSICA" NEL CINEMA

Pentagramma di luce, di Giuseppe Colangelo


Autori: Giuseppe Colangelo


Casa editrice:
Book Time, Milano, 2009


Collana:
Cinema


Pagine:
140


Formato:
14,5x21


Prezzo:
12 €


Lingua:
Italiano

Indice:


Introduzione

Premessa

- Ballo, danza e musical

- Jazz e blues

- Musica classica e opera

- Rock

Indice dei registi

Indice dei titoli

Bibliografia

Crediti fotografici




Una delle tante rivoluzioni dell'immaginario cinematografico avvenne nel 1927, anno in cui vide la luce Il cantante di Jazz di Alan Crosland, primo film sonoro della storia del cinema. Al Jolson, attore e cantante su cui era cucito l'intero film, concludeva con una battuta emblematica e dal tono profetico: “Wait a minute, you ain't heard nothin' yet! ”. Quello fu solo l'inizio, infatti, di una lunga storia in cui cinema e musica andavano a contaminarsi: tra musical, musicarelli, film-opera, biopic di musicisti e cartoons musicali, i generi e le pellicole sull'argomento diverranno di lì a poco innumerevoli.
Questo sottile dizionario illustrato tenta di mapparli tutti, dividendo i titoli secondo il genere musicale a cui appartengono: classica, jazz, blues, rock, opera e danza. Lo spirito di maniacale completismo è lo stesso che stava alle base anche di Ciak si abbaia! e Macchine di celluloide, i precedenti volumi di Giuseppe Colangelo, docente di storia del cinema e giornalista free-lance per L'Unità, Airone e Argos. Pentagramma di luce, infatti, non è che l'ultima pubblicazione di una serie di dizionari ragionati che raccoglie la storia del cinema in vari compartimenti tematici (tra i i prossimi in via di pubblicazione, anche un volume dedicato alle grandi civiltà del passato).
Non manca nessun titolo: si va da Bolero di Pabst a Tano da Morire di Roberta Torre (“Ballo, danza e musical”), da Hallelujah di King Vidor a Mo' better Blues di Spike Lee (“Jazz e blues”), da Un grande amore di Beethoven di Gance a Mosè e Aronne di Straub (“Musica classica e opera”) e dal vecchio Rock around the Clock al recente biopic su Johnny Cash Walk the line (“Rock”). Tra tutte, la voce meglio curata e più godibile da consultare è il capitolo rivolto alla musica classica, che suddivide la vasta filmografia secondo il compositore di riferimento e si snoda in una quarantina di profili filmografici, da Johann Sebastian Bach a Kurt Weill, passando per Liszt e Schubert.
Il copioso elenco di titoli, che sottolinea le produzioni italiane in grassetto e al titolo aggiunge solo anno e regista, è interrotto di tanto in tanto da alcune curiosità (come una divertente digressione sui jazz cartoon, con apposita filmografia) e da dodici schede dedicate ai migliori film di ciascun genere, complete di cast, trama e premi; tra queste, anche titoli poco noti e degni di riscoperta, come Baby Snakes di Frank Zappa, insospettabile cineasta, e Let's Get Lost di Bruce Weber.
Non privo di una certa praticità ideale per collezionisti e cinefili ossessivi, il libro conserva però gli stessi difetti del precedente Macchine di celluloide: un numero di pagine eccessivamente modesto per l'ampio argomento (solo 86 pagine, esclusi gli indici) e scarsa cura della qualità di stampa.

Michelangelo Pasini


CIPRI' E MARESCO

Ciprì e Maresco, di Emiliano Morreale


Autori: Emiliano Morreale


Casa editrice:
Edizioni Falsopiano, Alessandria, 2003


Collana:
FAI cinema Monografie


Pagine:
119


Formato:
15x15


Prezzo:
7 €


Lingua:
Italiano

Indice:

Ciprì e Maresco Ultimi bagliori di un crepuscolo (il cinema)
di Emiliano Morreale


- Quelli di Cinico Tv
- Parole chiave: per un buon uso della critica
- Pirandello e Pasolini
- Solo uno zio ci può salvare
- Le disavventure di Totò
- Enzo e i suoi fratelli
- Cagliostro principe delle tenebre
- Note

Scritti e interviste

- I malinconici e gli stupidi
- Film in cui respiri il cinema e un disperato bisogno di risposte
- Una strana geografia, direi. Intervista sul jazz a Franco Maresco.
- Oltre l'immagine
- Illuminati dalla rabbia
- L'enfant du Paradis. Intervista di Franco Maresco a Gesualdo Bufalino.

Filmografia

Biografia


Sono scarsissimi gli studi dedicati al cinema eretico di Ciprì e Maresco, tra le rare mosche bianche di una generazione di cineasti italiani allo sbando creativo e intellettuale. La snella guida curata da Morreale è anche la sola monografia apparsa sul loro cinema paradossale e tentacolare (coinvolge anche video e televisione).
Non bastasse questo a renderlo caro ai fan dei registi, il volumetto in esame contiene anche una discreta antologia di interviste al duo: cinque in tutto, dal 1992, anno del loro esordio catodico sulla Rai Tre di Guglielmi e Ghezzi (Oltre l'immagine, conversazione sulla tv ancora pregna di un certo utopismo rosselliniano) sino al 2003, all'indomani de Il Ritorno di Cagliostro. Comprensiva anche di alcune curiosità collaterali, come un'intervista sulle influenze della musica jazz nei loro film, e un incontro tra Maresco e lo scrittore siciliano Gesualdo Bufalino, è senz'altro questa la parte che da sola vale l'acquisto del libro (peraltro dal prezzo più che vantaggioso).
Il corredo critico si sviluppa invece in 30 pagine di attenta disamina dell'opera dei due cineasti off palermitani, riletta dallo sguardo geograficamente affine di Morreale, il quale predilige un'analisi tesa a una generica legittimazione culturale e rivolta alle influenze più o meno dichiarate, letterarie (Pirandello, Beckett, Scaldati) e cinematografiche (Pasolini, Bunuel, Dreyer, Bene).
A chiudere, il tentativo ben risolto di raccogliere l'intera filmografia dei Nostri, impresa ardua considerata l'estrema prolificità del duo e la lunga serie di corti e video spesso solo rimontati e rititolati.
Di rapida e facile lettura, sa condensare in poche pagine una soddisfacente guida alla loro poetica. Non resta che sperare in una prossima pubblicazione aggiornata e ancor più approfondita.

Dario Stefanoni


LUCHINO VISCONTI

Luchino Visconti, di Alessandro Bencivenni


Autori: Alessandro Bencivenni


Casa editrice:
Il Castoro, Milano, 1999


Collana:
Il Castoro Cinema


Pagine:
132


Formato:
15x16,5


Prezzo:
8,50€


Lingua:
Italiano

Indice:


Io, Luchino Visconti


Visconti, i film (e il teatro)

- Prime esperienze: Ossessione

- La terra trema

- Bellissima

- Siamo donne

- Senso

- Le notti bianche

- Rocco e i suoi fratelli

- Il lavoro

- Il gattopardo

- Vaghe stelle dell'Orsa

- La strega bruciata viva

- Lo straniero

- La caduta degli Dei

- Morte a Venezia

- Ludwig

- Gruppo di famiglia in un interno

- L'innocente

Teatrografia

Filmografia

Videografia

Note bibliografiche


I Castori, agili monografie dedicate ai pesi massimi del cinema istituzionale, mantengono da oltre trent'anni una medesima formula vincente: un ritratto di autore attraverso l'intreccio di biografia, filmografia e analisi di ogni film. Insomma, un ottimo primo passo per il lettore curioso che desidera approcciare un cineasta. Niente di più. Tranne, in rari e luminosi casi, in cui l'autore sfonda le barriere della serialità e decide di trasformare la struttura-Castoro in un'occasione per aprire nuove porte su territori ancora in ombra. Questo, però, non è il caso del Luchino Visconti di Alessandro Bencivenni: “il solito Castoro” in cui, stranamente, nemmeno la bibliografia è particolarmente ricca.
La biografia è ridotta ad una fitta serie di incontri, influenze ed amicizie. Un'attenzione particolare è riservata alla trama e alle costanti tematiche, facendo riaffiorare un Visconti realista qui e un Visconti decadente là in una caccia vagamente pretestuosa. Più genuina, invece, l'attenzione per gli elementi formali e stilistici. Meritevole di biasimo l'assordante assenza del Visconti di teatro, le cui regie vengono nominate en passant quasi fossero passaggi poco più che casuali.
Bencivenni, in compenso, si mostra a suo agio tra le letture e le influenze del cineasta, sopravvalutando tuttavia l'importanza di Gramsci e di D'Annunzio (utilizzati come numi tutelari di due fasi tagliate con l'accetta).
Chi conosce Visconti si troverà di fronte ad un ripasso piuttosto piatto. Per gli altri, il Castoro offre un'infarinatura che lascerà un vuoto da riempire. A cui, fortunatamente, penserà la prolifica letteratura su Visconti, in particolare Lino Miccichè.

Giuseppe Fidotta


MICHAEL CIMINO

Michael Cimino, di Giancarlo Mancini


Autori: Giancarlo Mancini


Casa editrice:
Le Mani - Microart's, Genova, 2007


Collana:
Cinema


Pagine:
128


Formato:
14x21


Prezzo:
14€


Lingua:
Italiano

Indice:

I. Cimino nel cinema del suo tempo


- Appunti per un'introduzione

- Una ridda di ombre e desideri: gli inizi

- Il contesto storico della Hollywood Renaissance

- Un'occasione sprecata? Cimino e l'industria cinematografica americana

- Alcuni motivi dell'opera ciminiana

- Lo stile

- Conclusione


II. Carriera di Michael Cimino


III. La grande occasione: Una calibro 20 per lo specialista

- Il viaggio e il cinema

- Sulla strada di un cinema nuovo


IV. Una guerra senza eroi: Il cacciatore

- Impressioni da una generazione distrutta

- La regola dell'eccezione

- Orrore e delirio a Saigon

- Crescere con la paura nel cuore

- L'armonia e la catastrofe

- Giudizi su un film controverso


V.Gli ultimi fuochi della frontiera: I cancelli del cielo

- Per una nuova dimensione del cinema e della storia americana

- Genealogie dimenticate

- Sotto il tallone di ferro

- La grandiosa fragilità di una scomoda verità

- Vitalità del crepuscolo


VI. Nell'inferno sognando il paradiso: L'anno del dragone

- Un altro Vietnam per il detective White

- L'inferno nel pianerottolo di casa


VII. Un'icona del nostro tempo: Il siciliano

- Il sogno americano del siciliano

- Tra terra e mare

- Il salvatore delle montagne

- Il cinema come fabbrica del mito


VIII. Gli ultimi sussulti di un demiurgo: Ore disperate

- Le regole non contano

- Ritrovare una casa


IX. Il cacciatore e la luce: Verso il sole

- Solo chi non ha più speranza può ancora sperare

- Il viaggio al contrario


Filmografia


Bibliografia


Indice dei nomi e dei film


Michael Cimino è un esponente a pieno titolo della New Hollywood di Scorsese, Coppola, Spielberg e compagnia bella, o è semplicemente un regista che nel giro di sette film è stato capace di entrare con almeno due di essi nella storia del cinema (parliamo de Il Cacciatore e L’anno del dragone) e con un terzo di stravolgere quanto alcuni mostri sacri avevano creato prima di lui (sono note le traversie produttive de I cancelli del cielo, film accusato di aver contribuito massicciamente al fallimento della United Artists)? Intorno alla sua figura si è scritto tanto, ma molto spesso questi fiumi di inchiostro sono stati spesi solamente per approfondire la sua personalissima e particolare visione di cinema e per ricamare sulle leggende che da sempre lo vedono protagonista. Non altrettanto spesso la critica, soprattutto italiana, si è fermata ad analizzare il ruolo che il regista di New York ha ricoperto all’interno di un movimento così radicale e fondamentale come quello che ha sconvolto le major di Hollywood all’indomani del successo de Il laureato di Mike Nichols e Gangster story di Arthur Penn.
Il libro di Giancarlo Mancini ha invece un vero e proprio intento programmatico, ovvero l’”inquadramento della figura di Cimino nel suo contesto storico-artistico”, per fare chiarezza in quell’inspiegabile quanto forse involontario tentativo della critica di “asportare lentamente [la sua figura] dalla foto di gruppo dei giovani ribelli che cambiarono le sorti del cinema americano”. Proprio per questo motivo l’autore divide il suo volume esattamente in due parti: dedica infatti il primo capitolo alla contestualizzazione del regista all’interno del panorama della New Hollywood, il secondo alla sua carriera (non una noiosa e sterile biografia), per poi successivamente soffermarsi sull’analisi di ogni film, ogni singolo, enorme, tassello di una carriera lunga solo sette pellicole ma in piedi da oltre trent’anni. La lettura risulta tanto interessante quanto varia grazie alla capacità dell’autore di ragionare non solamente in termini di (ri)posizionamento di Cimino all’interno del panorama cinematografico a cui appartiene, ma anche in termini di riappropriazione del mondo della critica che lo ha relegato ad essere poco più di una nota a margine: ecco quindi che citazioni e spunti da studi precedenti abbandonano la loro condizione di frasi lapidarie a cui ancorare un pensiero per diventare veri e propri brani da cui partire per rendere il volume partecipato, vario e ragionato.
Classica impostazione dei volumi Le Mani, apparato iconografico al centro del libro, foto in bianco e nero ma più che nitide; copertina, qualità della carta, editing pressochè perfetto.

Michelangelo Pasini


STANLEY KUBRICK

Stanley Kubrick, di Marcello Walter Bruno


Autori: Marcello Walter Bruno


Casa editrice:
Gremese, Roma, 1999


Collana:
I grandi registi


Pagine:
128


Formato:
19x26


Prezzo:
18€


Lingua:
Italiano

Indice:


Un autore e i suoi titoli


Storia della (dis)umanità in genere


Lo sguardo del giocatore di scacchi


Metacinema


Ascendenze e discendenze


Eyes Wide Shut


Filmografia


Bibliografia


Stanley Kubrick è stato, in vita, uno degli autori più mitizzati del panorama cinematografico del secondo Novecento. Il che significa, in un'epoca piuttosto ciarliera come la nostra, che su di lui tantissimo si è detto e tantissimo si è scritto. L'elenco delle pubblicazioni sull'opera o sui singoli film di Kubrick sfonda i cento volumi, quasi metà dei quali pubblicati sull'onda lunga della morte, come a voler addolcire l'amaro in bocca di una dipartita che lascia un film testamentario parzialmente orfano e l'universo del cinema poco poco poco più vuoto.
L'editore Gremese, ovviamente, non vuole farsi scappare l'occasione per una pubblicazione su un autore che, anche in odore di decomposizione, attira un buon numero di lettori e così assolda un inedito Marcello Walter Bruno, penna tra le più focose di Segnocinema, per una prestazione celere ed efficace. Il risultato è un'interessante monografia che, però, fa sentire la lotta contro il tempo che ha animato la sua elaborazione.
La struttura del volume è canonica: un introduzione al personaggio, una biografia con particolare attenzione ai film, l'analisi dei leitmotifs e delle strutture tipiche dell'opera dell'autore, una contestualizzazione storica tra padri ed eredi che è la gioia del cinefilo che si rispetti. Due stravaganze fuori dai canoni sono il capitolo sul metacinema, in cui Bruno mette in mostra tutto il suo talento di critico di prima classe, e soprattutto lo studio sul cinema “scacchistico” di Kubrick nel quale ogni film viene sottoposto ad un analisi in termini di regole, strategie ed iconografia proprie del gioco degli scacchi. Degne di note anche le 150 foto tratte dai film che accompagnano l'analisi. Indegno, invece, l'appendice su Eyes Wide Shut, con tutta probabilità scritto la notte prima della stampa.
Se si sente, e tanto, la frenesia che anima questo volume, non bisogna sottovalutare le risorse e l'acume di Bruno, che riesce a decriptare le complessità di un percorso apparentemente incoerente, restituendo un affresco organico e suggestivo dell'universo kubrickiano.
Lettura indicata, con qualche perplessità di fondo, al lettore meno smaliziato.

Giuseppe Fidotta


BELA TARR

BELA TARR, Jytte Jensen (a cura di)


Autori: Jytte Jensen (a cura di)


Casa editrice:
Filmuniò Hungary, Budapest, 2001


Collana:
-


Pagine:
73


Formato:
18x15


Prezzo:
-


Lingua:
Inglese

Indice:

Tango, Hungarian Style, di Jytte Jensen


The Camera is a Machine, di Gus Van Sant


Werckmeister Harmonies, di Jim Jarmusch


Béla Tarr, di Ulrich Gregor


Béla Tarr, di Derek Elley


Neither Before Nor After, di Johnathan Rosenbaum


Two Variations for a Theme, di Bérénice Reynaud


Places off the Map. Jonathan Romney talks to Béla Tarr


The Terror and the Caress of the World, di Stephane Bouquet,


The World According to Tarr, di Andreas Balint Kovacs


Béla Tarr è un nome che dice poco a pochi prescelti. A partire da quest'assunto di fondo, nell'ottobre 2001 il MOMA di New York decide di accompagnare alla retrospettiva completa dei film dell'autore ungherese, una piccola monografia che vuole essere un biglietto da visita ma che non disdegna di scendere più in profondità nel discorso critico. Ad aprire le danze, a conferma del carattere istituzionale del volume, ci pensa Jytte Jensen, curatore dell'evento e responsabile del Department of Film and Media del museo, con una brevissima introduzione dell'opus tarriana rivolta ad un pubblico ancora totalmente all'oscuro di ciò che l'aspetta. Seguono a ruota due eccellenti sponsor, Gus Van Sant e Jim Jarmusch, che rintracciano superficialmente suggestioni, debiti ed analogie tra il proprio cinema e quello di Béla Tarr. Non molto lontana l'operazione di Ulrich Gregor, patron del festival di Berlino per trent'anni, che contribuisce almeno per il momento a far volar basso questa prima parte del libro (si cita, a conferma, la chiusa dell'intervento: "Therefore we need Béla Tarr's films in order to live on"). Derek Elley ripresenta nuovamente la filmografia in un intervento che, posto a metà del volume, può ben dirsi fuori luogo (anche nei contenuti, con paragoni insondabili tra Tarr, Joyce, Bruckner e Zulawski). Con uno stacco netto si passa alla seconda parte del libro, nella quale gli interventi si fanno più lunghi, ponderati ed azzeccati. In primo luogo Jonathan Rosenbaum, storica penna del Chicago Reader e esportatore negli Stati Uniti di tantissimo cinema d'autore, tenta una collocazione storica di Tarr nel panorama cinematografico europeo, per poi tracciare un profilo autoriale complesso e suggestivo, nel quale ogni opera viene cesellata all'interno di un quadro più ampio. Bérénice Reynaud ripesca due importanti pezzi scritti a metà anni Novanta per i Cahiers che continuano ad essere, a distanza di quindici anni, due tra i più acuti interventi critici su Tarr e, in particolare, su Satantango. Stesso prezioso riciclaggio fa Stephane Bouquet per Dannazione. Le interviste a Béla Tarr riservano sempre qualche sorpresa, ma raramente positive: il regista non ama mettersi in discussione né parlare del suo cinema, così spesso all'intervistatore tocca fare salti mortali per riuscire a strappare qualcosa in più di ammiccanti alzate di spalle. Jonathan Romney riesce nell'impresa, riuscendo persino nell'impresa di far sbilanciare il Nostro con dichiarazioni esplicite ed esaustive. Infine, la perla più preziosa, il saggetto di quindici pagine di Andreas Balint Kovàcs, studioso e storico ungherese, che ha il merito enorme di riuscire a dipanare quasi tutti i nodi attorno ai quali la critica che si è occupata di Béla Tarr è rimasta intrappolata. Un contributo importantissimo, quello di Kovacs, che rende da solo il libro degno dell'acquisto, anche per chi è rimasto folgorato da un film o da una sola scena di Béla Tarr e decide, dopo averne divorato la filmografia, di volerne di più. Si segnala, inoltre, la vivace presenza di molte immagini tratte dalle scene più celebri di ogni film di Béla Tarr.
Nel complesso l'operazione Béla Tarr della Filmunio risente della fatica (di per sé inutile) dell'operazione di legittimazione culturale di un cineasta all'interno del panorama internazionale. Infatti, lo spirito con il quale essa si muove è, nonostante certi picchi critici, quello di un press-book per intellettuali e critici di tutto il mondo. Certo, al momento è pur sempre la pubblicazione più importante su Béla Tarr; ma ci si augura che rimanga tale per poco ancora.

Giuseppe Fidotta

CARPENTER ROMERO CRONENBERG – DISCORSO SULLA COSA

CARPENTER ROMERO CRONENBERG – DISCORSO SULLA COSA, di Lorenzo Esposito


Autori: Lorenzo Esposito



Casa editrice:
Editori Riuniti, Roma, 2004




Collana:
King Kong – Studi di cinema e comunicazione


Pagine:
111



Formato:
14x21



Prezzo:
14€



Lingua:
Italiano

Indice:

Prefazione, di enrico ghezzi

Introduzione


- L'etica dell'orrore

- In-visibilità

- Cose da un altro mondo

- Scritture. Il pasto nudo dell'horror

- Fine dell'horror, crisi dell'immaginario

Conclusioni e paradossi

Note

Bibliografia


Sarebbe un errore scambiare questo volumetto per una triplice monografia o per uno studio storico sul new horror. Discorso sulla cosa è infatti un raffinato saggio di filosofia dell'immagine, un pamphlet teorico su come i tre maestri dell'orrore hanno costruito una vera e propria teoria del visibile, qui dispiegata con sensibilità e piglio ghezziano (e difatti è Ghezzi stesso ad aprire le danze con una prefazione un po' troppo evanescente).
Esposito, collaboratore di Filmcritica e redattore di Fuori Orario, più che seguire tracciati storici e critici classici, preferisce affrontare la percezione di un sentire e di un immaginario comuni; la scrittura segue perciò involuzioni liriche e letterarie, che, se non mancano di fascino, rischiano spesso di risultare eccessivamente evasive e vaghe. Se il saggio non difetta di metafore ficcanti, di boutades geniali (come l'accostamento tra horror e porno, per il comune distacco dalla vita e l'oscena ripetizione dell'identico) e molte (ri)definizioni seducenti (“l'horror manovra tra fascino della manipolazione e ossessione del controllo, tra il desiderio del viaggio in un territorio sconosciuto, e la paura di non saper più tornare indietro”), dall'altra trascura di strutturarsi secondo uno sviluppo pienamente intelligibile, lasciando il testo preda di inestricabili gorghi di scrittura e di tautologie teoriche leggermente compiaciute.
Passando al contenuto del saggio, se su Cronenberg non si fa che approfondire la nota centralità visiva e filosofica del corpo, e riguardo Romero ci si sofferma sull'etica dello sguardo e sul clinico realismo caratteristico del fantastico d'ascendenza browning/mathesoniana, il saggio appare particolarmente illuminante quando parla di Carpenter. Si indaga la bruciante carica politica della sua opera, sfida al vedere e insieme inesausta lotta all'orrore dell'identico, orrore che Carpenter individua nei processi mediali di disidentificazione e di perdita dell'identità.
Il saggio prosegue inoltre con un'intelligente digressione sulle contaminazioni letterarie (Scritture), che tratta dei vari adattamenti e debiti d'immaginario da Lovecraft, King, Ballard, Burroughs, Matheson, concludendosi infine con una riflessione sulla smaterializzazione dell'immagine horror, il fagocitante dominio del virtuale e l'agonia del genere.
Complessivamente, un testo senza dubbio incontenibile, trasversale e assai fitto di suggestioni, ma anche nebuloso e ostico da fruire, nonchè dal prezzo eccessivo per un numero di pagine piuttosto modesto.

Dario Stefanoni


CHE COS'È IL CINEMA

Che cos'è il cinema, di Fernaldo di Giammatteo


Autori: Fernaldo Di Giammatteo



Casa editrice:
Bruno Mondadori, Milano, 2002



Collana:
Economica


Pagine:
240



Formato:
13x22



Prezzo:
11,50€



Lingua:
Italiano

Indice:

- La natura del cinema. Una storia di equivoci



- Dizionario



Indice dei nomi


Intitolare un libro "Che cos'è il cinema?" è una scelta a dir poco ambiziosa, anche per uno dei più grandi critici italiani di tutti i tempi nonché padre della collana Castoro cinema. Eppure che cos'è il cinema Di Giammatteo riesce a spiegarlo, e pure molto bene. O meglio, riesce a navigare con intelligenza tra le definizioni che in un secolo di discorsi sul cinema si sono accavallate. In una duplice modalità poiché, fondamentalmente, sono due i libri contenuti in "Che cos'è il cinema?": un saggio e un dizionario.
Il saggio iniziale è una ricognizione storica delle teorie cinematografiche dalle origini ai giorni nostri, da Bergson a Casetti, da Luciani a Vanoye. Incredibilmente, Di Giammatteo concentra in una sessantina di pagine un sapere che ha fatto versare litri di inchiostro a ben più titolati storici ed intellettuali che, nel farlo, quasi mai hanno raggiunto la fluidità e la completezza di queste paginette. In un percorso che ruota attorno agli assi portanti dei "discorsi alti" sul cinema (lo specifico filmico, il rapporto con le arti, il montaggio, il realismo, la semiotica, il digitale), l'autore rende digeribile ciò da cui generalmente il neofita tende a rifuggire e trasforma l'ostico in appassionante.
Il dizionario va anche oltre. Le definizioni, raramente di poche righe, sono il campo di battaglia in cui emergono le diverse anime di Di Giammatteo: lo storico che analizza l'evoluzione del melodramma, il tecnico che spiega con semplicità i segreti del Panavision o del morphing, il critico che parla di leitmotiv. Il tutto è condito da esempi molto puntuali, generalmente tratti da film noti. Il tecnicismo, anche quando di tecnicismi si parla, è un pericolo sempre evitato.
Se il progetto di spiegare cosa sia il cinema può dirsi realizzato parte del merito va, oltre che ad una conoscenza ammirevole del cinema in ogni sua sfumatura, ad una prosa semplice ed elegante, effervescente, intelligente, che consente di avvicinare senza alcuna difficoltà qualsiasi argomento. Ma, lontano dalle apparenze, questo piccolo gioiello è rivolto anche al lettore più navigato, con il quale intesse un dialogo serrato continuamente in bilico tra teoria e tecnica.
Il prezzo contenuto e la grafica sobria contribuiscono a rendere "Che cos'è il cinema?" di Fernaldo Di Giammatteo uno di quei libri che sarebbe sempre meglio avere nella propria biblioteca.

Giuseppe Fidotta



LUDICI DISINCANTI- FORME E STRATEGIE DEL CINEMA POSTMODERNO

ULUDICI DISINCANTI- FORME E STRATEGIE DEL CINEMA POSTMODERNO, di Alberto Negri


Autori: Alberto Negri



Casa editrice:
Bulzoni, Roma, 1996



Collana:
Cinema/studio


Pagine:
149



Formato:
15x21



Prezzo:
13€



Lingua:
Italiano

Indice:

Introduzione


Parte prima: metamorfosi della visione


Il ritorno della narrazione

- Racconti imperfetti

- Narratori delegittimati

- Una tensione irrisolta


Schermo delle mie brame

- Giochi di simulazione

- L'interpellazione simulata

- L'intervento straniante

- Videoincontri ravvicinati

- Un'emblematica storia spettatoriale


Narciso e Peter Pan

- Sotto la narrazione niente

- Lo scacco del desiderio

- Lo spettatore vittima consapevole

- Mettersi in vetrina


Parte seconda: sguardi postmoderni


Sguardi ravvicinati

- Quando il troppo stroppia

- La realtà dal buco della serratura

- Lo spettatore complice vincolato


Sguardi incorniciati

- Come abbiamo già visto..

- Per una tipologia della citazione postmoderna

- Lo spettatore modello


Sguardi liminali

- L'occhio instabile

- Il cyber-sguardo

- Immagini pirotecniche


Sguardi virtuali

- L'ultima frontiera

- Lo spettatore frutto della metavisione

- La realtà alla deriva


Parte terza: prospettive post-reali


Verso quali visioni?

- Una duplice consegna

- La dimensione “meta”


Il gioco delle perle di vetro

- Guardarsi e sentirsi guardati

- Estremismo sensitivo

- Come cosa tra le cose


Bibliografia


Apparso poco dopo la metà degli anni '90, Ludici disincanti è stato uno dei primi testi italiani a mettere a nudo le tendenze dominanti del cinema contemporaneo: la progressiva smaterializzazione del referente, la dispersiva e tentacolare multimedialità, il grande ritorno della (meta)narrazione, il gusto per la citazione e per l'eccesso visivo. Concetti certo non più nuovi, dato che hanno avuto modo di svilupparsi in una lunga serie di saggi successivi, di cui L'alieno e il pipistrello di Gianni Canova (2000) è certo l'esempio insieme più compiuto e famoso. Nonostante questo, il saggio si apprezza ancor'oggi per l'intelligibilità delle sue 149 pagine, l'esposizione piana e l'argomentazione convincente, che sa evitare i cerebralismi semiotici così frequenti in questo campo. Sebbene diverse sue riflessioni siano state riprese e aggiornate, Ludici disincanti si offre ancora come un valido strumento per lo studio del cinema postmoderno. Punto di partenza teorico la concezione di Neobarocco di Calabrese e le note riflessioni di Lyotard sull' a-cinema; da lì Negri teorizza -similmente a quanto fatto da Perniola- l'eccitazione dell'immagine postmoderna, che nella sua fruizione lascia prevalere il sentire al pensare, in accordo con Nietzsche (“la cosa che più importa all'uomo moderno non è più il piacere o il dispiacere ma l'essere eccitato”).
Diversi gli esempi presi in esame, dalla cybersoggettiva di Terminator sino alla soggettiva della freccia di Robin Hood principe dei ladri, tutti celebri emblemi delle interferenze tra oggettivo e soggettivo che caratterizzano il cinema del nostro tempo.
Da segnalare, infine, il capitolo su Narciso, decisamente il più stimolante e il meno percorso dalla bibliografia successiva; il mito greco viene qui ripreso per definire lo stato contemporaneo del “guardarsi guardare” già celebrato da Valéry (Je me voyais me voir), e la sua illusione di amare il proprio riflesso pensandolo Altro.

Dario Stefanoni


UN'ODISSEA DEL CINEMA – IL 2001 DI KUBRICK

UN'ODISSEA DEL CINEMA – IL 2001 DI KUBRICK, di Michel Chion


Autori: Michel Chion



Casa editrice:
Lindau, Torino, 2000



Collana:
Saggi


Pagine:
180



Formato:
14x22,5



Prezzo:
14,46€



Lingua:
Italiano

Indice:

Introduzione



- Il contesto


- La genesi



- La struttura



- La messa in scena



- Verso il film assoluto



- Epilogo: una camera troppo grande



- Appendice: Il press-book di 2001



Titoli del film



Bibliografia


- Postfazione: 2001 e Eyes wide shut. Ultima odissea a Mahnattan


A più di quarant'anni dall'uscita in sala 2001: Odissea nello spazio è un film che ancora fa scorrere fiumi di inchiostro a raffinati critici, a teorici arruffoni e ad aspiranti esegeti; categorie alle quali l'autore di questa scorrevole monografia può ugualmente essere inserito.
Celebre per i suoi studi ampliamente innovativi sull'uso del suono nel cinema, Michel Chion si cimenta con il capolavoro kubrickiano rovistando ogni aspetto del film ed introducendo, qua e là con avarizia, nuove prospettive di analisi.
Il punto di partenza è un timido rinnovamento della politique des auteurs: Chion propone un approccio dialettico che vuole problematizzare la tanto accettata paternità del film al regista-sceneggiatore, sostenendo con fermezza che l'opera non è mai il riflesso obbediente della volontà di un unico autore. Certo, di per sé la tesi non è né ardita né difficilmente dimostrabile, ma se l'autore in questione è Kubrick? Quante forzature sono necessarie per disseminare la paternità dell'opera a tutti coloro che vi lavorano, se il regista sceglie le musiche e le location, scrive il copione, manovra personalmente la macchina e produce interamente di tasca sua? Il dubbio, nelle centottanta pagine del volume, permane irrisolto nello sfondo. Altrettanto, o forse peggio, si potrebbe dire del goffo tentativo di ricercare in 2001 un'idea di cinema assoluto piuttosto datata. Michel Chion è un teorico arruffone. Michel Chion è anche un aspirante esegeta che non riesce a spiccare il volo, tarpandosi le ali per seguire didatticamente i classici metodi di analisi del film. Il capitolo "La messa in scena", infatti, fa slalom tra le singole componenti del film arrancando tra intuizioni da microscopio e dettagliate decostruzioni: inutile a dirsi, lo spazio dedicato al sonoro (musica, dialoghi e rumori) è la punta di diamante dell'analisi non priva di limiti. Michel Chion, infine, è un raffinato critico che non si risparmia affatto dal dimostrarlo. 2001, nella prima parte del volume, viene ricollocato all'interno della guerra fredda, delle neoavanguardie che infiammano gli USA e della storia del cinema: il film si arricchisce di complessità e sfumature dentro le quali l'autore si muove con brio.
Nel complesso Un'odissea del cinema risponde con intelligenza agli ostacoli di un lavoro ermeneutico su un film postmoderno, inestricabile, tutt'altro che monolitico, che si presta alle più disparate e disperate interpretazioni. La forza del volume, dunque, consiste proprio nel non cadere nelle mille tentazioni che un'analisi di 2001 lascia intravedere: intelligenza, sobrietà e rigore sono gli ingredienti di questo piccolo Chion, gradevole ma non esaltante.

Giuseppe Fidotta


Edizioni Lindau

Edizioni Lindau - Sito Internet


MACCHINE DI CELLULOIDE - FILM, STORIA E CURIOSITA' SULLE "MACCHINE" NEL CINEMA

MACCHINE DI CELLULOIDE, di Giuseppe Colangelo


Autori: Giuseppe Colangelo



Casa editrice:
Book Time, Milano, 2009



Collana:
Cinema


Pagine:
222



Formato:
14,5x21



Prezzo:
16€



Lingua:
Italiano

Indice:

Introduzione

Premessa

- Aerei

- Auto, autobus, camion, metrò, motocicli, pullmann e tram

- Computer e robot

- Navi, barche e sommergibili

- Treni

- Viaggi nel tempo

Indice dei registi

Indice dei titoli

Bibliografia

Crediti fotografici


A partire dalla locomotiva dei Lumière che terrorizzò il pubblico in sala (L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat, classe 1896) il cinema non ha mai smesso di flirtare con il mondo delle macchine, veicoli di ogni sorta ma anche cyborg, robot, computer e macchine del tempo. Un esempio su tutti? Il lavoro di George Berris, “the king of kustomization”, creatore/allestitore delle più memorabili protagoniste a quattro ruote del cinema: tra le sue opere più celebri, la Greased Lightning di Grease, l'immortale DeLorean di Ritorno al Futuro e l'ambulanza di Ghostbusters. Ma i connubi tra i due immaginari sono svariati, se esistono persino interi filoni di film dedicati ai bikers delle Harley Davidson e anche quelli sui centauri, certo più dimessi, delle Vespe. Anche di queste curiosità racconta Macchine di celluloide, uno scorrevole dizionario illustrato in b/n (brutta la stampa delle immagini) che raccoglie tutte le filmografie possibili sul tema, classificate in base al tipo di macchina protagonista. Oltre alla torrenziale e puntigliosa enumerazione di titoli, spesso pretestuosa, ogni capitolo è chiuso dai “magnifici dodici” di ciascun genere, titoli scelti tra i migliori e approfonditi appena con qualche dettaglio in più. Tra queste top 12, alcune scelte sorprendenti e intelligentemente eretiche come Death Proof di Tarantino o i misconosciuti Cafè Express di Nanni Loy e L'ingorgo di Comencini.
Comodo archivio filmografico forse troppo specifico per risultare davvero necessario, indicato soprattutto per ricerche e catalogazioni, risente dell'impianto strettamente nozionistico su cui si basa e della mancanza di approfondimenti. La pecca meno trascurabile è il prezzo, eccessivo per il modesto numero di pagine (135, considerato che l'altra metà del libro consta di soli indici) e per la scarsa cura editoriale (diversi errori di stampa).

Michelangelo Pasini


GUIDA ALLA STORIA DEL CINEMA ITALIANO - 1905-2003

GUIDA ALLA STORIA DEL CINEMA ITALIANO - 1905-2003, Gian Piero Brunetta


Autori: Gian Piero Brunetta



Casa editrice:
Einaudi, Torino, 2003



Collana:
Piccola Biblioteca Einaudi- Arte.Architettura. Teatro.Cinema.Musica


Pagine:
501



Formato:
11,5x19,5



Prezzo:
21€



Lingua:
Italiano

Indice:

Una storia grande


L'era del muto

- In principio era La presa di Roma..

- L'epopea del cinema ambulante

- La carrozza di tutti

- Da Torino alla Sicilia: le fasi di sviluppo e di crisi

- La grande migrazione: dalla biblioteca alla filmoteca universale

- I film storici alla conquista del mondo

- Cretinetti & C. nel salotto di Nonna Speranza

- Eve fatali

- Cantami o diva..

- Divismo al maschile: le maschere e i corpi

- L'eredità verista

- ”Scomponiamo e ricomponiamo l'universo cinematografico”: il verbo futurista e la sua diffusione

- Il cinema degli anni venti tra catastrofe annunciata e fascistizzazione

- Paesaggio di rovine con figure

- Il sole della rinascita


Dal sonoro a Salò

- Rinascita, caratteri e mitologie

- Il paesaggio produttivo dalla Cines a Cinecittà

- Il Luce, monumento cinematografico a Mussolini

- Parabola del mito mussoliniano

- I padri del nuovo cinema italiano

- Tappe e temi della propaganda cinematografica

- Uno schermo carico di sogni

- La bella forma

- Accostamenti progressivi alla realtà

- Il cinema di Salò


Dal neorealismo alla dolce vita

- Ricostruire il cinema partendo da zero

- Il neorealismo, stella cometa del cinema del dopoguerra

- Il viaggio di Rossellini: il reale, la fede, la modernità

- Le favole morali di De Sica e Zavattini

- Le regie di Visconti, tra ideologia e storia

- Il racconto corale di Giuseppe De Santis

- Compagni di strada del neorealismo

- Bellissime

- La rinascita dei generi

- Oltre la superficie del visibile: Fellini e Antonioni

- La generazione degli anni cinquanta

- I generi alla conquista dei pubblici internazionale

- Verso la commedia maggiorenne


Dal boom agli anni di piombo

- Anni di crescita e di crisi

- Gli anni sessanta: memorabili annate e prodigiosi raccolti

- Storia come monumento e memoria rivisitata

- Epopea eroicomica del boom...

- I mostri: padri e figli

- Dalle stelle alle lucciole

- Horror, western, film politico, eros... le grandi stagioni dei generi

- Padri, figli, nipoti

- La famiglia rosselliniana

- La perdita del presente


Dagli anni settanta a oggi

- Metamorfosi del paesaggio

- Sotto i segni della perdita e della speranza

- Due pontefici: Fellini e Bertolucci

- La perdita del Centro (Sperimentale)

- Dagli anni di piombo agli anni di fuga

- Il cinema di Moretti come diario generazionale

- Autori degli anni settanta

- Dal trash al cult

- Il ritorno della scrittura e del racconto

- La generazione degli anni ottanta

- Gli anni novanta: la crisi tra continuità della tradizione e rinnovamento


Il cinema italiano in cifre, a cura di Barbara Corsi

Guida bibliografica


Cronologia del cinema italiano, a cura di Gian Piero Brunetta, Barbara Corsi e Alessandro Faccioli


Indice dei film


Indice dei nomi


Gian Piero Brunetta è il più autorevole storico del cinema italiano e questa sua fatica editoriale, una delle più recenti, non è che il compendio, la 'sintesi distesa', della monumentale Storia del cinema italiano scritta nei primi anni '80 e qui aggiornata sino al 2003.
Come ogni studio di Brunetta, anche questo volume consta di una cronaca meticolosa e completa del cinema italiano, che parte dal primo film a soggetto della sua storia (La presa di Roma di Filoteo Alberini, 1905) e che arriva a lambire i nuovi autori degli anni Novanta e Duemila (Corsicato, Martone, Crialese, Garrone, Ciprì e Maresco..). Senza ovviamente dimenticare il susseguirsi di leggi sullo spettacolo, apparati burocratici e istituzioni del cinema, e affidandosi ad una vasta documentazione (la 'Guida bibliografica' riportata a fine libro, si dilunga infatti per 15 pagine particolarmente fitte) nel ripercorrere puntigliosamente ciascuna fase produttiva del cinema italiano. Se non è la completezza a mancare al manuale di Brunetta, come al solito ineguagliabile per mole e ricchezza di contenuti, si segnala però una certa fatica di lettura dovuta alle frequenti e fin troppo lunghe enumerazioni di titoli di film, registi, sceneggiatori, attori, leggermente ridondanti se non sfiancanti, che, seppure quantitativamente fedeli, rischiano di rendere la lettura poco agevole. Non a caso, infatti, Guida alla storia del cinema italiano è indicata soprattutto per gli studenti universitari: Brunetta dà l'assoluta precedenza al rigore scientifico rispetto ai vezzi comunicativi e la fruizione più adeguata al testo non si esaurisce in una mera lettura, ma richiede una concentrazione e un impegno propri dello studio. Anche perchè, se ci si sofferma su molti autori e filoni del nostro cinema -compresi quelli più popolari-, ampio spazio è riservato anche alla sua storia socioeconomica, senz'altro meno appassionante da leggersi e dalla compattezza tecnica più vicina a un ambito accademico/scientifico.
Il libro, che si conferma ad ogni modo come la definitiva summa sull'argomento, si lascia fruire come una vera e propria enciclopedia anche grazie a un'utilissima cronologia produttiva, economica e teorico-critica e al necessario, ipertrofico indice dei film e dei nomi.

Dario Stefanoni


STORIA DEL CINEMA GIAPPONESE

STORIA DEL CINEMA GIAPPONESE, di Max Tessier


Autori: Max Tessier



Casa editrice:
Lindau, Torino, 2008



Collana:
Saggi


Pagine:
166



Formato:
14x21



Prezzo:
15€



Lingua:
Italiano

Indice:

Avvertenza


Prefazione alla nuova edizione


Introduzione

- Un'industria precoce

- Un cinema di autori e generi

- Le "nouvelles vagues" e il declino delle major

- Un cinema in piena mutazione


I - 1986-1910. Dalle origini all'arte del muto


II - 1920-1935. L'età d'oro del muto

- La dittatura del "benshi"

- La prima età d'oro del cinema giapponese

- Gli altri grandi del muto

- I balbettamenti del parlato


III - 1936-1945. Il periodo "nazionale" e militarista

- Un cinema sotto controllo

- La resistenza passiva di alcuni cineasti


IV - 1945-1950. La rinascita del dopoguerra

- L'occupazione americana

- Gli scioperi alla Toho

- Esordi e conferme


V - 1950-1959. La seconda età d'oro del cinema giapponese

- La rivelazione all'occidente. Quadro: ricordi di Akira Kurosawa su Rashomon

- Akira Kurosawa: dall'umanismo all'apogeo dell'eroe

- Kenji Mizoguchi: destini di donne. Quadro: Mizoguchi e le sue attrici

- Yasujieo Ozu e Mikio Naruse: un universo vicino, uno stile differente. Quadro: l'arte di Ozu

- Il trionfo dei generi. Quadro: il passaporto dei festival

- Un cinema popolare


IV - 1960-1973. Le "nouvelles vagues" e il declino delle major

- Rivoluzione all Shochiku: Oshima, Yoshida, Shinoda. Quadro: l'astenia degli autori (1960)

- Imamura e Suzuki alla Nikktsu

- Masumura alla Daiei e gli indipendenti

- La rivoluzione sessuale sullo schermo

- L'unione di quattro "fratelli maggiori"


VII. 1973-1980. Fine delle sperimentazioni e nuovi indipendenti

- L'esaurimento della "nuovelle vague"

- Le ultime cartucce delle major. Quadro: la censura cinematografica in Giappone

- Il trionfo del film d'animazione


VIII - 1980-1997. La crisi artistica

- Un sistema in panne?

- Gli ultimi film dell'"imperatore"

- Speranze e disillusioni dei nuovi indipendenti

- La rinascita del genere fantastico


IX - Gli anni 2000

- I nuovi "autori"

- I festival: un gioco di specchi deformanti. Quadro: il cinema giapponese visto dalla critica francese


Appendici

- Alcune statistiche essenziali

- Le principali compagnie

- Glossario


Bibliografia


Indice dei nomi


Con buona approssimazione si può affermare che il cinema giapponese in occidente è rimasto un’entità sconosciuta fino al 1951, anno in cui Rashomon di Akira Kurosawa si aggiudica il Leone d’Oro al Festival di Venezia. E’ solo da quel momento, grazie anche a tanti altri premi attribuiti successivamente a registi nipponici, che il cinema del Sol Levante ha fatto capolino in Europa. Ma a oltre cinquant’anni di distanza da quella data storica, e nonostante molti registi giapponesi contemporanei siano salutati anche qui in occidente come maestri (vedi su tutti Kitano Takeshi e Miyazaki Hayao), il cinefilo medio ha una conoscenza davvero centellinata del cinema nipponico che fu.
E’ proprio sfruttando questa diffusa ignoranza, o sarebbe meglio dire poca conoscenza, dello spettatore medio, che Max Tessier scrive nel 1997 Le cinéma japonais, per poi riprenderlo in mano, aggiornarlo e rivederlo nel 2005, dando vita a questa seconda edizione. L’autore infatti appronta un testo base, ordinato cronologicamente e scandito dalle tappe fondamentali del cinema del Sol Levante, a partire dalle origini, dal periodo d’oro del muto e della ‘dittatura’ dei benshi, per dedicare poi una parte più corposa del volume al ventennio dal 1950 al 1970, con l’affermazione in occidente e lo sdoganamento di registi storici come Suzuki, Oshima e Naruse, da sempre attivi in giappone, ma poco visibili nei nostri cinema. Contrariamente a quanto avvenga in gran parte delle “storie del cinema”, Max Tessier prosegue la sua analisi fino ai giorni nostri, scrivendo prima della profonda crisi che ha travolto in cinema giapponese negli anni ’80 e poi della rinascita nel 2000, legata ai fantasmi di Nakata Hideo e Kurosawa Kiyoshi. L’approccio alla materia è programmaticamente semplice e non troppo approfondito: fin dalla prefazione, infatti, l’autore sottolinea come il destinatario del testo sia un cinefilo poco avvezzo a certe pellicole, magari annoiato dalla piattezza del panorama cinematografico attuale e forse incuriosito da un cinema capace di rinnovarsi ciclicamente e arrivare a noi nonostante la distanza, sia fisica che ideologica. Max Tessier gli propone quindi il primo, primissimo, gradino della gradinata che lo porterà all’approfondimento in materia di cinema nipponico; un percorso che però non può non iniziare con un avvicinamento così leggero e poco impegnativo.
Prezzo un po' troppo alto se paragonato al numero di pagine, alla confezione (sufficiente ma non esagerata) e alla probabile diffusione (il taglio per neofiti non limita la fruizione a nessuno).

Michelangelo Pasini



MONDI INCREDIBILI - IL CINEMA FANTASTICO-AVVENTUROSO ITALIANO

MONDI INCREDIBILI - IL CINEMA FANTASTICO-AVVENTUROSO ITALIANO, di Antonio Bruschini


Autori: Antonio Bruschini, Antonio Tentori



Casa editrice:
Granata Press, Bologna, 1994



Collana:
Ombre Elettriche


Pagine:
175



Formato:
17x23,5



Prezzo:
35.000 lire



Lingua:
Italiano

Indice:

Premessa


Capitolo primo

Peplum horror-fantastici


Capitolo secondo

Fantascientifici


Capitolo terzo

007 e Supermen


Capitolo quarto

Fantastico-avventurosi


Capitolo quinto

Fantasy


Capitolo sesto

Bronx post-atomici


Capitolo settimo

Cannibali!


Il duo Bruschini e Tentori dopo aver studiato, sempre per Granata Press, sia il giallo all'italiana con Profonde Tenebre che il cinema erotico nostrano con Malizie Perverse, proseguono il loro viaggio all'interno del cinema di genere con un libro dedicato al, riportiamo da copertina, "fantastico-avventuroso". Definizione di per sè vaga e capace di abbracciare una vasta gamma di generi e sottogeneri tra loro poco apparentati. Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con il cinema di genere italiano può infatti constatare facilmente che riunire sotto un'unica ala film che vanno da La corona di ferro di Alessandro Blasetti a Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato o da I fantastici tre Supermen di Gianfranco Parolini a Gunan il guerriero di Franco Prosperi, sia una forzatura che rischia di fuorviare il lettore. A maggior ragione considerato che la premessa critico-storica di ogni capitolo è ridotta a mezza paginetta, insufficiente per contestualizzare il filone all'interno di quel girone infernale che era il cinema di genere italiano tra i Sessanta e gli Ottanta. Fatte queste debite premesse, il volume ad opera di Bruschini e Tentori è sicuramente semplicistico, ma non gli si può non attribuire un certo interesse, soprattutto alla luce dell'anno di pubblicazione. Oggi che la nostra fame di ricerca cinefila è appagata da dvd, programmi peer to peer e possibilità di reperire i film da ogni angolo del globo, il libro di Antonio&Antonio può sembrarci poco più che una lunga lista di recensioni scritte con piglio appassionato, ma nel 1994 recuperare molte pellicole e ricostruire di conseguenza certe filmografie era impresa tutt'altro che agevole.
Considerata la reperibilità pari a zero, Mondi Incredibili oggi è forse più un oggetto da collezione che un testo di approfondimento.

Michelangelo Pasini



STEPHEN E TIMOTHY QUAY

STEPHEN E TIMOTHY QUAY Jayne Pilling, Fabrizio Liberti (a cura di), Arturo Invernici (con la collaborazione di)


Autori: Jayne Pilling, Fabrizio Liberti (a cura di), Arturo Invernici (con la collaborazione di)



Casa editrice:
Edizioni di Cineforum, Bergamo, 1999



Collana:
Monografie Bergamo Film Meeting


Pagine:
111



Formato:
16x23



Prezzo:
15€



Lingua:
Italiano

Indice:

Introduzione, di Hal Hartley

La Biblioteca di Babele, di Fabrizio Liberti

I mondi notturni dei fratelli Quay, di Michael Atkinson

Maschere, musica e danze di sogno, di Nick Wadley

Eclisse (o della mano incerta di un calligrafo), di Michele Fadda

La musica e i suoni o della Guerra di Secessione, di Ermanno Comuzio

Indagini per geografie estinte, di T.L. Reid

Dove le parallele s'incontrano, di Edwin Carels

Quelli che sognano senza fine, di Pedro Sarrazina

Un processo molto strano, di Larry Sider

La strada dei coccodrilli, di Peter Greenaway

“Quando il vino conserva l'aroma...”. Conversazione con i fratelli Quay

Cenni biografici

Filmografia

Bibliografia


Unico testo critico apparso in Italia sull'opera dei fratelli Quay, raffinati animatori stop-motion originari di Philadelphia ed europei d'adozione e per immaginario: vivono a Londra e, lontani dall'animazione industriale di marca disneyana, sono decisamente più affini alla scuola d'animazione dell'Est Europa e, più in generale, alla tradizione culturale mitteleuropea .
A partire dall'esaustivo saggio di apertura di Atkinson, il più corposo e globale di tutti, il volume si avvale di diversi contributi, dalla fine analisi musicologica di Ermanno Comuzio (soprattutto Janáček a Stravinskij, a cui gli enciclopedici Quay hanno dedicato due Portraits in forma di cortometraggio) alla testimonianza non proprio imprescindibile del collaboratore Larry Sider, loro sound-designer. Pressochè tutti i saggi si sforzano di non guastare con interpretazionismi azzardati il seducente ermetismo dell'opera quayiana (che, come da tradizione surrealista, misteriosa e inafferrabile rimane), preferendo illuminare rsipettosamente solo qualche zona d'ombra grazie alle influenze più o meno dichiarate. Seguono così i necessari riferimenti sia in ambito letterario (Kafka, Borges, ma anche Robert Walser e Bruno Schulz, da cui i Quay hanno adattato rispettivamente The Institute Benjamenta e lo straordinario Street of Crocodiles) che strettamente cinematografico: Švankmajer (omaggiato anche con The cabinet of Jan Švankmajer ), Jiri Trnka e Borowczyk.
Impreziosiscono due cammeo d'eccezione: un'entusiasta recensione di Peter Greenaway (che ricambia in questo modo la comparsata dei fratellini in The Falls) e una breve introduzione del grande Hal Hartley che suona come un'affettuosa dedica.
La vera manna del catalogo rimane però la stupenda intervista a cura di Liberti, ancora più apprezzabile considerata la natura solitamente schiva e poco comunicativa dei due artisti.
Nel complesso un eccellente compendio, riccamente illustrato sia in b/n che a colori e più nutrito degli abitualmente magri cataloghi del Bergamo Film Meeting. Come tutte le monografie del BFM, però, ha anche il problema non trascurabile della reperibilità: per acquistarlo, occorre infatti ordinarlo sul sito http://ecommerce.alasca.it/ .

Dario Stefanoni




STORIA DEL NOIR – DAI FANTASMI DI EDGAR ALLAN POE AL GRANDE CINEMA DI OGGI

Storia del noir, dai fantasmi di Edgar Allan Poe al grande cinema di oggi, di Fabio Giovannini


Autori: : Fabio Giovannini



Casa editrice:
Castelvecchi, Roma, 2000



Collana:
Contatti



Pagine:
221



Formato:
11,5x18,5



Prezzo:
9€



Lingua:
Italiano

Indice:

Premessa


Le radici del noir


-Cos'è il “noir”

-I codici del noir

-Filosofia e politica del noir


Il noir sulla carta


-Dai delitti di Poe ai suoi figli neri

-Arrivano i “duri”

-Il pulp: letture per il popolo

-Dashiell Hammett: il comunista tormentato

-Raymond Chandler: l'uomo che voleva essere Marlowe

-Cornell Woolrich: il poeta dell'angoscia

-L'hard-boiled diventa noir

-Il noir maturo: diluvio di autori

-Tre casi locali: la Francia, la Spagna e l'America latina, il Giappone


Il noir sullo schermo


-Il fascino del cinema noir

-Prima digressione: il “film di gangster”

-L'età d'oro del film noir: 1941-1958

-Seconda digressione: il pre-noir e il noir alla francese

-Il cinema post-noir: gli anni Sessanta e Settanta

-Terza digressione: le coppie in fuga

-Il cinema neo-noir: dagli anni Ottanta a oggi


Il noir italiano


-Un genere nel ghetto

-Camicie nere contro romanzi neri

-Il noir dal giornalaio

-Gli anni Settanta: la denuncia sociale

-Anni Ottanta: Altieri e Saudade

-L'esplosione degli anni Novanta: le scuole e il neo-noir

I. La scuola milanese

II. La scuola bolognese

III. Il neo-noir romano

-Una parentesi già chiusa: i Giovani cannibali

-Ai confini del noir italiano


Appendice.Miscellanea noir


13 maestri del noir

-James Mallahan Cain

-Raymond Chandler

-James Ellroy

-Samuel Dashiell Hammett

-Jonathan Wyatt Latimer

-John Dann MacDonald

-Horace McCoy

-William Peter McGivern

-Giorgio Scerbanenco

-Mickey Spillane

-Jim Thompson

-Boris Vian

-Cornell Woolrich


Filmografie

-Cento film dell'epoca d'oro del noir (1941-1958)

-Venti film post-noir

-Cinquanta film neo-noir

-Dieci film di noir nostalgico



Tuttonoir

-Musica noir

-Fumetti noir

-Televisione noir

-Giochi noir

-Web noir

-Luoghi noir


Bibliografia essenziale


Il noir è senz'ombra di dubbio uno dei generi più contesi e condivisi tra cinema e letteratura. Questo scorrevole manuale ne racconta entrambe le incarnazioni, con una sezione a parte per la situazione italiana (dal fumetto nero al maestro Fernando Di Leo). I tre capitoli sviluppano il tema in modo cronologico e lineare, non privo di un approfondimento per così dire “politico” del filone, che ne rivela gli assunti filosofici (esistenzialismo e marxismo) e la portata linguisticamente e sociologicamente sovversiva.
Fitto sia di aneddoti che di suggestioni teoriche, Storia del noir elabora un discorso organico e completo, che non dimentica nessun aspetto dell'immaginario nero: nello studio sulla letteratura non si ferma ai soli classici hardboiled ma indaga anche il vario panorama delle letterature nazionali, e ne 'Il noir sullo schermo' oltre al noir classico hollywoodiano tratta anche delle sue trasfigurazioni contemporanee, classificandole in “post-noir”, “neo-noir” e “noir nostalgici”.
Conclude un'utile selezione filmografica e un'appendice decisamente più prescindibile rivolta ai molteplici riflessi noir nella cultura pop, dalla televisione al web.Nel complesso, una buona guida illustrata (circa trenta foto in b/n), dal formato tascabile e dall'ottimo rapporto qualità-prezzo, che risulta ideale soprattutto per il neofita che vuole avvicinarsi al genere, interessato ad un inquadramento il più possibile complessivo e multimediale.

Dario Stefanoni


LUIGI COMENCINI - IL CINEMA SECONDO ME - SCRITTI E INTERVISTE (1974-1992)

Luigi Comencini - IL CINEMA SECONDO ME - SCRITTI E INTERVISTE (1974-1992, a cura di Adriano Aprà

Autori: Adriano Aprà (a cura di)



Casa editrice: Il Castoro, Milano, 2008



Collana:
Quaderni Fondazione Cineteca Italiana



Pagine: 287



Formato:
17x24



Prezzo:
22€



Lingua:
Italiano

Indice:

Premessa, di Adriano Aprà


Come introduzione

- Filastrocca sull'importanza di credersi importante


Le grandi interviste

- Intervista a Luigi Comencini di Lorenzo Codelli

- Intervista a Luigi Comencini di Jean A. Gili

- Intervista a Luigi Comencini di Dominique Rabourdin e Jean Roy

- Intervista a Luigi Comencini di Aldo Tassone

- Due interviste a Luigi Comencini di Tullio Masoni e Paolo Vecchi


Sul cinema

- La caricatura del personaggio è diventata una legge

- Appunti per il convegno "Il cinema e lo stato"

- Il film d'autore: e cos'è mai? Intervista di Mino Monicelli

- Però al cinema ci si emoziona di più

- "Effetto Lumiere" e altri appunti

- Anno 2001: rapporto sul fenomeno del cinema clandestino a cura della commissione d'indagine nominata dall'Unesco

- Il tempo e l'immagine

- C'era una volta il cinema

- Il cinema, a mio avviso

- Musica da film


I miei film

L'amore in Italia

- Un disamore che si cambia in malessere

- Prefazione al volume L'amore in Italia

- Appunti sull'inchiesta


L'ingorgo

- Intervista a Luigi Comencini di Simon Mizrahi

- Intervista a Luigi Comencini di Lorenzo Codelli

- Intervista a Luigi Comencini di Jean A. Gili


Voltati Eugenio

- Rivedendo gli appunti di lavoro di Voltati Eugenio

- Intervista a Luigi Comencini

- Otto domande a Luigi Comencini di Lorenzo Codelli


Cercasi Gesù

- Com'è nata l'idea

- Intervista a Luigi Comencini di Simon Mizrahi


Il matrimonio di Caterina

- Questo La Cava mi ricorda Flaubert

- Intervista a Luigi Comencini di Jean A. Gili


Cuore

- Note su Cuore

- Al lettore

- Il mio Cuore non è tenero

- Il cuore televisivo. Intervista di Tullio Masoni e Milena Simoni

- Un Cuore fatto per sognare

- Eduardo


La Storia

- Dal romanzo al film

- Appunti su La Storia

- La mia Storia. Intervista di Piero Spila

- Intervista a Luigi Comencini di Jean A. Gili


Un ragazzo di Calabria

Autointervista


La Bohème

- La Bohème: fedeltà e originalità. Intervista di Michel Pazdo e Catherine Schapira


Tutti i bambini... di Comencini

- I miei film sull'infanzia


Marcellino pane e vino

- Una favola per grandi e piccini

- Intervista a Luigi Comencini di Jean A. Gili


A un anno dalla pubblicazione di Al cinema con il cuore 1938-1974, volume che ripercorreva la prima parte di carriera di Luigi Comencini, la Fondazione Cineteca Italiana dà alle stampe questo libro che altro non è che la continuazione del precedente. Il cinema, la vita, l'attività di critico e giornalista oltre che quella di regista, approfondita a partire dagli studi che i francesi hanno sempre svolto su uno dei nostri registi più celebri. Articoli e scritti apparsi su Positif, L'Avant-Scene Cinéma, Le Monde, Cinecritica, che, a differenza di quanto avveniva nel primo volume dedicato a Comencini, prediligono la forma "intervista" agli articoli firmati dal regista stesso. Ad un'impressionante serie di lunghi botta e risposta in apertura di volume (oltre cento pagine) seguono una serie di articoli generalisti ad opera di Comencini che ora si dipanano nella forma di appunti per conferenze e convegni, ora divengono ancora (auto)interviste. Il terzo capitolo è invece molto più vario, gli ultimi film del regista nato a Salò sono approfonditi in totale libertà: appunti di lavoro, interviste, stralci di recensioni, note a margine, impressioni a caldo, confessioni di un uomo non sempre soddisfatto delle etichette appiccicategli dalla critica, riflessioni sparse, estratti da press book promozionali.
Tributo a Luigi Comencini non solo regista, ma persona di cinema e cultura a tutto tondo, ma soprattutto uomo. Chi è alla ricerca spasmodica di materiale inedito storcerà il naso (anche se il dattiloscritto Tutti i bambini... di Comencini è una chicca niente male). Chi invece non è in possesso di tutti i numeri di tutte le riviste di cui questa raccolta si nutre, avrà pane per i suoi denti.

Michelangelo Pasini